Milano, arrestate 41 persone per la Tangentopoli dei funerali

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A caccia di defunti negli ospedali e negli obitori. Per arrivare un secondo prima dei concorrenti e accaparrarsi il funerale. Dietro, un sistema collaudato e infallibile che andava avanti da anni. Facendo guadagnare agli informatori (gli infermieri) e ai beneficiari (dipendenti e titolari delle pompe funebri) decine di migliaia di euro. La scorsa notte a Milano sono state arrestate 41 persone, cinque sono in carcere e 36 ai domiciliari. L’accusa nella maggior parte dei casi è di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e alla rivelazione di segreti d’ufficio.

All’operazione, chiamata “Caronte”, hanno partecipato circa 300 agenti in esecuzione di tre ordinanze emesse dal gip Giuseppe Vanore, su richiesta dei pm Fabio Napoleone e Grazia Colacicco che hanno coordinato le indagini della sezione di polizia giudiziaria della procura di Milano. In tutto sono state fatte 81 perquisizioni. Le intercettazioni e i controlli hanno rivelato che praticamente tutte le persone morte in ospedale e i defunti degli obitori finivano nella rete delle “spie” delle società di pompe funebri coinvolte, escludendo dal mercato le altre.

Gli infermieri favorivano le imprese in vari modi. Segnalando la presenza dei familiari nella camera mortuaria, comunicando il loro indirizzo e numero di telefono agli impiegati che subito li contattavano per il funerale, consigliando loro stessi ai parenti una determinata azienda. Se quest’ultima riceveva l’incarico della cerimonia funebre, l’infermiere guadagnava fino a 250 euro. Ma il calcolo degli inquirenti sul giro d’affari legato a queste attività illecite va ben oltre. Considerato che a Milano ci sono circa 40 decessi al giorno, le tangenti incassate dagli addetti degli ospedali arrivavano fino a 15 mila euro quotidiani. E se un funerale frutta all’impresa in media 3.500 euro, l’incasso giornaliero arriva a 150 mila euro, di cui il 5-10 per cento finiva nelle tasche degli infermieri. I più attivi e spregiudicati guadagnavano dai 5 ai 10 mila euro al mese in bustarelle.

Alcuni di loro avevano persino un ruolo di coordinatori degli altri colleghi, semplici esecutori. In funzione del mercato delle salme organizzavano i turni degli operatori di camera mortuaria e distribuivano schede telefoniche intestate a terze persone e sostituite periodicamente per le telefonate più delicate.

Le persone indagate sono 48, di cui 24 infermieri, due dipendenti di ospedali e 22 rappresentanti legali o dipendenti delle aziende funerarie. Gli arrestati sono 41 e le cinque persone finite in carcere sono tutte titolari o collaboratori delle imprese. Si tratta di Alcide, Massimo e Andrea Cerato, responsabili della società di onoranze funebri San Siro, Riccardo D’Antoni, titolare della Varesina, altra azienda del settore, e Vito Lo Verde, dipendente della Varesina. Le aziende coinvolte sono in tutto 19, gli ospedali sono otto.

Il cosiddetto “business del caro estinto” non è un’esclusiva milanese. Nei mesi scorsi ci sono state indagini simili, anche se non di tali dimensioni, in diverse città d’Italia e il Codacons stima che questi affari illeciti “generano un giro d’affari annuo di tre miliardi e mezzo di euro per più di 5 mila imprese di pompe funebri”. Dura condanna del collegio degli infermieri Ipasvi di Milano-Lodi verso i colleghi coinvolti, mentre la Sefit (l’associazione Servizi funerari italiani) sottolinea che gli arresti di oggi sono “la punta di un iceberg. Denunciamo da anni la presenza di illeciti tra gli ospedali e le imprese dei servizi funerari”.

LEGGI ANCHE: A Milano fa paura il racket del caro estinto - Crematori inquinanti? Sequestri e denunce

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