Archivio di Ottobre, 2008

Ulli Mair, leader della destra altoatesina: “Non siamo razzisti ma antiitaliani”

Die Freiheitlichen (I Libertari)

“Noi non siamo xenofobi. È uno stereotipo alimentato da chi ci teme. Non siamo contro gli immigrati in assoluto: il Tirolo ha bisogno anche di loro. Solo non vogliamo chi non lavora”. Ulli Mair, 34 anni, eletta per la seconda volta consigliere della Provincia autonoma di Bolzano col partito di destra tedesco dei Die Freiheitlichen (I Libertari), che nelle elezioni provinciali ha raccolto il 14,3 per cento, ha idee molto chiare e le racconta nell’intervista pubblicata sul numero di Panorama in edicola da venerdì 31 ottobre. “Non sono e non mi sento italiana. La mia patria è il Tirolo. Ai mondiali tifo Germania”.
Nell’intervista, Mair racconta anche dei suoi rapporti con Jörg Haider (”Il rapporto tra noi era più personale che politico. Conoscevo lui e la moglie: ho trovato vergognoso che si sia parlato della sua sessualità dopo la morte”) e dei motivi che l’hanno spinta a prendere politicamente le distanze dal politico austriaco morto in un incidente d’auto (”Contestavamo l’avvicinamento del Fpö a posizioni come quella di Forza Nuova e di Alessandra Mussolini”).
Sui motivi che, per la prima volta dopo 60 anni, hanno tolto alla Südtiroler volkspartei la maggioranza assoluta in Alto Adige, Mair è lapidaria: La Svp, dice “Ha creato un sistema clientelare che fa paura. Non è più un partito tedesco”.
I Freihetlichen, invece, sognano in distacco dall’Italia, dice Mair a Panorama “Vorremmo che l’Europa riconoscesse il concetto di regione istituzionale invece che quello di stato nazionale. Crediamo nell’idea di una regione libera del Sud Tirolo”.

Nuova legge elettorale in salita: la riforma torna in commissione

 Uno scrutatore al lavoro

Dopo la Lega, anche An. La linea della maggioranza è la stessa. L’accordo è totale. Se non c’è ampio consenso sulla legge di riforma per il sistema di voto per le prossime elezioni europee le norme possono restare quelle attuali”. Al termine di un incontro fra Silvio Berlusconi e il presidente della Camera Gianfranco Fini è emersa l’intesa sul fatto che il testo di riforma della legge elettorale europea presentata dalla maggioranza ritorni in Commissione. “Non c’è nessun ddl del governo” ha spiegato Berlusconi “è un’iniziativa parlamentare: se si trova un’intesa bene, altrimenti a noi va benissimo questa legge”. Il testo di riforma della legge elettorale torna in Commissione per verificare eventuali intese così come auspicato nei giorni scorsi dal capo dello Stato, Giorgio Napolitano.
Le parole del premier, però, lasciano freddo il Pd. “Vediamo, ci vogliono fatti, non parole”, spiega il numero due del partito Dario Franceschini. Più articolato il commento di Marina Sereni, vice capogruppo Pd a Montecitorio: “Abbiamo presentato numerosi emendamenti ma non c’è stata alcuna possibilità di discutere nè sulla soglia di sbarramento nè sulle preferenze. Se ora ci sarà un cambio di rotta, lo potremo vedere solo in commissione”.
“Decisione saggia quella del ritorno in commissione. Si tratta di una vittoria del buon senso, promossa dal Presidente della Repubblica e accolta con sensibilità istituzionale da Fini. Non si può cambiare la regola del gioco a colpi di maggioranza”. Così Pino Pisicchio, Idv.
Soddisfatta invece An. L’esecutivo di Alleanza nazionale, riunito questo pomeriggio a Montecitorio, ha espresso “soddisfazione” per la decisione di eliminare dal calendario dell’aula della Camera la riforma della legge elettorale per le Europee e di riportare il dibattito in commissione Affari Costituzionali. Lo ha detto Ignazio La Russa, ministro della Difesa e reggente di An, al termine della riunione: “C’è una soddisfazione generale perché questa riforma rischiava di diventare il luogo dove si scaricavano tutte le tensioni. Non è necessario incattivirsi su una legge del genere”.

Sciopero generale, la scuola si ferma e blocca Roma: “Siamo un milione”

Sciopero per la scuola

Un lungo corteo di protesta a Roma, dove secondo i sindacati sono in strada un milione di persone per lo sciopero generale contro la “riforma” Gelmini.
Iniziative, manifestazioni, proteste e lezioni in strada in tutta Italia, da Bolzano a Palermo.
Il giorno dopo l’approvazione in legge del decreto 133 sul maestro unico non si ferma il dissenso del mondo della scuola che si è dato appuntamento a piazza del Popolo a Roma per il comizio finale - con tanto di Inno di Mameli - dello sciopero generale indetto da Flc-Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals e Gilda. Slogan di protesta ma anche tante rime ironiche contro il ministro alla manifestazione a Roma. La parola d’ordine più diffusa è “Giù le mani dalla scuola pubblica” e “La scuola pubblica non si tocca”: almeno tre striscioni con queste scritte sono portati dai bambini delle scuole elementari. Molti criticano la riforma che impone il maestro unico: “Maestro unico no grazie: tutti in piazza come un unico maestro”, “Un maestro uguale meno cultura”, “Maestro unico: ora dateci pennino e calamaio”, “Meno insegnanti più bambini ignoranti”.
Il corteo romano è partito in un clima sereno e sotto un cielo carico di pioggia poco dopo le 9, aperto dai bambini delle elementari con mamme e maestre, da leader sindacali di settore e nazionali come Guglielmo Epifani e Luigi Angeletti, e da quelli del centrosinistra, tra i quali Walter Veltroni, gli ex ministri Giuseppe Fioroni, Fabio Mussi, Rosy Bindi, Antonio Di Pietro, Paolo Ferrero. Numerosi accanto ai docenti e al personale della scuola anche gli studenti, che si sono contati in oltre 100 mila. “Il governo dovrebbe avere il desiderio di ascoltare la protesta”, ha detto Veltroni, mentre Rosy Bindi ha sottolineato che “questa gente non rappresenta un bacino elettorale: ci sono anche molte persone del centrodestra”.
Di diverso parere la maggioranza: Maurizio Gasparri (Pdl) ha accusato le opposizioni di avere imbastito “una campagna di menzogne” invitandole “a smettere di rinfocolare la piazza”.

Il corteo romano ha avuto un epilogo movimentato quando alcune migliaia di universitari della Statale, invece di riunirsi al serpentone principale, si è diretto verso la sede del ministero dell’Istruzione, in viale Trastevere. Lì è stato organizzato un presidio, cui si sono uniti studenti delle scuole superiori e di altri atenei, e c’è stato un lancio di uova e fumogeni contro i poliziotti schierati. “Gelmini arrenditi, sei circondata” hanno gridato i manifestanti. Slogan anche contro Berlusconi e il governo. Gli studenti hanno poi srotolato un nastro bianco e rosso di fronte all’ingresso principale del ministero per chiudere simbolicamente il dicastero. Poi il corteo ha ripreso a muoversi in direzione della stazione Trastevere.

“La nostra protesta non si ferma” ha promesso il segretario generale della Cgil, Epifani, sottolineando la “giornata memorabile” e l’importanza del “momento di unita”‘. Per il leader della Uil Angeletti “lo sciopero della scuola è stato convocato per risolvere i problemi contrattuali e dei precari, bisogna quindi evitare ogni strumentalizzazione politica”.
Secondo i sindacati, lo sciopero generale ha bloccato tra il 70 e il 90% delle scuole di tutta Italia: in alcune, come quella dove insegna la sorella del ministro Gelmini, assente per “motivi di famiglia”, si è aperto solo per garantire “il servizio di custodia e sorveglianza”.

Giornata di sciopero contro le riforme della scuola

Non si contano le proteste nel resto del Paese. A Bolzano sono scesi in piazza insieme ragazzi di lingua italiana e tedesca; presidi e cortei anche a Trento; a Venezia gli studenti hanno sfilato sul Ponte della Libertà; lezioni in stazione a Trieste; a Torino l’orchestra del Teatro Regio ha suonato per gli studenti; a Genova è stata occupata la stazione Principe; a Milano concentramento e corteo organizzato per lo sciopero generale della scuola; a Bologna alla protesta ha partecipato anche Beppe Grillo; cortei di universitari a Napoli; genitori e bambini hanno sfilato a Bari; in Calabria sono segnalati cortei in tutte le città, con il blocco dell’accesso a Catanzaro; in Sicilia, da Palermo a Caltanissetta sono scese in strada 100 mila persone; in migliaia anche a Cagliari.

LEGGI ANCHE: Approvato il decreto Gelmini - Scontri a Roma tra studenti - Le novità introdotte dalla riforma Gelmini - Veltroni: referendum sulla legge - La Gelmini star di Facebook - I siti della protesta - La cura Gelmini, punto per punto. Partecipa al FORUM

Il VIDEO servizio:

Immigrati, il rapporto Caritas: quasi quattro milioni i regolari

Un cittadino africano con la maglia dell'Italia

All’inizio del 2008 erano tra i 3,8 e i 4 milioni gli immigrati regolari in Italia, con una incidenza del 6,7% sul totale della popolazione, leggermente al di sopra della media Ue. È la stima fatta dalla Caritas italiana e dalla Fondazione Migrantes nel XVIII dossier statistico presentato a Roma (qui il .pdf della scheda di presentazione): cifre che sono lievemente superiori a quelle stimate dall’Istat, secondo il quale i cittadini stranieri residenti all’inizio del 2008 erano quasi 3,433 milioni, comunitari inclusi.
La prima collettività, raddoppiata in due anni, è quella romena con 625.000 residenti e, secondo la stima del Dossier, quasi 1 milione di presenze regolari, seguita da quella albanese (402.000) e marocchina (366.000); un poco al di sopra e un poco al di sotto delle 150 mila unità si collocano, rispettivamente, le collettività cinese e ucraina.
A guadagnare anche in termini percentuali sono stati gli europei (52,0%), mentre gli africani mantengono le posizioni raggiunte (23,2%) e gli asiatici (16,1%) e gli americani (8,6%) perdono almeno un punto percentuale. Tradotto: sono immigrati una persona ogni 15 residenti, una ogni 15 studenti, quasi una ogni 10 lavoratori occupati; inoltre, in un decimo dei matrimoni celebrati in Italia, è coinvolto un partner straniero, così come un decimo delle nuove nascite va attribuito a entrambi i genitori stranieri.
In cifre, spiega il rapporto, si parla di quasi 800.000 minori, più di 600.000 studenti, più di 450.000 persone nate da noi, più di 300.000 diventate cittadini italiani dal 1996, più di 150.000 imprenditori ed il doppio se si tiene conto anche dei soci e delle altre cariche societarie.
Il dossier analizza anche l’andamento dei flussi nell’ultimo triennio: nel periodo 2005-2007 sono state presentate circa 1,5 milioni di domande di assunzione di lavoratori stranieri da parte delle aziende e delle famiglie italiane. Per la precisione 251.000 nel 2005, 520.000 nel 2006 e 741.000 nel 2007, con una incidenza, rispetto alla popolazione straniera già residente, prima del 10%, poi del 20% e nel 2007 del 25%, ma addirittura del 33% rispetto ai lavoratori stranieri già occupati. I flussi registrati nell’ultimo decennio, spiega la Caritas, sono tra i più alti nella storia d’Italia, paragonabili, se non superiori, al consistente esodo verso l’estero degli italiani nel secondo dopoguerra. L`immigrazione è dunque “sostanzialmente di segno positivo e concorre fortemente a porre rimedio alle lacune del nostro paese”, che sta diventando sempre più vecchio.
Gli immigrati sono una popolazione giovane: l’80% ha meno di 45 anni, mentre sono molto pochi quelli che hanno superato i 55 anni. Inoltre, il tasso di fecondità delle donne straniere è in grado di assicurare il ricambio della popolazione (2,51 figli per donna), a differenza di quanto avviene tra le italiane (1,26 figli in media).
Nel 2007, poiché non è stata integrata la quota iniziale di 170.000 nuovi ingressi, si può ipotizzare tenuto conto delle domande presentate - spiega il dossier Caritas-Migrantes - la presenza di almeno mezzo milione di persone già insediate in Italia e inserite nel mercato del lavoro nero, e a volte sprovviste di permesso di soggiorno. “A regolamentare i flussi in entrata non potranno essere i Centri di identificazione e di espulsione” sostiene la Caritas “e gli interventi repressivi, ma si richiede il supporto di interventi più organici”. Sempre nel 2007 le acquisizioni di cittadinanza sfiorano le 40.000 unità; le nuove nascite sono 64.000; gli studenti aumentano al ritmo di 70.000 l’anno; i minori tra nuovi nati e venuti dall’estero sono più di 100.000; le nuove assunzioni “ufficiali” sono più di 200.000 l’anno; l’aumento minimale della popolazione immigrata si aggira sulle 350.000 unità.
Un’elevata presenza si registra presso le famiglie per l’assistenza (le “Sante badanti a cui Panorama ha dedicato un’approfondita inchiesta), nell’edilizia, nelle fabbriche e in determinati servizi ed è riscontrabile una diffusione crescente anche in altri settori: nei trasporti, nei bar, negli alberghi, negli uffici. E gli immigrati hanno un tasso di attività (73%) di 12 punti più elevato degli italiani e sono creatori di ricchezza: concorrono per il 9% alla creazione del Pil (stima Unioncamere), coprono abbondantemente le spese sostenute per i servizi e l’assistenza con 3,7 miliardi di euro utilizzati come gettito fiscale (stima Dossier).
Non solo: crescono anche gli investimenti per l’acquisto della casa: tra gli italiani 8 su 10 sono proprietari di casa, mentre tra gli immigrati lo è solo 1 su 10, ma il divario è in continua diminuzione. Il nostro paese si colloca in Europa tra quelli al vertice per numero di immigrati e la dimensione globale delle grandi città italiane anticipa quello che sarà il futuro nel resto del paese. A Milano l’incidenza degli stranieri è del 14% e 1 ogni 4 è minore (quasi 50.000 su un totale di 200.000), mentre a Roma l’incidenza si attesta sul 10% e l’intera popolazione immigrata raggiunge le 300.000 unità.

Sacerdozio, il Vaticano ribadisce: “I gay non possono diventare preti”

Papa Benedetto XVI parla ai vescovi

Non possono diventare sacerdoti persone con “tendenze omosessuali fortemente radicate”. A tre anni da un documento della Congregazione per l’educazione cattolica (2005), lo stesso dicastero della Santa Sede pubblica un testo di piú ampio raggio, “Orientamenti per l’utilizzo delle competenze psicologiche nell’ammissione e nella formazione dei candidati al sacerdozio”, che torna anche sul tema dell’omosessualitá in seminario.
“Il cammino formativo” si legge nel documento “dovrà essere interrotto nel caso in cui il candidato, nonostante il suo impegno, il sostegno dello psicologo o la psicoterapia, continuasse a manifestare incapacitá ad affrontare realisticamente, sia pure con la gradualitá di ogni crescita umana, le proprie gravi immaturità (forti dipendenze affettive, notevole mancanza di libertá nelle relazioni, eccessiva rigiditá di carattere, mancanza di lealtá, identitá sessuale incerta, tendenze omosessuali fortemente radicate, ecc).
Lo stesso, aggiunge il documento, deve valere anche nel caso in cui risultasse evidente la difficoltá a vivere nel celibato, vissuto come un obbligo cosí pesante da compromettere l’equilibrio affettivo e relazionale”. Nel 2005 la congregazione vaticana responsabile dell’educazione pubblicó una “Istruzione circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al seminario e agli ordini sacri”. L’iniziativa venne assunta sulla scia dello scandalo pedofilia negli Stati Uniti, anche se, all’interno della stessa Chiesa cattolica, diverse voci si levarono contro una connessione tra pedofilia e omosessualitá.

E non che stavolta le voci contro si siano taciute. Anzi: sui preti gay, afferma Franco Grillini presidente di Gaynet: siamo in “presenza di un vero e proprio razzismo e della solita ossessione omofoba propria degli apparati clericali”. “Se per fare il prete il requisito principale è la castità, ovvero la, impossibile, rinuncia a qualsiasi attività di carattere genitale, l’orientamento sessuale dovrebbe essere irrilevante. E invece no” ha aggiunto Grillini “se uno è gay niente sacerdozio. Siamo qui di di fronte ad una brutale discriminazione che contribuisce a diffondere il veleno dell’esclusione e del razzismo omofobico”.
“Con ogni probabilità l’intento è quello di fugare il sospetto di essere un’organizzazione omosessuale di massa come accade inevitabilmente alle strutture monosessuali coatte basate sulla rigida separazione tra donne e uomini”.

Scuola in sciopero: gli anti Gelmini fischiano anche Grillo

Studenti in manifestazione

LEGGI ANCHE: La nostra risposta al blog di Beppe Grillo  

Chi di Vaffa ferisce…
A Bologna, dove il re dei blogger Beppe Grillo, è stato rifiutato, con slogan dai toni da lui usati proprio a Bologna dove lanciò il VaffaDay, dal corteo di protesta contro la riforma Gelmini che dalle 9,30 ha sfilato per le vie del centro del capoluogo emiliano e al quale il comico genovese aveva portato la propria solidarietà.
Appena la testa del corteo lo ha scorto, si è levato il grido “Beppe Grillo non lo vogliamo, non vogliamo le primedonne”, slogan conditi anche da insulti irripetibili.
Lo showman, attorniato da fotografi e telecamere, si è fatto da parte ed è ritornato verso piazza Verdi, il cuore della zona universitaria: “Non mi sorprende, erano solo cinque o sei, hanno perfettamente ragione. È la loro manifestazione e la gestiscono loro. La mia voleva essere solo una testimonianza. D’altra parte questa è la piazza, quando vanno tutti d’accordo c’è qualcosa che non va”. Però Grillo ha ribadito di essere comunque contento e soddisfatto per una protesta che parte dal basso e che ha definito “molto interessante”.
Ha avuto solo il tempo, il leader dei grillini, di mettere in guardia i manifestanti: “Dovete cercare di scoprire chi sono i poliziotti finti. C’è un filmato messo online dove si vede benissimo questi qui con le mazze che parlano affettuosamente con un poliziotto quasi da collega a collega. Queste cose le hanno sempre fatte dai G8″.
Grillo ha proseguito sostenendo che “non c’è più destra, non c’è più sinistra, il Parlamento doveva essere chiuso domani“, citando uno dei suoi ultimi interenti on line. “È in mano a questi nani, ballerine, ruffiani, amanti, cugini, amici. Un gruppo di legulei che vanno là, approvano un decreto e se ne vanno”.
Dopo la contestazione, Grillo si è diretto verso piazza Verdi, dove è stato raggiunto da altri manifestanti che gli hanno chiesto di aderire alla manifestazione: gli è stato anche offerto un camice bianco dei precari che ha indossato, prima di dirigersi verso piazza Maggiore. Secondo lo staff di Grillo, la contestazione sarebbe opera di una ventina di esponenti dei centri sociali bolognesi che già in passato si erano manifestati critici con i grillini.

La crisi nelle Sacre Stanze. E il Papa scrive un’enciclica economica

Il papa proclama quattro nuovi santi, tra loro la prima indiana

I gesuiti hanno anticipato i guru dell’economia. Il primo allarme sul pericolo dei fondi sovrani nella crisi finanziaria mondiale è stato lanciato da La civiltà cattolica nel marzo scorso. Il quindicinale dei gesuiti ha pubblicato un dettagliato articolo di padre Luciano Larivera (approvato dalla segreteria di Stato vaticana) che auspicava nuove regole per i paesi che detengono i fondi sovrani e per quelli che ne ricevono gli investimenti. Il tema sarà ripreso dall’attesa enciclica sociale, la terza di Benedetto XVI.

Intitolata Caritas in veritate, tratterà le principali questioni del magistero sociale della Chiesa in merito allo sviluppo, la povertà, la pace, la globalizzazione, la tutela dell’ambiente, la sussidiarietà. Grande attenzione sarà riservata al governo dell’economia e, in particolare, dei mercati finanziari. Il documento è in preparazione da 1 anno e mezzo (un tempo breve se paragonato ai 3 anni di gestazione per la Centesimus annus di Giovanni Paolo II e ai 5 anni per la Populorum progressio di Paolo VI).
Attualmente il testo è nelle mani di alcuni economisti (si fanno i nomi di Stefano Zamagni ed Ettore Gotti Tedeschi) per una rilettura finale. L’uscita è prevista entro i primi mesi del 2009 ma, caso senza precedenti, è già possibile prenotarla su internet, sebbene il testo sia ancora in fase di elaborazione e di traduzione.

L’editrice cattolica americana Ignatius Press l’ha già messa in vendita online al prezzo di 14,95 dollari. Su Amazon l’enciclica può essere invece acquistata con il 25 per cento di sconto a 10,17 dollari. L’8 dicembre uscirà anche il messaggio del Papa per la Giornata della pace: “Combattere la povertà, costruire la pace”.
Mentre il Pontificio consiglio giustizia e pace ha in serbo uno studio sulla povertà nell’era della globalizzazione. Sarà il segretario di Stato Tarcisio Bertone, d’intesa con il Papa, a dirimere l’”ingorgo magisteriale” e stabilire con quale ordine saranno pubblicati i tre documenti.

In coma farmacologico per una sciarpa della Juve

Tifosi della Juventu

Il giornalista, scrittore e tifoso bianconero Giampiero Mughini ha preferito non commentare. Dagli studi di Controcampo, alla notizia dell’aggressione di un sostenitore juventino da parte di alcuni ultrà del Bologna, ha provocatoriamente chiesto: “Volete un commento? Forse mi occupo di bestie?”
Insomma, l’ennesimo atto di violenza legato al calcio è avvenuto nel dopopartita di Bologna-Juve che i bianconeri hanno vinto per 2-1. Un risultato maturato senza contestazioni.
Un modenese di 44 anni, supporter della Juventus, è stato ricoverato in ospedale in condizioni gravi dopo essere stato colpito alla testa da una sassata. La premessa del ferimento, in via della Certosa, la strada vicino allo stadio che scorre lungo il cimitero monumentale.
L’uomo stava tornando verso la propria automobile camminando al fianco del figlio sedicenne, che portava al collo una sciarpa bianconera. Una colpa da punire o un trofeo da conquistare nella logica della tifoseria violenta: un gruppetto di “sostenitori” del Bologna ha cercato di strappare quella sciarpa e il padre è intervenuto per difendere il figlio. Ne è nato uno scontro, al termine del quale l’uomo, colpito alla testa, si è accasciato al suolo.
I primi a soccorrere il ferito sono stati gli agenti della Polizia municipale che hanno poi fatto intervenire il personale del 118. Nella notte un’ambulanza è corsa all’ospedale Maggiore è l’intervento è stato classificato in “codice 3″ quello che segnala una condizione di gravità. Una testimonianza ha riferito che il ferito era intubato e non cosciente.
L’uomo è poi stato ricoverato in prognosi riservata e consegnato alle cure dei medici mentre i cronisti sono stati trattenuti nell’atrio. A loro è sembrato di capire che non ci fosse pericolo di vita.
In ospedale anche la Polizia per acquisire altri elementi utili alle indagini scattate subito nella caccia ai violenti che rischiano l’arresto in base alle nuove norme sulla flagranza differita. E dopo questo fatto tanto pericoloso quanto stupido potrebbe rischiare divieti pure la tifoseria del Bologna.
Paradossale perchè la partita è filata via liscia in campo e sugli spalti, senza gli episodi contesati che negli anni scorsi avevano infiammato gli animi rossoblù. I soliti cori offensivi e uno scontro verbale in tribuna i soli episodi focosi di una serata controllata senza problemi da un robusto servizio di ordine pubblico. Ma l’assenza di polemiche e la vittoria tranquilla di una Juve che ha più che altro sfruttato la modestia degli avversari non sono bastate a calmare i cervelli di chi ha pensato di strappare la sciarpa a un ragazzo di 16 anni e che poi ha colpito il padre sotto i suoi occhi.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
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