- Tags: Italia, nassyriah, patriottismo
- 3 commenti
Il rapporto tra gli italiani, le Forze armate e la difesa nazionale. Un tema balzato più volte agli onori della cronaca gli ultimi giorni. Prima le polemiche suscitate dalle celebrazioni del 4 novembre, quest’anno ingigantite da ministro della Difesa, Ignazio La Russa, nel novantesimo anniversario della vittoria nella Grande Guerra. Poi le celebrazioni di oggi per il quinto anniversario dell’attentato di Nassiryah.
Nonostante il rinnovato spirito patriottico voluto dalle istituzioni, tra gli italiani i temi della difesa non sembrano raccogliere molto entusiasmo almeno secondo un sondaggio commissionato dal web-magazine Analisi Difesa che lo ha pubblicato oggi.
Ferrari Nasi & Grisantelli, società demoscopica milanese, ha sondato un campione di 650 italiani di diversa fascia d’età, sesso, titolo di studio e orientamento politico con quattro domande che riguardano la disponibilità a combattere e rischiare la vita per difendere la Patria o per un alleato sotto attacco dall’esterno. Questi i risultati, non proprio incoraggianti per chi attribuisce valore al concetto di Patria.
Se l’Italia venisse attaccata militarmente, lei accetterebbe di essere chiamato a combattere o comunque a contribuire per la difesa del Paese?
Sì 42,0
No 45,8
Non so 12,2
E se fosse necessario, accetterebbe l’idea di rischiare la vita per questo motivo?
Sì 32,1
No 54,2
Non so 13,7
Se ad essere attaccato fosse un paese dell’Unione Europea o uno stretto alleato dell’Italia, lei accetterebbe di essere chiamato a combattere o comunque a contribuire per la difesa del Paese?
Sì 31,2
No 51,4
Non so 17,4
E se fosse necessario, accetterebbe l’idea di rischiare la vita per questo motivo?
Sì 29,7
No 59,2
Non so 11,1
In pratica meno della metà degli intervistati sarebbe pronta a contribuire alla difesa nazionale in caso di guerra e meno di un terzo metterebbe a repentaglio la propria vita per l’Italia. Un dato sconfortante soprattutto tenendo conto che le domande non riguardano la partecipazione a conflitti all’estero ma la difesa del territorio nazionale da un attacco militare esterno. La percentuale di quanti sarebbero pronti a impugnare le armi e rischiare anche la vita si riducono ulteriormente se si trattasse di aiutare con le armi un partner europeo o della Nato. Secondo gli esperti della Ferrari Nasi & Grisantelli coloro che accetterebbero di difendere l’Italia, ma non l’Europa, si trovano principalmente tra gli elettori di sinistra, in special modo del PD, tra chi ha basso titolo di studio e, in misura minore, nella popolazione più anziana.
- Mercoledì 12 Novembre 2008
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Commenti
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Il 12 Novembre 2008 alle 17:23 clator ha scritto:
Mi sembra che la quantità di persone disposte a rischiare la vita per la Patria sia molto alta. Dopo la sconfitta della seconda guerra mondiale ci sono stati decenni in cui la parola Patria era sparita dal vocabolario se non per insultarla e chi la nominava era considerato fascista. L’inno nazionale non era cantato da nessuno e i famosi “intellettuali ” sinistri facevano a gara a deriderlo e a chiedere di sostituirlo , magari con bella ciao.
Il 12 Novembre 2008 alle 17:51 lordmax ha scritto:
Mi sembra una indagine priva di senso.
A tutte quelle domande non si può rispondere sì o no.
Se si viene richiamati non c’è la possibilità di scelta.
Se si riceve un ordine non si può scegliere se eseguirlo o meno anche se questo ci mette a rischio la vita, si può rifiutare un ordine diretto solo in caso sia palesemente inutile e controproducente.
Non si può scegliere se difendere o meno un paese alleato,s e si viene richiamati si va dove si viene comandati.
La cosa grave che emerge da questa indagine piuttosto è l’evidente ignoranza delle persone intervistate su come funzionino le leggi militari.
Il 28 Novembre 2008 alle 14:43 warandpeace ha scritto:
Bene, se dovesse succedere bisogna usare il metodo “STALIN”.
“Non un passo indietro!”
La percentuale che ha detto SI, saranno i generali, colonnelli, comandanti e alti in grado.
Mentre la percentuale che ha detto NO, sono i soldati semplici mandati obbligatoriamente e con la forza a combattere dai loro superiori.
E se non ubbidiscono…. bè sapete cosa succede.
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