Le trattative nell’Unione europea sulle misure contro il riscaldamento globale sono ancora aperte. “La richiesta italiana di avere più tempo per approfondire il tema dei costi per la riduzione dell’anidride carbonica è stata condivisa da altri 9 Stati” ha dichiarato il premier Silvio Berlusconi “non c’è quindi nessun isolamento dell’Italia in Europa, ma solo la continuazione di un costume deteriore dell’opposizione e cioè quello di fare polemiche anche contro il proprio Paese”. Domani il consiglio dei ministri dell’Ambiente in Lussemburgo farà il punto sugli orientamenti dei capi di Stato e di governo che riguardano il cambiamento climatico e le energie rinnovabili. “La linea sarà quella di chiedere di rinviare e di rinegoziare il protocollo di Kyoto” ha sottolineato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, precisando che “il problema non sarà nell’accordo del 2009, dove sicuramente si troverà un’intesa, il problema sarà la scadenza del 2012″.
Nel meeting di lunedi l’Italia proporrà una clausola di revisione al pacchetto 20-20-20: 20 per cento riduzioni di anidride carbonica, 20 per cento in più di energia rinnovabili e di efficienza energetica entro il 2020. L’ipotesi è di dare il via libera al pacchetto nel summit europeo di dicembre, ma permettendo aggiustamenti alla luce della valutazione dell’impatto costi-benefici del piano, da effettuare nel corso del 2009. Capofila dei nove Paesi (Repubblica ceca, Ungheria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Bulgaria, Slovacchia) è la Polonia: si tratta di uno schieramento che ricorda l’appoggio dell’Est europeo alla coalizione multinazionale degli Stati Uniti nella missione in Iraq del 2003. Varsavia ha già fatto sapere che presenterà una sua controproposta ai ministri europei per consentire “ai paesi piu poveri di sopravvivere”, come ha indicato il primo ministro polacco Donald Tusk. Sul fronte dei sostenitori del piano Ue si è collocata decisamente la presidenza di turno francese, che ha più volte ribadito il suo impegno a chiudere la partita entro il dicembre di quest’anno, così come ha fatto la Commissione europea. La Spagna si dichiara pronta economicamente e tecnologicamente a rispettare gli impegni di riduzione di Co2 e a investire massicciamente sulle energie rinnovabili mentre la Germania, all’epoca presidente di turno dell’Ue che diede impulso al pacchetto anti riscaldamento climatico, vuole l’accordo entro dicembre, ma è anche consapevole delle esigenze della sua forte industria. Per questo il cancelliere Angela Merkel ha sottolineato come gli interessi tedeschi siano stati tutelati dal riferimento alla “specificità ” dei singoli paesi Ue nelle conclusioni del consiglio europeo di questa settimana.
Per indirizzare il dibattito, il presidente di turno francese, il ministro dell’Ambiente Jean-Louis Borloo, ha inviato un questionario ai 27 partner. Le problematiche sollevate vanno dalla individuazione dei settori confrontati al rischio di carbon leakage (cioè la delocalizzazione delle imprese a maggiore intensità energetica) all’assegnazione delle quote di Co2 tramite aste e alla destinazione delle relative risorse da parte degli Stati membri; dai meccanismi di flessibilità sulla riduzione dello sforzo nei settori non industriali fino al finanziamento degli investimenti per la cattura e lo stoccaggio del carbonio. L’Italia ha già fatto sapere che per i settori non industriali, come quelli agricolo, civile e dei trasporti gli obiettivi annuali dovranno essere sostituiti con un obiettivo intermedio, vincolante al 2017.
Roma chiede anche un’estensione dell’analisi del rischio di delocalizzazione non solo per le imprese a maggiore intensità energetica, e ritiene anche necessario, in materia di flessibilità , elevare dal 3 al 10 per cento la quota di utilizzo dei crediti di emissioni generati da progetti ambientali in paesi in via di sviluppo. L’Italia pone anche una ‘riserva’ nell’assegnazione delle quote al settore elettrico.
- Domenica 19 Ottobre 2008
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Commenti
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Il 20 Ottobre 2008 alle 17:24 Clima, l’Italia guida il fronte del “no” nel braccio di ferro con l’Ue » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Quelle di oggi e domani sono giornate cruciali per la politica europea sul clima: i ministri Ue si confrontano sul pacchetto clima-energia, che testimonia l’impegno dell’Europa a fare la propria parte nello sforzo di stabilizzazione dei cambiamenti climatici. Sul tavolo del Consiglio, dunque, il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, pone la richiesta dell’Italia di un rinvio dell’ entrata in vigore del pacchetto proposto dalla Commissione Ue per consentire un approfondimento dei costi effettivi per il sistema industriale dei tagli alle emissioni di CO2, giudicati più penalizzanti per l’industria italiana, rispetto a quelle di altri Paesi. L’Italia è capofila dell’opposizione alla linea europea, che con l’obiettivo 20-20-20 punta sull’incremento dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili. A fianco delle richieste di Roma di più tempo per approfondire il problema dei costi per la riduzione dell’anidride carbonica, ci sono Polonia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Estonia, Lettonia e Lituania. Il ministro tedesco all’Ambiente, Sigmar Gabriel, sebbene il suo Paese si sia mostrato favorevole a un allentamento dei vincoli del Pacchetto per i settori a elevato consumo energetico -acciaio, cemento e chimica di base- come pure dei parametri contenuti nella delibera per la riduzione delle emissioni di CO2 nelle automobili, ha esortato i colleghi a non farsi scudo della crisi finanziaria internazionale. “Ho l’impressione che la crisi dei mercati sia una scusa”, ha detto il ministro tedesco, aggiungendo che “se non troviamo un accordo entro dicembre, i negoziati internazionali sui cambiamenti climatici saranno gravemente compromessi”. Intanto il Wwf lancia un nuovo allarme, chiedendo invece obiettivi ancora più ambiziosi per far fronte ai mutamenti climatici. [...]
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