Dal ‘68 al 2008: Vecchio striscione, quanto tempo è passato…

10 mila in corteo a Roma contro la riforma Gelmini

“La maggior parte li ho inventati io: 40 anni fa”. Aldo Brandirali, fondatore di Servire il Popolo negli Anni ‘60 e uno dei leader della rivolta studentesta del ‘68, legge con un sorriso pieno di compassione gli slogan della protesta studentesca versione 2008. Davanti alla sua spremuta d’arancia seduto al tavolino di un bar della periferia milanese, li legge e sorride. “Roba un po’ vecchia”, ripete rammaricato, “questi slogan non colgono la sostanza del problema scolastico, ovvero che non è più un luogo di formazione dell’uomo, dove una persona può fare delle esperienze educative”. È cambiato, Brandirali. O forse no. Da leader del partito marxista-leninista italiano oggi è consigliere di Forza Italia al comune di Milano. Quindi cambiato, è cambiato anche se continua a “servire il popolo” guidando ben sei associazioni che si occupano di disagio sociale delle famiglie e delle persone che gravitano nelle periferie cementificate di Milano. Nel sito del comune la sua biografia aggiunge: “È diventato adulto correggendo il suo pensiero sulla politica e a 50 anni è diventato cristiano”. Ed è con questi occhi che rilegge gli slogan scanditi da studenti, insegnanti e genitori durante lo sciopero contro la riforma del ministro Gelmini. Slogan incredibilmente simili a quelli che gridava lui nelle stesse strade, nelle stesse piazze dove martedì 21 hanno sfilato i contestatori del XXI secolo. Per Panorama Brandirali ha accettato di commentarli uno per uno.
La scuola è degli studenti e dei docenti non della Gelmini e di Tremonti
Questo slogan rientra perfettamente nella mitologia sessantottina, solo che non ha mai funzionato perché la logica di questo slogan porta inevitabilmente al 6 politico e ai bambini nei cortei.
Cacciamo i Baroni, torneranno i conti
Contiene la quintessenza del ‘68 che prese origine proprio come rivolta contro le baronie universitarie. Ma ciò che mi colpisce non è che dopo 40 anni i baroni sono ancora nelle scuole, ma che i baroni di oggi sono i sessantottini di ieri.
Decreto e fiducia sono in sostanza paura del confronto e arroganza
Questo la può avere inventata solo il figlio di Walter Veltroni.
Cultura uguale a dissidio
È la prova della totale decadenza della scuola perché in questa frase la cultura viene ristretta nell’ambito del pensiero critico. Se non hai un pensiero critico non hai cultura. Di conseguenza se distruggi sei nel giusto e nel vero. L’esperienza del ‘68 porta a concludere che alla distruzione, provocata proprio dal pensiero critico, non è seguita alcuna forma di costruzione.
Fuori Confindustria da scuole e università
Questo è nuovo. Quarant’anni fa non c’era nemmeno lontanamente questa possibilità mentre adesso gli imprenditori dimostrano una attenzione verso la formazione. Dire che devono stare fuori dai luoghi dove si forma il sapere e la conoscenza è un puro pregiudizio.
Contro la scuola dei padroni, 10, 100, 1000 occupazioni
Questo lo gridavo io al tempo del Vietnam. In sostanza il messaggio implicito consiste nel sostenere che la minoranza di oggi sarà la maggioranza di domani e che anche se sono in minoranza sono nel giusto. E se proprio la maggioranza non dovesse seguirti allora si passa alla lotta armata.
No alle classi differenziali, i bambini sono tutti uguali
Questo è l’errore dell’uguaglianza che è il più grave degli errori ideologici perché è vero che i bambini sono tutti uguali, ma alcuni hanno diritto ad un aiuto maggiore perché, semplicemente, non conoscono la lingua italiana come la conosce un bambino italiano. Applicare nel concreto questo slogan significa discriminare ancora di più chi è già in difficoltà sostenendo però che lo si fa per il suo bene.
Quando la scuola è in vendita, ribellarsi è giusto.
È un altro storico slogan sessantottino. Ancora oggi io credo che ribellarsi sia giusto salvo il fatto che il ribelle è, nei fatti, un uomo solo, isolato e isolare l’uomo è da sempre l’obiettivo primario del potere.
Contro la riforma non basta una sfilata: lotta dal basso autorganizzata
Questo l’ho inventato io. Ne feci anche una variante e sulla facciata di una vetreria di Cernusco appesi uno striscione gigantesco con su scritto: “La lotta è l’unica democrazia degli sfruttati”.
No alle scuole di classe
Giusto, spero che a gridare questo slogan ci fossero anche i figli di papà. Infatti oggi c’è ancora qualcuno che crede alla lotta di classe, solo che non sono i poveri, sono i ricchi.
Berlusconi, Tremonti, Gelmini: non vogliono studenti ma solo burattini
Io, che di queste cose ho una certa esperienza, starei più attento a non essere ridotto a burattino da chi dirige la protesta, questa come qualsiasi altra. Questa, in particolare, non è nata in casa Pd, ma in casa Cgil la cui unica preoccupazione è che non si tagli l’occupazione. Se gli studenti non fossero dei burattini avrebbero dovuto gridare: meno dipendenti e più insegnanti.
Non saremo noi a pagare la vostra crisi
È giusto in sé, solo che ciò che sta avvenendo è che siamo noi, inteso come popolo, a pagare la loro crisi, intesi come banchieri.
Le mie maestre sono già uniche
Magari!
Meno scuola, lo dice il decreto, per fare le letterine basta l’alfabeto
Molto creativo, lo condivido in pieno.
Bloccheremo tutto
Noi nel ‘68 bloccammo tutto e fu un disastro.
La riforma fatela davvero, libri di testo a costo zero
Buona idea.
L’Università pubblica non si tocca, la difenderemo con la lotta
È uno slogan colmo di pregiudizi e io ne ho vissuti a tonnellate di pregiudizi. Schierarsi da una parte contro un’altra a prescindere dalla realtà è il modo migliore per coltivare pregiudizi
Tagliate le armi per risparmiare, la scuola pubblica deve restare
Ma perché deve restare solo quella pubblica? E della Bocconi che ne facciamo, la chiudiamo?
Ministro Gelmini, ma dell’istruzione capisci qualcosa o vuoi una lezione?
La domanda è giusta, anche se espressa in una forma vagamente minacciosa.
Se l’istruzione vi sembra un costo, provate l’ignoranza
Bello. Esprime la tradizionale creatività di chi protesta. Meglio di questo slogan c’è solo: Meglio bionda che Brunetta. Ma, almeno questo, non l’ho inventato io.

Commenti

Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.

Il 24 Ottobre 2008 alle 13:42 lordmax ha scritto:

“È diventato adulto correggendo il suo pensiero sulla politica e a 50 anni è diventato cristiano”

Come dire che ha perso la sua anima.

Devi aver fatto log-in per inserire un commento.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
FacebookTwitter
MobileFeed rss
FacebookTwitter

Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa

  • Aspettando Sanremo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Meteo
  • Le uscite al cinema
    • Viaggio nell'antico Egitto
    • Applicazioni Mondadori
    • Immobiliare.it
      Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

      Provincia
      Tipologia
    • R101
  • Promozione

  • Abbonati subito a Panorama!