Sul clima l’Unione europea supera gli ostacoli e va avanti, dopo che i leader europei hanno accolto la richiesta italiana di valutare il pacchetto di misure anche alla luce dei costi-benefici.
Dal Consiglio Europeo di Bruxelles esce insomma, unanimemente confermata, la tabella di marcia del pacchetto ambiente ed energia su cui si era manifestata la contrarietà di Polonia e Italia che avevano minacciato il veto pur di fermare i tagli alle emissioni di anidride carbonica e l’incremento di efficienza energetica ed energia rinnovabile.
Il presidente francese, Nicolas Sarkozy e il presidente della Commissione europea, José Manuel Durao Barroso hanno espresso tutta la propria soddisfazione per il fatto che sull’applicazione del pacchetto clima ed energia dell’Ue deciderà il Consiglo di dicembre, come da programma. “Nessun cambiamento in programma” ha detto Sarkozy “ma l’impegno a trovare soluzioni per i paesi che hanno manifestato problemi”. Il tutto senza slittamenti.
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha “accolto molto bene”, la formula ragguinta dal Consiglio europeo per venire incontro alle preoccupazioni e alle richieste dell’Italia sul pacchetto Clima. “Esaudisce le nostre richieste e dà risposte alle nostre preoccupazioni”, ha spiegato Berlusconi in conferenza stampa, osservando che “se l’Ue vuole essere la portabandiera di una politica di riduzione delle emissioni e un paradigma per chi procede in questa direzione, i gravami devono essere ripartiti su tutti i cittadini europei. Non è possibile” ha proseguito “che l’Italia che ha un’economia basata sul manifatturiero, si addossi diciotto miliardi all’anno”.
Anche il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha spiegato che è stata accolta la richiesta del Paese di applicare con “flessibilità” e valutando la sostenibilità degli obiettivi della lotta ai cambiamenti climatici.
Nel testo diffuso dalla presisenza francese si riafferma l’obiettivo di un accordo al vertice di dicembre, ma si invita a lavorare nelle prossime settimane per “un’applicazione del pacchetto in un modo da tener rigorosamente conto del rapporto costi-benefici per tutti io settori dell’economia europe e per tutti gli Stati membri”. Il Consiglio europeo, si legge ancora nella bozza, conferma “l’impegno a onorare gli impegni ambiziosi assunti in materia di clima” e quindi riafferma “l’obiettivo di un accordo a dicembre” sulle quattro direttive della Commissione su clima ed energia. La nuova frase aggiunta nelle conclusioni rappresenta un’apertura all’Italia, che ha chiesto una valutazione di impatto sui costi, ma anche alla Polonia e ad altri otto paesi dell’est che hanno chiesto di tenere conto delle “specificità dei singoli paesi” nell’applicazione delle misure.
Il pacchetto clima punta ad applicare le decisioni assunte all’unanimità dai 27 nel marzo dello scorso anno e che prevedono, entro il 2020, una riduzione del 20% di emissioni di gas nocivi rispetto ai livelli del 1990, un aumento del 20% di consumi da energie rinnovabili e un incremento del 20% del consumo energetico di fonti rinnovabili, includendo una quota del 10% di biocarburanti per il settore dei trasporti.
Il dispositivo predisposto dalla Commissione inoltre intende offrire nuove opportunità commerciali alle imprese europee, oltre che migliorare la sicurezza dell’approvvigionamento energetico. Gli elementi principali del pacchetto:
- Aggiornamento ed estensione dell’attuale sistema di scambio delle quote di emissioni (ETS) - che risale al 2005 - a tutti i principali inquinatori industriali, come le centrali elettriche ed altri gas ad effetto serra, come il protossido di azoto (che si trova nei fertilizzanti) e i perfluorocarburi (nell’alluminio).
- Riduzione delle emissioni per i settori che non rientrano nel sistema ETS, come trasporti, edilizia, agricultura.
- Assegnazione ad ogni paese di un obiettivo nazionale nel quadro di una ripartizione equa.
- Fissazione di un obiettivo giuridicamente vincolante per ciascun paese con riguardo all’aumento delle energie rinnovabili.
- Creazione di un nuovo quadro giuridico per la cattura e lo stoccaggio sotterraneo di CO2, per incoraggiare investimenti in questo processo costoso.
Il VIDEO servizio:
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Commenti
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Il 16 Ottobre 2008 alle 18:43 carlo.tosi ha scritto:
La bella e grintosa Emma Marcegaglia, dice che le misure europee per il (tentativo di) contenimento delle emissioni di CO2, uccideranno, se applicate, l’industria italiana. Fa nulla se questo tipo di industria, di trasporti, di economia industriale, con l’eccessivo uso di energia e di combustibili fossili, uccidono la gente ed il pianeta. Conta solo mantenere i margini di profitto e di guadagno. L’unica cosa sulla quale si può essere d’accordo è il fatto che deve essere un impegno comune, altrimenti se paesi tipo America, Cina, India, ed altri grandi imquinatori, non fanno qualche cosa anche loro, gli interventi in Europa porteranno scarsi benefici a livello globale.
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