
Prima l’ennesima fumata nera, poi il blitz dei radicali. Alla fine Giuseppe Frigo è stato eletto giudice della Corte Costituzionale, con 690 voti. La maggioranza richiesta era di 572. La proclamazione ufficiale dell’elezione è stata fatta in aula alla Camera dal presidente Gianfranco Fini, con a fianco il presidente del Senato Renato Schifani. Oltre a Frigo, hanno ottenuto voti Donato Bruno (32) e Gaetano Pecorella (24), i voti dispersi sono stati 14, le schede bianche 52, le nulle 29. Hanno partecipato al voto 841 parlamentari su 952 aventi diritto.
Con l’elezione di Frigo, la Corte Costituzionale torna al plenum di 15 giudici (come ha rilevato “con vivo compiacimento” il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un messaggio a Schifani e Fini), dopo che per un anno e mezzo è rimasto vacante lo scranno di Romano Vaccarella. Ma altri cambiamenti sono in vista e, calendario alla mano, alla Corte gli avvicendamenti saranno a scacchiera. Basti pensare che la prossima udienza pubblica del 4 novembre si aprirà con il saluto del presidente Franco Bile al nuovo giudice costituzionale neoletto dal Parlamento. Ma, come in una sorta di porta girevole, subito dopo aver accolto Frigo, sarà Bile a ricevere il saluto della Corte. Stavolta di congedo. Il suo mandato novennale scade infatti il prossimo 8 novembre e a subentrargli sarà un giudice che la Corte di Cassazione sceglierà nelle elezioni del prossimo 28-29 ottobre (in pole position c’é Alessandro Criscuolo, presidente della prima sezione civile).
Sempre in apertura dell’udienza del 4 novembre, dunque, il vicepresidente della Corte, Giovanni Maria Flick ripercorrerà i momenti più importanti dei nove anni alla Corte di Bile. Che, terminati i saluti anche dell’avvocatura generale e dei legali del libero foro, si alzerà e lascerà l’aula. A questo punto si apriranno i giochi per la presidenza. La camera di consiglio per eleggere il trentaduesimo presidente della Consulta si terrà attorno all’11-12 novembre. A fissarla sarà il giudice più anziano in carica, vale a dire Flick. Che è peraltro il principale candidato alla successione di Bile.
Dunque è l’ex presidente delle Camere penali il magistrato destinato a sostituire Romano Vaccarella, dimissionario da oltre 18 mesi, dalla . Questo dopo l’abbandono di Pecorella, voluto dai capigruppo del Pdl e appoggiato da premier Silvio Berlusconi.
Il diretto interessato intanto, l’avvocato bresciano che fu legale di parte civile nel processo per il sequestro dell’imprenditore Giuseppe Soffiantini, ringrazia per l’indicazione del suo nome come giudice della Corte Costituzionale, rivendicando di essere “un tecnico” e auspicando che ciò possa contribuire a trovare “convergenze” in materia di giustizi
Ha difeso il finanziere bresciano Guglielmo Gnutti nel processo per la scalata ad Antonveneta, ma è stato anche legale di parte civile nel processo per il sequestro dell’imprenditore Giuseppe Soffiantini. E ha rappresentato Adriano Sofri nel procedimento che fu fatto in Cassazione per chiedere la revisione del processo per l’omicidio del commissario Calabresi.
Penalista di lungo corso, Giuseppe Frigo. Ma non solo: ha contribuito alla stesura del codice di procedura penale (una delle esperienze di cui va più orgoglioso) e da leader dei penalisti ha guidato la battaglia che ha portato all’inserimento in Costituzione del principio del giusto processo.
Bresciano, 73 anni, sposato, con due figli, Frigo affianca all’intensa attività forense, che tra l’altro lo ha visto difendere Cesare Previti nel procedimento per calunnia ai danni dei pm milanesi Ilda Boccassini e Gherardo Colombo, anche quella di professore all’Università della sua città , dove insegna procedura penale e dove vive. Per due mandati consecutivi, dal 1998 al 2002, è stato presidente dell’Unione delle Camere penali, l’organizzazione che rappresenta 9 mila legali. E da leader dei penalisti si è battuto per il giusto processo, “una realtà sigillata dalla Corte costituzionale”, sottolinea con soddisfazione.
Tra le sue prese di posizione più recenti, quella sulle intercettazioni, dopo che il premier aveva manifestato l’intenzione di limitarle ai procedimenti per mafia e terrorismo: “Non bisogna restringere eccessivamente le intercettazioni telefoniche in relazione al novero dei reati per cui possono essere disposte”; sarebbe meglio invece, ha suggerito qualche mese fa, “impedire di renderle pubbliche sino al dibattimento con una disciplina più rigorosa”.
Convinto assertore della separazione delle carriere in magistratura, nella sua vita ha indossato solo per un giorno i panni di pubblico ministero e in un’occasione speciale: un processo storico, al Palazzo ducale di Venezia, che vedeva come imputato Napoleone. Chiarissimo nelle sue esposizioni, voce tonante, l’unico vezzo di Frigo sono i baffi all’insù, che, accompagnati a modi squisiti, gli danno l’immagine di un gentiluomo di altri tempi.
- Martedì 21 Ottobre 2008
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