
Perde il posto di lavoro il dipendente che timbra il cartellino di un altro, alterando così la certificazione delle presenze. Questa la linea dura scelta dalla Cassazione che giustifica il licenziamento di un impiegato in un caso del genere, anche se all’azienda non deriva “un danno economico”. L’espulsione dell’impiegato è motivata dalla “lesione dei doveri di lealtà” da parte del dipendente nei confronti dell’azienda.
In questo modo la sezione Lavoro della Suprema Corte, con la sentenza numero 26239, ha confermato il licenziamento di Cristina C., dipendente presso la clinica “Villa Iris” di Torino, che per fare un favore a una collega in ritardo aveva timbrato il suo cartellino. Immediato il licenziamento disciplinare da parte della clinica nel maggio del 2003. Il provvedimento era stato convalidato dal Tribunale di Torino e dalla Corte d’Appello del capoluogo piemontese, nel luglio del 2005.
Inutilmente la difesa aveva tentato di ottenere una sanzione minore, sottolineando che “non c’è stato danno economico per l’azienda” dal momento che la dipendente “favorita” si era comunque presentata al lavoro, sebbene con un po’ di ritardo. La Suprema Corte, con la sentenza 26239, ha invece sottolineato che quello del “danno economico” è soltanto uno dei criteri che giustifica il licenziamento. Un altro motivo è “la violazione dei doveri di lealtà” da parte del lavoratore.
In questo senso, scrivono i giudici del Palazzaccio, “la decisione dei magistrati di merito appare logica e coerente perché motivata con la lesione del vincolo fiduciario indipendentemente dal danno economico per la società”. La Cassazione conclude sottolineando che timbrare il cartellino al posto di un collega “è un comportamento grave” che giustifica il licenziamento.
- Venerdì 31 Ottobre 2008

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