Il pubblico ministero Pierpaolo Bruni, dopo un anno di lavoro, lascia l’inchiesta Why not. Oggi scadevano i termini della sua applicazione all’indagine. La procura generale di Catanzaro, titolare dell’inchiesta, ha preso atto della sua decisione. Il magistrato aveva sostituito Luigi de Magistris, dopo che al sostituto procuratore napoletano era stato avocato il fascicolo. I primi scricchiolii nel rapporto tra il pm crotonese e i colleghi del pool Why not si erano avvertiti in estate quando il pubblico ministero aveva inviato alcune lettere al procuratore generale Enzo Iannelli per lamentarsi della conduzione dell’inchiesta Per Bruni l’indagine, in particolare il filone su Romano Prodi (ma non solo) non procedeva come avrebbe dovuto e anzi aveva subito dei rallentamenti. A fine settembre, poi, erano state consegnate alla procura le consulenze degli esperti, l’ex ispettore della Banca d’Italia Piero Sagona e lo studio Perotti di Torino. Secondo Bruni le carte dimostravano che l’indagine su Prodi e il suo entourage (a partire dal deputato del Pd Sandro Gozi) avrebbe dovuto proseguire, per la procura generale l’esatto contrario: la posizione dell’ex premier va archiviata. Risultato: l’addio di Bruni.
- Mercoledì 5 Novembre 2008
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