Sprechi all’Università: a lezione di crac

universitÃ

Olio extravergine, Chianti classico, Vinsanto, Rosso toscano e grappa: roba di prima qualità quella con l’etichetta Villa Montepaldi. Prodotta con il sudore di esperti braccianti. E un po’ anche con quello di tutti noi. L’azienda agricola, difatti, è foraggiata con generosità dall’Università di Firenze, proprietaria di questi 40 ettari a San Casciano Val di Pesa, una ventina di chilometri dal capoluogo. Tenuta prestigiosa: fu degli Acciaoli, poi dei Medici, successivamente dei Corsini e infine dell’ateneo. Utilità? Discutibile: l’ultimo avvistamento di uno studente alla “fattoria dell’università “, come la chiamano vezzosamente i professori, risale a qualche anno fa. E l’azienda è in perenne perdita, nonostante i milioni di euro versati dall’ateneo. Che, tra un buon bicchiere di rosso e un crostino intinto in olio pregiato, ha un deficit di almeno una settantina di milioni di euro. Gorgo che rischia di raddoppiare nel 2010. Nella vicina Siena le cose non vanno diversamente, così come in molti atenei italiani. I bilanci in rosso nascondono spese ormai fuori controllo: troppi dipendenti, corsi di laurea di dubbia utilità, concorsi banditi senza sosta, sprechi che si perpetuano.
Mai come adesso l’università italiana sembra allo sfascio. I rettori lanciano furibondi allarmi, per scansare i tagli previsti dal ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini. Gli studenti occupano le aule e sfilano per strada, protestando contro lo smantellamento del sistema pubblico. I conti però non tornano più. Come non sono tornati ad Antonio Brancasi, che a Firenze insegna diritto amministrativo. “Caro rettore”: cominciava così la lettera indirizzata al magnifico di Firenze, Augusto Martinelli. Missiva in cui il docente contestava le incongruenze dell’ultimo bilancio. Faceva le pulci Brancasi: dati statistici contraddittori, vendite di immobili fittizie, spese incomprensibili. Come quella di 1,2 milioni di euro per trasformare la solita Villa Montepaldi in un agriturismo. Investimento di cui si è persa memoria. L’ateneo adesso promette rigore.

A Firenze si spendono praticamente tutti i finanziamenti statali per pagare il personale. Lo fanno in tanti. Le economie devono partire da lì. Eppure quest’anno l’università, nonostante la voragine in cui è cascata, ha già bandito 43 concorsi per ricercatore. Ha eliminato il superfluo, almeno? Non sembrerebbe.
A guardare bene gli ultimi dati ministeriali, si scopre che ci sono decine di corsi con meno di 20 iscritti. Un indubitabile primato lo detiene però la laurea in scienza delle religioni: zero iscritti. Seguita a ruota da scienze pedagogiche, dove il volonteroso è uno solo. E dalla scuola per assistenti sociali, bazzicata da altri due stoici. Pier Luigi Celli, direttore generale della Luiss di Roma, è sferzante: “Classi con 20 studenti non potranno mai reggere economicamente: è una moltiplicazione di costi abnorme” dice. “Poi ci sono le sedi decentrate, centri di potere che servono solo a compiacere i politici locali. Il risultato è sconfortante: spese enormi, livello dei docenti modesto e studenti abituati a studiare sotto casa”. A Siena non sembrano essersi posti il problema.

Negli ultimi anni, mentre l’ateneo accumulava passivi, sono stati aperti tre nuovi poli: a Colle Val d’Elsa, San Giovanni Valdarno e Follonica, che si aggiungono alla sede di Grosseto. E a quella di Arezzo: qui brillano i corsi di laurea in storia dell’antichità (tre iscritti) e in società, culture e istituzioni d’Europa (sette allievi).
Del resto il vecchio rettore Piero Tosi, in carica fino al 2006, è uno che i centesimi non li ha mai guardati. “Una gestione che ha lasciato 160 milioni di debiti solo tra il 2002 e il 2005, anni in cui i bilanci sono stati chiaramente imbellettati” accusa Giovanni Grasso, professore di anatomia umana e storico antagonista di Tosi. “Hanno trasformato l’Università di Siena in un ente assistenziale ormai alla bancarotta”. Le cifre non sembrano dargli torto: i bilanci degli ultimi 6 anni totalizzano perdite per 130 milioni di euro. Periodo in cui il costo per il personale è aumentato costantemente, arrivando, tra docenti e amministrativi, a un dipendente ogni 3,9 studenti. Cosa si fa in situazioni del genere? Si taglia allo spasimo, ovvio. Eppure, nell’ultimo anno sono stati stabilizzati 300 amministrativi e sono stati banditi concorsi per 43 ricercatori. A Genova ne hanno assunti 34 di ricercatori, oltre a 17 professori. Peccato che l’anno scorso sia comparso un buco di 15 milioni di euro. La Corte dei conti sta indagando sulle cause. “È chiaro che molti atenei chiudono i bilanci solo con i più spericolati artifici ” attacca Roberto Perotti, economista della Bocconi e autore del libro L’università truccata. “Il disavanzo è sempre uguale a zero. Poi, a distanza di anni, vengono fuori i debiti”. Alla Sapienza il bilancio del 2007 è stato chiuso con 40 milioni di euro di deficit. L’ex rettore Renato Guarini, in carica fino al mese scorso, aveva dunque annunciato un “notevole contenimento della spesa per il personale”. Il proclama si è tradotto in una nuova infornata di cattedre: 186 solo quest’anno. Qualcuno obietterà: su tutto si può lesinare ma non sulla ricerca. Giusto.
Però solo in teoria, avverte Perotti: “La qualità dei professori in Italia è pessima, lavorano poco e guadagnano tanto. I concorsi sono una farsa che favorisce solo amici e parenti. Per molti avere il doppio degli insegnanti servirebbe solo a moltiplicare le tribù accademiche. D’altra parte, sono un errore anche i tagli indiscriminati del ministro Gelmini”. “Un colpo mortale a coloro che riescono, nonostante tutto, a fare ricerca di eccellenza” li ha definiti Ferdinando Di Iorio, rettore dell’Università dell’Aquila, in lizza per la candidatura a governatore abruzzese con la Sinistra arcobaleno. Il suo ateneo, però, dicono le statistiche, non riluce di virtù: spende il 95,5 dei finanziamenti statali per il personale e ha un disavanzo di 12 milioni di euro. Eppure non centellina: vanta un corso per infermieri ad Avezzano, un altro in economia del turismo a Sulmona e quello, più disgraziato, in ingegneria agroindustriale a Celano, con soli otto iscritti. I bilanci in rosso vengono fuori uno dopo l’altro. Alcuni rettori, sepolti dai debiti, invocano l’intervento dello Stato: “Si rischia una nuova Alitalia” ha detto il ministro Gelmini. Che a Panorama anticipa: “Non ci sarà alcun aiuto pubblico.
Gli atenei dovranno predisporre piani di rientro sui quali vigileremo. E la lotta agli sprechi diventerà prioritaria. L’università italiana è indifendibile e chi lo fa danneggia solo i ragazzi. Molti corsi di laurea servono solo a moltiplicare le cattedre: elimineremo quelli non necessari”. Proposito, in verità, già annunciato da molti suoi predecessori e mai messo in pratica. Le novità, invece, riguardano soprattutto i bilanci: “A partire dal prossimo anno dovranno essere come quelli delle aziende. Bisogna evitare che siano compilati in modo creativo, cosa che è avvenuta spesso. Saranno poi certificati da società esterne, verificati da una commissione ministeriale e pubblicati su internet” dice il ministro, che ha deciso di inviare ispettori nelle università più a rischio. “Non è tollerabile che alcuni atenei interpretino l’autonomia in modo univoco: spendono senza controllo e sperano poi che arrivi qualcuno a ripianare i debiti”. Alla Federico II di Napoli il rettore, Guido Trombetti, ha recentemente annunciato di avercela fatta da solo: “L’ultimo bilancio è in perfetto pareggio” ha assicurato.
Il penultimo invece era in profondo rosso: 10 milioni di euro. Poi però è cominciata l’era del rigore, che si è tramutata in un aumento delle spese per il personale del 4,5 per cento. Risultato: l’università sborsa per i dipendenti più di quanto gli trasferisca lo Stato. Avanzano 11 milioni: le tasse pagate ogni anno dagli studenti. Ma per far funzionare il più elefantiaco ateneo del Meridione sembrano pochini. Invece bastano, addirittura avanzano, tanto da permettere di bandire quest’anno ben 37 concorsi per docenti e 54 per ricercatori. E ci sono pure i debiti del Policlinico: si aggirerebbero intorno a 20 milioni di euro. Anche al Policlinico dell’Università di Messina i conti non tornano da anni. Tanto che dal 2004 la Regione Siciliana non approva un bilancio. Il deficit è di 40 milioni di euro. Per metà dovrebbe essere ripianato dall’ateneo, che insiste a non mettere da parte 1 euro, anzi. Il sito dell’università annuncia le selezioni per 90 amministrativi. Per i sindacati, i requisiti sono troppo stringenti: sospettano che siano stati cuciti su misura per parenti e amici. Il rettore, Francesco Tomasello, nega sdegnato. E va avanti a bandire: 74 posti per docenti e ricercatori solo nel 2008. C’è carenza di personale a Messina?
università -siena

Al contrario: per il ministero, solo nella facoltà di medicina ci sono 320 medici di troppo. Non insegnano né fanno ricerca, sono solo inutili, anche se vengono pagati lautamente, e la regione partecipa alle spese. Come accade all’Università di Enna, la Kore, quarto polo siciliano nato grazie all’attivismo del senatore del Partito democratico Mirello Crisafulli, leader elettorale della zona. Tutto privato, promisero i politici quando si trattò, nel 2004, di ottenere le dovute autorizzazioni. Lo Stato non ci metterà un soldo, ribadirono. Ma la regione sì: un contributo di 2 milioni l’anno. Poi c’è la provincia, con 800 mila euro.
Altri 400 mila arrivano dalle esangui casse dei comuni di uno dei territori più poveri d’Italia. “Quella che è privata è solo la gestione” insinua Massimo Greco, presidente del consiglio provinciale. “Il cda della fondazione, composto da cinque politici, tra cui Crisafulli, è stato congelato a vita”. E il consorzio universitario ha 14 membri: “Nominati con regole rigidissime” ironizza Greco. “Uno per partito”. Sistema che rischia di sfasciarsi a breve. L’Università di Catania ha fatto causa alla Kore chiedendo 20 milioni di euro: 16 per gli stipendi dei docenti mandati a insegnare a Enna. Sarebbe un colpo ferale per il piccolo ateneo siciliano. A meno che da Palermo arrivi un sostanzioso aiuto. È andata così all’Università della Basilicata. Nel 2005 è entrata in esercizio provvisorio: nelle casse non c’erano più soldi. Poi è intervenuta la regione: ha concesso 3 milioni di euro l’anno fino al 2007, saliti ora a 5. Qualche tempo dopo, a febbraio del 2008, il figliolo di un ex assessore della giunta lucana ha vinto un concorso da ricercatore nella nuova facoltà di economia. Fortuite coincidenze, per carità.

LE CIFRE DELLO SFASCIO:
Nel corso degli ultimi anni gli atenei italiani hanno moltiplicato i corsi di laurea e, di conseguenza, le cattedre. 5.500 sono i corsi di laurea in Italia. Le università sono 90 con 330 sedi distaccate e 170 mila insegnamenti attivati. In media gli altri paesi europei ne hanno la metà. 37sono i corsi di laurea con un solo studente. 323corsi di laurea non superano i 15 studenti iscritti. 20 sono le università italiane sull’orlo della crisi finanziaria. Negli ultimi 7 anni, però, sono stati banditi concorsi complessivamente per 13.232 posti da professore ordinario o associato, ma i promossi sono stati complessivamente 26.004. Nel 99,3 per cento dei casi sono stati promossi senza che ci fossero posti disponibili. Per coprire le nuove qualifiche i costi del personale sono aumentati di 300 milioni di euro.

-

LEGGI ANCHE: Il ministro chiama al dialogo gli studenti - I siti della protesta - La cura Gelmini, punto per punto.

Discutine sul FORUM: Sprechi e università: parlane con Antonio Rossitto, firma di Panorama

Commenti

Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.

Il 24 Ottobre 2008 alle 17:29 jerusalem ha scritto:

Gentilissimo autore dell’articolo,
concordo pienamente sugli sprechi. concordo anche sul fatto che l’Università stia andando a ramengo, Mi duole purtroppo farle notare che la parola crack si scrive con la k finale, è una parola inglese, e significa schianto, rottura, crepa,e poi anche si riferisce al dissesto finanziario. Lo stesso per designare la droga omonima. Immagino che comunque il titolo sia un refuso.
Distinti saluti

Il 24 Ottobre 2008 alle 19:57 Inchiesta sugli sprechi delle università italiane (Rossitto, PANORAMA 24ottobre2008) « IL FRESCO PROFUMO DI LIBERTA’ ha scritto:

[...] sugli sprechi delle università italiane (Rossitto, PANORAMA 24ottobre2008) Salta ai commenti(Articolo) [...]

Il 25 Ottobre 2008 alle 2:31 SuccedeOggi » Università, protesta continua. Una giornata in piazza con gli studenti ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Università in rosso: a lezione di crac - Dal ‘68 al 2008: Vecchio striscione, quanto tempo è passato… - I siti della protesta - La cura Gelmini, punto per punto. Partecipa al FORUM [...]

Il 25 Ottobre 2008 alle 8:00 Il ReteGiornale - la Tua Voce in Rete» Messina » Sprechi all’Università: a lezione di crac ha scritto:

[...] Fonte: Nebrodi e Dintorni di Antonio Rossitto 24 ott 2008 - Anche al Policlinico dell’Università di Messina i conti non tornano da anni. Tanto che dal 2004 la Regione Siciliana non approva un bilancio. Il deficit è di 40 milioni di euro. Per metà dovrebbe essere ripianato dall’ateneo, che insiste a non mettere da parte 1 euro, anzi. Il sito dell’università annuncia le selezioni per 90 amministrativi. Per i sindacati, i requisiti sono troppo stringenti: sospettano che siano stati cuciti su misura per parenti e amici. Il rettore, Francesco Tomasello, nega sdegnato. E va avanti a bandire: 74 posti per docenti e ricercatori solo nel 2008. C’è carenza di personale a Messina? Al contrario: per il ministero, solo nella facoltà di medicina ci sono 320 medici di troppo. Non insegnano né fanno ricerca, sono solo inutili, anche se vengono pagati lautamente, e la regione partecipa alle spese. Come accade all’Università di Enna, la Kore, quarto polo siciliano nato grazie all’attivismo del senatore del Partito democratico Mirello Crisafulli, leader elettorale della zona. Tutto privato, promisero i politici quando si trattò, nel 2004, di ottenere le dovute autorizzazioni. Lo Stato non ci metterà un soldo, ribadirono. Ma la regione sì: un contributo di 2 milioni l’anno. Poi c’è la provincia, con 800 mila euro.Altri 400 mila arrivano dalle esangui casse dei comuni di uno dei territori più poveri d’Italia. “Quella che è privata è solo la gestione” insinua Massimo Greco, presidente del consiglio provinciale. “Il cda della fondazione, composto da cinque politici, tra cui Crisafulli, è stato congelato a vita”. E il consorzio universitario ha 14 membri: “Nominati con regole rigidissime” ironizza Greco. “Uno per partito”. Sistema che rischia di sfasciarsi a breve. fonte Panorama.it [...]

Il 25 Ottobre 2008 alle 9:14 Campus Blog ha scritto:

[...] Ieri è arrivata puntuale la copertina di Panorama, targata Belpietro (piuttosto bruttarella, da un punto di vista giornalistico, ma questa è un’altra storia) e un servizio da battaglia di Antonio Rossitto, sugli sprechi degli atenei. [...]

Il 25 Ottobre 2008 alle 20:37 Sprechi all’Università: a lezione di crac » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Sprechi all’Università: a lezione di crac » Panorama.it - Italia. [...]

Il 26 Ottobre 2008 alle 2:07 Il senso della misura » Sulla voragine nei conti dell’ateneo senese “il senso della misura” ha già scritto tutto ha scritto:

[...] da Giovanni Grasso in Commissariarla per salvarla il 25 Settembre 2008 alle ore 23:36 | Permalink || [...]

Il 26 Ottobre 2008 alle 20:56 Camelotdestraideale.it » Blog Archive » Riforma Gelmini, legge 133 (Università): quello che c’è da sapere ha scritto:

[...] Negli ultimi sette anni (come ha raccontato Andrea Scaglia su Libero di ieri, e oggi ne ha parlato anche Feltri), nelle nostre università sono stati messi al bando 13.232 posti da associato (quindi da professore di seconda fascia; quindi concorsi per ricercatori). Bene. Sapete quante persone sono state assunte, in realtà? [...]

Il 27 Ottobre 2008 alle 0:03 Il senso della misura » Sul dissesto nell’ateneo senese: è l’ora dell’individuazione delle responsabilità e dell’adozione di un rigoroso piano di risanamento ha scritto:

[...] da Giovanni Grasso in Commissariarla per salvarla il 25 Ottobre 2008 alle ore 15:52 | Permalink || [...]

Il 27 Ottobre 2008 alle 14:38 vdb ha scritto:

DAL DIZIONARIO DI TULLIO DE MAURO
http://www.demauroparavia.it/2.....8673
**********************
crac
s.m.inv.
CO rovina, fallimento improvviso e clamoroso: un c. finanziario, il c. di una banca, fare c. in borsa
Varianti: crack
**********************

Il 28 Ottobre 2008 alle 2:33 SuccedeOggi » Gelmini: lo sciopero del 30? Un rito della sinistra. Il mio modello è Obama ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Una giornata in piazza con gli studenti - Università in rosso: a lezione di crac - I siti della protesta - La cura Gelmini, punto per punto. Partecipa al FORUM Guarda la GALLERY [...]

Il 2 Novembre 2008 alle 11:11 Riforma Gelmini, legge 133 (Università): quello che c’è da sapere « Weblog di Baldo Borrelli ha scritto:

[...] Negli ultimi sette anni (come ha raccontato Andrea Scaglia su Libero di ieri, e oggi ne ha parlato anche Feltri), nelle nostre università sono stati messi al bando 13.232 posti da associato (quindi da professore di seconda fascia; quindi concorsi per ricercatori). Bene. Sapete quante persone sono state assunte, in realtà? [...]

Il 2 Novembre 2008 alle 18:09 bartlindon ha scritto:

Il fatto e’ che i tagli della 133 andranno a penalizzare gli studenti (tagli al diritto allo studio), la formazione post-laurea (scuole di dottorato) e i ricercatori a tempo determinato (assegnisti e borsisiti), lasciando INTATTI i professori a tempo indeterminato, giustamente criticati per la logica clientelare seguita nelle loro assunzioni. Questi sono dati UFFICIALI del Servizio Studi della Camera pubblicati dal Sole24Ore.

Una cosa e’ eliminare l’autoreferenzialita’ dell’Universita’ e la baronia, un’altra e’ tagliare indiscriminatamente colpendo esclusivamente l’anello piu’ debole e ricattabile della catena: i precari e gli studenti.

Il 2 Novembre 2008 alle 21:27 veronicaba ha scritto:

noi universitari nn dobbiamo preoccuparci, la Gelmini cii ha rassicurati…la nostra morte è vicina, ma non è stata ancora attuata….MINISTRO ASPETTIAMO ANSIOSI. (Naturalmente sto scherzando, ma nn troppo)

Il 6 Novembre 2008 alle 22:28   Anche Panorama attacca la Kore by Liberamente ha scritto:

[...] di Libero Questo l’articolo: http://blog.panorama.it/italia.....e-di-crac/ [...]

Il 17 Dicembre 2008 alle 17:44 La leggenda dello studente unico « Rete Nazionale Ricercatori Precari ha scritto:

[...] Un perfetto esempio di questo comportamento è in due articoli uno di Panorama, ed uno de il Giornale che citano, tra gli altri, proprio la leggenda metropolitana dei corsi a studente unico. Non si affrontano mai le cause strutturali di  dissesto finanziario o dei buchi di bilancio: si passa dalla malagestione alla corruzione condendo il tuttoalla fine del pezzo sul settimanale, con le “cifre dello sfascio” in cui si mettono insieme corsi e concorsi. In entrambi i casi numeri senza madre (fonte) ne’ padre (confronti). [...]

Il 23 Febbraio 2009 alle 18:03 Università e tagli. La gelmini pubblica la mappa degli sprechi » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] A stemperare i toni; a specificare che non si sta assistendo a un altro scontro tra Quirinale e Palazzo Chigi; a dire che sì, insomma: “Le preoccupazioni del Presidente sono anche le preoccupazioni del Governo”, ci pensa, poche ore dopo le affermazioni di Napolitano, il ministro dell’Istruzione e dell’Univesrità, Mariastella Gelmini. Che specifica: lo scopo della riforma, l’intento del governo è prorpio premiare le università migliori e tagliare gli sprechi. Per il ministro la crisi economica internazionale “deve trasformarsi in una grande opportunita’ per rivedere il sistema di Istruzione in Italia, un sistema in cui il problema principale non e’ quanto si spende ma come vengono spese le risorse pubbliche”. È necessario utilizzare al meglio le risorse per università e ricerca in Italia; non è solo un problema di risorse destinate all’università ma come queste vengono impiegate, ha ribadit il ministro Gelmini. E Viale Trastevere, a supporto di questa affermazione, ha ricordato in una nota alcuni dati. In percentuale in Italia si laureano meno studenti che in Cile, questo anche se nel nostro Paese ci sono 95 università. Oltre alle sedi centrali esistono più di 320 sedi distaccate. Sono attivi 37 corsi di laurea con 1 solo studente e 327 facoltà con 15 iscritti. Nel 2001 i corsi di laurea erano 2444, oggi sono più che raddoppiati arrivando a 5500. Negli altri Paesi Europei, la media dei corsi dei laurea è la metà. Le materie insegnante nelle università italiane sono circa 170.000, contro una media europea di 90.000. Nessun ateneo italiano è entrato nella graduatoria delle migliori 150 università del mondo stilata dal Times. La prima nostra università che compare è Bologna al 192esimo posto. Negli ultimi 7 anni sono stati banditi concorsi per 13.232 posti da associato ma i promossi sono stati 26.000. Si sono moltiplicate cattedre e posti per professori senza tener conto delle reali esigenze degli studenti, aumentando la spesa in maniera incontrollata. Molte università italiane hanno i conti in rosso. L’Università di Siena, ad esempio, spende per il personale il 104% del suo finanziamento e la Federico II di Napoli il 101% con decine di milioni di euro di passivo. [...]

Il 24 Luglio 2009 alle 18:05 Più risorse agli atenei virtuosi, ecco l’Università della Gelmini. La classifica » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] L’eccellenza negli atenei Ma già da quest’anno, ed è la prima volta in Italia, il Miur ha assegnato una parte dei fondi destinati alle università sulla base di nuovi criteri di valutazione della qualità. Da una prima analisi della situazione emerge che l’Università di Trento, i Politecnici di Milano e di Torino sono tra le università migliori in base ai nuovi parametri. Trento, secondo il ministero, “pur essendo un piccolo ateneo, è riuscito meglio di ogni altro a intercettare, attraverso propri progetti, i finanziamenti europei. I politecnici di Milano e Torino hanno conseguito risultati importanti su didattica, ricerca, capacità di autofinanziarsi, buone valutazioni degli studenti, presenza di molti progetti assegnati dal programma nazionale di ricerca”. Quindi si meritano i premi monetari: in arrivo a Trento 6 milioni di euro in più, al politecnico di Milano 8 milioni. Ma è andata bene anche ad altri atenei: Bologna segna un più 5 milioni di euro, Padova un più 4. Mentre per Trieste, Firenze e Siena l’erogazione della quota di fondi vincolata alla qualità (pari al 7% del totale) è stata sospesa in attesa della presentazione di un piano finanziario di risanamento dei bilanci che attualmente risultano in rosso. Meno finanziamenti, invece, sono destinati ad altre 27 università (quasi tutte nel Mezzogiorno) che non hanno raggiunto gli standard qualitativi previsti. A Foggia viene tolto 1 milione di euro, a Macerata 1,13 milioni. Ma è quasi tutto il sud a soffrire: tra i centri “negativi” c’è tutto il panorama dell’Università meridionale: nessun ateneo è considerato degno di un aumento dei fondi, anzi è previsto un taglio che arriva anche al 3% dei fondi del 2009. Solo l’Università del Sannio (+0,76%), il Politecnico di Bari (+0,26%) e l’Università della Calabria si salvano. Reclutamento di professori e ricercatori Riguardo ai concorsi per ricercatore “ogni titolo scientifico dovrà essere valutato separatamente e specificamente, per evitare giudizi sommari e approssimativi. Viene inoltre richiesto, per i settori scientifici, il ricorso a valutazioni di indici oggettivi e a sistemi di valutazione internazionali, come il Peer review: la valutazione anonima di illustri accademici internazionali. “In questo modo, si dovrebbero ridurre i margini di arbitrio delle commissioni”. Infine, sono stati sbloccati 1.800 concorsi per professore e ricercatore. La direttiva sottoscritta poche ore fa avvia le procedure per la formazione delle commissioni di concorso in base alle nuove regole per il reclutamento dei professori dei ricercatori, dove prevale il sorteggio. I membri delle commissioni verranno sorteggiati da una lista di commissari eletti tra i professori appartenenti al settore disciplinare oggetto del bando. E la valutazione dei candidati avverrà secondo parametri riconosciuti anche in ambito internazionale.Il VIDEO: irruzione Idv in sala stampa e la Gelmini lascia: // [...]

Devi aver fatto log-in per inserire un commento.

Il video del direttore, di Giorgio Mulè
Il punto politico, di Carlo Puca
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Urbi et orbi, di Ignazio Ingrao
Cronache in nero, di Cristina Bassi
Sasso nello stagno, di Massimo Morici

Come si consluderà la guerra tra Berlusconi e Fini?
Mostra i risultati
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa
  • Panorama su iPad
  • Listino auto
  • Cerca lavoro
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Meteo
  • le uscite al cinema
  • Che Banca!
  • Trova ora la tua prossima casa!