
Dopo mesi di stallo quella di martedì 21 potrebbe essere la votazione del Parlamento in seduta comune buona per l’elezione del giudice della Corte Costituzionale che andrà a sostituire Romano Vaccarella, dimissionario da oltre 18 mesi.
E, dopo il ritiro della candidatura di Gaetano Pecorella, a seguito dell’appello in tal senso dei gruppi del Pdl, secondo quanto si è appreso, i papabili verranno probabilmente scelti tra questa rosa si nomi: il presidente della Commissione Affari costituzionali di Montecitorio, l’azzurro Donato Bruno (che, in caso di elezione, lascerebbe il suo posto nell’organismo parlamentare proprio a Pecorella); gli esponenti delle Camere Penali come Oreste Dominioni, Giuseppe Frigo, Ennio Amodio. Non sembrerebbe più in pole position, hanno riferito in tarda serata fonti parlamentari del Pdl, il nome di Giorgio Spangher, professore di diritto e procedura penale di cui si era parlato anche nei giorni scorsi come possibile alternativa a Pecorella. Tuttavia, non c’è ancora nessuna indicazione certa sul candidato su cui dovrebbero convergere i tre quinti dei voti dei tre quinti dei componenti dell’Assemblea: il quorum necessario per essere eletti.
I segnali che qualcosa si stesse muovendo sul fronte della Consulta, nonostante l’ennesima fumata nera in Parlamento, sono apparsi evidenti fin da stamattina proprio con alcune dichiarazioni di Pecorella. “Il mio nome” ha detto il parlamentare azzurro in una intervista televisiva “in questo momento è fermo, nel senso che è quello che ancora viene permanentemente indicato. Credo che però dovrò fare io stesso una valutazione se vi siano altre soluzioni per sbloccare il lavoro del Parlamento, sebbene ritenga che anche se mi mettessi da parte sarebbe molto difficile trovare una soluzione sia per quanto riguarda la Vigilanza che per la Corte Costituzionale”.
E infatti. Nel pomeriggio il Pdl in una riunione fiume ratifica il cambio di cavallo e in una nota congiunta dei capigruppo di Camera e Senato fa un appello a Pecorella perché si ritiri per “consentire di giungere con rapidità all’elezione del giudice mancante”. In serata, secondo quanto si apprende in ambienti parlamentari del centrodestra, è lo stesso presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a telefonare a Pecorella per spiegargli quanto fosse dispiaciuto della sua rinuncia alla Corte Costituzionale per il veto posto dal centrosinistra sul suo nome.
Nell’attesa, i Radicali da sempre in prima linea su questa battaglia, stanno occupando l’Aula di Montecitorio “aspettando lì la fine di questa penosa vicenda- affermano- anche a sostegno dei moniti del Presidente della Repubblica”.
Archiviata, probabilmente domani, la vicenda della Corte Costituzionale, resterà da risolvere quella della presidenza della commissione di Vigilanza Rai che anche oggi si è riunita ma per l’ennesima fumata nera, con l’Italia dei Valori che non molla su Leoluca Orlando.
Sono centocinquanta giorni, cinque mesi esatti di nulla di fatto, di fumate nere - sono 22 finora -, di polemiche feroci, per l’elezione del presidente della Commissione di Vigilanza Rai, sempre col nome di Leoluca Orlando in prima fila.
“Perché” si chiede retoricamente il leader del partito, Antonio Di Pietro “dovrei tornare indietro? Cosa abbiamo fatto di male? Che ha fatto di male Orlando? Perché bisogna abbassare la schiena rispetto alla prepotenza della maggioranza di Berlusconi che dice ‘il candidato me lo scelgo io’? È un atto di anti-democrazia, una sciocchezza inaccettabile e chi la accetta fa il collaborazionista”. Certo è, che dopo aver “sgombrato il campo” dalla candidatura di Pecorella, la maggioranza sembrerebbe voler rivendicare un diritto di parola sulla Vigilanza. E il clima tra Pd e Pdl sembra comunque mutato. Il motivo è semplice: con il suo oltranzismo antiberlusconiano, Antonio Di Pietro rischia di destabilizzare tutta l’architettura della politica veltroniana che rifugge i toni urlati e anche certe denunce ai limiti del paradossale.
La rottura in diretta tv tra Pd e Idv mette in allarme l’ala moderata dei democratici. Che pensa infatti, per usare le parole del Riformista, che scaricato Di Pietro il partito debba scegliere Casini. Ed effettivamente negli ultimi giorni gli abboccamenti tra gli sherpa di Pd e Udc si sono moltiplicati. Il segretario centrista Lorenzo Cesa fa sapere che l’Udc non è intercambiabile con l’Idv, ma naturalmente molto dipenderà dalle prossime scelte politiche dei democratici. Per esempio sul capitolo aperto delle alleanze locali per le amministrative: in Abruzzo c’è un negoziato in corso a cui si oppone Rifondazione. Ma i laboratori in realtà potrebbero essere molti altri.
A cominciare dal nome da mettere sulla poltrona della Vigilanza Rai.
- Martedì 21 Ottobre 2008
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Il 21 Ottobre 2008 alle 19:00 Consulta, il Pdl candida Frigo. Via libera di Veltroni e Di Pietro » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Dunque dovrebbe essere proprio l’ex presidente delle Camere penali il nome destinato a sostituire Romano Vaccarella, dimissionario da oltre 18 mesi, dalla Corte Costituzionale. Questo dopo l’abbandono di Pecorella, voluto dai capigruppo del Pdl e appoggiato da premier Silvio Berlusconi. Il diretto interessato intanto, l’avvocato bresciano che fu legale di parte civile nel processo per il sequestro dell’imprenditore Giuseppe Soffiantini, ringrazia per l’indicazione del suo nome come giudice della Corte Costituzionale, rivendicando di essere “un tecnico” e auspicando che ciò possa contribuire a trovare “convergenze” in materia di giustizi Ha difeso il finanziere bresciano Guglielmo Gnutti nel processo per la scalata ad Antonveneta, ma è stato anche legale di parte civile nel processo per il sequestro dell’imprenditore Giuseppe Soffiantini. E ha rappresentato Adriano Sofri nel procedimento che fu fatto in Cassazione per chiedere la revisione del processo per l’omicidio del commissario Calabresi. Penalista di lungo corso, Giuseppe Frigo. Ma non solo: ha contribuito alla stesura del codice di procedura penale (una delle esperienze di cui va più orgoglioso) e da leader dei penalisti ha guidato la battaglia che ha portato all’inserimento in Costituzione del principio del giusto processo. Bresciano, 73 anni, sposato, con due figli, Frigo affianca all’intensa attività forense, che tra l’altro lo ha visto difendere Cesare Previti nel procedimento per calunnia ai danni dei pm milanesi Ilda Boccassini e Gherardo Colombo, anche quella di professore all’Università della sua città, dove insegna procedura penale e dove vive. Per due mandati consecutivi, dal 1998 al 2002, è stato presidente dell’Unione delle Camere penali, l’organizzazione che rappresenta 9 mila legali. E da leader dei penalisti si è battuto per il giusto processo, “una realtà sigillata dalla Corte costituzionale”, sottolinea con soddisfazione. [...]
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