Il sospetto caso di sepsi meningococcica, riscontrato dall’Azienda Ulss 9 di Treviso tre giorni fa, è diventato realtà. Le analisi hanno confermato che appartiene proprio al “gruppo c” il meningococco che ha infettato una bambina di 11 anni, originaria di Mogliano, ricoverata nell’Azienda ospedaliera di Padova. Si tratta quindi di un meningococco dello stesso gruppo di quello che, a dicembre del 2007, uccise tre giovani nella Marca trevigiana e ne spedì altri sei in rianimazione.
La notizia è stata confermata a Panorama.it dalla direzione generale e dall’Unità di microbiologia e virogia dell’Ulss 9, diretta dal dottor Roberto Rigoli. Che invita a non generare allarmismi. “Sulla base dei dati raccolti e con la nostra esperienza in materia, non vi è, al momento, alcun fattore che possa far ipotizzare lo svilupparsi di un’epidemia simile a quella del dicembre scorso. La quasi totalità dei casi di meningite meningococcica si presenta come caso isolato”, sottolinea Rigoli a Panorama.it. Paola Corziali, direttore sanitario dell’Ulss 8 Asolo, conferma che si tratta di “un caso isolato, non è un’epidemia, non c’è situazione di emergenza. Nell’Ulss 8 la copertura vaccinale è alta e questo conta anche per chi non è ancora vaccinato. L’importante è che ognuno cerchi di seguire nella sua vita i regolari cicli di vaccinazione. Nel caso della meningite, l’immunizzazione avviene 2 o 3 settimane dopo il vaccino”.
Escluso, quindi, che il meningocco che ha colpito la bimba fosse di tipo “b”, ovvero quello più comune, che non ha vaccino, ma dà sempre casi isolati e quasi sempre meno gravi. Anche per questo motivo, la profilassi è stata limitata ai parenti stretti della bimba. L’allerta, però, si è già esteso ai pronto soccorso di tutta la provincia di Treviso e sarà prestata maggiore attenzione a persone che presentano sintomatologie sospette. Ogni anno, specificano dall’ufficio stampa dell’Ulss 9, nella provincia trevigiana si verificano 3-5 casi di meningite meningoccoccica, circa 1 ogni 3-4 mesi. Il 60 per cento dei casi di meningite meningococcica sono dovuti al ceppo b, per i quali non esiste vaccino, o ad altri ceppi diversi dal ceppo c. La vaccinazione contro il meningococco di “gruppo c” viene ora raccomandata dalle Ulss della provincia a tutti i giovani tra i 15 e i 29 anni (sono quasi 50 mila) che non hanno partecipato alla campagna di profilassi post-epidemia di un anno fa. Furono infatti 62 mila, su un totale di circa 110 mila convocati, i giovani che parteciparono alla campagna di profilassi di un anno fa, con adesione del 58 per cento nell’Ulss 9, 52,3 per cento nell’Ulss 7 e 51,4 per cento nell’Ulss 8.
L’epidemia dello scorso anno si era propagata la notte tra l’8 e il 9 dicembre e tutte le vittime erano accomunate dalla partecipazione ad una festa in una casa privata di Farra di Soligo. Alcune di queste risultarono, in seguito, aver frequentato la birreria “Kaltemberg” di Pederobba e altre, sempre successivamente alla festa privata, la sala da ballo “Rumba” di Conegliano Veneto. Fra queste, una donna italiana di 30 anni, estranea al gruppo, ma accomunata alle altre vittime dal fatto di aver frequentato uno dei due locali pubblici. Un altro caso era scoppiato a marzo di quest’anno, quando uno studente ventunenne di Preganziol, vaccinato il 17 febbraio contro il meningococco di tipo c, era stato ricoverato a Treviso con i sintomi del tipo b. Dopo dieci giorni di febbre alta e osservazione da parte dei medici, il ragazzo si riprese e tornò a casa.
“L’epidemia di un anno fa resta un fatto eccezionale, ma il fatto che si sia già verificata una volta ci impone di tener conto dell’evidenza di sanità pubblica. È stata anche eccezionale l’aggressività del meningococco di gruppo c, che normalmente non è così grave - afferma Sandro Cinquetti, direttore sanitario dell’Ulss 7 - E quindi è giusto alzare ulteriormente la guardia”.
- Domenica 23 Novembre 2008
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Commenti
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Il 23 Novembre 2008 alle 23:15 Scoppia un nuovo caso di meningite a Treviso (Panorama.it) ha scritto:
[...] Continua [...]
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