- Tags: anziani, Caritas, casa, consumi, euro, famiglia, handicap, Isae, monsignore, povertà, spesa, Vittorio-Nozza
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Si allarga l’emergenza povertà in Italia, un Paese con tali squilibri sociali da ricordare il Sudamerica. Impietosa l’analisi contenuta nel Rapporto sulla povertà in Italia elaborato dalla Caritas Italiana in collaborazione con la Fondazione Zancan: “l’emergenza sociale riguarda 15 milioni di persone”, quindi non solo i 7,5 milioni di persone ufficialmente sotto la soglia della povertà, ma altrettanti che “si collocano poco sopra, e quindi sono da considerare ad alto rischio”.
Il rapporto denuncia le “profonde disuguaglianze” nel nostro Paese, dove “il quinto delle famiglie con i redditi più bassi percepisce solo il 7,0% del reddito totale” mentre “il quinto delle famiglie con il reddito più alto, percepisce il 40,8% del reddito totale”. L’Italia, quindi, si avvia a una situazione di sperequazione sociale che ricorda quella di alcuni paesi dell’America Latina.
Monsignor Vittorio Nozza, direttore della Caritas si è chiesto: “Assistiamo in questi giorni a montagne di soldi pubblici che, con il giusto accordo di tutti, corrono al capezzale della grande finanza e delle imprese in crisi per tentare di mettere in atto un salvataggio. Perchè non fare altrettanto per soccorrere chi lotta quotidianamente per sopravvivere all’indigenza e alla precarietà?”. In Italia - dice il rapporto - sono povere le famiglie con anziani (soprattutto se non autosufficienti) ed è povero un terzo delle famiglie con tre o più figli. Avere più figli o i nonni in casa aumenta cioè il rischio di povertà, mentre in Norvegia con più figli il tasso di povertà si abbassa. Secondo i dati Istat, citati nel Rapporto Caritas-Zancan il 13% degli italiani è povero, in quanto vive con meno di 500-600 euro al mese. Il 48,9% delle famiglie povere vive al Sud. Altro punto dolente evidenziato dal rapporto la posizione rispetto agli altri Paesi Ue.
“Insieme alla Grecia e all’Ungheria” si legge nella not “siamo in Europa l’unico Paese non dotato di misure basilari di intervento” contro la povertà. “Paesi come l’Inghilterra” ha ricordato monsignor Nozza “destinano alla lotta all’esclusione sociale l’1,7 per cento del Pil, contro lo 0,1% italiano. Mentre in Europa la media è dello 0,9%”. Gli altri paesi, ha aggiunto, hanno varato “un piano che l’Italia non ha e non ha mai avuto”.
Fin qui la denuncia. Quanto alle soluzioni, il Rapporto Caritas propone: l’adozione di una misura universale di sostegno al reddito; nel mezzogiorno investire in servizi pubblici essenziali; tutelare anziani e portatori di handicap, che costituiscono una “emergenza” per molte famiglie italiane; nella crisi degli alloggi intervenire con sostegni agli affitti, garanzie ai proprietari e edilizia pubblica.
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Commenti
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Il 15 Ottobre 2008 alle 17:16 linux747 ha scritto:
EvVViva la Repubbbljka Socjalista Sovjetika Ytagljana NAZZZI-KATTTO-BOLSCjEVIKA. Dopo aver distruttto le fabbbrjke e kacccjato i padronj sfrutttatorj ora invecje di mangjare si ciucccjano il kalzino.
Il 15 Ottobre 2008 alle 17:18 nhico ha scritto:
La Caritas più che un’istituzione benefica sembra una Cassandra. Non passa giorno che non lancia un’allarme. L’altro ieri era per l ’accoglienza tiepida che, secondo lei, si riserva agli immigrati, ieri per l’avanzata galoppante del razzismo, oggi per i molti italiani a rischio di povertà. Vivaddio. Sembrava così occupata a fare dell’altro che s’ incominciava a temere che questo delicatissimo problema le fosse sfuggito. Finalmente, e con colpevole ritardo, la Caritas, volge gli occhi verso le tante famiglie italiane che sono alla disperazione. Guarda alle tante mamme che si tolgono il pane di bocca per darlo ai figli e a quelle che non possono fare neppure questo semplice gesto perché le loro mani sono vuote. Preso coscienza di questo dramma, c’è da aspettarsi che cominci a capire che l’accoglienza per tutti, nessuno escluso, non è possibile. Per una ragione semplicissima: lo Stato Italiano non ha la capacità divina di moltiplicare il pane e i pesci. Qualcuno ha fatto il conto di quanto costa l’assistenza agli immigrati? La Caritas, certamente, lo sa. Se non altro per la missione che svolge. Allora, visto che la coperta è quella che è, se non si vuole continuare a sottrarre ricchezza ai bisogni degli italiani, anche perché sono letteralmente alla fame, è arrivato il tempo di cambiare la politica delle braccia aperte senza se e senza ma. Con l’aiuto di tutti, Caritas compresa.
Perché parlare d’altro è solo demagogia. Cosa, peraltro, fuori dai compiti istituzionali di chi fa carità. E fomenta, questo sì, l’inevitabile scontro tra chi straniero viene qui per sfamarsi, e vi riesce, e gli autoctoni ridotti alla fame.
Il 15 Ottobre 2008 alle 17:27 linux747 ha scritto:
Signorina nico gli autoktonj dellla Repubbbljka Socjalista Sovjetika Ytagljana NAZZZI-KATTTO-BOLSCjEVIKA, kontenti di aver kacccjato i padronj ora invecje di mangjare si ciucccjano il kalzino.
Il 15 Ottobre 2008 alle 18:21 shift ha scritto:
Condivido perfettamente il pensiero di nhico.
Aggiungo che oltre alla Caritas colpevole di trascurare gli autoctoni, vi sono molti politici, soprattutto di sinistra e anche imprenditori che hanno cercato di prendere stranieri solo per far abbassare i costi dell’offerta di lavoro.
Il fatto e’ che ormai prevale il cinismo sia nei politici che negli imprenditori italiani, non hanno il minimo senso del significato di Patria, nazione, fratellanza di chi vi abita storicamente da tempo, ne parla la stessa lingua e ne condivide la stessa cultura.
La Caritas e soprattutto la Chiesa farebbero bene a pensare al salvataggio delle anime, la loro vera missione sulla Terra, piuttosto che ai problemi sociali che riguardano la societa’ e soprattutto lo Stato italiano che con lo Stato Vaticano non ha niente a che fare, tranne la disgrazia di averlo all’interno del proprio territorio.
Il 15 Ottobre 2008 alle 19:36 linux747 ha scritto:
Signora Shift hanno kacccjato le fabbrike, i padroni e i borghesj e ora gli resta solo da ciucccjarsi il kalzino. E’ kiaro il koncettto ?
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