Confezioni di latte
Nove italiani su dieci chiedono massima sicurezza alimentare e misure efficaci per reprimere sofisticazioni e adulterazioni dei prodotti. Sette su dieci, invece, vogliono un’etichetta “trasparente” che permetta di riconoscere la provenienza del prodotto. Sono alcuni elementi di una ricerca sui consumi e sulle tendenze a tavola delle famiglie italiane promossa e elaborata dalla Confederazione italiana agricoltori (Cia) in base alle rilevazioni territoriali delle sue strutture e dei dati Istat e Ismea. Sulle risposte hanno sicuramente influito i casi di cronaca di questi giorni, come il famigerato latte cinese alla melanina o la presunta contraffazione della data di scadenza di prodotti della Galbani in uno stabilimento vicino Perugia.
Ma anche i rincari sui banconi del mercato e la crisi globale, la fanno da padrone: il 60 per cento delle famiglie italiane ha modificato il menù, il 35 per cento ha limitato gli acquisti. Gli acquisti agroalimentari, a fine 2008, dovrebbero scendere del 3,8 per cento. Consumi che nei primi mesi di quest’anno sono diminuiti, in quantità , del 4 per cento, ma la spesa alimentare mensile familiare (482 euro), in termini monetari, è cresciuta, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, del 2,5 per cento. Al nord la spesa alimentare mensile è pari a 458 euro (più 1,9 per cento nei confronti del 2007), al centro è di 496 euro (più 2,4 per cento) e al sud è di 492 euro (più 2,8 per cento). Sempre nei primi otto mesi del 2008 è cresciuta, sottolinea la Cia, la percentuale di famiglie che ha acquistato prodotti agroalimentari presso gli hard-discount (dal 9,7 del 2007 al 10,2 per cento). Comunque, gli iper e i supermercati restano i punti vendita dove si ha la maggiore concentrazione degli acquisti da parte degli italiani con il 68,2 per cento, a seguire il negozio tradizionale (64,9 per cento), in particolare nel sud (77,1 per cento). Da rilevare che per la spesa nei mercati rionali ha optato il 21 per cento delle famiglie residenti nel centro-nord e il 31,7 per cento quelle delle regioni meridionali”. Dalla ricerca risulta che “nelle regioni del mezzogiorno alla spesa alimentare è destinata più di un quinto di quella totale. Percentuale che scende sia al centro che al nord”. Campania e Calabria guidano la classifica della spesa per acquisti di prodotti agroalimentari (25,9 per cento del totale). Seguono Sicilia, Puglia e Basilicata. Al centro si va dal 20 per cento del Lazio al 17,6 per cento della Toscana. Al nord le percentuali sono molto più basse: dal 17,2 per cento del Piemonte al 15 per cento del Veneto.
Secondo un’indagine realizzata da Coldiretti-Swg, la crisi finanziaria ha provocato un cambiamento delle abitudini alimentari di quattro italiani su dieci (37 per cento) e si è così trasferita dalle borse alla tavola, facendo sentire i suoi primi effetti concreti sull’economia reale. La Coldiretti rileva che “i cambiamenti nei comportamenti di acquisto sono giustificati dal fatto che la spesa alimentare è la seconda voce dopo l’abitazione e assorbe il 19 per cento della spesa mensile totale delle famiglie”. Si sono ridotti i consumi di pane (- 2,5 per cento), carne bovina (- 3,0 per cento) frutta (- 2,6 per cento) e ortaggi (- 0,8 per cento), mentre tornano a salire quelli di pasta (+ 1,4 per cento), latte e derivati (+1,4 per cento) e fa segnare un vero boom la carne di pollo (+ 6,6 per cento), secondo i dati Ismea Ac Nielsen relativi al primo semestre del 2008. Per la grande maggioranza degli italiani (48 per cento) gli aumenti dei prezzi sono imputabili ai passaggi intermedi dal produttore al consumatore, ma sotto accusa sono i ricarichi dei commercianti e le speculazioni.
- Sabato 18 Ottobre 2008
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Commenti
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Il 18 Ottobre 2008 alle 15:41 tizianaiaccarino ha scritto:
Gli italiani hanno tutto il diritto di questo mondo di conoscere la provenienza dei prodotti che acquista e non solo, perché sono importanti anche gli ingredienti utilizzati per conservarne l’integrità sugli scaffali e la meticolosià con cui si confezionano, oltre che il dove, il come e il quando.
Non è da un paese civilizzato ed industrializzato come quello italiano, non fare attenzione a determinati iter, soprattutto per garantire ai propri cittadini le sicurezze alimentari che meritano in virtù dei prezzi e delle offerte.
Tiziana Iaccarino
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