Mercoledì 22: primo giorno di lavoro - come operaio in una ditta privata di Milano - per Pietro Maso, l’uomo che poco più che adolescente, nel 1991, uccise i genitori per impossessarsi dell’eredità . A lui il Tribunale di sorveglianza di Milano ha concesso nei giorni scorsi la semilibertà . L’uomo è uscito intorno alle 7 e 30 dal carcere di Opera, dove è detenuto e dove ritornerà per la notte.
Primo giorno, dunque, della nuova vita concessa a Pietro Maso dal provvedimento dei giudici che però nei prossimi giorni, stando a quanto si apprende, sarà impugnato dalla Procura generale del capoluogo lombardo.
Nel provvedimento, sei pagine in tutto, sono state riportate le valutazioni fatte dalle varie equipe, educatori e religiosi che negli ultimi 17 anni hanno seguito Pietro Maso in carcere. A suo favore è stato anche sottolineato il modo, giudicato positivo, con cui si è rapportato recentemente con la stampa, da non protagonista, elemento questo che confligge con quel disturbo narcisistico della personalità dal quale, secondo la Procura generale, invece, Maso non sarebbe ancora guarito. Tra gli elementi positivi evidenziati per Pietro Maso, oltre al percorso di fede e ai rapporti affettivi, vengono sottolineate le tante attività svolte in carcere tra i quali lo studio: nel giugno scorso, infatti, Maso ha conseguito il diploma di ragioneria.
Il tribunale della sorveglianza di Milano ha concesso la semilibertà a Pietro Maso anche per “la grande maturità , quindi, nell’affrontare la difficile prova di misurarsi con la realtà esterna e con la pressione mediatica, che ha soppoortato ogni volta che è uscito dal carcere in permesso. Una pressione” precisano i giudici nel loro provvedimento “che ha affrontato senza mai rilasciare interviste o approffittato della notorietà per farsi mettere in prima pagina”.
I giudici hanno anche sottolineato l’importanza della relazione avviata da Maso con una ragazza milanese, una ’storià definita “un rapporto affettivo molto importante”, che rappresenta “una ulteriore novità positiva nell’evoluzione della personalità ” di Maso. Proprio questa relazione, secondo il tribunale di sorveglianza, “ha avuto un ruolo di propulsione in termini evolutivi.
La concessione a Maso del regime di semilibertà , però, ha sollevato grosse polemiche, soprattutto da parte di chi non lo ritiene ancora idoneo ad una vita fuori dal carcere. Il criminologo Francesco Bruno, ad esempio, sostiene che sia ” un gravissimo errore liberare Pietro Maso”, poichè si tratta di “un malato di megalomania schizoide”, un soggetto, cioè, che “non è dotato del senso etico: non sa discernere il bene dal male e ritiene che tutta la vita si riduca a una bella macchina, alla discoteca, alla palestra”. Secondo Bruno, ordinario all’Università La Sapienza, Maso “ha più bisogno di terapie che del carcere”. Ma, spiega, la semilibertà lo espone “a due rischi imminenti: da un lato soggetti come lui, malati patologici, rischiano o il ritiro in un eremo, metaforicamente parlando, cioè una vita chiusa e la depressione o, al contrario, tentati e lusingati dai media, cadere in eccessi di euforia. Insomma dico a Maso e chi lo ha in cura, attenti al rischio mediatico”.
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- Mercoledì 22 Ottobre 2008
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