- Tags: bertone, Napolitano, Papa, QUirinale, Ratzinger
- Un commento

Il papa saluta al suo passaggio per le vie di Roma (Ansa)
”Il Quirinale e il Vaticano non sono colli che si ignorano o si fronteggiano astiosamente”, invece ‘’simboleggiano il vicendevole rispetto della sovranità dello Stato e della Chiesa, pronti a cooperare insieme”. Con queste parole Benedetto XVI ha spiegato il senso della propria visita di oggi al Colle del presidente della Repubblica. Due anni fa fu Giorgio Napolitano, eletto da pochi mesi, ad attraversare il Tevere per incontrare il Papa in Vaticano. Oggi Joseph Ratzinger ha restituito la cortesia ed è salito al Quirinale. Per Benedetto XVI si tratta della seconda visita al Colle, ma nel giugno del 2005, quando vi si recò per la prima volta dopo la sua elezione a pontefice, il Capo dello Stato era Carlo Azeglio Ciampi. Dal 1939 (anno della prima visita di Pio XII a Re Vittorio Emanuele III) a oggi, le visite di un papa al Quirinale sono state solo otto. Nel tragitto Benedetto XVI, scortato dai corazzieri e accompagnato dalla delegazione vaticana su una berlina scura col tettuccio aperto, è stato salutato dal sindaco di Roma Gianni Alemanno. L’incontro con Napolitano è avvenuto poco dopo le 11, sul piazzale del Quirinale. La Guardia ha reso gli Onori Militari e la banda ha eseguito gli inni nazionali pontificio e italiano. La bandiera pontificia è stata issata sul Torrino. Il presidente ha ricevuto l’ospite nello studio della Vetrata. Il colloquio, cordiale e in forma privata, è durato circa mezz’ora. Contemporaneamente nella sala Napoleonica del palazzo si sono incontrati il presidente del Consiglio Silvio Brelusconi e il segretario di Stato Vaticano mons. Tarcisio Bertone. Nelle due delegazioni anche il ministro degli esteri Frattini, il sottosegretario Gianni Letta e il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei.Il giorno scelto dal Papa per la sua visita non è casuale: oggi è San Francesco, patrono d’Italia.
E proprio al frate di Assisi ha fatto riferimento il Papa nel suo discorso: ”La missione della Chiesa pure nel suo rapporto con la società civile è la stessa di san Francesco”: anche in tempi di ”profonde e sofferte mutazioni” ‘’si impegna per una società fondata sulla verità e la libertà, rispetto della vita e dignità umana, giustizia e solidarietà sociale”. Ratzinger ha chiesto che venga prestata ”particolare attenzione verso i poveri e gli emarginati, i giovani in cerca di occupazione e chi è senza lavoro, le famiglie e gli anziani che con fatica e impegno hanno costruito - ha detto - il nostro presente e meritano per questo la gratitudine di tutti”. ”Non vi è ragione di temere una prevaricazione ai danni della libertà da parte della Chiesa e dei suoi membri i quali peraltro - ha ricordato il Papa nel discorso al Quirinale - si attendono che venga loro riconosciuta la libertà di non tradire la propria coscienza illuminata dal Vangelo” ovvero di partecipare al dibattito pubblico. Dal canto suo, il presidente della Repubblica ha ringraziato Ratzinger per la sua presenza e ha fatto riferimento al “costante e vigile richiamo” della Chiesa “ai principi di giustizia nella distribuzione della ricchezza e nelle opportunità di sviluppo”. Il presidente ha poi rimarcato, in relazione anche ai fatti di cronaca negli ultimi giorni, le parole di Benedetto XVI sulla solidarietà e sul “superamento del razzismo”.
- Sabato 4 Ottobre 2008
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Commenti
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Il 4 Ottobre 2008 alle 23:07 vincenzo.m. ha scritto:
LA SFERA DEL NOSTRO AGIRE.
Una esteriorità della responsabilità responsabile confida nella condizione che il mondo che ci circonda appartenga alla sfera del nostro agire, se interagiamo nella società a livello comunicativo, in ambito etico od economico, è sempre sintomatico un personale coinvolgimento nelle risultanze, siano esse ristrette od allargate, pertanto ne deriva una assunzione personale delle responsabilità. Queste ultime si dilatano dichiarando deficienze sociali nel momento in cui le stesse si rivelano in forma concreta: in stretta relazione alla posizione etico-sociale occupata, se ne deduce la non adeguatezza nell’interagire nella società con l’intento di eliminare le distorsioni nei costumi e nei pensieri . La responsabilità non può essere alienata a terzi, è attinente e confacente all’etica l’impraticabilità della cessione del ruolo.
Ritenendo utile la definizione delle ragioni afferenti a crisi che derivano dalla caduta dell’etica, siano esse nell’economia e nella politica, è d’uopo ricorrere alla necessità di ammettere la personale ininfluenza espletata poiché l’azione informativa avviene a posteriori cioè a fatti compiuti: si concretizza l’assunzione di un livello di responsabilità direttamente proporzionale alle conoscenze degli elementi negativi formatisi antecedentemente alla divulgazione.
La prevenzione si ancora al coraggio di una presa di posizione, nei termini necessariamente chiari alla massa a cui si rivolge,coraggio determinato al fine di modificare una serie di eventi che potranno, nel loro moltiplicarsi, condurre ad una evidente visibilità universale di una caduta dell’etica.
Per un recupero dell’etica in economia, in politica, nel mondo del lavoro e nella società tutta, non basta una avveduta riflessione. Un reale recupero richiede una forte e coraggiosa partecipazione e soprattutto una successione reale ed effettiva degli individui che esprimono la loro essenza nella politica e nell’economia.
Senza la forza del coraggio che determina una reale successione degli anonimi detentori di una caduta dell’etica, la responsabilità esplode per cadere a pioggia su tutto e tutti finendo con il sovvertire ruoli e responsabilità.
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