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Bevono più alcolici che succhi di frutta, il loro peggior incubo è quello di essere rapiti e giocano con videogiochi pericolosi. Irrequieti ma anche più sensibili, considerano l’omosessualità un comportamento normale e fanno amicizia con i coetanei stranieri. Sono così i bambini e gli adolescenti di oggi, protagonisti del nono Rapporto nazionale sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza che Eurispes e Telefono Azzurro hanno presentato oggi a Roma.
Dalle due diverse analisi (fatte per età tra 7-11 anni e 12-19) emerge una generazione di “tecnoager”, ragazzi alla ricerca di un equilibrio non facile visto che soltanto uno su due crede al futuro e ogni giorno si confronta con problemi da adulti.
Primo fra tutti l’alcol: il 45 per cento inizia a bere prima dei 15 anni e il 18 per cento non ne ha ancora compiuto 11 quando alza il primo bicchiere. Oltre la metà dei ragazzi tra i 12 e i 19 anni beve, il 7,8 per cento lo fa “spesso”, mentre il 38,8 per cento racconta di non aver mai toccato un goccio di alcol. Tra chi dice di bere solo “occasionalmente”, l’1,3 per cento, sono più numerose le ragazze: il 55 per cento dichiara infatti di farlo qualche volta, a fronte del 47,2 per cento dei ragazzi.
Per sentirsi più grandi o per socializzare, qualsiasi sia il motivo, sono i maschi a bere più spesso (l’8,3 per cento contro il 7,4 per cento delle femmine) o addirittura tutti i giorni (il 2,4 per cento contro lo 0,4 per cento).
I più “sobri” sono i giovani del Nord-Est, il 55,8 per cento di loro non tocca mai un bicchiere di alcol. Al contrario, il 57,2 per cento dei ragazzi del Nord-Ovest dichiara di consumare bevande alcoliche solo qualche volta. È invece al Sud che Bacco attira più adolescenti: il 10,8 per cento bevono spesso e il 2,3 per cento lo fanno tutti i giorni.
Per il 49,6 per cento degli adolescenti sono le feste a offrire l’occasione migliore o la compagnia di altre persone (27,9 per cento). Bevono perché ne hanno voglia o durante i pasti rispettivamente il 16,3 per cento e il 3,9 per cento del campione.
Hanno abitudini da grandi, ma sono ancora dominati dalle paure: essere rapiti è un vero e proprio incubo per il 22,6 per cento dei bambini. Tra i ragazzi compresi tra 12 e 19 anni, il timore di essere oggetto di una violenza sessuale (17 per cento) affligge il 22,6 per cento delle ragazze e il 10,9 per cento dei maschi. Dopo lo stupro, segue la paura di essere importunati da sconosciuti, che riguarda l’11 per cento degli adolescenti (13,1 per cento per le ragazze e 8,4 per cento per i maschi). Essere picchiati da altri coetanei non è invece una paura ricorrente: l’84,3 per cento degli adolescenti italiani non è infatti mai stato aggredito da un coetaneo, rispetto al 10,5 per cento che ammette di esserlo stato, seppur raramente, e il 3,5 per cento che dichiara di essere stato vittima di aggressioni da parte di altri ragazzi solo qualche volta. Ancora più insolite sono le aggressioni da parte di sconosciuti: il 92 per cento non è mai stato aggredito da parte di persone fuori dal proprio circolo di conoscenze.
E nonostante più della metà dei piccoli intervistati (il 56,7 per cento) sostenga di non essersi mai sentito in pericolo, il 38,3 per cento di essi confessa di essere stato protagonista di una situazione in cui si è sentito messo a rischio o ha dovuto fronteggiare una situazione di emergenza. Il 39,2 per cento dei bambini dichiara di non essersi sentito al sicuro andando in giro per la città , il 23,8 per cento restando a casa, il 14,5 per cento non sa o preferisce non rispondere, il 10,1 per cento a scuola, il 7,6% ha risposto “altro” (in vacanza, al mare, al supermercato). Il 4,8 per cento si è invece sentito in pericolo navigando in Internet.
Secondo quanto emerso dall’indagine fatta da Eurispes e Telefono Azzurro, le città avvertite come più pericolose da parte dei bambini (46,7 per cento) sono quelle del Centro. Le percentuali di bambini che vivono in altre regioni e che hanno avuto paura all’interno della propria città riguardano, in ordine: il 40,2 per cento del Sud, il 39,4 per cento delle Isole, il 36,6 per cento del Nord-Ovest ed il 34,2 per cento del Nord-Est, dove si registra il numero più alto di bambini che si sono sentiti in pericolo a casa (34,2 per cento).
Le scuole meno sicure, secondo il 24 per cento dei ragazzi che hanno partecipato all’indagine, sembrano essere quelle delle Isole, che non reggono il paragone con gli istituti delle altre aree geografiche, all’interno dei quali si è sentito in pericolo: il 9,6 per cento dei bimbi al Nord-Est, il 9,3 per cento al Centro, il 7,8 per cento al Sud ed il 6,9 per cento al Nord-Ovest.
Davanti alla paura, il primo pensiero rassicurante è sempre quello dei genitori, che restano il principali punti di riferimento: il 42 per cento dei bambini ha risposto di essersi rivolto a loro o comunque ad una figura adulta degna di fiducia, il 14 per cento ha conservato il segreto, decidendo di non parlarne con nessuno, il 9,5 per cento ha preferito contare sulle proprie forze, difendendosi da solo, il 6,9 per cento ha confidato l’accaduto ad un amico ed un’esigua minoranza (il 3,2per cento) ha chiamato un numero di emergenza.
La scuola non fa però solo paura, ma è anche occasione per socializzare: il 54,8 per cento degli alunni italiani dichiara di aver fatto amicizia con i suoi coetanei stranieri, molti parlano invece di una semplice simpatia (12,6 per cento) o interesse (2,5 per cento). Ma ci sono anche casi in cui il processo di integrazione non è così avanzato: il 3,4 per cento dei bambini intervistati si dimostra indifferente nei confronti dei compagni stranieri, oppure prova fastidio (1,3 per cento), paura o antipatia (1 per cento). Complice dell’integrazione è la percentuale di classi nelle quali è iscritto almeno un bambino straniero: 61,6 per cento, solo nel 35,6 per cento delle classi non è invece presente alcun bambino di nazionalità diversa da quella italiana.
Quasi metà dei ragazzi è favorevole ai matrimoni gay. L’omosessualità diventa così per le nuove generazioni un comportamento normale. Secondo il rapporto Eurispes-Telefono Azzurro, infatti, per il 35,6 per cento dei ragazzi compresi tra i 12 e i 19 anni, si tratta di una scelta che non va criticata, mentre il 24,9 per cento è indifferente all’argomento. Uno su cinque (20 per cento) la considera una forma d’amore. Solo per l’11,6 per cento dei ragazzi si tratta di una cosa “immorale e contro natura”, mentre l’1,9 per cento afferma addirittura che andrebbe perseguita.
Infine per quasi la metà dei ragazzi (47,6 per cento) le coppie omosessuali hanno il diritto di sposarsi col rito civile, una scelta condivisa dal 53,5 per cento delle ragazze contro il 40,4 per cento dei maschi.
Bambini o adolescenti tutti giocano con i videogiochi, anche quelli non adatti alla loro età . Se tv, telefonino, consolle, lettore mp3 e internet fanno ormai parte della dotazione hitech di base delle nuove generazioni, a essere più sensibili alla tecnologia “pericolosa” sono i ragazzi: se quasi la metà dei bambini italiani ha avuto tra le mani un videogioco proibito, il 64,2 per cento di loro è un maschio, contro il 31,6 per cento delle femmine. Il 38,5 per cento è consapevole del fatto che i videogiochi violenti non sono adatti per loro, mentre il 22,4 per cento li reputa divertenti. Un bambino su cinque (20,9 per cento) afferma che giocare con videogiochi violenti porta a comportarsi in modo violento. Segue il gruppo di quanti sostengono che i videogiochi violenti servano per scaricare la rabbia (8,5 per cento) mentre il 4,8 per cento ritiene che facciano provare un senso di forza e potenza.
Videogiochi o televisione, la violenza infastidisce, anche se il 59,8 per cento è poco (20,6 per cento) o per nulla (39,2 per cento) turbato se vede immagini di zombie e mostri sullo schermo. Il 53,8 per cento dei bambini si dice poco (17,4 per cento ) o per nulla (36,4 per cento) spaventato da immagini di guerra e il 49,7 per cento del campione dice di mostrare poco (17,2 per cento) o nessun (32,5 per cento) fastidio nei confronti di immagini di sangue e ferite.
Le scene di morte sono però quelle che fanno sempre paura: il 46,8 per cento del campione si dice molto (31,9 per cento) e abbastanza (14,9 per cento) infastidito, soprattutto le bambine.
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Commenti
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Il 18 Novembre 2008 alle 22:14 gianberta ha scritto:
Purtroppo, con MOLTO dispiacere, devo constatare che i nostri nipoti e pronipoti sono molto più maturi di noi MATUSA!!!!!!!!!!!!!!!
Però c’è un però……….. Ho ripassato la mia vita e i miei comportamenti. Sono diventato un barbone convinto per ritrovare i miei ideali di ADOLESCENTE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
INNOCENZA MINORILE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Io ho avuto il coraggio di ritornare alla mia adolescenza, ma quanti degli intervistati avranno il coraggio di NON “uniformarsi” nella maturità ?
Purtroppo parlo per mia “personale” esperienza……..
Quanti poi capiranno i propri errori? COME LI HO CAPITI IO?
Da barbone ne ho trovati solo due…………………….
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