- Tags: Blocco-studentesco, botte, corteo, decreto, istruzione, legge, Mariastella-Gelmini, piazza-Navona, proteste, scontri, scuola, Senato, sit-in, slogan, studenti
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di Pietrangelo Buttafuoco
Ma chi sono questi del Blocco studentesco, che un giorno sfilano insieme con gli studenti di sinistra, un altro incontrano e discutono con il ministro Mariastella Gelmini e un altro ancora sono protagonisti di duri scontri a piazza Navona con i coetanei dell’Uds e con la polizia (che alla fine ne ferma una decina)? Giovinezza al potere.
Il pomeriggio del 28 ottobre romano nell’anno Domini 2008 scivola tra pioggerelline e chiacchiere da Radio Bandiera nera. Ventimila studenti sono scivolati da piazza Esedra fino a piazza Venezia per arrivare al Senato. Blocco studentesco, che è stato ricevuto a Palazzo Madama, dalla VII commissione, mentre le organizzazioni della sinistra venivano sonoramente fischiate dagli altri studenti, è una delle tante anime della protesta contro il decreto Gelmini. I militanti dalla T-shirt ben strutturata coi segni grafici del razionalismo hanno portato un camioncino per il comizio. Hanno portato la musica. Hanno portato la destra e la sinistra allo stesso tempo, tanto da far dire a Maurizio Gasparri: “Il sit-in anti Gelmini è una protesta fasciocomunista”. Giovinezza al potere dunque. Il giorno prima i ragazzi del Blocco studentesco sono stati accusati di aver fatto spaccare il corteo per via di certi cori: “Du-ce! Du-ce!”. Piacerebbe a tanti che fosse così, piacerebbe a tutti che fossero così solleciti a farsi fregare la piazza, il corteo, le scuole. “Ma non è così” assicura Francesco Polacchi, il loro leader, studente di storia all’Università Roma3: “L’antifascismo militante non aspetterebbe altro per far sfumare il nostro lavoro politico. Quanto sono squallidi i compagni, e i giornali che parlano solo con loro, fotografandoli in mutande…”. Giovinezza al potere quindi.
Avranno voglia di monitorare le forze dell’ordine e i compagni dell’antifascismo militante, sempre pronti nella vigilanza democratica, ma questa storia della Giovinezza al potere non è xenofobia, spazzatura estremista, minutaglia da tristo nostalgismo. Non è neppure parentela con Forza nuova, con Fiamma tricolore, né con i residui dei fuorusciti della Destra o di An. Nulla c’è che riguardi la bottega della politica. È piuttosto una malattia allegra che conquista i ragazzi di una città che non è solo quella raccontata dai figli di papà, ma anche quella non conforme rispetto alle ideologie e ai cappelli dell’egemonia culturale della sinistra. Il Blocco studentesco che tanto allarma la destra di Azione giovani, che ne patisce con Forza Italia la grande concorrenza, quanto la sinistra che ne subisce le scorrerie in materia di conquiste sociali, è un movimento studentesco che nasce nell’estate 2006 a Casapound.
Giovinezza e bellezza. Casapound, nel cui nome c’è Ezra Pound, il poeta americano, è diventata la matrice del progetto di Casapound Italia. E ne è stata fatta di strada da quello che era in origine: il centro sociale romano dell’occupazione non conforme, dunque non conformista, dei ragazzi di Gianluca Iannone, un capo mai coinvolto con le stupidaggini dell’estremismo, piuttosto un tipaccio molto simpatico strappato alle pagine dell’avanguardia storica italiana, a metà tra il Futurismo e l’Arditismo, voce cantante del gruppo Zeta Zero Alfa. L’inno di questi ragazzi è il loro: “Fareblocco, mille cuori, una bandiera”. E il Blocco studentesco, a farselo raccontare dal sito Bloccostudentesco.org, “È un movimento rivoluzionario, di rottura con quella che è la scuola di oggi, la scuola-azienda dove le idee sono proibite, dove gli studenti non contano nulla, dove a farla da padroni sono i professori nostalgici del ’68 e i presidi manager”.
Giovinezza al potere è il fortunato slogan coniato da Simone Di Stefano, militante di Casapound, e le parole si muovono per andare contro la gerontocrazia. Contro il ’68 e contro i manager nelle scuole. Contro le tre I di Silvio Berlusconi, quelle di internet, inglese e impresa. Contro la legge 133, quella che prevede per gli atenei italiani la possibilità di trasformarsi in fondazioni di diritto privato. “La legge 133″ sostiene Polacchi dalla sede di Casapound “è l’ennesimo atto di smantellamento dell’istruzione pubblica cominciato con la riforma Berlinguer e seguito poi dalle altre tre: Moratti, Fioroni e Gelmini. Sebbene siano stati espressioni di governi diversi e contrapposti, i tre ministri hanno seguito un’unica direttrice: la privatizzazione.
Quindi non si tratta di lottare, come afferma l’Uds, contro i soli 9 minuti e mezzo di tempo che Mariastella Gelmini ha dovuto impiegare per redigere il suo decreto legge, ma di una storia lunga che fa comodo a tutti”. Altro che Du-ce!, Du-ce!: “Fare entrare i privati” risolve Polacchi “diventa una necessità dal momento in cui vengono fatti tagli in 5 anni pari a 1,5 miliardi”. Giovinezza al potere perciò. Blocco studentesco alle passate elezioni scolastiche ha ottenuto a Roma il 21 per cento, un risultato con cui il gruppo s’è aggiudicato alla consulta (l’organo di governo degli studenti che si riunisce al Provveditorato agli studi) il vicepresidente, Giorgio Evangelisti, studente al liceo Vittorio Emanuele II. A livello della conta elettorale la maggioranza degli studenti è a destra, la sinistra li scavalca in materia di comunicazione ma la presenza di Blocco studentesco è diffusa a Roma. Hanno occupato diversi istituti (l’Azzarita, un liceo scientifico, quindi il Genovesi, l’Orazio, sono presenti anche al Giulio Cesare e al Nervi a Morlupo, protagonisti in innumerevoli cortei) e se si vuole fare sociologia (in anticipo sulla criminalizzazione su cui tanti fanno a gara a scommettere) le loro occupazioni sono opposte a quelle molto cinematografiche della sinistra: “Niente droga, niente spaccio” raccontano i ragazzi e le ragazze “niente da spaccare, nessun estintore da lanciare e chi rompe se ne va”. Radicato nei licei, Blocco studentesco adesso inizia la battaglia nelle università. Da 3 anni hanno fatto una campagna contro i libri di testo e “la pidocchiosa speculazione delle editrici scolastiche”, hanno chiesto incentivi per lo sport, hanno promosso lotte esteticamente indigeste alla maggioranza borghese: quella a fianco del popolo karen, quella per il Tibet e quella di ricognizione storica sulle foibe. Quest’ultima una battaglia di Livia Cavallo, studentessa di architettura, su cui i conformi, sostenuti da molti baroni cattedratici, mobilitarono una manifestazione ovviamente democratica. E antifascista. Giovinezza & giovinezze infine. Blocco studentesco segue Casapound Italia. È un movimento politico radicato nel territorio. Un forte nucleo c’è già a Verona, quindi nel Lazio. E in Toscana perfino. E a Palermo. “Rispetto al vecchio Fronte della gioventù” spiega Luigi Pulvirenti, trentenne e perciò anziano tra i militanti, “i ragazzi del Blocco fanno sindacalismo studentesco, a dirla con la letteratura, fanno il fasciocomunismo. E non sono fichetti. Non saranno mai la meglio gioventù. Non avranno mai un film ma saranno quelli della giovinezza al potere”.
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Commenti
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Il 31 Ottobre 2008 alle 15:03 noirpink _ modello pandemonium ha scritto:
Negli scontri, purtroppo, si sono visti fascisti neri e fascisti rossi picchiarsi tra loro. I fascisti rossi (per fortuna ben pochi tra gli studenti di sinistra!) si dicono “antifascisti”? Ma il desiderio di violenza, l’odio identitario e la voglia di “pulizia etnica” appartengono al fascismo, non all’antifascismo!
http://noirpink.blogspot.com/2.....ontro.html
Il 31 Ottobre 2008 alle 17:56 feder11 ha scritto:
noirpink _ modello pandemonium ha scritto:
“Negli scontri, purtroppo, si sono visti fascisti neri e fascisti rossi picchiarsi tra loro. I fascisti rossi (per fortuna ben pochi tra gli studenti di sinistra!) si dicono “antifascisti”? Ma il desiderio di violenza, l’odio identitario e la voglia di “pulizia etnica” appartengono al fascismo, non all’antifascismo!”
Ragioni con i paraocchi, non ti rendi conto che i tuoi modelli stereotipati non calzano con i ragazzi del Blocco Studentesco.
E’ una generazione “che si è fatta da sola”, non appartengono alla nostalgia.
Pur avendo dei saldi principi, idee guida, la loro concezione
politica-culturale, supera tutto quello che c’era prima.
Quale desiderio di violenza? difendersi è violenza?
Quale odio identitario e la voglia di “pulizia etnica”?
Lo sai che tra i suoi membri militano ragazzi di colore ed extracomunitari?
No, non l’ho sai.
Perchè hai scritto a vanvera.
Tu appartiene al fascismo/antifascismo.
Loro l’hanno superato da un pezzo.
Buttafuco, ha fatto un’articolo che è una nitida fotografia di cosa è il Blocco Studentesco e CasaPound.
Nota bene: Io non appartengo a tale movimento, ne sono soltanto un’attento osservatore.
Il 31 Ottobre 2008 alle 18:35 rockshadow ha scritto:
http://it.youtube.com/watch?v=.....J_o#t=7m9s
http://it.youtube.com/watch?v=.....fddVgA6TdI
In questi video si vede che sono quelli di Blocco Studentesco ad iniziare e le armi se le sono portate da casa. Quelli dei collettivi si difendono con oggetti trovati sul posto (sedie, etc)
Il 2 Novembre 2008 alle 4:55 moderato ha scritto:
Ma chi sono questi giornalisti, che scrivono articoli compiaciuti sui nuovi movimenti della destra più violenta giustificandone quindi le metodologie, incuranti delle conseguenze che questo comporterà nei giorni a venire? Forse “professionisti” così chiusi nelle sicurezze delle loro redazioni da non rendersi conto che già da qualche giorno sono state pubblicate prove evidenti come foto, video e interviste di persone presenti al corteo e a piazza Navona dove si palesa esplicitamente la natura violenta primaria e, ancor più grave, premeditata (perchè trovarsi ad un corteo con manici di piccone bianchi rossi e verdi vuol dire quanto meno esserseli preparati a casa, magari cuciti dalle mamme) di questi “Tipacci molto simpatici”? Chi era lì ha avuto l’impressione che queste persone fossero “scortate” dalla stessa polizia; non sarà possibile dimostrare questo, ma evidentemente sulla protezione di illustri giornalisti i nostri geniali “coniatori di slogan”(!) potranno contare, alla faccia (contusa) dei nostri figli, ragazzini picchiati a cinghiate e a calci che alla manifestazione cantavano “nè rossi nè neri”, e aggiungiamo a questo punto: “almeno fino a ieri”.
Il 14 Luglio 2009 alle 18:43 Il Secolo rilegge il “caso Bianchini”: ha ucciso il cliché dello stupro di destra » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Ma ora è tutta la sinistra italiana a dover fare i conti con “il caso Bianchini”. Almeno così argomenta Il Secolo d’Italia (organo di partito di Alleanza Nazionale), per il quale il caso appunto “rovescia i cliché sullo ’stupro nero”. “Quanto avvenuto” scrive il quotidiano di via della Scrofa “si presta ottimamente a una riflessione importante: l’epoca della demonizzazione di una parte politica sfruttando i ‘vizi’ e i reati dei singoli è definitivamente tramontata, ed è bene non risuscitarla”. Secondo il quotidiano diretto da Flavia Perina, è la cronaca a rovesciare gli stereotipi. “Questa è la lezione più importante, più significativa e più profonda che non solo il Pd ma la politica tutta intera deve trarre dal dramma romano. Un brutto fatto di cronaca che rovescia stereotipi che per decenni si sono abbattuti sulla destra dopo lo sciagurato eccidio del Circeo, il massacro in cui perì Rosaria Lopez e si salvò per miracolo Donatella Colasanti. Gli autori del misfatto, Angelo Izzo, Andrea Ghira e Gianni Guido divennero il simbolo allucinato della violenza neofascista”. Bianchini oggi come il Circeo 34 anni fa? Sì, per il Secolo d’Italia il parellelo non solo è possibile, ma anche è utile per capire dove può portare la strumentalizzazione politica della cronaca. Fu proprio “quell’atroce delitto a sfondo sessuale” del 1975 che dette via al cliché dello “strupro nero”. E il massacro, scrive ancora il quotidiano, “venne con grande superficialità associato ai desiderata ideologici della sinistra, sulla pelle di due sfortunate ragazze venne confezionato un cliché duro a morire che impedì a lungo di separare la follia del singolo dall’ambiente politico di riferimento, spesso scelto come cornice ‘teatrale’ per dare sfogo a forme di esibizionismo malato. Un parallelo tra il caso Izzo e quello di Bianchini, nonostante il contesto dei reati consumati sia diverso, risulta utile proprio come messaggio alla politica: evitare le strumentalizzazioni da ogni parte ma soprattutto” conclude il quotidiano aennino, “per evitare, da parte della sinistra, di cucire addosso all’avversario forme di devianza che nulla hanno a che fare con le tendenze politiche”. Ma prima ancora del quotidiano, a porsi il problema di cosa sarebbe accaduto a parti invertite, nell’ipotetico caso cioè che il presunto “stupratore seriale” fosse stato coordinatore di un circolo Pdl, è stata Casapound Italia. Sull’Ideodromo, il “laboratorio di idee ad alta velocità” dell’associazione di destra che fa capo a Gianluca Iannone. In un articolo intitolato “Lo stupro della verità”, Adriano Scianca scrive: “Succede anche nelle migliori famiglie. Sì, anche in quelle ‘buone’ (in realtà soprattutto in quelle buone…). Ebbene sì” prosegue Scianca “lo stupratore seriale di Roma è del buonissimo, kennedyano, disneyano, dolcissimo Pd. Beninteso: nel momento in cui scrivo l’accusato si dichiara innocente e la presunzione di innocenza vale per tutti”. Ma, continua Scianca, “Non è di questo che vogliamo parlare. Vogliamo parlare, invece, dei riflessi condizionati. Della sociologia a buon mercato. Degli sguardi strabici, e per questo colpevoli, sulla realtà”. E a immaginarsi, chiosa Scianca “come imposterebbe la sua prima pagina un qualche quotidiano espressione dei poteri forti”, ne verrebbe fuori una cosa del genere: “C’è certo una differenza di grado tra i festini consumati nelle ville in Sardegna e le orribili violenze perpetrate con la forza nei garage bui della periferia romana. C’è però un inquietante filo rosso basato sul machismo, sul disprezzo della donna, sulla sua visione come oggetto sessuale, sul potere virile che non accetta rifiuti. […]. Perché è chiaro: 2+2 può fare 4, ma se ci gira talvolta anche 5. Due indizi fanno qui una prova, persino una tendenza; lì, invece, una casualità, un gioco del destino baro”. [...]
Il 2 Febbraio 2010 alle 19:18 Boicottaggio “no global” contro la Fiat. Da destra - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] popolari (rigorosamente solo agli italiani, però), oppure quelli, come il Blocco Studentesco, che protestavano contro la riforma Gelmini insieme agli studenti di sinistra (ma poi è finita a botte e manganelli tricolore in piazza Navona a Roma), cantando “Non [...]
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