Delitto Reggiani, il romeno Mailat condannato a 29 anni

Rumulus Mailat

Romulus Nicolae Mailat è stato condannato a 29 anni di carcere per l’aggressione e l’uccisione di Giovanna Reggiani. La donna, assalita a Roma il 30 ottobre 2007 nei pressi della stazione ferroviaria di Tor di Quinto, morì il primo novembre a causa delle lesioni riportate.. La sentenza dei giudici della III Corte d’assise di Roma dispone anche per il ragazzo romeno di etnia rom di 25 anni l’interdizione legale e la sospensione della potestà genitoriale. Oltre che l’espulsione a pena espiata e il risarcimento in separata sede con una provvisionale di 500 mila euro. Il pm aveva chiesto l’ergastolo, mentre il legale dell’imputato l’assoluzione.

“È stata accertata la verità. Sulla pena non discutiamo”. Questo il commento dell’avvocato Tommaso Pietrocarlo, legale di parte civile per l’ammiraglio Giovanni Gumiero, marito di Giovanna Reggiani, alla lettura del dispositivo della sentenza. “Siamo soddisfatti”, ha aggiunto Pietrocarlo, “anche perché la corte ha accertato i fatti, così come portati al processo dal pubblico ministero. Non c’è altro da aggiungere”.

“Ricorreremo in appello”, ha detto invece Piero Piccinini, legale di Mailat. “Sono ansioso di conoscere le motivazioni della sentenza”, ha aggiunto, “sono sicuro dell’innocenza di Mailat, provata dall’assenza assoluta di prove materiali e dall’insussistenza delle testimonianze contro di lui”. Il legale italiano aveva dichiarato al quotidiano romeno Evenimentul zilei che “nessun pelo e nessuna goccia di sangue incriminano Nicolae Romulus Mailat. Ma è molto difficile difendere una persona già condannata dall’opinione pubblica”.

“Abbiamo un testimone-chiave, ma la polizia non sa dove sia”, sostiene Piccinini riferendosi a Emilia Neamtu, la romena che aveva denunciato Mailat, di cui la stampa romena aveva scritto che soffriva di disturbi psichici e il cui figlio, Gheorghe, sarebbe stato presente all’aggressione. “La Neamtu si trova in Romania e dice che nessuno l’abbia informata del processo”, afferma l’avvocato, convinto che “se fosse stata ascoltata in tribunale, forse sarebbero risultate molte contraddizioni”. E “per questo motivo il procuratore non ha fatto tutti gli sforzi per portarla in Italia”.

Invitato prima della sentenza dal presidente della III corte d’assise di Roma a dire qualcosa, Mailat si è alzato in piedi e per la prima volta ha fatto una dichiarazione pubblica: “Chiedo perdono innanzi a Dio”, ha detto, “e spero che giustizia sia fatta. Io mi sento colpevole per quello che ho fatto, ma ho solo rubato la borsa alla signora Reggiani. Non ho fatto altro, non l’ho ammazzata. Mi dispiace di ciò che è successo quella sera. Chiedo scusa a lei, signor presidente, alla corte, e a tutti i presenti in aula”.

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Il 23 Gennaio 2009 alle 11:54 Altra aggressione a Roma: in cinque violentano una donna » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] A Roma, è dal caso Reggiani, la donna aggredita, violentata ed uccisa da un romeno, nei pressi della stazione ferroviaria di Tor Di Quinto il 30 ottobre del 2007, che si susseguono proteste e allarmi sulla sicurezza (con tanto di decreto legge scritto dal governo Prodi su “pressione” dell’allora sindaco Walter Veltroni). Il caso sconvolse l’opinione pubblica e cominciò a sollevare le polemiche sulla sicurezza in città. Ma da allora gli episodi di violenza sessuale su donne, che hanno suscitato polemiche e nuovi clamori, si sono succeduti. Come nell’aprile del 2008, quando una studentessa universitaria del Lesotho, di 31 anni, fu aggredita e violentata appena uscita dalla stazione della Storta, da un romeno. Il 23 agosto dello scorso anno, in via Portuense, a Ponte Galeria nella periferia di Roma, una coppia di olandesi, in vacanza in bicicletta, fu aggredita durante la notte, da due romeni che picchiarono a bastonate il marito, e violentarono a turno la donna, di 52 anni. Quest’anno la prima violenza sessuale l’ha subita nella notte di Capodanno una giovane barista di Marino, di 25 anni, stuprata da un uomo rimasto finora sconosciuto, in un festival musicale tra i capannoni nella nuova Fiera di Roma. Nella stessa notte una ragazza bulgara, di 20 anni, è stata picchiata e violentata da un senegalese, di 21, nello spogliatoio di un campo sportivo a Ladispoli, sul litorale romano. Sempre nella notte di Capodanno, in un paese dei Castelli Romani, un romeno, di 29 anni, dopo aver passato la serata con una sua connazionale, l’ha portata nel suo appartamento e violentata. Solo due giorni fa una donna ha denunciato di essere stata aggredita e violentata sempre a Roma. [...]

Il 27 Gennaio 2009 alle 10:26 Stupro di Guidonia, in manette banda di romeni » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] I carabinieri del comando provinciale di Roma del gruppo di Frascati hanno arrestato nella notte la banda di romeni che ha violentato nella notte tra giovedì e venerdì scorso una giovane di 21 anni, picchiando brutalmente il suo fidanzato a Guidonia, vicino a Roma. Secondo quanto si è appreso, insieme ai cinque della banda sono stati fermati anche altri romeni le cui posizioni sono al vaglio della procura di Tivoli. Nei loro confronti potrebbero scattare le accuse di favoreggiamento per aver aiutato la banda a nascondersi. “Il 58 per cento degli stupri, in Italia, è commesso da italiani, il 9 per cento da romeni. A Roma i numeri sono diversi: il 35 per cento è commesso da italiani e il 31 per cento da romeni. Questo accade perché a Roma c’è una forte concentrazione, per questo l’emergenza campi nomadi è più forte”, ha detto il ministro dell’Interno Roberto Maroni durante la trasmissione Porta a Porta spiegando quali sono le misure che si stanno attuando su questo tema. “Il primo atto” ha detto “è stato il censimento. Poi, entro fine maggio 2009, termineremo la programmazione degli interventi che prevedono lo smantellamento dei campi abusivi, la creazione di campi attrezzati e la scolarizzazione dei bambini che, secondo i dati del censimento sono circa la metà, spesso costretti alla prostituzione”. Durante la registrazione di Porta a Porta è intervenuto anche il sindaco Alemanno in merito alla concessione degli arresti domiciliari al giovane che ha confessato di avere stuprato una ragazza durante il veglione di San Silvestro organizzato alla nuova fiera di Roma. “Un pm che non chiede gli arresti ma che accetta i domiciliari vive fuori dal mondo perché rispetto a un reato grave, 48 ore di galera e basta, è una follia” ha detto il sindaco. In situazioni del genere, per Alemanno, “così come nel caso dell’omicidio Reggiani, se non si dà l’ergastolo, ma quando di deve dare?”. Quella dei domiciliari, ribadisce “è una scelta sbagliata”. “La violenza della Fiera di Roma” ha continuato Alemanno “indica che la cultura dello sballo porta a meccanismi perversi a un legame tra piacere facile e violenza su cui bisogna lavorare molto soprattutto tra i giovani”. “I centri antiviolenza” ha spiegato “sono molto importanti per quel che accade in un contesto familiare o sociale nel quale le donne devono essere aiutate a liberarsi dalla soggezione. Negli altri casi siamo di fronte a situazioni diverse che vengono maturate in un contesto urbano di sradicamento che non va letto in senso etnico”. Il primo cittadino ha ricordato che il comune si costituirà parte civile in tutti i casi di violenze sessuali. [...]

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