Sorpresa: ai comuni italiani il federalismo fiscale recentemente varato dal governo non pare poi così male. Almeno è quanto emerso dalla prima giornata dell’Assemblea annuale dell’Anci che si è aperta ieri a Trieste.
Nel discorso di apertura, davanti all’assemblea il leader dei Comuni, il sindaco di Firenze Leonardo Domenici, ha dato atto al governo di aver migliorato il testo sul federalismo fiscale: “Il testo ora risulta sufficientemente accettabile, considerato che si tratta di una delega che contiene principi e criteri”. Per il presidente Anci “la parte sulla
governance è innovativa ed apprezzabile con la previsione prima della Commissione paritetica, poi con l’istituzione della Conferenza per il coordinamento della finanza pubblica. I principi indicati sono tutti condivisibili nella loro intrinseca genericità e soprattutto meritevole di apprezzamento la centralità posta all’obiettivo del graduale superamento della spesa storica”.
Dopo il taglio del nastro del presidente dell’Anci, Leonardo Domenici, del ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto e del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, sono stati affrontati i temi d’attualità del federalismo fiscale e del rapporto tra enti locali e Stato. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel videomessaggio proiettato in apertura di assemblea, ha sottolineato l’importanza di un federalismo attuato nel confronto diretto con le autonomie: “In un momento in cui si apre a questo proposito il dibattito parlamentare sulla traduzione in termini legislativi dell’articolo 119 della Costituzione auspico vivamente che si persegua il più corretto e aperto confronto nell’attento ascolto della voce e delle esigenze e delle proposte del sistema delle autonomie. Un sistema che esige di essere rafforzato attraverso una decisa semplificazione dell’assetto istituzionale”. Quindi Napolitano ha speso parole per valorizzare il ruolo dei comuni: “Guardo ai comuni come preziose istituzioni di base del nostro sistema democratico”.
Fitto si è detto non convinto dell’idea di una commissione Bicamerale sul federalismo fiscale proposta dal Pd: “Ho il sospetto che vogliano rallentare il percorso più che entrare nel merito”. Mentre il sindaco di Roma ha fatto eco al Capo dello Stato a proposito del ruolo di valorizzazione dei comuni italiani. Rivendichiamo un maggiore protagonismo dei comuni sul federalismo fiscale”. I comuni, per il sindaco capitolino, “sono il luogo dove avvengono le scelte finanziarie più gravi e a cui va data una risposta”. Un concetto, quello coinvolgimento dei comuni, ribadito anche dal padrone di casa, Domenici. “La richiesta che spero uscirà da questa assemblea è quella di coinvolgere tutte le autonomie locali nell’iter parlamentare del provvedimento perché il federalismo contenga contemporaneamente più responsabilità e più autonomia”.
Quindi il presidente dell’Anci, Domenici, è tornato a chiedere un incontro al governo: “Dopo la posizione Ue di rendere più flessibile il patto di stabilità per gli stati non vedo perché questo patto dovrebbe risultare così pesante per i comuni e le autonomie locali”.
“Le forme di entrata individuate per finanziare la spesa comunale sono ampiamente diversificate: compartecipazioni a tributi erariali e regionali, addizionali, tributi propri e poi i finanziamenti perequativi. A questi si aggiungono i tributi di scopo oltre a forme di autonomia più ampia per le città metropolitane. Sulla natura dei tributi propri il problema è stato rinviato ai decreti legislativi, fermo restando il principio della possibilità di prevedere nuovi tributi in sostituzione di quelli esistenti”.
Detto ciò, Domenici ha ribadito che l’Anci “vigilerà nei prossimi mesi sugli interventi sulla finanza comunale, perché non accetteremo di arrivare stremati al traguardo, né ci faremo distrarre dai miraggi del federalismo, mentre l’unico tributo tendenzialmente federale viene menomato e sostituito non da nuova autonomia, ma da trasferimenti erariali che allo stesso tempo vengono costantemente tagliati”. Dal punto di vista economico “i comuni” ha aggiunto Domenici “vivono una situazione drammatica e paradossale. Abbiamo comuni con fondi in cassa e non possono spenderli e abbiamo enti sui quali continuano ad abbattersi tagli e penalizzazioni”.
E la crisi non aiuta certo né i comuni né i cittadini. Per questo il presidente Anci ha sottolineato l’importanza di non “ridurre il fondo per le politiche sociali”.
- Giovedì 23 Ottobre 2008
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