Il governo ha fretta e la scuola non può attendere: ecco perché l’esecutivo abbia voluto mettere la fiducia (la sesta della legislatura) sul decreto legge di riforma del sistema scolastico. Si parte questa sera (intorno alle 19.00), poi giovedì le dichiarazioni e il voto finale. Quindi il testo passerà al Senato.
Alle proteste dell’opposizione che accusa il governo di “arroganza e sfascismo” risponde il ministro Mariastella Gelmini. “I tempi sono stretti e l’opposizione non è interessata ad un confronto nel merito ma soltanto a fare ostruzionismo” spiega il ministro. “I presupposti dell’urgenza ci sono tutti: l’emergenza sul fronte del bullismo, l’introduzione del voto in condotta e il ritorno nelle aule dell’educazione civica. Tutti provvedimenti urgenti”. E che il Paese non possa più aspettare è stato più volte ribadito anche dal premier, Silvio Berlusconi.
Il pacchetto scuola del ministro Mariastella Gelmini - dal maestro unico alla non sostituzione di circa 150 mila insegnanti in tre anni passando per i ritorni al grembiule e al voto in condotta - scade il 31 ottobre. E con l’aria che tira fuori (con le quotidiane proteste davanti a Montecitorio con gli insegnanti che alzano manifesti-santino al ministro Gelmini “Santa ignoranza”) e dentro il palazzo (con l’opposizione che ha presentato una valanga di emendamenti e ha parlato di arroganza ed esproprio delle prerogative del Parlamento) meglio accelerare i tempi.
Il provvedimento, presentato dal ministro dell’Istruzione a fine agosto, tra le principali novità, oltre all’abolizione del team di docenti nella scuola primaria, introduce la valutazione della condotta ai fini del giudizio finale sullo studente, il ritorno dei voti, la sperimentazione dell’insegnamento di educazione civica (”Cittadinanza e Costituzione”), la disposizione che i testi scolastici “durino” almeno cinque anni (salvo che per la pubblicazione di eventuali appendici di aggiornamento) evitando così continue riedizioni spesso inutili (soprattutto per alcune materie) e certamente onerose per le famiglie. Il provvedimento, fortemente contestato dall’opposizione, dai sindacati e anche da studenti e genitori, soprattutto per il timore che il ritorno del maestro unico si tradurrà, di fatto, in una riduzione del tempo pieno, ha subito alcune “correzioni” durante l’iter parlamentare, ma nella sostanza è rimasto immutato e dunque alle elementari, dal prossimo anno scolastico, gradualmente (si comincia con le prime classi), ci sarà un solo docente, seppure affiancato dagli insegnanti di religione e di inglese. E per le ore di insegnamento aggiuntive rispetto all’orario d’obbligo di insegnamento è previsto che si possa attingere, per l’anno 2009, dai bilanci dei singoli istituti scolastici. Rispetto al testo iniziale è stata eliminata la bocciatura alle elementari per una sola insufficienza: nel testo approvato, infatti, si precisa che “nella scuola primaria i docenti, con decisione assunta all’unanimità, possono non ammettere l’alunno alla classe successiva solo in casi eccezionali e comprovati da specifica motivazione”.
Canta vittoria anche la Lega Nord. Nel testo originario del ministro Gelmini si prevedevano graduatorie provinciali per l’immissione in ruolo degli insegnanti delle elementari. Era stata apportata una modifica con il maxiemendamento che disponeva graduatorie nazionali. Il che avrebbe potuto consentire un accesso più facile dei candidati del sud nelle aree del nord. Ipotesi niente affatto gradita a Umberto Bossi. Così nella stesura finale si è tornati alle graduatorie provinciali. Resta invece immutato il salvataggio dei circa 11mila dell’ultimo corso delle scuole di specializzazione.
Un’altra novità è il vincolo imposto dal ministro Tremonti sui fondi che verranno destinati all’edilizia scolastica e alla messa in sicurezza di tutti gli istituti: l’ultima parola spetterà sempre e comunque al ministero dell’Economia.
Per il resto, l’impianto del piano Gelmini è quello noto: torna il voto in decimi per l’esame di terza media (archiviando i giudizi - sufficiente, buono, distinto, ottimo - con i quali finora si concludeva il percorso di studi): “l’esito dell’esame conclusivo del primo ciclo è espresso con valutazione complessiva in decimi e illustrato con una certificazione analitica dei traguardi di competenza e del livello globale di maturazione raggiunti dall’alunno”. Si introduce l’impegno a tener conto, nella valutazione del rendimento scolastico, dei disturbi specifici di apprendimento e delle disabilità degli alunni. È stata anche introdotta una norma che salvaguarda le aspettative di alcune categorie di docenti, come, ad esempio, gli abilitati Siss (Scuole di specializzazione per l’insegnamento secondario) del nono ciclo, attualmente esclusi dalle graduatorie a esaurimento. Come anticipato dal ministro Gelmini nei giorni scorsi vengono, infine, destinate risorse (una cifra che dovrebbe aggirarsi intorno ai 20 mln di euro) all’edilizia scolastica. È stato inserito, infatti, un articolo (il 7 bis) relativo proprio ai provvedimenti per la sicurezza delle scuole.
- Martedì 7 Ottobre 2008
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Commenti
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Il 7 Ottobre 2008 alle 23:14 tex murphy ha scritto:
Il governo ha fretta e la scuola non può attendere: ecco perché l’esecutivo abbia voluto mettere la fiducia…..
Vi consiglio un bel corso di italiano, fatevi consigliare dalla Gelmini.
Il 8 Ottobre 2008 alle 10:02 Riforma Gelmini: fiducia della Camera alla scuola che verrà » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] La maggioranza si schiera a difesa del decreto. “Più che una riforma, la mia credo sia una manutenzione della scuola, che rimetta al centro la sfida educativa in collaborazione stretta con la famiglia”, sostiene il ministro Gelmini ricordando lo “sforzo in atto da parte del governo per riqualificare la spesa” che, nel settore della scuola, si traduce in “un riposizionamento delle risorse”. “Vogliamo una scuola dell’efficienza, del rigore e della serietà”, sostiene la leghista Paola Goisis, secondo cui “chi si scandalizza per il decreto con la fiducia non ha idea della situazione della scuola italiana, i cui problemi vanno risolti”. Sulla stessa linea anche Fabio Garagnani (Pdl), secondo cui “non è questione di grembiule e di voto in condotta ma di lavorare alla qualità della scuola italiana”. Dunque, un decreto “per mettere in sintonia la scuola con un Paese che vuole cambiare e voltar pagina, prescindendo dalle barriere ideologiche”. Il decreto Gelmini che tra le varie misure prevede il ritorno al maestro unico e del voto in condotta viene contestato dagli esponenti dell’opposizione non solo nel merito, ma anche nel metodo, mentre compatta è la maggioranza: il requisito dell’urgenza - lo ha detto ancora ieri il ministro dell’Istriuzione Maria Stella Gelmini - sussiste pienamente. Inoltre la fiducia, ha spiegato il ministro, è stata decisa “per via dei tempi stretti” e per l’opposizione che si preparava a fare ostruzionismo. “Più che una riforma, la mia credo sia una manutenzione della scuola”, continua la Gelmini aggiungendo che “la scuola a cui penso recupera dal passato principi attualissimi ma guarda al futuro, ammodernando e colmando alcuni gap come quello delle lingue straniere”. La Gelmini ha ricordato lo “sforzo del governo per riqualificare la spesa” che, nel settore della scuola, si traduce in “un riposizionamento delle risorse sull’innovazione tecnologica”. Il ministro dell’Istruzione conferma la necessità di “riqualificare la spesa: spendere meno per spendere meglio” e cita alcuni esempi concreti di intervento nel campo dell’innovazione tecnologica legata al mondo della scuola: “Pagelle on-line, prenotazione via telematica dei colloqui con i professori, internet per la didattica e il lavoro dei docenti, lavagne digitali, rilevazione delle assenze via mail e cellulare”, anche per contrastare l’abbandono scolastico al di là dell’aggiornamento dell’anagrafe. A tutto ciò, il ministro aggiunge “la riforma delle classi di concorso per colmare alcuni gap, ad esempio sull’insegnamento delle lingue straniere, l’aumento dei servizi alle famiglie e il superamento dell’incapacità della scuola di fare rete fra gli istituti scolastici”. [...]
Il 8 Ottobre 2008 alle 10:22 SuccedeOggi » Blog Archive » Riforma Gelmini: fiducia della Camera alla scuola che verrà ha scritto:
[...] La maggioranza si schiera a difesa del decreto. “Più che una riforma, la mia credo sia una manutenzione della scuola, che rimetta al centro la sfida educativa in collaborazione stretta con la famiglia”, sostiene il ministro Gelmini ricordando lo “sforzo in atto da parte del governo per riqualificare la spesa” che, nel settore della scuola, si traduce in “un riposizionamento delle risorse”. “Vogliamo una scuola dell’efficienza, del rigore e della serietà”, sostiene la leghista Paola Goisis, secondo cui “chi si scandalizza per il decreto con la fiducia non ha idea della situazione della scuola italiana, i cui problemi vanno risolti”. Sulla stessa linea anche Fabio Garagnani (Pdl), secondo cui “non è questione di grembiule e di voto in condotta ma di lavorare alla qualità della scuola italiana”. Dunque, un decreto “per mettere in sintonia la scuola con un Paese che vuole cambiare e voltar pagina, prescindendo dalle barriere ideologiche”. Il decreto Gelmini che tra le varie misure prevede il ritorno al maestro unico e del voto in condotta viene contestato dagli esponenti dell’opposizione non solo nel merito, ma anche nel metodo, mentre compatta è la maggioranza: il requisito dell’urgenza - lo ha detto ancora ieri il ministro dell’Istriuzione Maria Stella Gelmini - sussiste pienamente. Inoltre la fiducia, ha spiegato il ministro, è stata decisa “per via dei tempi stretti” e per l’opposizione che si preparava a fare ostruzionismo. “Più che una riforma, la mia credo sia una manutenzione della scuola”, continua la Gelmini aggiungendo che “la scuola a cui penso recupera dal passato principi attualissimi ma guarda al futuro, ammodernando e colmando alcuni gap come quello delle lingue straniere”. La Gelmini ha ricordato lo “sforzo del governo per riqualificare la spesa” che, nel settore della scuola, si traduce in “un riposizionamento delle risorse sull’innovazione tecnologica”. Il ministro dell’Istruzione conferma la necessità di “riqualificare la spesa: spendere meno per spendere meglio” e cita alcuni esempi concreti di intervento nel campo dell’innovazione tecnologica legata al mondo della scuola: “Pagelle on-line, prenotazione via telematica dei colloqui con i professori, internet per la didattica e il lavoro dei docenti, lavagne digitali, rilevazione delle assenze via mail e cellulare”, anche per contrastare l’abbandono scolastico al di là dell’aggiornamento dell’anagrafe. A tutto ciò, il ministro aggiunge “la riforma delle classi di concorso per colmare alcuni gap, ad esempio sull’insegnamento delle lingue straniere, l’aumento dei servizi alle famiglie e il superamento dell’incapacità della scuola di fare rete fra gli istituti scolastici”. [...]
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