Una sfida allo Stato. I camorristi casalesi non sono finiti, e lo dimostrano con l’unico linguaggio che conoscono, quello della violenza. Stanislao Cantelli, 60 anni, zio del collaboratore di giustizia Luigi Diana, è stato ucciso questa mattina all’interno di un circolo ricreativo in Corso Umberto I, una strada centrale del comune da due giorni pattugliato anche dai parà della folgore. Secondo la prima ricostruzione due sicari sono entrati nel locale e hanno sparato più volte a Cantelli, uccidendolo. Cantelli era seduto a un tavolo, stava giocando a carte. Sull’omicidio indagano i carabinieri e gli agenti della squadra mobile di Caserta. La firma dell’omicidio è scritta nei proiettili: calibro 9, quelli che i clan di Casal di Principe usano nelle loro spedizioni punitive.
La vittima era incensurata e in pensione da pochi mesi. Luigi Diana, suo parente, è uno dei pentiti chiave nelle indagini che hanno portato, tra l’altro, alla serie di arresti eseguiti negli ultimi giorni nell’ambito dell’inchiesta denominata “Spartacus 3″, che hanno decimato il clan di Francesco “Sandokan” Schiavone, in carcere da anni. E quest’agguato sembra proprio, più che una vendetta, una sfida aperta alle forze dell’ordine. Coi parà voluti da Maroni a pattugliare il casertano, è come se i criminali dicessero “Casal di Principe è ancora nostra”, a pochi giorni dagli arresti spettacolari degli uomini della “paranza” colpevole della strage di Castelvolturno (6 immigrati uccisi) e dal sequestro di beni e immobili per valore di 100 milioni di euro a danno di esponenti dei clan.
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