Non più solo stili di vita scorretti sul banco degli imputati: a far paura oggi agli italiani, per le conseguenze sulla salute, sono sempre di più l’ambiente e la minaccia dell’inquinamento. A rivelarlo è l’indagine del Censis Trent’anni di ricerca biomedica e di lotta alle malattie realizzata su un campione di mille cittadini, operando anche un confronto con indagini analoghe fatte negli ultimi 30 anni che evidenzia anche un’altra tendenza: un sempre maggiore ricorso all’autocura per le patologie lievi.
La “responsabilizzazione individuale come veicolo della buona salute, ad esempio con l’assunzione di stili di vita salutari, segna il passo” afferma il Censis “tanto che sembrano lontani i giorni eroici dei ministri-oncologi impegnati in prima fila contro il fumo e gli altri comportamenti nocivi per la salute”. Non bastano quindi stili di vita salutari, perché “cresce la paura per l’inquinamento, per i suoi effetti sulla salute e nell’insorgenza delle patologie”. Aumenta dunque in modo “significativo” il richiamo alle condizioni ambientali rispetto alla salute: sono indicate dal 22,2% degli intervistati, +10% rispetto al 1998. Si riduce invece la quota di italiani che individua nelle abitudini e nello stile di vita i fattori che promuovono la buona salute (-9,1% rispetto al 1987 e -21,6% rispetto al 1998). È come se “l’onda dei ministri della salute schierati apertamente nella battaglia contro il fumo e a favore della diffusione di stili di vita salutari, anche attraverso martellanti campagne, sia in pieno rallentamento”.
Altro dato, la crescita dell’autocura, ovvero la tendenza a curarsi da sé soprattutto in presenza di patologie lievi. Ma si tratta di un’autocura “matura, responsabile, che non si nutre di ostilità verso gli operatori sanitari, anzi parte da una valorizzazione del rapporto con il medico”: in caso di sintomi gravi oltre il 73% degli italiani consulta subito il medico, quota stabile rispetto al 1998. Con sintomi lievi, invece, il 47,6% tenta di curarsi stando a casa, curando alimentazione e risposo, e questa quota cresce al crescere dell’età e anche del titolo di studio: l’autocura è infatti più diffusa tra anziani e laureati.
Alte le aspettative rivolte all’ingegneria genetica, ovvero alla possibilità di ricorrere alla capacità di intervenire direttamente sui geni, purché abbia scopo terapeutico: il 66% degli italiani condivide infatti la necessità di potenziare l’ingegneria genetica, purché sia orientata a correggere geni che determinano patologie. Ma c’è anche un 10% di italiani per i quali è lecito puntare sull’ingegneria genetica come ”mezzo di potenziamento dei caratteri estetici o di performance dei figli”.
Le cure non convenzionali convincono sempre di più gli italiani: Il 23,4%, nell’ultimo anno, si è infatti rivolto a cure alternative, e si tratta soprattutto di donne e laureati. In testa l’omeopatia, mentre segna un calo la medicina cinese. Secondo la rilevazione, nel 2008 è il 13,9% ad avere fatto ricorso all’omeopatia (era il 13,7% nel 2001); il 5,1% ha invece utilizzato tecniche di manipolazione e massaggio, con un incremento del +1,9% rispetto al 2001; il 4,1% si e’ rivolto alla fitoterapia (+1%); l’l,4% alla pranoterapia o al reiki (+0,2%). A subire invece una netta contrazione è la medicina cinese, praticata da meno dell’1% nel 2008 (contro il 2% nel 2001). Quanto al paziente “tipo”, si tratta soprattutto di donne (quasi il 26%), laureati (oltre il 36%) e residenti del Centro Italia (circa il 25%).
Ma quali sono le opinioni più diffuse sulla medicina non convenzionale? Per il 30,5% degli intervistati, i farmaci non convenzionali sono prodotti naturali che non possono fare male, quota diminuita rispetto al 2002 (-3,0%), mentre è aumentata la percentuale di italiani che li ritiene prodotti generalmente inutili e qualche volta dannosi (15,2%, +1,5% rispetto al 2002).
In aumento anche coloro che li ritengono espressione di concezioni diverse della medicina (27,0%, +1,3% rispetto al 2002) e di quanti li ritengono prodotti validi solo per i piccoli disturbi (27,3%, +0,2). Gli italiani promuovono comunque il servizio sanitario nazionale per quanto riguarda la copertura pubblica per i farmaci, anche se non in tutte le regioni, e il 69% è favorevole alla vendita dei medicinali anche nei supermercati.
- Mercoledì 15 Ottobre 2008
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