Istat: un bambino su 4 è figlio unico

La Bottega dei Ragazzi dell'Istituto degli Innocenti

Un minore italiano su 4 è figlio unico e uno su due ha un solo fratello: il dato, in aumento negli ultimi dieci anni, è contenuto in un’indagine multiscopo dell’Istat presentata oggi e relativa al 2008.
Calo della fecondità, progressivo inserimento delle donne nel mercato del lavoro e aumentata instabilità è coniugale hanno fatto aumentare, ha spiegato Linda Laura Sabbadini dell’Istat, la percentuale di bambini e ragazzi (fino a 17 anni) che non hanno fratelli: se nel 1998 erano il 23,8%, nel 2008 sono diventati il 25,4%. Diminuisce drasticamente la percentuale (dal 40,5% al 32,2%) di famiglie “tradizionali”, cioé con padre che lavora e madre casalinga (con una forte differenza tra Nord, con il 55% e il Sud con il 26,8%), mentre aumenta quella dove entrambi i genitori lavorano (dal 40,2% al 43,8%). Aumenta del 50% la percentuale di minori che vivono con un solo genitore (dal 6% al 9,4%), in gran parte per la separazione dei genitori.
I minori che hanno un solo fratello sono passati in dieci ani dal 53,1% al 54,7% mentre è scesa dal 23,1% al 19,9% quella di chi ha due o più fratelli.
Bambini e ragazzi italiani sono poi sempre più autonomi: secondo l’Istat quasi il 40% dei minori italiani tra 6 e 17 anni possiede le chiavi di casa, e ben il 51,2% dei ragazzi tra gli 11 e i 17 anni torna a casa tra le dieci di sera e mezzanotte.
Il 38,7% degli italiani tra 6 e 17 anni dispone delle chiavi di casa, in aumento rispetto al 1998 quando era il 37,8%. La quota aumenta con il crescere dell’età: se nella fascia 6-10 anni possiede le chiavi il 5,2% dei bambini, si sale al 75,7% tra i ragazzi di età compresa fra 14 e 17 anni. E le differenze di genere si fanno sentire anche qui: tra gli 11 e i 17 anni la percentuale di maschi è maggiore rispetto a quella delle femmine. La disponibilità delle chiavi di casa, nota l’Istat, aumenta quando entrambi i genitori lavorano e nelle famiglie monogenitore, e nelle famiglie residenti al Nord rispetto a quelle del Sud.
Interessante è anche il dato sull’orario di rientro a casa dei ragazzi (11-17 anni) quando escono la sera: se il 23,2% torna tra le 20 e le 22, ben il 51,2% lo fa tra le 22 e mezzanotte e l’11,8% oltre la mezzanotte. Percentuali diverse tra maschi e femmine: i ragazzi che fanno ritorno a casa tra le 22 e le 24 sono il 52,6% contro il 49,6% delle ragazze, mentre dopo la mezzanotte torna a casa il 12,1% dei maschi e l’11,5% delle femmine.
E già da piccoli, tra le mura domestiche, i bambini guadagnano più delle bambine. Secondo la ricerca Istat, con la “paghetta” settimanale i bambini ricevono più denaro delle bambine. Se le differenze sono nulle per i piccoli tra i sei e i dieci anni, crescono invece con l’età: tra i 14 e 17 anni i ragazzi che ricevono regolarmente la paghetta sono il 57,2%, mentre tra le ragazze della stessa età la quota scende al 48%. Non solo, ma mentre per le ragazze il denaro è un regalo, un premio che “capita” ogni tanto senza una vera continuità, per i ragazzi si connota maggiormente come un flusso continuo: la quota di ragazze che riceve a volte un premio in denaro al posto della paghetta è infatti molto superiore a quella dei ragazzi, il 32,6% contro il 25,8%.
Ovviamente, però, sono le femmine a fare più lavoro per guadagnarsi quei soldi. Il 90,4% delle minorenni tra i 16 e i 17 anni svolge attività in casa, contro l’86,5% dei maschi. Le attività domestiche sono appannaggio quasi esclusivo delle femmine, che più spesso dei maschi aiutano a fare le pulizie, rifanno il letto, apparecchiano e sparecchiano, aiutano a cucinare e lavano i piatti. Ai ragazzini, invece, spettano i piccoli lavoretti come le riparazioni, gettare la spazzatura, la spesa, o altre piccole commissioni come andare all’ufficio postale. Negli ultimi dieci anni queste differenze sono diminuite, con le femmine che svolgono meno attività tipicamente domestiche, in particolare tra i 14 e i 17 anni, e i maschi che invece sono coinvolti di più proprio in questo tipo di attività. Ma i punti di partenza, sottolinea l’Istat, erano talmente distanti che, nonostante l’avvicinamento, nei comportamenti permangono forti differenze di genere.

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Il 17 Novembre 2008 alle 16:37 Rassegna stampa - Quello che succede - DonnaModerna ha scritto:

[...] Un minore italiano su 4 è figlio unico e uno su due ha un solo fratello: il dato, in aumento negli ultimi dieci anni, è contenuto in un’indagine multiscopo dell’Istat presentata oggi e relativa al 2008. Calo della fecondità, progressivo inserimento delle donne nel mercato del lavoro e aumentata instabilità è coniugale hanno fatto aumentare, ha spiegato Linda Laura Sabbadini dell’Istat, la percentuale di bambini e ragazzi (fino a 17 anni) che non hanno fratelli: se nel 1998 erano il 23,8%, nel 2008 sono diventati il 25,4%. Diminuisce drasticamente la percentuale (dal 40,5% al 32,2%) di famiglie “tradizionali”, cioè con padre che lavora e madre casalinga (con una forte differenza tra Nord, con il 55% e il Sud con il 26,8%), mentre aumenta quella dove entrambi i genitori lavorano (dal 40,2% al 43,8%). Aumenta del 50% la percentuale di minori che vivono con un solo genitore (dal 6% al 9,4%), in gran parte per la separazione dei genitori. I minori che hanno un solo fratello sono passati in dieci ani dal 53,1% al 54,7% mentre è scesa dal 23,1% al 19,9% quella di chi ha due o più fratelli. (Panorama.it) [...]

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