Protesta anti Gelmini in tutto il Paese. Con l’appoggio dei Governatori

studenti davanti al Senato

Studenti, e dal pomeriggio anche rappresentanze degli universitari, hanno cinto d’assedio, nonostante il maltempo, il Senato dove domani si voterà il Dl Gelmini. Già a fine mattinata erano, la stima viene dall’Unione degli studenti, circa 10.000; dopo aver dato vita a diversi cortei nel centro di Roma, si sono diretti a Palazzo Madama. Ci sono stati anche momenti di tensione e uno studente è stato prima fermato e poi rilasciato dalle forze dell’ordine.
A Palazzo Madama la seduta di martedì pomeriggio, chiamata a discutere il provvedimento sulla istruzione e università, si è aperta con la verifica del numero legale chiesta dal senatore del Pd, Costantino Garraffa. Mancando il numero legale il presidente del Senato, Renato Schifani, ha sospeso i lavori per 20 minuti.

I ragazzi hanno chiesto e ottenuto di poter incontrare i senatori e di aprire un tavolo di trattative. L’incontro è durato poco più di un’ora: i manifestanti hanno illustrato ai parlamentari non solo le motivazioni della protesta, ma anche alcune proposte concrete, come la riduzione della quota alle chiese, dall’8 per mille al 5 per mille, con la destinazione del 3 per mille rimanente ad un fondo di sostegno ad infanzia ed educazione, così come la sospensione di fondi inutili o privilegiati, come ad enti desueti, fondi Nato, o l’immediata sospensione dei finanziamenti pubblici alle scuole private. “Qui” hanno sottolineato “è in gioco il nostro futuro. Non è una manifestazione partitica. La protesta non smetterà”.
Duro il commento del presidente del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri: “Al Senato voteremo, come previsto e senza alcuna esitazione, il decreto Gelmini. Non ci facciamo intimidire dalle minacce di nessuno, tanto meno da chi è sceso pretestuosamente in piazza diffondendo menzogne, manipolato e spalleggiato dai dirigenti della sinistra”. In merito poi all’Università ha detto: “Io lezioni da certi baroni non ne voglio più prendere”.
Dalla strada i ragazzi hanno ribaito la loro comunità di intenti al grido di “Né rossi né neri, solo liberi pensieri”, venendo faccia a faccia con le forze dell’ordine ed esponendo striscioni sui quali si legge “No alla riforma”, a grandi lettere nere su fondo bianco, e “Giù le mani dalla nostra scuola”. I giovani continuano a dire che la loro protesta è a-partitica. Di fatto, il gruppo parlamentare di Italia dei Valori è sceso in strada accanto agli studenti che manifestano davanti al Senato. Per il presidente del gruppo, Felice Belisario, “Il decreto Gelmini deve essere bloccato perché offende la scuola italiana ed è il frutto di un’operazione autoritaria che non ha coinvolto né i docenti, né gli studenti, né le famiglie, né il mondo della cultura”.

A Torino
Proseguono le proteste degli studenti e le lezioni all’aperto anche a Torino. Nelle piazze, stamattina, hanno sfilato i ragazzi di diverse scuole superiori, confluiti a Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche, occupato da alcuni giorni dagli aderenti alla protesta. Quasi una cinquantina le scuole che tra oggi e mercoledì saranno “mobilitate”. E anche qui la protesta è stata appoggiata politicamente. La presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso avverte: “Siamo
disponibili a discutere, non a farci imporre nulla. Secondo l’accordo sul federalismo, la competenza dell’istruzione passerà alle Regioni dal prossimo anno scolastico. Lo Stato deve, quindi, confrontarsi con noi, che saremo titolari della materia”.

A Bari
“Quando ci sono movimenti come questo, vuol dire che c’è futuro, che la partita tra l’ignoranza
organizzata, eterodiretta e la domanda di sapere, la domanda di cultura e la conoscenza critica è una partita aperta”, dice il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, commentando il corteo spontaneo di studenti che si è tenuto a Bari per protestare contro il decreto Gelmini e al quale il governatore ha partecipato. “Questa generazione” ha detto anche Vendola “dice che la propria libertà comincia dal diritto alla formazione, dal diritto a non essere prigionieri di una specie di analfabetismo programmatico, di una scuola dequalificata e residuale. Di un mondo” ha continuato “nel quale ci sono scuole e Università private per i figli degli establishment e invece per i figli del popolo c’è una scuola e una Università dequalificata che deve educare solo al precariato”.

La protesta degli universitari a Napoli

A scendere in campo è stato anche il segretario del Pd, Walter Veltroni, durante la conferenza stampa del governo ombra che ha affrontato aveva per tema l futuro dell’università italiana: “Insisto con la richiesta al governo di ritirare il decreto Gelmini e avviare il confronto. Non dico all’infinito, ci si dia un tempo e dopo aver ascoltato tutti si chiude. Considero un atto di arroganza andare avanti con il Dl Gelmini”.
Il leader Pd ci tiene poi a ribadire che le proteste degli studenti e degli insegnati sono “un movimento che non ha nessuna matrice politica”. Finisce, intanto, al vaglio della procura di Roma l’occupazione degli studenti al liceo classico Giulio Cesare. Una denuncia presentata dal responsabile dell’istituto per invasione di edifici (articolo 633 del codice penale) ha determinato, come atto dovuto, l’apertura di un procedimento.

Ma quelle di oggi sono “solo” giornate di preparazione dello sciopero del 30 ottobre. Allora sarà la manifestazione organizzata dai sindacati della scuola di Cgil Cisl Uil, dallo Snals e dalla Gilda a riempire Roma, con nove treni speciali e quasi mille pullman.
A chiudere il comizio in piazza del popolo sarà il leader della Cgil Guglielmo Epifani “Quella del 30 ottobre” dice il segretario della Flc-Cgil Mimmo Pantaleo “si preannuncia la più grande manifestazione per la scuola che si ricordi. Ma sarà anche di più, centinaia di migliaia di persone sfileranno per salvare il futuro del Paese, il diritto al sapere, il valore della conoscenza, contro i tagli a scuola, università e ricerca”.

Commenti

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Il 29 Ottobre 2008 alle 7:46 crispino ha scritto:

bene votare la legge.Poi nell’applicarla fare dei distinguo sui tagli da fare,tenendo conto elle diverse realtà.

Il 29 Ottobre 2008 alle 12:14 nhico ha scritto:

Il solito rito del bastian contrario. La scuola, in ogni ordine e grado, non funziona. Gli sprechi sono all’ordine del giorno e da tutti universalmente riconosciuti. Non c’ è famiglia italiana che non si lamenta di questo carrozzone sforna asini. Ma guai a volervi mettere ordine. Si dice spesso che c’è una maggioranza silenziosa. Forse è arrivata l’ora di farsi sentire. Continuare ad allattare questi mangia pane a tradimento, sarebbe un insulto al buon senso.

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