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	<title>Italia &#187; Sport &amp; business: Italiani, datevi all&#8217;ippica</title>
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	<description>Canale Italia di Panorama.it</description>
	<pubDate>Sat, 11 Feb 2012 18:29:09 +0000</pubDate>
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		<title>Sport &amp; business: Italiani, datevi all’ippica</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Nov 2008 11:05:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonella.palmieri</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Montepremi troppo bassi, meno scommesse, allevatori in rivolta. Il ministro Zaia sale in sella e dicwe: "Meno corse e con cavalli di qualità"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il weekend dell’11 ottobre nell’ippodromo di Tor di Valle, nelle campagne romane, c’erano circa mille persone. Famiglie con bambini, anziani appassionati e un gruppo di impreditori arrivati apposta dalla  Russia per assistere a una delle corse di trotto più importanti del mondo. Sono rimasti delusi: molti proprietari hanno ritirato i cavalli dalla gara e il derby di trotto non c’è stato.<br />
Questa non è stata l’unica corsa a saltare. Da settimane in tutti gli ippodromi d’Italia non vola una mosca per un’agitazione proclamata dai proprietari, dagli allevatori e dai fantini che lamentano montepremi troppo bassi per coprire i costi di gestione. In questi giorni è al vaglio del Parlamento un decreto che la Lega ha emendato con una norma che potrebbe fare entrare nelle casse dell’Unire, l’Unione nazionale per l’incremento delle razze equine, ben 180 milioni di euro. La categoria dunque resta in attesa preoccupata.<br />
Il virus della crisi che ha portato gli ippodromi a chiudere i  battenti è il calo di scommesse. Le corse di cavalli non appassionano più: dal 2003 a oggi il totale degli euro raccolti è passato da 2,9 miliardi di euro ai 2,6 stimati per il 2008. Ribassi che in pratica significano meno soldi per i montepremi delle gare e dunque decine di migliaia di posti di lavoro a rischio. Gli impiegati del settore da settimane stanno attirando l’attenzione delle istituzioni manifestando e portando i cavalli in piazza.<br />
Una delle polemiche sollevate dalle associazioni di categoria riguarda le slot machine presenti negli ippodromi e nelle agenzie ippiche i cui introiti, pur trovandosi in «territorio ippico», non vanno nemmeno in parte all’Unire. Una delle richieste della categoria è di fare confluire una fetta di questi incassi all’ippica. Richiesta che dopo l’interessamento del ministro dell’Agricoltura Luca Zaia, responsabile del settore, è stata tradotta in un emendamento di un decreto al voto in questi giorni. Se verrà approvato l’1 per cento degli incassi di queste slot machine andrà all’Unire che ha stimato un incasso di 180 milioni di euro.<br />
 La crisi dell’ippica però non è solo finanziaria, anche l’immagine del gioco è sbiadita. Gli anni degli ippodromi colmi di gente ad acclamare Varenne sono passati e gli scommettitori anno dopo anno si allontanano. La ricetta del ministro Zaia è correre meno ma con più cavalli di qualità. «Da noi ci sono troppe corse» afferma il ministro. «C’è bisogno di più qualità e di cavalli che facciano tempi da record».<br />
Oggi gli allevatori ricevono sovvenzioni dall’Unire anche in base al numero di cavalli che hanno nelle scuderie. «Questo denaro dev’essere distribuito in base alla qualità del cavallo» dice Snai. «Se distribuiamo denaro in base alla quantità di cavalli nelle scuderie rischiamo di creare una massa di brocchi». Che non solo fanno male agli occhi degli scommettitori, ma anche alle tasche: se in una gara ci sono troppi cavalli scarsi è facile indovinare le prime posizioni e quindi le scommesse vincenti vengono pagate meno.<br />
A scommettere dunque restano solo i veri cultori che però, secondo Zaia, «si stanno ghettizzando sempre di più, l’ippica deve continuare a essere uno sport nazionale con corse appassionanti e soprattutto trasmesse in tv». l</p>
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