- Tags: Agcom, altroconsumo, canone, Telecom
- 3 commenti
Come se non bastasse tutto il resto, aumenta anche il canone del telefono fisso. Mentre la concorrenza si affanna per accaparrarsi nuovi clienti giocando sulla libertà dal canone Telecom, l’ex monopolista delle telecomunicazioni fa un vero e proprio autogol: chiede all’Agcom , l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, di aumentare i costi fissi (circa due euro in più al mese), senza offrire in cambio alcun impegno concreto per migliorare l’efficienza della rete. Ma non è finita, i problemi riguardano anche i cellulari. L’azienda impone un costo troppo elevato delle tariffe di terminazione della telefonia mobile (quella parte di costi che l’operatore di chi chiama paga all’operatore di chi riceve la telefonata e che poi ricadono sulle tariffe finali), contravvenendo alla richiesta di tagli fatta del commissario europeo per le Comunicazioni, Viviane Reding.
In pratica, queste scelte di Telecom avranno notevoli ricadute sulle tasche dei consumatori. L’azienda telefonica incasserà oltre 300 milioni di euro l’anno in più grazie al ritocco del canone e circa 3 miliardi di euro per le tariffe di terminazione. Una strategia, forse, per ridurre almeno in parte il grosso debito dell’azienda.
Altroconsumo e altre associazioni del Cncu, il Consiglio nazionale consumatori e utenti, hanno promosso una petizione online contro l’aumento del canone residenziale, che in un solo giorno ha già raggiunto quasi 4 mila sottoscrizioni. All’Agcom e al Governo abbiamo chiesto anche di ridurre le tariffe di terminazione mobile, anomalia italiana che relega il nostro Paese all’angolo del panorama delle telecomunicazioni, inibendo l’apertura alla concorrenza nel settore.
- Mercoledì 12 Novembre 2008
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Commenti
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Il 12 Novembre 2008 alle 23:44 camo49 ha scritto:
…sono un abbonato telecom…però di questo passo credo che mi guarderò attorno…
Il 13 Novembre 2008 alle 18:15 bside ha scritto:
L’avete voluta la liberalizzazione delle tlc?? . il vostro compagno massimino d’alema ha SVENDUTO una grande azienda gloriosa e strategica per il paese. Ma come ben sappiamo noi Italiani siamo specialisti nello sputare nel piatto in cui mangiamo!. Nessun altro paese al mondo cede, svende, o porta alla rovina azienda che sono il fiore all’occhiello del proprio paese, noi si!! vedi alitalia, telecom, e simili. La Fiat no! quella non si tocca!! NOI CONTRIBUENTI abbiamo pagato per anni la cassa integrazione di un azienda PRIVATA e tutti zitti. Pensavate veramente che portare la Telecom ad essere privatizzata avrebbe portato benefici per i cittadini?? poveri illusi, il disservizio è aumentato notevolmente gli altri gestori senza scrupoli ci prendono per il culo dalla mattina a sera con DEMENZIALI pubblicità televisive dove pare ti regalino il mondo e poi dopo due mesi, finita la loro promozione ti accorgi di pagare IL DOPPIO di quanto spendevi essendo abbonato a telecom. Siamo gli ultimi in europa nello sviluppo della NGN che molti non sanno nemmeno cosa sia, però si riempomo la bocca con paroloni ultratecnologigi che vanno di moda. CI STA’ BENE!! noi Italiani siamo un popolo di sognatori, navigatori e poeti, continuiamo a sognare,navigare e farci prendere in giro a livello mondiale. Del resto era prevedibile visto che quelli che ci governano non fanno altro che fare solo ed esclusivamente i PROPRI INTERESSI altro che canone!! il nostro motto è sempre quello: si stava meglio quando si stava peggio! è proprio vero! W la liberalizzazione!! ciao a tutti sognatori e non…..
Il 16 Febbraio 2009 alle 14:29 Stangata dell’Antitrust: multa da 500 mila euro a Tim e Vodafone » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] Sanzionate. A Tim e Vodafone l’Antitrust con comminato una multa di 500 mila euro ciascuno per modifica unilaterale e sistematica dei piani tariffari senza fornire adeguate informative al consumatore. A dare notizia dell’azione del Garante è l’associazione Altroconsumo, che aveva denunciato l’agosto scorso all’Autorità i due operatori per pratiche commerciali scorrette sui rincari delle tariffe di telefonia mobile. La mancanza di informazione e trasparenza, riferisce Altroconsumo nella nota, “ha impedito agli utenti di conoscere le caratteristiche delle nuove tariffe, le modalità di attuare la portabilità del numero da un operatore all’altro e le modalità di rimborso del credito residuo”. I rincari, calcolati dall’associazione dei consumatori, “sono stati per profili medi in un anno da 49 sino a 83 euro, con picchi d’aumento sulle singole telefonate di oltre il 100%”. La vicenda risale all’agosto scorso, quando Vodafone decise una serie di ritocchi al proprio listino prezzi, mandando tra l’altro in soffitta 31 vecchi piani tariffari nati tra il 1998 e il 2003, e utilizzando come strumento “primario” di comunicazione un Sms. Negli stessi giorni anche Tim aveva inviato Sms a oltre 3 milioni di clienti per annunciare una serie di ritocchi tariffari. Le associazioni dei consumatori erano subito intervenute con una serie di esposti sia all’Antitrust che all’Autorità per le tlc. Il provvedimento dell’Antitrust non ha preso in esame il fondamento o la legittimità della variazione tariffaria, ma la pratica commerciale adottata per comunicarla alla clientela, giudicandola “scorretta”. Sia per Tim che per Vodafone, l’Antitrust sottolinea che il contenuto dell’Sms che annunciava l’aumento tariffario “si caratterizza per un contenuto ambiguo ed omissivo circa le informazioni relative alla natura dell’operazione in atto, tale da impedire al cliente interessato di assumere una conseguente decisione consapevole, con particolare riferimento alla possibilità di esercitare un diritto di recesso senza alcuna penale”. L’Sms di Tim, in particolare, con la parola ‘rimodulazione’ unita a quella ‘gratis’ “risulta idoneo a indurre in errore il consumatore”. Per quanto riguarda invece Vodafone, l’Antitrust punta il dito contro la parola ’semplificazione’, e anch’essa “risulta idonea a indurre in errore il consumatore”. In entrambi i casi l’Antitrust parla anche di “condotta plurioffensiva” in seguito alla quale i consumatori “si sentono traditi”, e con l’aggravante che “la sfiducia dei consumatori, quando è generalizzata, rallenta il processo di crescita dei mercati”. L’intervento dell’Antitrust, commenta Paolo Martinello, presidente di Altroconsumo, “dimostra la necessità urgente di introdurre la class action nel nostro Paese. L’istituto del risarcimento collettivo si adatterebbe perfettamente a casi come questi dove, per tali pratiche commerciali scorrette, la multa acquista un significato formale e non restituisce alle migliaia di utenti le cifre incassate automaticamente dai gestori, senza che i consumatori avessero alcuna possibilità di essere informati e di scegliere. Ma la conversione del decreto milleproroghe al Senato ha confermato l’ulteriore rinvio a luglio della norma, e i disegni di legge pendenti sia alla Camera che al Senato sono ancora impantanati nelle commissioni competenti”. [...]
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