Veltroni riempie il Circo Massimo: “L’Italia è migliore della destra che governa”

ManifestazionePD

Due milioni e mezzo di persone. La cifra la danno gli organizzatori, la questura ne conterà molti meno: duecentomila. Ma al di là del balletto dei numeri, il colpo d’occhio è innegabile: il Circo Massimo è pieno come non era più stato dalla prova di forza della Cgil di Cofferati nel 2002 e le bandiere tricolore del Pd numerosissime. I due lunghi cortei hanno attraversato Roma a partire dal primo pomeriggio. Walter Veltroni sale sulla bassa pedana davanti al palco poco dopo le 16, circondato dalla gente a meno di un metro. E’ galvanizzato, il leader Pd, in giacca nera e camicia aperta: “Grazie, grazie”. Continua a ripetere. “E’ la prima grande manifestazione di massa del riformismo italiano” dice, “nessun partito politico si era mai azzardato a venire qui”. Ma per i primi veri applausi il leader Pd deve sfoderare gli attacchi: “L’Italia è un paese migliore della destra che lo governa”. Poi richiama le radici della sinistra: la resistenza e Vittorio Foa, scomparso recentemente. Una sua frase campeggia sul palco: “Pensare agli altri come a sé stessi, al futuro oltre che al presente”. Veltroni si lancia in un ricordo di grandi figure dell’antifascismo italiano e bacchetta Berlusconi: “Nè Sarkozy, nè Obama nè McCain avrebbero risposto con un’alzata di spalle al ricordo dei loro predecessori che combatterono contro il nazifascismo”. Il discorso di Veltroni è tutt’altro che conciliante nei confronti del premier. I tempi del “maggior esponente della parte avversa” sono lontani: Silvio Berlusconi è nominato a ripetizione. “La democrazia, signor presidente del Consiglio, non è un consiglio di amministrazione”. E’ un Veltroni all’attacco su tutto, soprattutto sui temi più attuali: dalla crisi economica alla scuola “mortificare l’università pubblica è un modo di rubare ai poveri per dare ai ricchi”, “la mozione della Lega sulle classi differenziate per stranieri fa rabbrividire”, alle polemiche sulle fonti rinnovabili: “abbiamo sbigottito i nostri partner europei”, alla sicurezza: “gli sbarchi di clandestini sono raddoppiati” e il razzismo: “troppi episodi sminuiti negli ultimi giorni”, “gli immigrati devono poter votare alle amministrative”. Nessuna parola di autocritica sugli ultimi devastanti mesi del Pd, sulle débacle elettorali. Ma non è la sede, Veltroni oggi cerca solo di esaltare una sinistra che tenta di ritrovarsi.  Dietro il leader del Pd c’è tutto lo stato maggiore del partito, da Franceschini a Fioroni alla Bindi. E soprattutto D’Alema. Scatta un applauso spontaneo quando Massimo e Walter si stringono la mano. Defilato, l’ex premier lascia la scena a Veltroni, ma lancia messaggi al resto dell’opposizione: “Spero che l’Udc prenda atto della situazione e si unisca a noi contro Berlusconi”. Insomma, il Pd vuole mostrarsi come la vera e unica guida dell’opposizione. Persino Antonio Di Pietro, pur nella situazione di lite continua coi democratici, si attiene al copione: “Il nostro popolo è lo stesso” dice l’ex Pm, “Abbiamo titolo a partecipare alla manifestazione per l’Italia che non ci sta”, ma poi non rinuncia alla punzecchiatura: “In quanto a metterci in trincea, mi sembra che siamo stati i primi”. Le divisioni del Pd, però, non sono certo finite di colpo: in mattinata era stato il sindaco di Venezia Massimo Cacciari a fare la voce fuori dal coro: “La piazza la lascio ai demagoghi” ha detto nel corso della trasmissione Omnibus annunciando la propria assenza. Sempre in mattinata era stato Silvio Berlusconi, intervenendo da Pechino, ad attaccare la manifestazione e la scelta del Pd di corteggiare la piazza: “Dovrà passare una generazione per avere una sinistra democratica: loro manifestano invece che votare col governo per l’emergenza economica”. “E’ una manifestazione a uso interno, interna corporis” ha dichiarato il premier, “sono divisi e cercano di unirsi contro il governo, ma non cambieranno per niente la nostra azione”. Numerosi i cori e gli striscioni contro il premier e i ministri più in vista dell’esecutivo, da Maria Stella Gelmini a Roberto Maroni, nel corso del corteo che ha attraversato la capitale. “Siamo tutti Saviano”, “Rottamiamo il petrolio”, “Stop ai finti miracoli”, questi gli slogan più gettonati, assieme a quello che richiama le parole recenti di Berlusconi sugli studenti: “Eccoci, siamo i facinorosi”.

Commenti

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Il 25 Ottobre 2008 alle 21:13 vincenzod ha scritto:

WIVA IL CIRCO MARX!
Se il Governo è inadeguato chi lo è meglio nel PD? Forse, tutti quelli che hanno usufruito di case, attici e pensione di 7000,00 euro alla faccia delle tute blu? Weltromax, diteci chi pagherà il conto dei trasporti, cene e feste pantalone col soccorso ROSSO con Licenze Sindacali, offerta da CGIL fra qualche giorno? Diteci chi è più bravo di Berlusconi, ma rarà capace di pulire la pattumiera di Napoli, visto che con tanti cervelloni intellettuali e professori nel Governo Prodi non siete riusciti a farlo? Sienta a me non ce sta niente ‘a fa, meglio stare zitto e consigliamo un viaggio in Africa! Vincenzo

Il 25 Ottobre 2008 alle 22:20 peppequintale ha scritto:

L’ITALIA E’ LA DESTRA CHE GOVERNA!

Il 26 Ottobre 2008 alle 1:50 linux747 ha scritto:

Evvvjva la Signorina vincenzod suddito felice del Govjerno Fantocccjo della Repubbbljka Sovjetika Ytagliana NAZZZI-KATTTTO-BOLSCjEVIKA.

Il 26 Ottobre 2008 alle 1:59 linux747 ha scritto:

Signora peppequintale: … è LA DESTRA ke skava la fossa all’Ytaglja ed è la SINISTRA ke prepara il funerale dell’Ytaglja. Ed entrambe DESTRA e SINISTRA vanno rikacccjate nelle FOGNIE. !!!! VIVA IL RE, VIVA GARIBALDI, VIVA LA BORGHESIA, VIVA GLI STATI UNITI D’AMERICA, VIVA L’ILLUMINISMO VIVA L’ITALIA PULITA e DERATTTIZZZATA !!!!!!!!!!!!!!!

Il 26 Ottobre 2008 alle 14:02 leonardo.d ha scritto:

… Veltroni dice di aver portato 2 milioni e mezzo in piazza … la Questura di Roma dice che erano 200 mila … Sorge il dubbio, che Veltroni, ancora una volta, dia i numeri …
E non li azzecchi mai …

Il 26 Ottobre 2008 alle 15:27 cini ha scritto:

Il leader dell´opposizione (ombra), ieri ha optato di offendere la Repubblica italiana, quindi il suo Presidente, il Presidente del Consiglio come la grandissima maggioranza dei cittadini che lo hanno eletto e la stessa democrazia, dicendo: l´Italia è un Paese migliore della destra che lo governa.
Il Veltroni ha convenientemente tralasciato di aggiungere che l´opposizione (ombra), cronicamente divisa e fallimentare non è addirittura degna dell´Italia.

Il 26 Ottobre 2008 alle 15:39 cini ha scritto:

Veltroni chiede al Governo di abbassare le tasse ripetendo esattamente quanto detto recentissimamente da Berlusconi che farà per combattere la presente crisi nazionale di riflesso a quella mondiale.
Il fine è soltanto per poter impossessarsi del merito, come cercò di farsi suo il salvataggio dell´Alitalia.
Peccato che allora si trovava negli USA.

Il 26 Ottobre 2008 alle 18:06 nhico ha scritto:

La festa è finita e la malinconia del giorno dopo avrà di certo incapsulato Veltroni. Lì sul palco, ad imitare Obama, si è preso gli applausi ad ogni cazzata che diceva. Ma ora che le luci della ribalta si sono spente, ora che ogni possibile visione tarquiniana immaginata è tornata ad essere un miraggio, ora che ha smaltito l’ebbrezza procuratagli dall’aver ammucchiato in disparte tutto il gota del Pd, ora che si è accorto che il suo non è stato altro che un sogno di celluloide, ora gli restano solo gli occhi per piangere. E il doppio scotto da pagare: uno per avere offeso la maggioranza degli italiani che ha votato per questo esecutivo e l’altro per aver mortificato i suoi pari. Stabilire chi lo castigherà per primo è difficile dirlo. Arriverà prima la dalemiana vendetta o il responso delle urne nelle prossime elezioni? Due belle spade di Damocle sulla testa, povero Walter.

Il 26 Ottobre 2008 alle 20:19 Berlusconi: “Veltroni si riposi per cinque anni e ci lasci governare” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Leggi anche: Veltroni riempie il Circo Massimo [...]

Il 27 Ottobre 2008 alle 2:26 SuccedeOggi » Berlusconi: “Veltroni si riposi per cinque anni e ci lasci governare” ha scritto:

[...] Leggi anche: Veltroni riempie il Circo Massimo [...]

Il 27 Ottobre 2008 alle 17:25 Ora Brunetta va in tribunale: “Vorrei i tornelli anche per i pm” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Dopo averli messi a Palazzo Chigi, dopo averli adottati al ministero della Funzione pubblica, adesso Renato Brunetta ha un altro obiettivo per rendere più efficiente e trasparente il mondo della P.A.: i tornelli anche per i magistrati. La proposta-provocazione arriva dai microfoni di Radio Rtl 102.5 che ha stamani ospitato un intervento del ministro, che ha parlato anche di contratti, di rottamazione e della manifestazione di ieri al Circo Massimo. Rispondendo alla critiche di quanti pensano che il governo, dopo aver ’aiutatò l’Alitalia, possa mettere mano agli aiuti per la Fiat e le banche Brunetta taglia corto: «I soldi alla Fiat sono stati dati l’ultima volta 3 anni fa e io in quell’occasione mi opposi. Questo - assicura - sarà il mio atteggiamento anche adesso. Di aiuti alla Fiat non se ne parla». Quanto alle banche “vorrei ricordare che, allo stato, non abbiamo dato un euro. Abbiamo solo messo in piedi un sistema di garanzie in caso di emergenza che spero non si attivi mai perchè abbiamo un sistema bancario solido”. “I veri investimenti sono semmai necessari per il welfare, la scuola, l’università, ma prima bisogna fare un po’ di pulizia nei conti. Pesate che noi paghiamo piu’ di 100 miliardi l’anno solo per la sanità e di questi tutti concordano nel ritenere che almeno il 20% è frutto di inefficienze e sprechi”. Ma non c’è solo la sanità” incalza Brunetta, “ci sono i baroni universitari, i corsi universitari per appena 10 studenti e così via. Riguarda anche i magistrati, molte magistrati che lavorano solo 2-3 giorni a settimane, 2-3 pomeriggi a settimana e poi stanno a casa. Ecco - propone provocatoriamente Brunetta - vorrei mettere i tornelli anche per i magistrati. Io l’ho già fatto a Palazzo Chigi, nel mio ministero e vorrei farlo per tutta la pubblica amministrazione, quindi magistratura compresa. Mi diranno di tutto ma io vado avanti”. Non gliene dice di tutti i colori, ma reagisce subito l’Associazione magistrati. “Invece dei tornelli” replica il presidente dell’Anm, Luca Palamara di Unicost, “servono aule e uffici. Il ministro, evidentemente, non ha cognizione di quella che è la realtà degli uffici giudiziari. Più che pensare ai tornelli sarebbe importante rimediare ai tagli ai fondi per le spese di giustizia e alle riduzioni del personale amministrativo”. Quindi, precisa Palamara a La Stampa: “Lavoriamo da casa perché in tribunale mancano gli uffici”. Antonangelo Racanelli, membro del Comitato direttivo dell’Anm per Magistratura Indipendente e pm a Roma, prende quella di Brunetta per una battuta e risponde con un’altra: “Se ci mettessero i tornelli e un orario di lavoro ci guadagneremmo: lavoreremmo e produrremmo meno, perché il senso medio di responsabilità dei magistrati li porta a fare in genere molto più di quanto richiesto”. Poi aggiunge: “Ci mettano piuttosto in condizioni di lavorare meglio, perché con gli ultimi tagli al personale amministrativo siamo rimasti soli”. Eppure, l’articolo 11 della riforma Mastella dell’ordinamento giudiziario dice che quattro sono i parametri per la valutazione di professionalità che ogni quattro anni deve stabilire se un magistrato può progredire in carriera: capacità, laboriosità, impegno e diligenza. Quest’ultima riguarda proprio “l’assiduità e puntualità di presenza in ufficio nelle udienze e nei giorni stabiliti” e anche il rispetto dei termini nella redazione dei provvedimenti e nel deposito delle sentenze. Insomma, non c’è orario di lavoro, ma la puntualità nelle occasioni stabilite è prescritta. [...]

Il 27 Ottobre 2008 alle 20:05 Veltroni e l’ora delle scelte: dopo il Circo Massimo dove portare il Pd? » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] “Se c’è qualcuno nella maggioranza che pensa che le regole non si cambiano da soli è il momento di farsi avanti, di battere un colpo e di cominciare a discutere”. Marina Sereni parla della legge elettorale per le Europee (approdata alla Camera, dopo il via libera della Commissione), ma sembra che l’invito della vice capogruppo dei deputati Pd vada oltre. Una voglia di dialogo tra i due poli quella, evocata da Sereni, che si fa sempre più difficile da soddisfare. Soprattutto, si direbbe, dopo la kermesse “Democrat” di sabato scorso, il cui primo effetto sembra l’ulteriore irrigidimento del confronto Pdl-Pd. In effetti, nel day after del Circo Massimo, per Veltroni è già il momento di scegliere. Di decidere cioè quale sarà la linea da tenere nei confronti del governo, ora che ha vinto la scommessa della piazza ed è tornato a prendere in mano il partito. Il suo discorso di sabato ha “virato” decisamente sui toni che sono più congeniali ad Antonio Di Pietro, tornando a un’opposizione da muro contro muro. Mentre partono dal Pd i primi contatti a sinistra, per la corsa a Bruxelles. Con il numero due del partito Dario Franceschini che, stante la legge elettorale, nonostante il Pd si ostini ancora a correre da solo, “nelle nostre liste potremmo dare spazio a esponenti diversi della cultura riformista, da quella ambientalista a quella socialista”. [...]

Il 28 Ottobre 2008 alle 2:33 SuccedeOggi » Ora Brunetta va in tribunale: “Vorrei i tornelli anche per i pm” ha scritto:

[...] Dopo averli messi a Palazzo Chigi, dopo averli adottati al ministero della Funzione pubblica, adesso Renato Brunetta ha un altro obiettivo per rendere più efficiente e trasparente il mondo della P.A.: i tornelli anche per i magistrati. La proposta-provocazione arriva dai microfoni di Radio Rtl 102.5 che ha stamani ospitato un intervento del ministro, che ha parlato anche di contratti, di rottamazione e della manifestazione di ieri al Circo Massimo. Rispondendo alla critiche di quanti pensano che il governo, dopo aver ’aiutatò l’Alitalia, possa mettere mano agli aiuti per la Fiat e le banche Brunetta taglia corto: «I soldi alla Fiat sono stati dati l’ultima volta 3 anni fa e io in quell’occasione mi opposi. Questo - assicura - sarà il mio atteggiamento anche adesso. Di aiuti alla Fiat non se ne parla». Quanto alle banche “vorrei ricordare che, allo stato, non abbiamo dato un euro. Abbiamo solo messo in piedi un sistema di garanzie in caso di emergenza che spero non si attivi mai perchè abbiamo un sistema bancario solido”. “I veri investimenti sono semmai necessari per il welfare, la scuola, l’università, ma prima bisogna fare un po’ di pulizia nei conti. Pesate che noi paghiamo piu’ di 100 miliardi l’anno solo per la sanità e di questi tutti concordano nel ritenere che almeno il 20% è frutto di inefficienze e sprechi”. Ma non c’è solo la sanità” incalza Brunetta, “ci sono i baroni universitari, i corsi universitari per appena 10 studenti e così via. Riguarda anche i magistrati, molte magistrati che lavorano solo 2-3 giorni a settimane, 2-3 pomeriggi a settimana e poi stanno a casa. Ecco - propone provocatoriamente Brunetta - vorrei mettere i tornelli anche per i magistrati. Io l’ho già fatto a Palazzo Chigi, nel mio ministero e vorrei farlo per tutta la pubblica amministrazione, quindi magistratura compresa. Mi diranno di tutto ma io vado avanti”. Non gliene dice di tutti i colori, ma reagisce subito l’Associazione magistrati. “Invece dei tornelli” replica il presidente dell’Anm, Luca Palamara di Unicost, “servono aule e uffici. Il ministro, evidentemente, non ha cognizione di quella che è la realtà degli uffici giudiziari. Più che pensare ai tornelli sarebbe importante rimediare ai tagli ai fondi per le spese di giustizia e alle riduzioni del personale amministrativo”. Quindi, precisa Palamara a La Stampa: “Lavoriamo da casa perché in tribunale mancano gli uffici”. Antonangelo Racanelli, membro del Comitato direttivo dell’Anm per Magistratura Indipendente e pm a Roma, prende quella di Brunetta per una battuta e risponde con un’altra: “Se ci mettessero i tornelli e un orario di lavoro ci guadagneremmo: lavoreremmo e produrremmo meno, perché il senso medio di responsabilità dei magistrati li porta a fare in genere molto più di quanto richiesto”. Poi aggiunge: “Ci mettano piuttosto in condizioni di lavorare meglio, perché con gli ultimi tagli al personale amministrativo siamo rimasti soli”. Eppure, l’articolo 11 della riforma Mastella dell’ordinamento giudiziario dice che quattro sono i parametri per la valutazione di professionalità che ogni quattro anni deve stabilire se un magistrato può progredire in carriera: capacità, laboriosità, impegno e diligenza. Quest’ultima riguarda proprio “l’assiduità e puntualità di presenza in ufficio nelle udienze e nei giorni stabiliti” e anche il rispetto dei termini nella redazione dei provvedimenti e nel deposito delle sentenze. Insomma, non c’è orario di lavoro, ma la puntualità nelle occasioni stabilite è prescritta. [...]

Il 30 Ottobre 2008 alle 20:33 Scuola in piazza: dalle proteste degli studenti alle tensioni del palazzo » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] La legge-Gelmini segna uno spartiacque, dice Veltroni. Proprio così. E per diverse ragioni. Quelle del segretario del Pd si riferiscono al fatto che la fase politica che si è aperta con le elezioni dello scorso aprile si va chiudendo e la protesta degli studenti e dei docenti dimostra che è “finita la luna di miele” per il Governo. Ma, al di là delle opinioni del leader dell’opposizione, ci sono altri motivi per cui il “No Gelmini Day” può rappresentare qualcosa di politicamente nuovo da quanto visto finora. A cominciare dal fatto che proprio Walter Veltroni (quindi il Pd) è sceso di nuovo in piazza, dopo la manifestazione di sabato 25 al Circo Massimo, e questa volta sfila accanto agli studenti nel corteo di Roma, dopo aver ieri annunciato la decisione di raccogliere le firme per un referendum abrogativo di alcune parti (non quelle economiche) della legge sulla scuola. L’ex sindaco di Roma arriva alla partenza del corteo e davanti ai fotografi stringe la mano al leader di Idv Antonio Di Pietro e al segretario di Rifondazione Paolo Ferrero. “È naturale per me essere qui”, dice Veltroni. In realtà, nei mesi scorsi il Pd era spesso stato “scavalcato a sinistra” proprio dall’Idv, e la stretta di mano di oggi rappresenta molto (forse ancor più della presenza dell’ex pm in piazza con i banchetti per a raccolta delle firme contro il Lodo Alfano). Il segretario democratico è convinto che questa rottura tra il governo e il mondo della scuola sia destinata a chiudere un ciclo e ad aprirne un altro e vuole porre il suo partito al centro della nuova fase: “Per il Governo Berlusconi sulla scuola è finita la luna di miele, come quella di Prodi con gli elettori finì sull’indulto. Con la differenza che loro l’indulto lo votarono, mentre noi sulla scuola abbiamo fatto una fortissima opposizione. La scuola è qualcosa che ha chiamato in causa milioni di famiglie, l’errore più grave del governo è stato scambiare questa protesta per un fenomeno politico eterodiretto”. E quindi, si torna al (recente) passato tra Pd e Idv. Finiti i tempi in cui l’ex pm diceva che l’unica opposizione (quella da rugby) era fatta dal suo partito e che il Pd flirtava con il governo. Veltroni conferma la scelta di ricorrere al referendum, pur spiegando che non è uno strumento che il Pd usa “a cuor leggero. Noi non siamo gente che fa i referendum facilmente (e sul “lodo-Alfano” conferma che il Pd continua ad attendere il giudizio della Corte costituzionale, ndr), se l’abbiamo fatto sulla scuola è perchè lo riteniamo paradigmatico di due concezioni del futuro del Paese e anche di due modi di governare”. [...]

Il 15 Dicembre 2008 alle 12:16 Pd dei tormenti: il governo ombra nel cono d’ombra » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Alzi la mano chi se n’è accorto. Praticamente nessuno. Il 4 dicembre il prestigio del governo ombra del Pd ha subito un fierissimo colpo: l’intervista alla Repubblica del premier ombra Walter Veltroni. Proprio là, nel passaggio in cui puntigliosamente elencava i risultati “straordinari” ottenuti dal suo Pd in meno di un anno (”la summer school è stata un successo”, “la nostra tv sta andando benissimo”, “il Circo Massimo è stato un trionfo”, “abbiamo vinto le elezioni in Trentino e in Alto Adige”, “abbiamo gioito per la vittoria di Obama”), Veltroni ha dimenticato qualcosa. L’arma segreta dell’opposizione: il governo ombra. “Una squadra pronta a proporre soluzioni alternative ai problemi che affliggono il Paese, e a contrastare le azioni del governo della destra” lo definiva trionfalmente l’8 maggio il Pd. Ma ora? Dov’è finito l’entusiasmo? Non chiedetelo all’ulivista Arturo Parisi, che già in agosto, alla festa nazionale democratica, aveva liquidato il governo ombra come “un fallimento” e ora con Panorama ne invoca “la sfiducia”. [...]

Il 17 Febbraio 2009 alle 19:35 Caos sardo nel Pd, Veltroni saluta: “Dimissioni confermate” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Da lì, via alla débâcle: il Pd non riesce più a invertire la rotta. Nell’aprile 2008 le elezioni regionali e amministrative danno la vittoria al centrodestra. Nel giugno 2008 il centrodestra fa cappotto alle provinciali siciliane. Nel dicembre 2008 è la volta della regione Abruzzo. Infine ieri il risultato della Sardegna. Nel mezzo un solo momento per sorridere (davanti ai 2 milioni di elettori del Circo Massimo) e tante (troppe) polemiche sulle questioni etiche, sulle alleanze, sui temi (bio)etici. Stamattina dalle colonne dell’Unità (”ironia” della sorte: il quotidiano è di Soru) arriva una durissima sentenza: “Il Pd ha toccato il fondo”. E allora, stop. Addio: “Dopo una discussione di diverse ore il segretario del Pd, Walter Veltroni, ha deciso di mantenere l’orientamento di questa mattina e di rassegnare le dimissioni da segretario nazionale del Partito democratico”, ha confermato il portavoce del partito Andrea Orlando leggendo una nota al termine della riunione del coordinamento. Orlando ha aggiunto che mercoledì il segretario spiegherà le motivazioni che lo hanno portato a questa scelta e che tocca ora al vicesegretario del partito Dario Franceschini gestire la delicatissima fase della transizione, di concero con gli organismi dirigenti, sulla base del regolamento statutario. [...]

Il 17 Febbraio 2009 alle 20:35 Il dopo Walter è un vicolo cieco. Quel che resta del Pd è da “resettare” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] La scissione resta tuttavia nell’ordine delle cose possibili; anzi probabili. La Margherita verso il centro; gli ex Ds e qualche cattolico di sinistra di nuovo assieme a ciò che resta di Rifondazione, dei Verdi, e alla Cgil. La certificazione del fallimento del Pd e la nascita di due minoranze, politiche e sociali. Nel mezzo, tutto ciò che Veltroni ha fatto e disfatto dal discorso del Lingotto del giugno 2007 ad oggi. Una sconfitta elettorale prevedibile, e nessuno l’ha imputata all’ex segretario. Ma dopo l’alleanza con Antonio Di Pietro, il ritorno all’antiberlusconismo d’antan, gli appelli contro il “regime” e le piazze in difesa della Costituzione. I giri di valzer con la Cgil. Soprattutto il non aver proposto ricette credibili sulle due priorità degli italiani: l’economia e la sicurezza. Il risultato è che l’Italia è in pratica l’unico paese occidentale privo di fatto di una opposizione; l’unico anche in cui – nel mezzo della burrasca economica – il governo continui ad aumentare i consensi. Mentre a sinistra, e perfino nel centrodestra, c’è chi riabilita Romano Prodi. [...]

Il 18 Febbraio 2009 alle 13:28 Dal Lingotto alle Fratte, i 16 mesi di calvario di Uòlter nel Pd » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Kennedy e Berlinguer, le figurine Panini e l’Unità, le camice botton down e l’Africa, il “ma anche” e Facebook. Chi non riconoscerebbe da questi indizi il profilo di Walter Veltroni? Il segretario dimissionario del Pd, in trent’anni di onorata carriera, si è costruito un’immagine molto forte ed è stato un grande “sdoganatore” di miti che riempissero il cuore della sinistra orfana delle ideologie e delle vecchie icone. Di fronte al crollo del muro di Berlino e al naufragio definitivo del socialismo realizzato, il giovane Walter (già leader dei giovani del Pci quando era segretario Enrico Berlinguer) si è rimboccato le maniche e ha cercato di immaginare nuove strade su cui far marciare il popolo della sinistra. Veltroni, forse già prima di Berlusconi, ha intuito la dimensione emozionale della politica, legata al mondo della comunicazione. Nella società postmoderna con sempre meno fabbriche e operai e sempre più precari e lavoratori intellettuali, è stato Veltroni a immaginare le battaglie contro la proliferazione degli spot nei film in tv (”non si interrompe un’emozione”); e per cementare la fedeltà dei lettori dell’Unità, giornale del quale è stato direttore a metà degli anni ‘90, potevano servire anche le ristampe degli album dei calciatori offerti in allegato. Le sue idee un pò eretiche (voleva il Partito democratico con Prodi quando pensare a uno scioglimento dei Ds era una bestemmia) e il modo di presentarle (con certe frasi un pò enigmatiche, come “si poteva stare nel Pci senza essere comunisti”) gli sono costate l’ostilità di una fetta consistente del suo partito d’origine. La competizione con Massimo D’Alema, al di là delle differenze di carattere, è stata soprattutto uno scontro tra due diversi modi di interpretare la funzione del partito dei riformisti. Se D’Alema è sempre stato favorevole alle alleanze, Veltroni (in questo paradossalmente più “comunista” del suo antagonista) ha sempre avuto in mente l’idea di un partito “egemone”, in grado di fare il pieno dei voti di tutti i progressisti, come il partito democratico negli Usa: di qui il suo amore per i Kennedy e lo slogan elettorale ricalcato sullo “Yes we can” di Obama. Oggi però, Veltroni rischia di passare alla storia come il segretario delle sconfitte. La prima volta nel 2001, quando i Ds da lui guidati batterono tutti i record negativi finendo a un misero 16,6%. La seconda, in circostanze tutte nuove, alle politiche del 2008, seguita dalle due batoste in Abruzzo e in Sardegna. Certo non pensava di arrivare lì quando il 27 giugno 2007 l’ex sindaco di Roma, si candidava alla segreteria del Pd, con un discorso al Lingotto di Torino. Per Veltroni, il partito sarà la forza riformista che l’Italia non ha mai avuto; tra le righe c’è già la rottura con la sinistra. 24 agosto 2007: Veltroni avverte gli alleati, il suo Pd andrà al voto da solo se non sarà possibile concludere un’alleanza politicamente omogenea. 14 ottobre 2007: primarie del Pd, Veltroni ottiene il 75,81 per cento. “Già oggi penso che siamo il primo partito italiano. Ora dobbiamo andare avanti”. 30 novembre 2007: Veltroni e Berlusconi trovano vari punti di convergenza in un incontro sulla legge elettorale, per un nuovo bipolarismo. 10 febbraio 2008: A Spello, in Umbria, Veltroni lancia la campagna del Pd. “Si può fare” è lo slogan che ricalca lo “Yes, we can” di Obama. Il segretario conferma che l’Unione è finita. Il 13 febbraio, conclude accordo per l’apparentamento con l’Idv di Di Pietro, il 21 febbraio intesa sulle candidature dei radicali nel Pd. Il primo aprile 2008: in un comizio a Frosinone, Veltroni afferma che “a novembre eravamo sotto di 22 punti, ora siamo lì lì”, come dimostra il nervosismo del “leader dello schieramento a noi avverso”, come chiama Berlusconi per tutta la campagna elettorale. 13-14 aprile 2008: il Pd perde le elezioni: Veltroni rivendica “una grande rimonta” e promette un’ opposizione “riformista” e “di responsabilità nazionale”. 14 maggio 2008: Dibattito sulla fiducia alla Camera, Veltroni promette “un’opposizione civile e non pregiudiziale”; Berlusconi risponde che non ci sarà alcun rifiuto pregiudiziale alle proposte del Pd. 15 maggio 2008: alla direzione del Pd, Veltroni, difende le sue scelte ed in particolare la rottura con la sinistra radicale. “Indietro non si torna”. 20 giugno 2008: aavanti all’assemblea del Pd, Veltroni conferma la rottura del dialogo con il governo e annuncia una manifestazione contro il governo per l’autunno. L’assemblea, cui partecipano 562 delegati su circa 2800 componenti, elegge la direzione del partito. Resta fuori Parisi. 25 ottobre 2008: Manifestazione al Circo Massimo a Roma, il Pd dichiara due milioni e mezzo di presenti. Per Veltroni, l’Italia è migliore della destra che la governa. 5 novembre 2008: Veltroni saluta la vittoria di Obama: “l’aria è cambiata”. 19 dicembre 2008: dopo la sconfitta in Abruzzo e le inchieste su diversi amministratori locali, Veltroni afferma alla direzione del partito che il Pd deve innovarsi profondamente, se non vuole soccombere. Per D’Alema, finora il Pd è un amalgama mal riuscito. Epilogo il 17 febbraio 2009 - Veltroni mette a disposizione il mandato dopo la sconfitta in Sardegna; il coordinamento del partito gli chiede di restare, ma lui conferma le dimissioni. [...]

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