Brescia, chiude lo sportello immigrati della città più multietnica

Fila di immigrat

Brescia: la città d’Italia con la più alta percentuale di stranieri (16% contro una media nazionale del 7%) e tra le prime in Europa. E con uno sportello per gli immigrati, nato 19 anni fa, preso ad esempio da molti altri Comuni. Ma che presto chiuderà.
E gli impiegati dell’ufficio, in tutto 12 persone che rischiano di perdere il lavoro, protestano: “Ci siamo sentiti dire”, spiegano, “che il nostro servizio, proprio perché buono, finiva con attirare più stranieri in città”.

La chiusura dello sportello comunale è già stata decisa. Il 31 dicembre prossimo le decine di immigrati che ogni giorno cercano assistenza, quasi sempre trovando anche qualcuno che parla la loro lingua, saranno dirottati altrove. Colpa della mancanza di fondi da destinare all’ufficio, spiega l’assessore ai Servizi sociali, Giorgio Maione. Questo tipo di servizi verrà affidato a un operatore privato del sociale.

Ma c’è chi punta il dito contro la nuova giunta di centrodestra, colpevole di adottare misure che vanno nella direzione opposta rispetto all’accoglienza. La fine dell’esperienza positiva di via Saffi viene letta come l’ultima mossa dopo le ordinanze che mettono in difficoltà gli stranieri: il divieto di bivaccare nei parchi e di portare borse di grosse dimensioni, gli stranieri esclusi dal bonus bebè, le piazze frequentate da extracomunitari private delle panchine. Franco Valenti, l’esperto che nel 1989 era stato arruolato per aprire l’ufficio immigrati, è stato congedato ad aprile. E ai 12 mediatori culturali dello sportello non verrà rinnovato il contratto.

Sembra la perdita di un punto di riferimento per i 30 mila immigrati residenti a Brescia, che si rivolgevano in via Saffi per un aiuto nel rinnovo del permesso di soggiorno, ma anche nelle pratiche per scuola, casa, sanità. L’assessore Maione assicura che gli stranieri della città non saranno abbandonati dal Comune: “Purtroppo la finanziaria ci costringe a rinunciare agli operatori dello sportello”, spiega. “Ma la nostra idea è di distribuire gli stessi servizi sul territorio, affidandoli ad associazioni di volontariato e ai patronati”. Ma se la data della chiusura del vecchio servizio è già decisa (31 dicembre), quella dell’apertura dei nuovi è un’incognita.

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