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Ogni dieci anni, un imprevisto cambia la vita di Sergio Chiamparino.
Nel 1991 lavorava alla Cgil e fu catapultato alla guida del neonato Pds torinese dalle improvvise dimissioni di Giorgio Ardito, ultimo segretario del Pci sotto la Mole. Nel 2001 fu scelto come candidato sindaco di Torino in extremis: al posto di Domenico Carpanini, stroncato da un infarto all’inizio della campagna elettorale. Cosa gli succederà nel 2011 quando dovrebbe lasciare, dopo due mandati, la guida della città della Fiat? Intanto, essendo anche ministro ombra del Pd per il federalismo, Chiamparino rafforza la sua rete nel Nord Italia: da qui potrebbe puntare alla leadership nazionale se dovesse nel frattempo esaurirsi la spinta propulsiva di Walter Veltroni.
Fantapolitica? L’interessato la prende alla larga: “C’è un’ansia da prestazione in qualche nostro dirigente”, dice Chiamparino a Panorama. “Invece bisogna ragionare all’anglosassone, in un clima di bipolarismo mite, per costruire in 5 anni un’alternativa di governo”. Partendo, naturalmente, dal Nord: “Il Pd diventerà un partito nuovo e non un’etichetta se sarà capace di essere un contenitore federalista di esperienze locali”, dice il sindaco di Torino. Che vuole dare continuità al manifesto che ha firmato con altri amministratori come Massimo Cacciari, sindaco di Venezia, Filippo Penati, presidente della provincia di Milano, Marta Vincenzi, sindaco di Genova, e Mercedes Bresso, presidente del Piemonte. “Sì, semmai, il nostro errore è stato di non aver fatto una lista federalista alle primarie del Pd, a favore di Veltroni”. E così il “fenomeno Chiamparino” travalica i confini cittadini cercando di mettere la sordina alle difficoltà che ha in casa.
Infatti il Comune di Torino ha appena dovuto tagliare 37,5 milioni dal bilancio: un buco che ferma cantieri come il prolungamento del tunnel di corso Spezia. E pesano ancora i costi delle Olimpiadi invernali del 2006 per le quali, dice Chiamparino, “abbiamo investito almeno 600 milioni” (lo Stato ci ha messo circa 2,2 miliardi, ndr). Non solo. Sfiora i 500 milioni il preventivo per la metropolitana: costo totale 1,2 miliardi, il 40 per cento a carico delle casse comunali.
Ma ora, dopo aver speso altri 200 milioni in opere di abbellimento della città e parcheggi, i soldi scarseggiano. E serpeggia il malumore, nel Pd piemontese, nei confronti di Chiamparino. C’è poi un’altra tegola: quella dei contratti finanziari derivati sottoscritti dal Comune di Torino. La perdita potenziale è “di 100 milioni, calcolata a fine 2007: ora stiamo riducendo l’esposizione, abbiamo già rinegoziato i contratti”, afferma il sindaco. Che si era già dissanguato, pochi anni fa, con il contributo di 70 milioni dato da Comune di Torino e Regione Piemonte alla Fiat, quando era in difficoltà . Scelta che rivendica: “Abbiamo acquistato aree per 1,3 milioni di metri quadri, con questi soldi la Fiat ha portato la linea della Grande Punto a Mirafiori”.
Insomma, sembra saldo l’asse con l’amministratore delegato Sergio Marchionne, “che ha ribaltato come un guanto la situazione economica alla Fiat”. Mentre oggettivamente scricchiola l’altro asse su cui si regge il centrosinistra torinese: quello con Enrico Salza, presidente del consiglio di gestione della superbanca Intesa Sanpaolo. Non è piaciuta a tutti la scelta di Chiamparino di puntare sull’avvocato Angelo Benessia alla presidenza della Compagnia di San Paolo, grande azionista della superbanca. Infatti Salza e Franzo Grande Stevens, ex presidente della Compagnia, avrebbero preferito nominare il giurista Gustavo Zagrebelsky. Invece è passato Benessia (pare anche grazie all’appoggio di Marchionne e di Gianluigi Gabetti) e ora il sindaco dice che “l’operazione non è stata subalterna ai poteri forti, ma ha introdotto elementi di rottura nel sistema”. E su questo, ha una visione chiara: “Si deve governare con i poteri forti. Senza, al massimo, si amministra”.
Lo stretto rapporto tra Chiamparino e Benessia è dimostrato anche dal fatto che l’avvocato, quest’estate, ha corretto le bozze del piano economico portato dal sindaco in consiglio comunale: un episodio su cui è scoppiata la polemica. C’è un particolare: Benessia è anche advisor di Gtt, la società torinese dei trasporti, e di Iride, la joint-venture dell’energia con il Comune di Genova, dalle quali il sindaco (rispettivamente alleandosi con la milanese Atm e le emiliane Hera ed Enia) vuole ricavare risorse per rimpinguare le esangui casse comunali. “Se gli Agnelli controllano la Fiat col 30 per cento, non vedo perché noi dobbiamo mantenere il 51 per cento immobilizzando risorse che si possono destinare altrove”, argomenta Chiamparino. Insomma, privatizzare è di sinistra? “Penso sia di sinistra avere un controllo pubblico contendibile: poi mi facciano pure un’opa, ma mi devono pagare bene.E comunque, facendo l’accordo Iride-Hera se ne potrà discutere tra due anni, quando scadrà il patto di sindacato”.
E nel frattempo, il progetto è rafforzare la collaborazione Milano-Torino-Genova. “Credo nella megalopoli a rete al posto del vecchio triangolo industriale”, dice Chiamparino, che anticipa a Panorama una sua nuova iniziativa: un convegno delle città del Nord Ovest, il 29 novembre, proprio su “modello Torino e megalopoli a rete” con la partecipazione, oltre agli amministratori del Pd, del sindaco di Milano Letizia Moratti e del ministro leghista Roberto Calderoli. Una solida rete di rapporti per un sindaco che a 60 anni dice di “non avere obiettivi in politica” e scherza sul suo futuro: “Cosa farò nel 2011? La comparsa nelle celebrazioni del centocinquantenario dell’Unità d’Italia. Vorrei interpretare la controfigura del conte di Cavour”.
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Commenti
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Il 6 Ottobre 2008 alle 14:10 L’idea di Chiamparino: il Pd diventi una rete federalista (Panorama.it) ha scritto:
[...] Continua [...]
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