Università in crisi. Tra bilanci in rosso e proteste studentesche

L'aula di un'UniversitÃ

Fuori dall’università Statale di Milano, un centinaio gli studenti contestano. Chiedono al rettore, Enrico Decleva di firmare contro “la scure della coppia Tremonti-Gelmini”, pena lo stop alle lezioni. Stesse scene a Firenze: oltre all’occupazione c’è una mobilitazione permanente alla facoltà di Ingegneria e il blocco della didattica si estende anche alla facoltà di Scienze Mfn.
A Torino, l’università compatta minaccia di far saltare la cerimonia di apertura dell’anno accademico. E ancora: a Napoli Federico II si prospetta l’ipotesi di bloccare l’anno accademico e i ricercatori stanno prendendo in esame di richiedere il completo blocco della didattica a loro affidata. Consiglio straordinario a Pisa, promosso dalla facoltà di Scienze Mfn. A Roma La Sapienza docenti della facoltà di Scienze Mfn e della facoltà di Psicologia stanno raccogliendo le firme per ritirare la disponibilità a ricoprire i corsi; quindi anche a Roma1 si prospetta un blocco della didattica a cui si aggiunge una massiccia mobilitazione studentesca.
Si allarga a macchia d’olio la protesta negli atenei italiani per i “tagli” previsti dalla Finanziaria e per i provvedimenti messi in cantiere dal ministro Mariastella Gelmini.
Ma a preoccupare non è tanto il paragone con il ‘68. Il rosso che preoccupa, piuttosto, è quello in cui versano i bilanci degli atenei italiani. La causa? L’autonomia, dice Alessandro Mazzucco, rettore dell’università di Verona e membro della giunta della Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui): “Le università statali italiane hanno investito troppo nel personale e oggi non riescono più a gestirlo. Ora devono affrontare un’emergenza e non sono più in grado di far fronte a ricerca e formazione”. Due atenei sono già in rosso e altri sei in grave difficoltà: è l’inizio di una crisi che per il 2010 potrebbe portare all’emergenza tutte e 66 le università statali italiane, se le cose non cambieranno rapidamente.
L’università di Siena spende per il personale il 104% del suo finanziamento statale e la Federico II di Napoli il 101%: “Entrambe hanno superato il 100% della spesa reale sul finanziamento statale”, osserva Mazzucco. Parlando a margine del congresso dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), in corso a Verona, Mazzucco rileva che “quella di Siena e la Federico II di Napoli sono le prime università a trovarsi in questa situazione. Se le cose continueranno a seguire questa direzione senza interventi, come riduzione dei corsi i laurea, riduzione delle sedi decentrate e blocco del turnover, nel 2010 tutte e 66 le università statali italiane saranno in emergenza”.
Gli altri sei atenei in grave difficoltà sono quelli di Bari, Cassino, Firenze, l’università Orientale di Napoli e inoltre Pisa e Trieste: spendono oltre il 90% del finanziamento statale per il personale, dove il 90% delle risorse è calcolato in modo “virtuale”, introducendo alcuni correttivi. Di questo passo Mazzucco non ha dubbi: “si ridurrà progressivamente la possibilità di fare ricerca nelle università italiane a causa delle difficoltà create dai tagli del finanziamento ordinario”. I primi segnali arrivano già dall’università di Bologna, un vero fiore all’occhiello del mondo universitario italiano, che si trova però a spendere per il personale l’84% dei finanziamenti che riceve dallo Stato. “Una crisi” rileva Mazzucco “recentemente denunciata dal Times, che ha osservato un calo nella qualità della sua ricerca che l’ha portata a retrocedere nella graduatoria internazionale delle eccellenze”.
Tuttavia, secondo Mazzucco, “il livello della ricerca in Italia è eccellente” e “bisogna cogliere le opportunità per migliorare la situazione”. La Crui, aggiunge, “sta cercando di concertare con il governo alcune misure, ad esempio nuovi meccanismi di reclutamento del personale docente e modifiche dello status giuridico del personale universitario allo scopo di razionalizzare le risorse disponibili, data l’impossibilità di aumentare i finanziamenti”. Mazzucco condivide anche l’analisi del ministro per l’Istruzione, università e ricerca, Mariastella Gelimini, secondo la quale il numero di corsi di laurea attivati in passato è eccessivo e che è opportuno incentivare il ricorso a contratti esterni o supplenze. Mazzucco non esclude nemmeno l’ipotesi di trasformare le università in fondazioni: “potrebbe funzionare ed è interessante perché permetterebbe di aprire delle partnership, ma andrebbe formulata secondo un progetto più preciso”.

Commenti

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Il 14 Ottobre 2008 alle 15:29 L’Università che fine fa? ha scritto:

[...] Panorama.it | link [...]

Il 15 Ottobre 2008 alle 14:28 fercas ha scritto:

Con la moltiplicazione dei corsi di laurea, l’istituzione di quella breve ed altre anomalie del genere si è rovinata l’Università italiana! Ma siamo seri!!! Tutto ciò è stato fatto per attingere fondi dallo Stato e proseliti che, alla fine del corso di studio, non trovano lavoro!!! Meglio sarebbe stato lasciare le facoltà originarie: Medicina, giurisprudenza, architettura, scienze politiche ecc. ecc. portando, caso mai, il corso di laurea dai quattro ai cinque anni, anomalia anche questa visto che le maturità durano cinque anni. Ora che il Governo cerca di tagliare i fondi per eliminare sperperi e spese inutili, ecco che i diretti interessati, cioè quelli che in detti fondi inzuppano il biscottino, protestano! Ma lasciamoli protestare per carità! Disertano le lezioni? Meglio, avremo meno braccia sottratte all’agricoltura. Cordialità.

Il 24 Ottobre 2008 alle 13:06 Sprechi all’Università: a lezione di crac » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Olio extravergine, Chianti classico, Vinsanto, Rosso toscano e grappa: roba di prima qualità quella con l’etichetta Villa Montepaldi. Prodotta con il sudore di esperti braccianti. E un po’ anche con quello di tutti noi. L’azienda agricola, difatti, è foraggiata con generosità dall’Università di Firenze, proprietaria di questi 40 ettari a San Casciano Val di Pesa, una ventina di chilometri dal capoluogo. Tenuta prestigiosa: fu degli Acciaoli, poi dei Medici, successivamente dei Corsini e infine dell’ateneo. Utilità? Discutibile: l’ultimo avvistamento di uno studente alla “fattoria dell’università “, come la chiamano vezzosamente i professori, risale a qualche anno fa. E l’azienda è in perenne perdita, nonostante i milioni di euro versati dall’ateneo. Che, tra un buon bicchiere di rosso e un crostino intinto in olio pregiato, ha un deficit di almeno una settantina di milioni di euro. Gorgo che rischia di raddoppiare nel 2010. Nella vicina Siena le cose non vanno diversamente, così come in molti atenei italiani. I bilanci in rosso nascondono spese ormai fuori controllo: troppi dipendenti, corsi di laurea di dubbia utilità, concorsi banditi senza sosta, sprechi che si perpetuano. Mai come adesso l’università italiana sembra allo sfascio. I rettori lanciano furibondi allarmi, per scansare i tagli previsti dal ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini. Gli studenti occupano le aule e sfilano per strada, protestando contro lo smantellamento del sistema pubblico. I conti però non tornano più. Come non sono tornati ad Antonio Brancasi, che a Firenze insegna diritto amministrativo. “Caro rettore”: cominciava così la lettera indirizzata al magnifico di Firenze, Augusto Martinelli. Missiva in cui il docente contestava le incongruenze dell’ultimo bilancio. Faceva le pulci Brancasi: dati statistici contraddittori, vendite di immobili fittizie, spese incomprensibili. Come quella di 1,2 milioni di euro per trasformare la solita Villa Montepaldi in un agriturismo. Investimento di cui si è persa memoria. L’ateneo adesso promette rigore. [...]

Il 25 Ottobre 2008 alle 2:30 SuccedeOggi » Sprechi all’Università: a lezione di crac ha scritto:

[...] Olio extravergine, Chianti classico, Vinsanto, Rosso toscano e grappa: roba di prima qualità quella con l’etichetta Villa Montepaldi. Prodotta con il sudore di esperti braccianti. E un po’ anche con quello di tutti noi. L’azienda agricola, difatti, è foraggiata con generosità dall’Università di Firenze, proprietaria di questi 40 ettari a San Casciano Val di Pesa, una ventina di chilometri dal capoluogo. Tenuta prestigiosa: fu degli Acciaoli, poi dei Medici, successivamente dei Corsini e infine dell’ateneo. Utilità? Discutibile: l’ultimo avvistamento di uno studente alla “fattoria dell’università “, come la chiamano vezzosamente i professori, risale a qualche anno fa. E l’azienda è in perenne perdita, nonostante i milioni di euro versati dall’ateneo. Che, tra un buon bicchiere di rosso e un crostino intinto in olio pregiato, ha un deficit di almeno una settantina di milioni di euro. Gorgo che rischia di raddoppiare nel 2010. Nella vicina Siena le cose non vanno diversamente, così come in molti atenei italiani. I bilanci in rosso nascondono spese ormai fuori controllo: troppi dipendenti, corsi di laurea di dubbia utilità, concorsi banditi senza sosta, sprechi che si perpetuano. Mai come adesso l’università italiana sembra allo sfascio. I rettori lanciano furibondi allarmi, per scansare i tagli previsti dal ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini. Gli studenti occupano le aule e sfilano per strada, protestando contro lo smantellamento del sistema pubblico. I conti però non tornano più. Come non sono tornati ad Antonio Brancasi, che a Firenze insegna diritto amministrativo. “Caro rettore”: cominciava così la lettera indirizzata al magnifico di Firenze, Augusto Martinelli. Missiva in cui il docente contestava le incongruenze dell’ultimo bilancio. Faceva le pulci Brancasi: dati statistici contraddittori, vendite di immobili fittizie, spese incomprensibili. Come quella di 1,2 milioni di euro per trasformare la solita Villa Montepaldi in un agriturismo. Investimento di cui si è persa memoria. L’ateneo adesso promette rigore. [...]

Il 24 Giugno 2010 alle 13:41 Notizie dai blog su Università, appuntamento a Milano ha scritto:

[...] “la scure della coppia Tremonti-Gelmini”, pena lo stop alle lezioni. blog: canale italia | leggi l’articolo Per help e visualizzare le immagini abilitare javascript. Scrivi un [...]

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