Wanna Marchi e la figlia Stefania Nobile
Per una volta la giustizia italiana è stata efficiente. Dopo “soli” sette anni, un tempo breve rispetto alla media, le vittime di Wanna Marchi stanno recuperando i soldi versati alla teleimbonitrice di Castel Guelfo (Bologna). Anzi, c’è chi ha riavuto tutto il capitale speso inseguendo la fortuna e in più ha ricevuto una cifra importante per la sofferenza patita, ovvero il danno morale. Per esempio, la signora Luigina: aveva dato all’Asciè di Wanna Marchi, della figlia Stefania e del “mago” Do Nascimento 60.900 euro, ora ne ha in tasca 83 mila. Un piccolo record per l’Italia dei tribunali che funzionano male, dei fascicoli polverosi e delle cause che si trascinano per decenni.
Merito di una pattuglia di avvocati agguerriti che hanno fatto leva su una sentenza a suo modo rivoluzionaria: quella di primo grado che ha condannato Marchi e la figlia Stefania a pene pesanti, 10 anni, solo limate in appello. I giudici del tribunale di Milano hanno calcolato subito tutti i danni, patrimoniali e morali, senza rinviare il computo esatto a un futuribile processo civile, poi hanno messo a disposizione delle parti civili i beni sequestrati al terzetto. Certo, solo le briciole degli incassi accumulati in anni e anni dalla televenditrice, che a parere della Guardia di finanza aveva 300 mila clienti e ricavi, solo fra il 1996 e il 2001, per parecchi miliardi di lire.
Ma comunque meglio di niente. I legali hanno immediatamente aggredito quel che restava del grande banchetto imbandito a spese di migliaia di italiani: i conti correnti che non sono stati svuotati in tempo e alcuni appartamenti, sparpagliati fra il Lago di Como, Milano e la Toscana. I risultati, a distanza di sette anni, sono arrivati, come spiega Stefano Zurlo, giornalista del Giornale, nel libro La strega della tv, Wanna Marchi: ascesa e caduta di un mito, prefazione di Maurizio Belpietro, appena pubblicato da Bietti Media e Albatross, in vendita sul sito www.ragioncritica.it.”Ho seguito 23 persone truffate dalle Marchi” spiega l’avvocato Marco Marzari, capofila dei penalisti di parte civile, “e 20 hanno avuto quel che aspettavano; per tre siamo a un passo dalla conclusione. Così, a Emanuela, che aveva comprato giusto i numeri del lotto per 150 euro, sono stati riconosciuti 8.200 euro”. E il tesoretto crescerà nelle prossime settimane: a fine novembre il notaio metterà in vendita la torre che il mago aveva a Candelo, nel Biellese. Quindi andranno all’asta altri appartamenti, tutti provenienti dall’impero delle Marchi. Il ricavato sarà consegnato a chi aveva scommesso imprudentemente sull’Asciè, versando anche centinaia di milioni di lire nell’arco di alcuni anni.
Nel libro, che descrive attraverso numerose testimonianze anche la Wanna Marchi rampante degli anni Ottanta, parla per la prima volta il capitano Piergiuseppe Cananzi, il finanziere che coordinò l’operazione Tapiro salato. Al momento dell’arresto nella casa di Castel del Rio (Bologna), racconta Cananzi, “Wanna Marchi si sedette, lanciando un urlo liberatorio e battendo con forza più volte la testa sul tavolo”.
- Sabato 8 Novembre 2008












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Commenti
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Il 8 Novembre 2008 alle 15:21 fercas ha scritto:
Bene i risarcimenti ma, queste due, debbono andare in galera! A quando? Cordialità .
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