- Tags: Cisl, Fintecna, fodni, governo, Messina, Opera, Pietro-Ciucci, ponte, Reggio-Calabria, Sdm, Silvio Berlusconi, stretto
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di Laura Maragnani
La sede centrale era di alta rappresentanza, a Roma, perfetta per una società di rango internazionale che puntava all’opera più ambiziosa e discussa degli ultimi 30 anni: il ponte sullo Stretto, investimento in project financing da 6 miliardi. E sede dunque adeguata: quattro piani più attico, più seminterrato, più giardino, nella centralissima via Po, al numero 19. In tutto 3.600 metri quadrati (lordi) a 75 mila euro di affitto al mese, puntualmente incassati dalla srl Fosso del ciuccio. L’immobiliare della Cisl.
Dalle stelle alle stalle: in via Po l’Anas manderà ora l’ispettorato di vigilanza sulle concessionarie autostradali, mentre la Stretto di Messina spa (di cui l’Anas controlla l’82 per cento) verrà spostata in piazza dei Cinquecento. Nuovo biglietto da visita del ponte: la stazione Termini, sopra la galleria centrale. Tra viaggiatori, barboni e fumi di hamburger la rappresentanza sarà pochina, il risparmio relativo (l’affitto al metro quadrato sarà infatti più alto), però non mancherà un certo imbarazzo.
Il nuovo padrone di casa è la società Grandi stazioni, tra i cui azionisti c’è la Sintonia del gruppo Benetton. Sintonia controlla Atlantia, ossia Autostrade per l’Italia, che attraverso Igli detiene un terzo di Impregilo.
Ed ecco il punto: la Impregilo è capofila italiana dell’Eurolink, associazione di imprese che con la Stretto di Messina spa ha in corso una dura vertenza per danni. Ogni mese i suoi avvocati recapitano alla società del ponte una richiesta di risarcimento da 3 milioni di euro, per un totale che ha già raggiunto quota 100 milioni. In attesa della liquidazione i Benetton si metteranno in tasca almeno una quota della pigione.
La vicenda, paradossale, ha una data di inizio: a marzo 2006, pochi giorni prima della vittoria di Romano Prodi, contrario alla costruzione, l’amministratore delegato della Sdm, Pietro Ciucci, firmava il contratto da 3,9 miliardi di euro con il general contractor Eurolink (oltre all’Impregilo ne fanno parte la spagnola Sacyr, la giapponese Ishikawajima-Harima e altre imprese italiane). Prima dell’apertura dei cantieri il centrosinistra aveva però dato l’altolà. E su mandato dell’allora ministro alle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, Ciucci ha iniziato lo smantellamento della Sdm proprio alla vigilia delle elezioni 2008, vinte da un centrodestra per cui il ponte sarebbe tornato a essere «una priorità».
Ora è tutto da rifare. Secondo il nuovo programma messo a punto da Ciucci, riconfermato in Sdm (ricopre anche le cariche di amministratore delegato, consigliere e direttore generale della controllante Anas), bisogna ripartire coi contratti nel 2009 e aprire i cantieri nel 2010. Inaugurazione ufficiale del ponte prevista entro il 2016. Ma con quali soldi?
Sparito il miliardo e mezzo accantonato dalla Fintecna (è stato assegnato ad altro dal governo Prodi, e il governo Berlusconi l’ha usato per compensare il taglio dell’Ici), di nuovi finanziamenti non c’è ancora traccia. Sei mesi dopo le elezioni le sedi di Villa San Giovanni e Messina sono chiuse, mobili e computer sono stati venduti, il personale tecnico ridotto all’osso; il sito del ponte non è più online. I cantieri rimarranno fermi ancora a lungo.
C’è tutto il tempo per traslocare con calma, e al nuovo indirizzo ricevere le richieste di danni del padrone di casa.
- Venerdì 24 Ottobre 2008
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