
Il presidente della Repubblica e il ministro della Difesa alla festa delle Forze Armate
Il quattro novembre di novant’anni fa finiva sul fronte italiano la “Grande Guerra”, la prima vera occasione in cui le Forze Armate dell’allor giovane Regno d’Italia si trovarono a combattere in un conflitto di grandi proporzioni. Anche per questo l’anniversario di oggi, giornata delle Forze Armate e dell’unità nazionale ha un significato particolare per i militari.
“Ringrazio le Forze Armate per il loro impegno a difesa della pace”, nel ricordo ”dei tanti uomini caduti per la difesa dei valori fondanti dell’Italia”. Silvio Berlusconi si è rivolto così in una lettera al capo di Stato maggiore della Difesa, il generale Vincenzo Camporini. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha deposto questa mattina una corona all’altare della Patria, rendendo onore a tutti i caduti. Napolitano era accompagnato dal ministro della Difesa, Ignazio La Russa, e dal capo di Stato maggiore della difesa, Vincenzo Camporini. Presenti il presidente del Senato Renato Schifani, quello della Camera Gianfranco Fini, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il presidente della Corte costituzionale Franco Bile. Tra le autorità anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno, e i vertici delle forze armate e di polizia. Tra i politici Antonio Di Pietro. Dopo la cerimonia a Roma, il presidente della Repubblica si è recato al Sacrario di Redipuglia, in provincia di Gorizia, dove ha deposto una corona d’alloro ai piedi della tomba del conte Duca D’Aosta comandante della terza armata all’epoca della prima guerra mondiale. Successivamente è partito per Vittorio Veneto, dove novant’anni fa l’esercito italiano riscattò la disfatta di Caporetto e sconfisse gli austriaci.
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Discutine sul FORUM: “4 Novembre, giorno delle Forze Armate: ha ancora senso festeggiarlo?“
- Martedì 4 Novembre 2008
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Commenti
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Il 4 Novembre 2008 alle 21:04 vincenzo.m. ha scritto:
IL SOGNO E’ PROPRIETA’ DI CHI LO MANIFESTA.
L’unità di un Paese è favorito precipuamente dall’apporto che la classe dirigente esprime nei confronti del Paese stesso. L’appello all’unità cade nell’abisso del senso non costruttivo qualora la classe dirigente fosse impegnata in una tenzone nella quale ad esprimersi è l’esclusivo primato della classe dirigente stessa.
Un paese disunito è un paese dalla classe dirigente disunita ed avviluppata ad una immagine che possa rappresentare solo ed unicamente sé stessa: difesa ad oltranza della propria posizione, noncuranza del bene comune, visione del futuro limitata a qualche settimana.
Per ottemperare alla richiesta di una classe dirigente , che operi in sintonia con l’unità e l’interesse generale della nazione, è opportuno appellarsi alla visione di come la stessa classe abbia operato negli ultimi quaranta anni: sui valori espressi, sulle azioni, sulla difesa del patrimonio comune, sulla crescita salariale del tessuto operativo nazionale e sui risultati.
Senza una onesta e trasparente analisi ciò che resta assume valenza di un augurio gratuito o più sottilmente profonde il senso di uno slogan americano, slogan ricco di speranza ma spesso utilizzato in modo simile ad una lama a doppio:
The dream become true.
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