L’onorevole non risponde alle email

montecitorio
di Klaus Davi e Karen Rubin

Se una lezione è arrivata dalla vittoria di Barack Obama è che nessun politico può ignorare internet, e non può non sfruttare Youtube a Facebook dove il neopresidente ha fatto incetta di fondi e di sostegno politico. Tanto che pochi minuti dopo la vittoria, milioni di email personalizzate di ringraziamento, sono arrivate a tempo di record ai sostenitori. Come dire agli elettori: tranquilli, resteremo sempre in contatto.
I nostri politici sapranno adeguarsi alle nuove modalità di comunicazione che da Chicago hanno portato il primo afroamericano alla Casa Bianca?
In Italia, ormai da dieci anni, sulla homepage del sito di Camera e Senato, è possibile trovare l’indirizzo e-mail dei nostri parlamentari. Un mezzo, nelle intenzioni, per accorciare le distanze tra il politico e il suo elettore.
E proprio per verificare la disponibilità dei 994 intestatari, abbiamo inviato, contemporaneamente, altrettante email da dieci caselle di posta elettronica appositamente create e intestate ad una virtuale e fantomatica signora Anna, in cerca di lavoro.
“Buongiorno onorevole. Abito a Roma, sono disoccupata, sposata e madre di tre bambini piccoli”, è l’incipit della lettera di Anna. La sua situazione è disperata. Ha bisogno di un aiuto, un consiglio per affrontare una situazione economica sempre più difficile. Aspetta con ansia una risposta da coloro che la rappresentano in Parlamento. Dal giorno dell’invio a quello della lettura delle risposte, sono passate due settimane. In un lasso di tempo di 15 giorni effettivi ha risposto soltanto il 2,7 per cento dei parlamentari. 26 e-mail in tutto. Davvero pochine. Viene da chiedersi: rispondere ai cittadini per un politico, è un dovere o solo un obbligo morale del singolo? E comunque, ridotta i minimi termini, non dovrebbe essere una semplice questione di buona educazione?
Secondo l’ex Presidente della Camera Fausto Bertinotti non si può parlare di obbligo morale “per un politico, rispondere alle email, così come più in generale ad ogni altra forma di corrispondenza, rappresenta un dovere deontologico. Ad ogni domanda che gli viene dai cittadini e che gli è indirizzata, ha il dovere di rispondere. La politica, la buona politica, è fondata sul consenso, e il dialogo rappresenta uno dei cardini del consenso” afferma.
Il test ha rivelato che il 42,1 per cento dei senatori aveva la casella di posta piena, impossibilitata dunque alla ricezione di nuovi messaggi. Molti di loro e, cosa più grave i loro staff, trascurano di svuotarla o comunque di monitorarla. Le loro email dunque non vengono lette abitualmente, o addirittura, non vengono proprio prese in considerazione.
Emma Bonino, vicepresidente del Senato, è tra le poche ad aver risposto alla e-mail, ma non vuole assolutamente essere paragonata ad un qualsiasi politico americano. “I parlamentari di Washington” spiega “hanno dei super staff, 20-30 persone che si occupano delle attività istituzionali mentre loro sono impegnati in politica. Rispondere ai cittadini può ridurre il tempo da dedicare ad altre attività non meno importanti. Ricevo fino a 50 email al giorno e non sempre riesco a contattare tutti, mi dispiace per quelli che inesorabilmente rimangono delusi” dice la Bonino. Nella sua risposta ad Anna, con la schiettezza che la contraddistingue da sempre, la senatrice spiega che la pratica di trovare posti di lavoro appartiene ad altri partiti, ma non a quello radicale, e che dunque non ha alcuno strumento per aiutarla.
Rispondere a una richiesta è dunque clientelismo? Vogliamo pensare che da quando sono state abolite le preferenze l’interesse del politico a radicarsi nel territorio è diminuito. “Questo discorso vale per i parlamentari che fanno parte di grandi partiti” spiega Francesco Pionati, senatore dell’Udc, ex mezzobusto al politico del Tg1. “Quelli che militano in piccoli partiti hanno ancora il compito di fare politica sul territorio. Io vado ad Avellino una volta alla settimana e gestisco una sorta di ambulatorio dove ricevo persone con i problemi più svariati. Non è un bene” aggiunge Pionati “perché si sottrae tempo agli incarichi istituzionali che servono a creare le condizioni per lo sviluppo, cercando invece di risolvere situazioni personali. Ma nel Sud è un’abitudine radicata ed è dura a morire”.
I politici della Prima Repubblica erano noti per la capacità di prestare ascolto ed aiuto a gran parte della loro base elettorale. Il più celebre interprete di questa arte è stato senz’altro Giulio Andreotti. Stefano Andreani è stato il suo capo ufficio stampa quando il senatore a vita era Presidente del Consiglio. “Nella sua sessantennale esperienza politica Andreotti avrà risposto a centinaia di migliaia di lettere. A quei tempi non c’era il web e il senatore rispondeva scrivendo a mano. Lo considerava un dovere, e ben si univa ai suoi principi cristiani. Provvedeva personalmente ai questuanti più bisognosi e non lo faceva certo al fine di ottenere consensi” ricorda Andreani.
Ed è forse questo retaggio culturale che ha spinto Stefania Craxi, sottosegretario agli Esteri, a rispondere alla e-mail di Anna. “Mio padre” dice convinta “avrebbe risposto. L’ho visto ricevere, in via del Corso, persone di ogni ceto sociale. Rispetto ad oggi c’era più attenzione ai bisogni dei cittadini”. Nella sua e-mail Stefania Craxi scrive: “Gentile Anna, la tua lettera mi ha colpito. Ti prego quindi di fornirmi il tuo numero di telefono affinché io possa chiamarti e discutere insieme di una possibile soluzione dei tuoi problemi. Penso che chi ha bisogno vada aiutato. Sempre”.

Commenti

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Il 24 Novembre 2008 alle 16:28 crisbi2008 ha scritto:

riflettiamo su come obama sia riuscito a farsi ascoltare e a trasmettere nuove speranze guardando negli occhi le persone e ultilizzando facebook come mezzo per raccogliere idee, e non solo consensi.. la democrazia e’ anche digitale e noi italiani dobbiamo imparare a essere propositivi e a dire la nostra, perche’ si puo’ imparare a parlare in pubblico e a trasmettere nuove idee nella rete globale. non solo i politici devono modernizzarsi, ma anche il nostro modo di pensare deve aprirsi a una partecipazione attiva. a questo proposito, date un’occhiata alla “Palestra di Parlare”: per una buona volta americanizziamoci in bene!

Il 24 Novembre 2008 alle 23:12 vittore79 ha scritto:

Ma non è una novità che sia così, anzi, mi sarebbe stupito il contrario. Io farei un’altra prova, oltre ad una mail, inviate anche una foto di una bella ragazza, magari disposta a tutto….li le risposte arriverebbero a pacchi !…www.lastanzadiwilliam.net

Il 25 Novembre 2008 alle 11:32 aliceadsl ha scritto:

ho iviato una mail non so a quanti istituzioni ma nessuno a risposta allamia mail ora però mi rivolgo anche a voi nellasperanza che qualcuno legge quanto ho scritto poi non dite che il popolo non s’interessa. Questo èiltesto della mail
Al Ministero della Pubblica Istruzione
Dipartimento per le infrastrutture
00100 R O MA

e.p.c. al Presidente della Regione Puglia
70100 BA R I

e.p.c. Ufficio scolastico Regionale
70100 BARI

e.p.c. al Presidente della Provincia di Foggia
71100 FOGGIA

Oggetto: INSTALLAZIONE DI IMPIANTO FOTOVOLTAICO

Sono un Assistente Tecnico assunto nel 1977 nel settore dell’istruzione e che ha avuto nel corso degli anni diverse esperienze poiché ho operato in contesti diversi scolastici.
Dal 1997 svolgo il mio lavoro presso il LICEO CLASSICO SCIENTIFICO “R. BONGHI” di LUCERA, in provincia di Foggia.
Sono ormai anni che in questo Istituto è stata eseguita la messa a norma dell’impianto elettrico e a breve quella antincendio.
Le spese sono a carico della Provincia di Foggia che si occupa della manutenzione di tutte le scuole superiori della Provincia.
Oggi, quello che chiedo alle Istituzione è di intercedere per l’installazione dei pannelli fotovoltaici che già sono presenti in alcuni istituti scolastici della provincia.
La posizione della scuola è favorevole all’installazione poiché è isolata ed esposta continuamente al sole.
L’installazione dei pannelli permetterebbe al nostro istituto di alimentarsi autonomamente ed inoltre potrebbe vendere l’energia in eccesso, rientrando nei costi nel corso degli anni.
Nel mio piccolo ho eseguito un esperimento esponendo al sole la cella fotoelettrica
di un gioco, che collegata ad una macchina da laboratorio, si è messa in moto.
Considerando che noi abbiamo due laboratori d’informatica, un laboratorio linguistico e uno di chimica e fisica, l’impianto potrebbe far risparmiare centinaia di euro all’amministrazione provinciale.
Spero che con queste mie poche parole qualcuno delle Istituzione si interessa, per mettere in pratica ciò che la scienza mette a disposizione dell’uomo.

Lucera, 12/10/08 L’Assistente Tecnico Colelli Domenico

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