Nella foto: l’entrata della sede della Rai di viale Mazzini a Roma
“Villari è un personaggio che rappresenta la vecchia e inestirpabile malattia della democrazia italiana che è il trasformismo”. Un giudizio non proprio lusinghiero, specie se viene da un compagno di partito. In questo caso è Rosy Bindi, in un’intervista a l’Unità , a far trapelare il nervosismo del Pd per la vicenda della nomina di Riccardo Villari a presidente della commissione di Vigilanza sulla Rai. Il partito di Veltroni teme un altro “caso De Gregorio” (il senatore eletto con l’Idv nella passata legislatura e poi passato con Berlusconi in seguito alla sua nomina nella commissione Difesa coi voti del centrodestra). E così oggi si sono fatti sempre più espliciti gli avvertimenti al parlamentare ex Udeur: ”Se Villari intende contribuire a sciogliere questo intricatissimo nodo e vuole dare una mano a svelenire il clima sulla questione, si dimetta immediatamente” lo esorta Franco Marini. Mentre Antonio Di Pietro dice che il “mandante politico” della sua elezione è Berlusconi. Parole stigmatizzate dal centrodestra che invece difende il senatore campano, con Daniele Capezzone, portavoce di Forza Italia, che dichiara ”Veltroni e troppi altri esponenti del Pd stanno giocando in modo greve e pesante per intimidire e mortificare il neopresidente Villari” che lui esorta a “non arrendersi”.
E il diretto interessato? Tentenna, prende tempo. Ha già spiegato di volersi consultare con i presidenti di Camera e Senato “per rispetto delle istituzioni”, di dimettersi solo “se si arriverà a una soluzione condivisa”. Nel pomeriggio dice all’ Ansa: ”Ho telefonato io al segretario per il quale nutro grande rispetto e stima, perché io l’ho votato Veltroni e per lui provo anche dell’affetto” e annuncia di aver fissato un incontro con il leader Pd per lunedì prossimo. Ma poco dopo una nota stampa dell’ufficio del Pd smentisce il colloquio telefonico: “Non c’è stata la chiamata a Veltroni. E’ stato l’onorevole Walter Verini a chiamare Villari per fissare un incontro”. Insomma un pasticciaccio, con la maggioranza che gongola: ”Faccio i migliori auguri a Villari e a Veltroni” sfodera il suo sarcasmo Cicchitto, “per favorire una soluzione avevamo ritirato la candidatura di Pecorella alla Corte Costituzionale. Il buon senso faceva pensare che anche la sinistra avrebbe ritirato la candidatura di Leoluca Orlando. Non stanno facendo questo e ora con un libero voto del Parlamento è stato eletto un autorevole esponente del centrosinistra”. Meno diplomatico Maurizio Gasparri, capogruppo Pdl al Senato: “Veltroni mi sembra in evidente crisi, contestato nel suo partito perché, in effetti, è una persona incapace”, dice, “la violenza verbale, di cui anch’io sono stato vittima, dimostra l’arroganza, l’incapacità e la stupidità di quest’uomo”.
- Sabato 15 Novembre 2008
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Commenti
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Il 15 Novembre 2008 alle 21:56 fercas ha scritto:
Ma per quale motivo il PD del sig. Veltroni non riesce a proporre un proprio candidato e continua a sostenere quell’Orlando che come sindaco di Palermo face arrivare dall’America la salma di un morto sulla sedia elettrica per seppellirlo colà con una tomba in marmo di carrara? Che il Di Pietro sia diventato così potente da condizionare l’intera classe dirigente del PD? D’Alema compreso? Gradirei una risposta. Cordialità .
Il 17 Novembre 2008 alle 17:31 Rai: faccia a faccia tra villari e Veltroni: “Resto fino a soluzione condivisa” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] “C’è stata qualche divergenza ma con il segretario ci siamo parlati con grande franchezza e io ho spiegato che mi dimetterò se al più presto si trova una candidatura condivisa”. Così il senatore democratico Riccardo Villari spiega i termini del faccia a faccia con il leader del Pd Walter Veltroni sulla presidenza della Vigilanza, a cui è stato eletto con i voti della maggioranza e solo due dell’opposizione. Al termine dell’incontro con i vertici del Pd, Villari ha spiegato: “Se, come mi auguro, si realizza al più presto una candidatura condivisa, sarò ben lieto di dimettermi, ma finché questo non accade ho il dovere istituzionale di andare avanti”. Villari ha tenuto a precisare che, da parte sua, “c’è una disponibilità piena e totale alle dimissioni” ma non fino a quando “non sarà garantito il funzionamento delle istituzioni. Il mio è un atteggiamento corretto che coniuga la posizione politica a quella istituzionale”. A chi gli chiede se non speri nella possibilità di restare alla guida della Vigilanza, l’esponente del Pd risponde: “Ho messo da parte le fantasie, non faccio ipotesi, vorrei solo assolvere con dignità a questa funzione”, quindi ammette che nel colloquio con i vertici del Pd “c’è stata qualche divergenza, ci siamo parlati con franchezza”, perché “in questi giorni sono stato presentato come quello che pensa di restare alla Vigilanza”. Riccardo Villari esclude la sua espulsione dal partito: “Il Pd è casa mia, non me ne vado”. Villari ha quindi spiegato che consulterà gli uffici della commissione di Vigilanza per renderla immediatamente operativa: “La Commissione deve funzionare - ha detto a chi gli chiedeva se la convocherà - ci sono degli adempimenti che devo verificare con gli uffici, vedremo”. L’esponente del Pd ha anche tenuto a precisare che la sua richiesta di un incontro con i presidenti delle Camere era motivata da “cortesia e attenzione per restituire quella che i vertici istituzionali hanno mostrato nei confronti dello stallo in vigilanza. Mi sono rivolto a loro per una forma di attenzione alle istituzioni, non voleva essere in alcun modo un tentativo di tirarli per la giacca”. [...]
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