Caso Bonsu: la relazione dei vigili al loro comandante

Ecco le parti salienti delle relazioni “relative ai fatti accaduti al parco Falcone e Borsellino il 29 settembre 2008″. Le hanno scritte e consegnate il 2 ottobre al loro comandante i vigili della polizia municipale di Parma che hanno partecipato al presunto pestaggio del ventiduenne ghanese Emmanuel Bonsu. All’interno la versione dei fatti di quella sera dei presunti aggressori. Sei di loro fanno parte del Nucleo di pronto intervento, uno (Giorgio A.) dell’ufficio Commercio.

Agente scelto Pasquale F.
(…) Avendo notato un movimento che mi faceva presupporre l’inseguimento da parte di alcuni colleghi dello spacciatorte e avendo notato che nel corso dell’operazione il giovane successivamente identificato come Bonsu Emmanuel stazionava nei pressi delle panchine teatro dello spaccio, mi avvicinavo per procedere alla sua identificazione. Dopo uno sguardo con il collega A. S. e contando sui colleghi presenti alcuni metri alle mie spalle mi portavo nei pressi del suddetto soggetto. Estraendo il tesserino di riconoscimento mi qualificavo chiedendogli i documenti. Questi si dava immediatamente a precipitosa fuga in direzione di via Lazio e lo scrivente iniziava a inseguirlo. I colleghi presenti nella vicinanza convergevano urlando anche “Fermo polizia!” all’indirizzo del fuggitivo che però non accennava a rallentare. Veniva inizialmente raggiunto da alcuni colleghi che però dato il modo brusco di divincolarsi e di sbracciarsi del ragazzo non riuscivano a fermarlo. Dopo alcuni altri metri di corsa riuscivo a raggiungerlo per primo e a rallentarne la corsa afferrandolo per i vestiti. Dato il modo energico e violento di divincolarsi non posso escludere di averlo urtato involontariamente al volto durante la collisione con lo stesso. Sono stato immediatamente raggiunto da altri colleghi, ma ormai privo di forze mi ero staccato dal gruppo per riprendere fiato stremato dalla fatica. Ricordo di avere visto alcuni colleghi cadere rovinosamente a terra insieme al soggetto in questione che
successivamente veniva accompagnato dal collega F. V. e dall’ispettore S. S. con manette ai polsi a bordo dell’auto di servizio sui sedili posteriori. (…) Il veicolo che accompagnava il Bonsu presso il comando era condotto dal collega D. Il sottoscritto sedeva anteriormente a fianco del conducente e sul sedile posteriore vi erano il collega M. F., a sinistra, il Bonsu, al centro, e, a destra, un ragazzo fermato nel frattempo dagli agenti G. C. e M.C. e condotto anch’esso al comando per accertamenti. Giunti in Comando mi occupavo in parte del piantonamento del Bonsu presso l’ufficio Pronto intervento con l’ausilio dei colleghi D. e P. (un agente mai citato prima, ndr) e nel frattempo provvedevo alla stesura del verbale di identificazione e di elezione domicilio del Bonsu.
Agente scelto Ferdinando V.
(…) Mentre con i colleghi A. S. e G. A. attraversavamo celermente il parco, il collega P. F. a circa venti metri da me, si avvicinava a un signore di colore seduto su una panchina dove prima era avvenuto lo spaccio. Mostrava il tesserino di riconoscimento al signore in oggetto, il quale iniziava a correre verso il vialetto adiacente la palestra, in direzione via Lazio. A questo punto cercavo di prenderlo, ma riusciva a scartarmi. Intercettato dall’agente A. S. che gli faceva perdere l’equilibrio, di conseguenza finiva a ridosso della rete di recinzione della palestra. Lo stesso signore di colore continuava la fuga e alcuni metri più avanti veniva raggiunto dal collega P. F. che gli rallentava la corsa e permetteva ai colleghi M. F., M. C., A. S. e G. A. di raggiungerlo. Alcuni di loro cadevano rovinosamente a terra con il fuggitivo. Premetto che il fuggitivo opponeva una forte resistenza all’immobilizzazione. Nonostante la colluttazione violenta il soggetto veniva ammanettato. (…) Successivamente il sottoscritto e l’ispettore S. accompagnavano il soggetto fermato e ammanettato alla macchina bianca. (…). Notavo un gonfiore all’occhio sinistro del soggetto fermato.

Agente Andrea S.
(…) Notavo il collega P. F. che si dirigeva verso le panchine mostrando il tesserino di riconoscimento a un ragazzo di colore che si alzava e scappava in direzione di via Lazio. Quindi provavo a raggiungerlo senza riuscirci, in quanto il ragazzo mi dribblava e fuggiva via, riuscendo solo nel mio intento a fargli perdere momentaneamente l’equilibrio tanto che lo vedevo andare a ridosso della recinzione della struttura sportiva.
Continuando a intimargli a gran voce di fermarsi perché eravamo la polizia, notavo il collega P. F. che dopo alcuni metri lo raggiungeva, ma dato il brusco divincolarsi del soggetto non riusciva a trattenerlo, ma solo a rallentarne la corsa che proseguiva nuovamente verso via Lazio. Dopo circa venti metri il collega P. F. riusciva a fermarlo. Raggiungevo immediatamente il collega che a causa del dimenarsi violento del ragazzo di colore non riusciva ad ammanettarlo. Per cui una volta raggiunto il braccio destro del ragazzo, provvedevo ad ammanettarlo porgendo successivamente la manetta libera al collega alla mia sinistra che provvedeva ad ammanettare il braccio sinistro. (…) La panchina dove era seduto il ragazzo di colore era la stessa dove avveniva prevalentemente lo scambio di sostanza stupefacente dello spacciatore (…)

Agente scelto Giorgio A.
(…) Mentre attraversavo il parco notavo a una distanza di circa quindici metri un giovane di colore che si divincolava dal collega P. F., presso due panchine nel vialetto pedonale attiguo al Palacity, proprio nel luogo dove poco prima si era svolto lo smercio di sostanza stupefacente. Il giovane sfuggiva inseguito da alcuni colleghi prontamente intervenuti in ausilio di P. F. nel vialetto pedonale in direzione via Lazio. Io ho cercato di fermarlo, al grido di «Fermo, polizia!», con il braccio destro, ma riuscendo appena a sfiorarlo, lo stesso sfuggiva e proseguiva la corsa.
Venivo superato dai colleghi che riuscivano a bloccarlo dopo circa quindici metri, sempre in direzione via Lazio. Notavo che lo stesso giovane di colore bloccato in corsa sbatteva contro la recinzione di cinta del Palacity e successivamente cadeva rovinosamente a terra. Giungevo anche io proprio mentre veniva alzato da terra e cercavo di bloccarlo, tenendogli il braccio sinistro alto essendo già stato ammanettato dai colleghi. Vista la presenza di altri agenti mi allontanavo dal posto e mi recavo in via Lazio.

Agente scelto Marcello F.
(…) Notavamo (con M. C. ndr) la presenza dei colleghi P. F., G. A., A. S. e F. V. che si avvicinavano a un individuo di colore. Quando mi trovavo a una distanza di circa venti metri dalla scena notavo il collega P. F. che si portava camminando nei pressi del soggetto, estraendo il tesserino di riconoscimento. Immediatamente, in modo repentino, l’individuo si dava a precipitosa fuga con direzione via Lazio, inseguito dai colleghi sopracitati e a breve distanza anche dallo scrivente e dal collega M. C. Mentre correvo in direzione del fuggitivo udivo chiaramente i colleghi che gli intimavano di fermarsi gridandogli«Fermo polizia!». Questi proseguiva nella fuga e veniva inizialmente bloccato dai colleghi innanzi a noi. Ma l’uomo dimenandosi fortemente riusciva a liberarsi e riprendeva la fuga correndo verso via Lazio. Alcuni metri più avanti il fuggitivo veniva nuovamente raggiunto e bloccato inizialmente dall’agente scelto P. F. e subito raggiunto dagli altri colleghi, dall’agente scelto M. C. e dallo scrivente. Ancora una volta raggiunto il soggetto poneva forte resistenza e tentava a tutti i costi di sottrarsi al controllo rendendo necessario immobilizzarlo con le manette. Tentavo di afferrarlo per il braccio sinistro, ma questi si divincolava con violenza e accusavo un dolore acuto al polso destro che mi costringeva a lasciare la presa. Veniva definitivamente immobilizzato dai colleghi presenti sul posto e poi condotto a bordo di auto di servizio senza insegne in attesa di essere condotto al Comando, dove veniva sottoposto a fotosegnalamento e risulatava essere Bonsu Emmanuel, non prima di essere stato ispezionato sommariamente per verificare che nelle tasche non avesse oggetti atti a offendere lo scrivente o altri colleghi presenti. (…) Il responsabile del servizio decideva di accompagnare i tre ragazzi di cui sopra (tre minorenni fermati per identificazione ndr) presso il Comando. Uno di questi veniva fatto salire a bordo, sul sedile posteriore ,nel medesimo veicolo dove si trovava il Bonsu. Il veicolo veniva condotto al comando dall’agente scelto D., accompagnato dal collega P. F. sul sedile anteriore e dallo scrivente al lato sinistro del sedile posteriore, con a fianco rispettivamente Bonsu Emmanuel e il M. A. (minorenne ndr), uno dei sopracitati ragazzi a bordo dei motocicli.

Agente scelto Mirko C.
(…) Notavo a circa 15 o 20 metri di distanza la presenza dei colleghi agente scelto P. F., agente scelto G. A., agente A. S. e agente scelto F. V. nelle vicinanze di un individuo di colore, al momento fermo in piedi a fianco delle panchine site in loco. Il collega P. F. si portava camminando vicino al collega di cui sopra ed estraeva il portafogli mostrandogli il tesserino di riconoscimento. Inaspettatamente, in modo brusco, l’uomo iniziava una precipitosa fuga a piedi verso via Lazio. Veniva inseguito dai colleghi sopramenzionati nonché a breve distanza dal sottoscritto e dal collega M. F. Durante la fuga udivo chiaramente che i colleghi che mi precedevano intimavano l’alt all’uomo gridando «Fermati polizia!», ma questo non desisteva e continuava a correre. I colleghi innanzi a me riuscivano a raggiungerlo in pochi metri, ma l’individuo si dimenava con estremo vigore e riusciva in più riprese a divincolarsi e a riprendere la fuga verso via Lazio. Nuovamente inseguito veniva raggiunto per la seconda volta e bloccato dall’agente scelto P. F. che veniva subito supportato dai colleghi agente scelto G. A., agente A. S., agente scelto F. V., agente scelto M. F. e dallo scrivente. Durante questa fase alcuni colleghi, compreso lo scrivente e la persona fermata, cadevano a terra L’individuo, però, continuava a opporre strenua resistenza e persisteva nel suo tentativo di sottrarsi al controllo, rendendo inevitabile da parte nostra immobilizzarlo con l’ausilio delle manette. Una volta definitivamente immobilizzato, mentre altri colleghi provvedevano ad accompagnarlo a bordo di un veicolo di servizio privo di insegne, lo scrivente si recava celermente in via Lazio per fornire eventuale supporto ai colleghi G. C. e D. (impegnati con lo spacciatore palestinese, ndr). (…) All’arrivo presso il comando notavo che il Bonsu presentava un ematoma all’occhio sinistro. (…)

Agente Graziano C.
(…) Il sottoscritto udiva delle urla strane e poteva notare a circa venti metri di distanza nel vialetto che dal parco porta al Palacity che i colleghi P. F., G. A., M. F., A. S. e M. C. erano impegnati a contenere una persona di colore perché la stessa si dimenava con forza per
divincolarsi dalla presa. (…)

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Il 10 Ottobre 2008 alle 12:58 Caso Bonsu, parlano i vigili di Parma: “Non siamo il Ku klux klan” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] La verità sul presunto pestaggio di Emmanuel Bonsu in un parco di Parma forse è ancora lontana. Ma iniziano a chiarirsi i ruoli di tutti i protagonisti. Come Panorama può ricostruire in esclusiva. Partiamo dal punto più importante: la ferita all’occhio del ventiduenne ghanese che ha impressionato l’opinione pubblica. Ecco che cosa scrive nella relazione del 2 ottobre al suo comandante, il trentenne Pasquale F., ex studente di scienze naturali, agente scelto del Nucleo di pronto intervento della polizia municipale: “Dato il modo energico e violento di divincolarsi non posso escludere di aver urtato involontariamente al volto Emmanuel Bonsu durante la collisione con lo stesso”. Il più giovane dei vigili coinvolti nella discussa operazione antidroga che ha portato al fermo di Bonsu sembra ammettere implicitamente che potrebbe essere lui l’uomo che ha colpito il ragazzo africano. Ora le relazioni di Pasquale F. e dei colleghi che hanno partecipato il 29 settembre al parco Falcone e Borsellino di Parma all’arresto di uno spacciatore e alla ricerca dei complici sono in mano al sostituto procuratore emiliano Roberta Licci. I vigili hanno dato quasi un’unica versione: Pasquale F. si sarebbe avvicinato a Bonsu, gli avrebbe mostrato il tesserino di riconoscimento e lui avrebbe iniziato la fuga. Nelle versioni degli agenti poche differenze: c’è chi dice che Bonsu era seduto, chi lo ricorda in piedi, per qualcuno è stato strattonato da F., per altri ha iniziato subito a scappare. Ma su una cosa sono tutti d’accordo: pensavano che il “signore di colore” fosse uno spacciatore e gli avrebbero intimato l’alt al grido “fermo, polizia!”. I racconti concordano anche sul fatto che il primo a placcare Bonsu sarebbe stato Pasquale F., subito aiutato da tre colleghi che dopo essere caduti “rovinosamente” a terra con Emmanuel lo avrebbero ammanettato. I tre uomini, notati da diversi testimoni, sono gli agenti scelti Giorgio A., 39 anni, laurea in lettere e aspirante professore, e Ferdinando V., 48 anni, ex autista di autobus e titolo di dottore in legge, e l’agente semplice Andrea S. Quest’ultimo sarebbe stato il primo a ostacolare la fuga del giovane ghanese, come ricorda lo stesso vigile: “Riuscivo a fargli perdere momentaneamente l’equilibrio tanto che lo vedevo andare a ridosso della recinzione della struttura sportiva”. Dopo questa mischia i tre sarebbero stati aiutati a bloccare lo studente da altri due colleghi: Marcello F., 32 anni, ex muratore, e Mirko Cremonini, 34 anni, ex operaio. Tra questi sei vigili gli inquirenti stanno cercando i colpevoli delle presunte violenze contro Bonsu. I carabinieri del Ris dovranno stabilire anche chi avrebbe scritto sulla busta degli effetti personali del ragazzo “Emmanuel negro”. Un aiuto alle indagini potrebbe venire ancora una volta dalla relazione di Pasquale F. che scrive: “Giunti al comando mi occupavo in parte del piantonamento del Bonsu presso l’ufficio pronto intervento con l’ausilio dei colleghi (…) e nel frattempo provvedevo alla stesura del verbale di identificazione e di elezione domicilio”. Il ragazzo ha pure denunciato di essere stato maltrattato in auto. Chi viaggiava con lui? Le relazioni concordano: davanti c’era Pasquale F., dietro, insieme con Bonsu, Marcello F. e un minorenne, A. M., portato al comando per un controllo. Tutti i vigili protagonisti di quella missione hanno accettato di incontrare Panorama per spiegare le loro ragioni, in gruppo, senza entrare nel dettaglio delle singole responsabilità. Andrea S. si presenta all’appuntamento zoppicando. Dice di essersi fatto male nel tentativo di fermare Emmanuel. Il referto medico parla di una prognosi di 20 giorni. L’altro contuso nell’inseguimento è Marcello F., mosca sul mento, che nella relazione ha dato questa versione: “Tentavo di afferrare Bonsu per il braccio sinistro, ma questi si divincolava con violenza e accusavo un dolore acuto al polso destro che mi costringeva a lasciare la presa”. Inizialmente preferisce non rispondere alle domande del cronista: “Con quello che hanno scritto i giornali come possiamo fidarci?” dice con tono duro. A vederli tutti insieme, questi vigili non assomigliano alla locandina degli Intoccabili. L’incontro sembra una terapia di gruppo e i più loquaci sono Andrea S., zazzera spettinata e maglione azzurro, e Stefania S., ispettrice, la veterana della squadra con 15 anni di servizio. Quel lunedì guidava l’operazione antidroga, “la seconda degli ultimi mesi”. Ma il ragazzo nella denuncia non se la prende con lei. Cita tre uomini: uno sarebbe alto 1,65, occhiali da vista con montatura rotonda, 30-40 anni, pizzo; un altro avrebbe 26-27 anni e quella sera avrebbe indossato pantaloni e giubbotto di jeans; un terzo, 30-35 anni, viene descritto come robusto e palestrato. Al magistrato il compito di identificarli. I vigili sotto osservazione hanno tutti i capelli corti, qualcuno ha il pizzetto e un paio il fisico di chi passa qualche ora in palestra. Niente di eccezionale. A vista nessun tatuaggio. Con Panorama i vigili del Nucleo respingono l’accusa di essere picchiatori e razzisti. Un sospetto che li costringe a vivere in questi giorni in modo quasi clandestino. Infatti, dopo l’esplosione del caso, i loro cognomi sono stati pubblicati su alcuni siti di estrema sinistra e su un quotidiano. “Mia madre è agitatissima, da quando è uscita la notizia non perde un telegiornale e non dorme la notte” racconta Stefania S. Adesso i vigili sono preoccupati, ma dieci giorni fa i testimoni li hanno visti scambiarsi il cinque, esultare, gridare. “Erano molto adrenalinici” ricorda Francesca Zara, campionessa di basket (ascolta l’AUDIO della testimone). Il dirigente del settore sicurezza e comandante dei vigili in via di insediamento, Giovanni Maria Jacobazzi, già capo dei carabinieri del Nas di Parma, li descrive così: “Qui nessuno è razzista, nessuno è iscritto al Ku klux klan e se si è verificato qualche errore è stato fatto in buona fede”. E dopo aver ascoltato la testimonianza raccolta da Panorama.it di Zara che assicura di aver visto pistole per aria e calci, ribadisce: “Se queste cose sono successe davvero, qualcuno dovrà risponderne. Per me sono inaccettabili”. I poliziotti difendono il loro operato: “Nessuno nega che nel fermo di Emmanuel ci sia stata una fase concitata, di contatto. Ma i ragazzi non hanno dato calci e pugni” afferma convinta l’ispettrice Stefania S. E la pistola agitata in aria? Nella stanza c’è uno scambio di sguardi. “Una cosa è certa: nessuno ha picchiato Emmanuel né in macchina né in caserma” puntualizza Marcello F., che sedeva a fianco di Emmanuel durante il trasporto. “In auto c’era anche una persona estranea che potrà testimoniare la verità”. Il jolly dei vigili sarebbe A. M., il minorenne inizialmente sospettato di essere un cliente del pusher arrestato. Il discorso passa alla politica. “Non siamo di estrema destra. Qui siamo apartitici, apolitici, asindacali. Siamo solo tutti cattolici e sputiamo sangue per 1.300 euro al mese con gli straordinari” rivendica sempre Marcello F. “Tra di noi c’è gente che ha salvato sei o sette vite umane” aggiunge Andrea S. Che nei prossimi giorni dovrà presentarsi in tribunale per un’altra denuncia: “Ma non si tratta di una rissa, come ha scritto qualcuno. C’è stata una persona che ha sbagliato e per questo è stata arrestata. Dirò la mia dopo la decisione del giudice”. [...]

Il 11 Novembre 2008 alle 22:51 noirpink _ modello pandemonium ha scritto:

Oggi anche il sindaco di Parma, Costantino Monteverdi, ammette che il comportamento dei vigili è stato contrario alla legge. Ma non chiede scusa…
http://noirpink.blogspot.com/2.....-meno.html

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