Studenti in piazza in tutta Italia per protestare contro i provvedimenti del governo in materia di scuola. L’unione degli studenti si mobilita per far sentire la propria voce contro la riforma Gelmini. “Diciamo no ai tagli previsti in finanziaria, no al taglio del personale e chiediamo al governo una politica lungimirante sulla conoscenza, vista non come una voce di spesa da tagliare ma come un investimento per il futuro sociale, culturale ed economico del Paese” dichiara Stefano Vitale, coordinatore dell’UdS Roma. “Purtroppo” sottolinea “non vanno in questa direzione l’abbassamento dell’obbligo scolastico, il maestro unico l’inesistenza di fondi per il diritto allo studio e l’edilizia scolastica”.
L’Uds ha già annunciato che sarà di nuovo in piazza con i lavoratori della scuola in occasione dello sciopero generale indetto dai sindacati del settore. A Genova la manifestazione - durante la quale sono stati lanciati anche fumogeni e insulti rivolti al ministro - è stata aperta da uno striscione con su scritto “Scuole come prigioni ci avete rotto i …”.
Ma in alcuni casi la protesta è “comulativa”: nei cortei sono comparse anche magliette con scritte “Moratti+Fioroni+Gelmini=una scuola senza cervelli”.
In molte città, le manifestazioni si svolgono insieme agli studenti universitari (Udu), anch’essi critici verso le iniziative dell’esecutivo nei confronti degli atenei; contestano, in particolare, il numero chiuso, il blocco delle assunzioni, le poche risorse. A Roma, la protesta (per gli organizzatori ci sono 40 mila studenti) si è espressa in un “concerto-sconcerto” dedicato al ministro per sottolineare che la scuola “torna indietro di 50 anni”. “Siamo in piazza per smascherare le balle di questo governo” dice un componente della Rete degli studenti medi.
“Non è che l’inizio” ci tengono a dire i manifestanti a Napoli: “questa protesta è la prima di una lunga serie, la nostra lotta durerà tutto l’autunno. Ostacoleremo in tutti i modi i provvedimenti della Gelmini”.
Cinquemila gli studenti scesi in piazza a Firenze. Tra gli striscioni: “Outlet: -50% docenti -7% studenti ricercatori 3×2″, “Gelmini rimanda a settembre”. “Con il voto in condotta ci tappano la bocca” gridano gli studenti che marciano a Milano. A testimoniare i possibili effetti della riforma, in testa al corteo è trasportata da due ragazzi una bara nera con la scritta ’scuola’. Intanto, la Gilda degli insegnanti definisce un “accordo storico” l’intesa fra i sindacati della scuola per lo sciopero generale del 30 ottobre. A fornire le cifre di adesione alla protesta contro il decreto Gelmini è l’Uds stessa, con dati dettagliati anche per le singole città: a Roma in 40mila hanno preso parte alla manifestazione, 30mila a Milano, 40mila a Napoli e altrettanti a Torino, 15mila a Salerno, Firenze e Genova, 10mila a Bologna, Bari e Trieste, 2mila a Brindisi, 3mila a Bergamo.
Il VIDEO servizio:
Discutine sul FORUM: “Studenti in piazza: e perchè mai rinunciare ad un giorno di festa?”
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Commenti
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Il 10 Ottobre 2008 alle 15:57 Corrado Buccieri ha scritto:
Se hanno voluto prendersi un giorno di vacanza,sono
d’accordo con loro, ma per quando riguarda la richiesta
di -diritto allo studio- chi glielo sta negando?
Mi è sembrata vista in TV,una classica manifestazione
di bullismo……questo ci ha regalato la scuola d’oggi, quindi è giusto cambiarla.
Il 10 Ottobre 2008 alle 17:02 pasmes ha scritto:
Per fare colpo sulla pubblica opinione, nel massimo della demagogia spicciola, si snocciolano in continuazioni paroloni tipo la cultura, il taglio dei finanziamenti per la scuola, la perdita dei posti di lavoro e simili, al solo scopo di convincere le persone ingenue e poco attente che bisogna bloccare ogni tentativo di modifica (se utile o meno si dovrebbe decidere dopo aver verificato i risultati, non prima), che bisogna delegittimare l’operato del governo democraticamente eletto, (per paura che azzecchi qualche provvedimento buono), che deve essere imposta la volontà della minoranza che ha perso le elezioni e che scende in piazza anche in momenti di gravissime difficoltà nazionali e internazionali, perché la politica dell’opposizione è quella di portare le cose allo sfascio completo, alla catastrofe, se possibile.
Dubito che la maggioranza dei cittadini possa apprezzare sommovimenti di popolo finalizzati a bloccare proprio quei provvedimenti espressamente richiesti al Governo che ha sostenuto elettoralmente, per costringerlo a fare le cose sbagliate, quelle che piacciono tanto a una opposizione che ha subito una batosta elettorale pesantissima e salutare.
La Gelmini sta cercando di riportare un minimo di serietà nella scuola elementare, facendo capire ai bambini che in democrazia le regole vanno rispettate, e non è consentito di fare tutti il proprio comodo. E questa è un insegnamento di fondamentale importanza. (Anche Fioroni e Intini stavano tentando di seguire la stessa strada, ma, probabilmente, qualcuno li ha bloccati.)
Noi tutti, nel nostro intimo, sappiamo che la Gelmini sta facendo bene. E allora smettiamola con le chiacchiere e inventiamo una politica più concreta, che miri a risolvere i problemi, non a crearli, e che non punti solo sulla demagogia, sulla mistificazione dei fatti con cui, senza rendercene conto, prendiamo per il naso proprio i nostri sostenitori, non gli altri, non coloro che finalmente hanno individuato da quale parte sta la politica che mira al caos e allo sfascio di tutto.
Io ripeto con convinzione: Brava Gelmini, e non mollare!
Sono dell’opinione che le battaglie che i cittadini liberi, indipendenti e onesti, non soggetti a condizionamenti di partito, dovrebbero fare, sono quelle per recuperare, non solo nella Scuola, ma in tutti gli Enti Pubblici, una maggiore produttività e una consistente riduzione dei costi, un taglio deciso agli sprechi, senza timore di quelle manifestazioni di piazza organizzate per fare confusione e per consolidare i privilegi degli intoccabili.
Ribadisco che tre maestri alle elementari rappresentano un inutile spreco di denaro, una complicazione assurda e un danno per gli alunni e per la loro formazione di base. E nessuna manifestazione di piazza, più o meno rossastra, riuscirà a farmi cambiare idea.
Facciamo che la Scuola serva almeno per insegnare l’educazione e il vivere civile, il rispetto scrupoloso delle regole, del prossimo, delle istituzioni democratiche e della cosa pubblica, inculcando nelle giovani menti degli studenti non la militanza partitica a testa bassa e con i paraocchi, ma il senso di responsabilità e del dovere, la solidarietà per il prossimo, la lotta agli sprechi e ai privilegi della Casta e della classe nobiliare politica, l’utilizzo corrette, prudente ed oculato del pubblico denaro, attualmente scialacquato da tutto il mondo politico in modo vergognoso e irresponsabile, mentre il cittadino laborioso non ce la fa più a tirare avanti. Così, questi concetti se li porteranno dietro anche quando andranno ad occupare poltrone politiche.
Il 10 Ottobre 2008 alle 17:14 spassionatamente ha scritto:
Agli studenti d’oggi, [non tutti per fortuna] l’unica cosa che interessa, è non studiare … ed ogni occasione è buona per farlo … A loro, della Riforma-Gelmini non importa un bel nulla.
Chi ricorda studenti d’accordo con una sola Riforma ?…
Il 10 Ottobre 2008 alle 22:33 rightman ha scritto:
Vai Mariastella continua così! Sono stato anche io uno studente, e lo so bene come funziona: riforma? Sciopero! Una giornata di vacanza, senza neanche sapere il perché! Ma quante persone tra quelle che passeggiano conoscono veramente la riforma? Sarei proprio curioso!
Spero comunque che una bella riforma sia fatta anche nell’università. Ci sono troppe assunzioni selvagge! L’università è diventata una macchina degli stipendi. Persone incompetenti messe lì dal politico di turno o dal parente! E chi ne paga le spese? Gli studenti! Questo devono andare a urlare nelle strade! Aumenti nella mensa, tasse, tuttoooo! E se vai a chiedere in giro? La colpa è di Berlusconi…eh si! Dimenticavo… anche se piove è colpa sua!!!
Ad esempio nell’ Unical…quante materie ci sono per una semplice laurea di ingegneria (3 anni)? Sulla quarantina! Quanti assistenti ci sono per una materia?Non meno di due!Bisogna sistemarli da qualche parte no?E i professori? Hanno impegni con le aziende con cui collaborano. Quando queste aziende hanno bisogno di un software personalizzato, ad esempio, i professori inc….ano i tesisti che ovviamente non ci guadagnano un centesimo! Ma loro risparmiano e come! E poi si permettono di parlare di politica e precariato accusando il governo Berlusconi, quando sono loro i primi a sfruttare le persone GRATUITAMENTE!!!!
Santa Mariastella e Santo Silvio, salvateci Voi!!!
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