Università, protesta continua. Una giornata in piazza con gli studenti

Una giornata di lezione in piazza a Milano

Lezione sotto il cielo grigio, seduti sul pavimento in pietra, con il blocco per gli appunti sulle ginocchia, tra i passanti incuriositi. E poi “meglio in piazza che nelle aule, dove siamo talmente stipati che la metà rimane in piedi”, fa notare Elisabetta, al primo anno di Scienze Politiche. La protesta “no Gelmini” persevera. Ma prende una piega nuova.

L’occupazione degli atenei non piace a tutte le correnti del movimento studentesco oppure non funziona come ci si aspetterebbe. I ragazzi decidono di puntare sulle lezioni in piazza Duomo. Le stesse che si dovrebbero tenere a Brera, a Giurisprudenza, a Mediazione linguistica e a Scienze politiche, ma trasferite all’aperto. I professori, 5-6, si prestano e gli studenti arrivano in 400 circa.

Ore 8.30 di venerdì 24 ottobre, via Conservatorio a Milano. Ritrovo e blocco simbolico, di circa mezz’ora, dell’entrata di Scienze Politiche per il sesto giorno consecutivo. Ci si sposta poi in piazza (guardati a distanza da agenti in borghese), dove altri ragazzi continueranno ad arrivare per tutto il giorno, e dove il programma va dalle 9 alle 15. Le materie: filologia slava, lingua araba, giapponese, diritto costituzionale, “paura e controllo sociale”, “storia di quarant’anni di fallimento dell’università pubblica”. Quest’ultima è la lezione più attesa. In cattedra, o meglio sul selciato, il prof. Aldo Giannuli, ricercatore in storia contemporanea a Scienze politiche. Che spiega le sue ragioni: “I docenti hanno il dovere di stare dalla parte degli studenti, anche se a volte compiono dei piccoli eccessi”, dice. “I ragazzi hanno dimostrato di avere coscienza politica nella difesa dell’università pubblica. Purtroppo non posso dire lo stesso di molti miei colleghi, che non hanno capito che questo sistema è al capolinea”.

Chi sono gli studenti in piazza? Ma soprattutto cosa vogliono? Alla prima domanda rispondono precisando che nomi e facce non hanno importanza: non ci sono leader riconosciuti. Sulle ragioni della protesta invece sono dettagliati e decisi. L’obiettivo è il ritiro del cosiddetto “decreto Gelmini”, il 137. “Che non ha nulla di buono”, spiega Luca, “ma è inaccettabile in particolare nei tagli previsti in Finanziaria a carico di un settore, quello della scuola, già con l’acqua alla gola. E nella possibilità di trasformare le università in fondazioni di diritto privato. Cioè, la fine dell’università pubblica”.

Ester descrive l’idea delle lezioni in piazza: “Il modo ottimale per mostrare alla città quello che facciamo e per mettere in condivisione il sapere”. Come si concilia questa voglia di interagire con i blocchi delle strade e delle stazioni? Risponde ancora Luca: “All’interno del movimento ci sono posizioni divergenti e diversi gradi di radicalità. Ma lezioni all’aperto e occupazioni sono due facce della stessa medaglia”. Emanuele vuole sfatare due luoghi comuni: “Non siamo il ‘partito del no’ a tutti i costi alle decisioni della Gelmini e tanto meno vogliamo difendere uno status quo. Anzi, incentiviamo il cambiamento. Ci sono molte cose in questa università che vanno migliorate, ma il modo di farlo non è certo tagliare i fondi”.

Il movimento ha avuto l’appoggio di molti docenti, ricercatori e spesso del personale amministrativo. La maggior parte degli studenti invece è rimasta fredda, alcuni si sono persino opposti alle manifestazioni, chiedendo di poter studiare in pace. A Scienze politiche è comparso un manifesto contrario allo striscione simbolo dei cortei di questi giorni. Recita “La vostra protesta non la pagheremo noi”, in risposta a “La vostra crisi non la pagheremo noi”. “Vogliono studiare?”, incalza Lucia, seduta in piazza col manuale di storia, “anche noi. Forse si sveglieranno quando il bilancio della Statale andrà in rosso, non più tardi del 2010.

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Gli studenti sono decisi ad andare avanti, finché il decreto non verrà ritirato. “Il governo non può continuare a ignorare o a non capire una mobilitazione che, a Milano, non si vedeva da vent’anni”, spiegano. E annunciano i prossimi appuntamenti della protesta: ancora lezioni in Duomo da lunedì e a oltranza (”Abbiamo cominciato per non fermarci”, dice uno striscione), giovedì 30 ottobre partecipazione alla manifestazione degli studenti delle medie, il 3 novembre assedio al Politecnico dove sono attesi Gelmini e Tremonti, il 14 corteo studentesco nazionale a Roma.

Da dove, intanto, arrivano brutte notizie per i contestatori: “Il ministro Gelmini è intenzionata a proseguire e non ritirerà il decreto 137″, ha detto il coordinatore nazionale dell’Unione degli Studenti delle scuole superiori Roberto Iovino, subito dopo l’incontro con il ministro dell’Istruzione. “Abbiamo consegnato una lettera al ministro, ma non abbiamo discusso in merito al decreto” ha spiegato Iovino. “Non siamo disposti a fare in modo che vengano presi questi provvedimenti, se la 137 passerà continuerà la mobilitazione”.
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LEGGI ANCHE: Università in rosso: a lezione di crac - Dal ‘68 al 2008: Vecchio striscione, quanto tempo è passato… - I siti della protesta - La cura Gelmini, punto per punto. Partecipa al FORUM

Commenti

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Il 24 Ottobre 2008 alle 22:23 artisticamente ha scritto:

E’ un problema di demenza senile o una sincera confessione?

DICHIARAZIONE DI FRANCESCO COSSIGA PRESIDENTE EMERITO DELLA REPUBBLICA ITALIANA E SENATORE A VITA:

“Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno.
In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perchè pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito… Lasciarli fare (gli universitari, ndr).
Ritirare le forze di Polizia dalle strade e dalle Università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città.
Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di Polizia e Carabinieri.
Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale.
Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti.
Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì… questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio”.

Il 25 Ottobre 2008 alle 13:01 t0p111 ha scritto:

Santoro ti sei comportato prorpio male ….. sei sempre il solito, non cambi mai …. cambi rete cambi trasmissione ma sei sempre uomo di parte … che dobbiamo fare per avere un Santoro diverso …. Sofia forse tu puoi riuscire a cambiarlo e renderlo meno schierato
http://www.fitnesschic.it/news.....gucci.html
Caro Santoro la protesta Universitaria è degli studenti non dei Partiti

Il 27 Ottobre 2008 alle 13:04 Gelmini: lo sciopero del 30? Un rito della sinistra. Il mio modello è Obama » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Un’altra settimana densa, anzi piena di occupazioni, sit-in, agitazioni. Non si femano i contestatori delle scuole e nelle università, in vista dell’approvazione al Senato (prevista mercoledì 29 ottobre) del decreto Gelmini. I due centri principali della protesta sono Roma e Milano: nella capitale oggi manifestazione con corteo di alcuni licei con gli studenti che faranno lezione al Colosseo. A Milano partite le annunciate prime occupazioni. Appuntamento clou giovedì 30 ottobre quando sciopererà il personale della scuola e si terrà a Roma la manifestazione. Ma per il ministro dell’Istruzione: quelli che protestano sono pochi, mentre “gli studenti in Italia sono 9 milioni”. Non dice solo quello, la Gelmini. Categorica, in un’intervista al Corriere della sera, aggiunge: “La sinistra ha perso totalmente il rapporto con chi lavora e ora lo sta perdendo anche con gli studenti”. E continua: “Il disastro dell’struzione in Italia è figlio delle logiche culturali della sinistra contro il merito e la competitività. Per decenni scuola e università sono state usate come distributori di posti di lavoro, di clientele e magari di illusioni”, ha detto Gelmini l Corriere. “L’illusione di posti di lavoro che non esistono. L’illusione che lo Stato possa provvedere a dare posti fissi in modo indipendente dalla situazione economica e dal debito pubblico”. [...]

Il 28 Ottobre 2008 alle 2:33 SuccedeOggi » Gelmini: lo sciopero del 30? Un rito della sinistra. Il mio modello è Obama ha scritto:

[...] Un’altra settimana densa, anzi piena di occupazioni, sit-in, agitazioni. Non si femano i contestatori delle scuole e nelle università, in vista dell’approvazione al Senato (prevista mercoledì 29 ottobre) del decreto Gelmini. I due centri principali della protesta sono Roma e Milano: nella capitale oggi manifestazione con corteo di alcuni licei con gli studenti che faranno lezione al Colosseo. A Milano partite le annunciate prime occupazioni. Appuntamento clou giovedì 30 ottobre quando sciopererà il personale della scuola e si terrà a Roma la manifestazione. Ma per il ministro dell’Istruzione: quelli che protestano sono pochi, mentre “gli studenti in Italia sono 9 milioni”. Non dice solo quello, la Gelmini. Categorica, in un’intervista al Corriere della sera, aggiunge: “La sinistra ha perso totalmente il rapporto con chi lavora e ora lo sta perdendo anche con gli studenti”. E continua: “Il disastro dell’struzione in Italia è figlio delle logiche culturali della sinistra contro il merito e la competitività. Per decenni scuola e università sono state usate come distributori di posti di lavoro, di clientele e magari di illusioni”, ha detto Gelmini l Corriere. “L’illusione di posti di lavoro che non esistono. L’illusione che lo Stato possa provvedere a dare posti fissi in modo indipendente dalla situazione economica e dal debito pubblico”. [...]

Il 3 Novembre 2008 alle 13:47 Università, la protesta continua, ma il Governo apre all’opposizione » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Dopo settimane di manifestazioni contro i tagli alle università previsti dal governo, il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli ha detto che la riforma degli atenei va fatta assieme all’opposizione, aprendo al dialogo con il leader del Pd, Walter Veltroni. “Anche Veltroni non può non considerare che nelle università ci sono 5.300 corsi. Bisogna prendere insieme delle decisioni, non per premiare o punire qualcuno, ma per creare una base reale di ragionamento e ripartire”, ha detto oggi Calderoli in un’intervista al quotidiano la Repubblica. Calderoli, spiegando l’utilità dell’apertura all’opposizione sulla riforma dell’università, ha ammesso di aver sbagliato in passato “quando ho fatto di tutto per cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza. Dagli errori bisogna imparare”. Intervenendo anche sul decreto Gelmini, diventato legge la scorsa settimana tra le proteste di insegnanti, alunni e genitori, Calderoli ha ammesso che “sicuramente” il governo ha sbagliato nella comunicazione. “Nelle strade e in Parlamento si sta protestando per cose che risalgono a luglio e agosto. Si è utilizzato il decreto Gelmini che nulla c’entra con un euro tolto alle università per sollevare il problema. Ma c’erano tre mesi per far capire le cose e non si è fatto”, ha aggiunto. Il ministro tuttavia ha detto di condividere il decreto Gelmini che “non è una riforma ma un intervento limitato sulla scuola dell’ordine”. Da settimane, studenti, docenti e ricercatori delle università protestano contro i tagli agli atenei e chiedono in particolare il ritiro degli articoli 16 e 66 della legge 133, sulla possibilità per le università di trasformarsi in fondazioni, sui tagli al fondo per il finanziamento ordinario delle università e sul blocco del turnover del personale. [...]

Il 23 Febbraio 2009 alle 16:07 Atenei, l’Onda di Napolitano: “Ricerca per lo sviluppo, no a tagli indiscriminati” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Le università italiane necessitano di “valutazioni e interventi pubblici puntuali” ed è necessario rivedere alcuni tagli che, sebbene dettati da motivi di bilancio, sono risultati “indiscriminati”. Eccolo, il nuovo richiamo del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che stavolta invoca più risorse pubbliche per gli atenei italiani. Un intervento che pare così avallare (solo nei contenuti) le proteste che gli studenti universitari dell’Onda inscenarono, tra ottobre e novembre scorsi, in varie città d’Italia contro la riforma del minsitro Gelmini. Dall’università di Perugia, dove partecipa alla cerimonia per il VII centenario della fondazione dell’ateneo, Napolitano si augura che “siano maturi i tempi per un riesame e un ripensamento di decisioni di bilancio ancorate a una logica di tagli indiscriminati”. Bisogna “guardare con coraggio a quel che oggi è in Italia il mondo della ricerca, e quello che all’estero, nel mondo, ci si aspetta da noi”. Infatti, ha aggiunto Napolitano, “La ricerca e la formazione sono la leva fondamentale per la crescita dell’economia. Questa è una verità difficilmente contestabile, e apparentemente non contestata nel nostro Paese”. Parola chiave, che Napolitano sottolinea leggermente con il tono della voce, è “apparentemente”. E questo è “un tema cruciale”, data la “situazione del Paese che è di straordinaria difficoltà per via della crisi economica e finanziaria e dei pesi che l’Italia si porta” da molto tempo. [...]

Il 23 Febbraio 2009 alle 21:59 Atenei, l’Onda di Napolitano: “Ricerca per lo sviluppo, no a tagli indiscriminati” « Beata Ignoranza: blog di resistenza delle scuole pratesi ha scritto:

[...] Le università italiane necessitano di “valutazioni e interventi pubblici puntuali” ed è necessario rivedere alcuni tagli che, sebbene dettati da motivi di bilancio, sono risultati “indiscriminati”. Eccolo, il nuovo richiamo del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che stavolta invoca più risorse pubbliche per gli atenei italiani. Un intervento che pare così avallare (solo nei contenuti) le proteste che gli studenti universitari dell’Onda inscenarono, tra ottobre e novembre scorsi, in varie città d’Italia contro la riforma del minsitro Gelmini. Dall’università di Perugia, dove partecipa alla cerimonia per il VII centenario della fondazione dell’ateneo, Napolitano si augura che “siano maturi i tempi per un riesame e un ripensamento di decisioni di bilancio ancorate a una logica di tagli indiscriminati”. Bisogna “guardare con coraggio a quel che oggi è in Italia il mondo della ricerca, e quello che all’estero, nel mondo, ci si aspetta da noi”. Infatti, ha aggiunto Napolitano, “La ricerca e la formazione sono la leva fondamentale per la crescita dell’economia. Questa è una verità difficilmente contestabile, e apparentemente non contestata nel nostro Paese”. Parola chiave, che Napolitano sottolinea leggermente con il tono della voce, è “apparentemente”. E questo è “un tema cruciale”, data la “situazione del Paese che è di straordinaria difficoltà per via della crisi economica e finanziaria e dei pesi che l’Italia si porta” da molto tempo. [...]

Il 9 Ottobre 2009 alle 18:00 Università italiana in vergognosa caduta libera: peggio di Taiwan - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] e contestatori della Gelmini sono [...]

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