In Italia gli asili nido non soddisfano le esigenze dei bambini e delle loro famiglie. A dirlo è un rapporto della Banca d’Italia che descrive l’attuale situazione dei servizi di istruzione e cura per l’infanzia. L’indagine, svolta dal ricercatore Francesco Zullino, lancia l’allarme: gli asili sono pochi e i bambini sono costretti a restare a casa. E quindi meno di un quinto delle famiglie con bambini in età “giusta” ne usufruisce. Ma la situazione, afferma la ricerca, appare meno grave se si considera che il 58 per cento del totale decide per libera scelta di non mandare i bambini all’asilo. Solo il 13 per cento delle famiglie dichiara infatti di essere stata scoraggiata a causa della ridotta disponibilità di posti. Infine il 10 per cento del totale esclude l’affido perché insoddisfatto dalla qualità del servizio in rapporto al prezzo.
E così il 60,8 per cento delle famiglie si tiene i figli a casa, il 19,2 li manda all’asilo, il 16,7 per cento li affida ai nonni e il 3,1 per cento a colf o amici. Percentuali che cambiano però se la mamma lavora: in questo caso il 34 per cento di bimbi va all’asilo e il 31,2 per cento sta con i nonni. La scelta dell’asilo è poi determinata dall’offerta pubblica e privata che varia da regione a regione: secondo gli ultimi dati del 2006 gli asili comunali rappresentano in media il 54 per cento del totale. I valori più bassi si registrano in Calabria (25 per cento), seguiti da Sardegna e Puglia. La Campania invece è la regione che ha più strutture pubbliche (94 per cento), seguita da Trento ed Emilia Romagna. Nelle regioni del Sud come Calabria e Puglia i bambini rimangono all’asilo circa 7 ore, contro le 11 di Lombardia e Liguria.
Ma quanto costano? Secondo la ricerca la spesa unitaria a carico del Comune è in generale più bassa per le regioni del Sud, tra queste la Campania è la più economica. Sulla qualità è invece la Lombardia a risultare tra le più efficienti insieme con la Toscana; l’Emilia Romagna è invece una delle più care. Rispetto al resto dell’Europa la situazione italiana non è comunque un’eccezione, ma rispecchia una inadeguatezza generale nella gestione dei servizi dedicati all’infanzia.
Nell’Unione europea infatti più di sei milioni di donne tra i 25 e i 49 anni affermano di dover stare a casa o poter lavorare solo part-time a causa delle loro responsabilità familiari. Un quarto di loro denuncia inoltre la mancanza di servizi per l’infanzia, soprattutto di quelli con un giusto compromesso qualità-prezzo. Lo riferisce la Commissione europea in un rapporto basato su fonti Eurostat relative al 2006. Gran parte dei Paesi, avverte la Commissione in una nota diffusa a Bruxelles, “non ha raggiunto gli obiettivi in materia di erogazione di servizi per l’infanzia”. L’Italia rimane quindi in linea con il resto dei Paesi Ue, con una media del 26 per cento dei bambini di età inferiore ai 3 anni che frequentano asili nido.
“Siamo lungi dal raggiungere i nostri obiettivi in materia di strutture per l’infanzia e dobbiamo intensificare gli sforzi”, afferma nella nota il commissario europeo agli Affari sociali, Vladimir Spidla, ricordando come “la disponibilità di servizi per l’infanzia adeguati e accessibili è essenziale per consentire ai genitori di lavorare, rafforzare la parità tra i sessi e migliorare l’inclusione sociale”.
Nel 2002 i leader dell’Unione europea si erano dati l’obiettivo di raggiungere entro il 2010 una copertura di scuole materne del 90 per cento e di asili nido del 33 per cento. Mentre l’Italia ha superato il primo, è ancora lontana dal secondo insieme a Germania, Finlandia, Cipro, Estonia, Lettonia e Irlanda (con una percentuale di asili nido fra il 16 e il 26 per cento). I primi della classe sono invece Danimarca, Olanda, Belgio, Spagna e Svezia. Fanalini di coda, con una copertura media inferiore al 10 per cento, Grecia, Ungheria, Malta, Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria, Lituania e Polonia. ”Senza adeguati servizi di sostegno”, commenta Spidla, “le coppie sono scoraggiate dal fare figli”, conclude Spidla, “L’Ue aiuterà i singoli Paesi con un finanziamento di circa mezzo miliardo di euro scaglionato fino al 2013 per aiutarli a sviluppare i servizi per l’infanzia”.
- Sabato 4 Ottobre 2008
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