Pd e il pasticcio in salsa sarda: Soru lascia. Veltroni: “Resta al lavoro”

Lascia il suo incarico (ma non la politica) Renato Soru, presidente della Regione Sardegna: si è dimesso perché, come ha spiegato lui stesso, non si governa “se manca la fiducia della maggioranza”. La decisione è stata annunciata dopo che il Consiglio aveva bocciato (con 55 voti contrari e 21 a favore) un emendamento voluto dallo stesso Soru alla nuova legge urbanistica. “Per me era importante” ha detto il governatore “riflettere in maniera serena e pacata sul modo migliore di proseguire i lavori oggi e in questa legislatura. È evidente che si è mostrato un dissenso forte, in parte sul merito sul governo del territorio, ma ancora di più mi sembra che ci sia stata una mancanza della fiducia necessaria tra un presidente della Regione e la sua maggioranza”.
Ha poi aggiunto il fondatore di Tiscali: “Ho riflettuto, so di essere stato eletto direttamente, con la fiducia dei cittadini, ma non si può governare senza la fiducia della maggioranza in Consiglio regionale, ancora di più perché subito dopo avremmo dovuto discutere la legge finanziaria che non si può affrontare nel clima, appunto, di una fiducia interrotta oggi”. All’annuncio delle dimissioni, dai banchi del centrodestra si è levato un applauso. Attggiamento che a Soru non è andato giù: “Aspettate a gioire, non finisce qui. Questo non sarà l’ultimo giorno della mia esperienza politica. Voglio mantenere salda la mia chiarezza, i principi che hanno ispirato la mia esperienza fino ad adesso. Ho cercato di riflettere su cosa sia più utile per la Sardegna e i sardi, non per me. Pur nella consapevolezza del momento difficile nel mondo, in Italia e in Sardegna, credo che la cosa migliore per i sardi sia chiarire immediatamente lo stato della maggioranza alla quale hanno dato fiducia fino a oggi”.
Le dimissioni di Soru sono l’atto finale (per ora) del difficile rapporto fra il governatore dal carattere “spigoloso” e decisionista e la sua maggioranza, costellato di scontri, rotture, forzature e diktat. Nella maggioranza e soprattutto in parte del Pd (diviso e in contuo scontro nell’isola, fra le sue “anime”: quella che pulsa intorno al neo editore de L’Unità e quella del segretario regionale del Pd, il senatore Antonello Cabras, che proprio dopo aver battuto Soru alle primarie è stato comunque messo in minoranza) spesso sono state contestate (e mal digerite) molte scelte del presidente sia sul fronte della legge “salvacoste” che della “famigerata” tassa sul lusso cassata dalla Corte costituzionale. Attacchi a cui Soru ha sempre replicato colpo su colpo. L’ultimo scontro sull’urbanistica e i piani paesistici ha fatto emergegere contraddizioni e “mal di pancia” politico-amministrativi che lo steso Soru ha ritenuto insanabili. Adesso ci sono 30 giorni di tempo per capire se le dimissioni verranno formalizzate o se si troveranno nuove basi d’intesa fra governatore e Pd. Altrimenti lo sbocco saranno le elezioni anticipate a meno di sei mesi dalla scadenza naturale (primavera 2009) della legislatura. Infatti in base alla legge statutaria le dimissioni avranno infatti efficiacia dopo trenta giorni. Se non saranno ritirate l’assemblea sarà sciolta e le elezioni si svolgeranno entro i successivi sessanta giorni.

Le dimissioni di Soru sono arrivate dopo la bocciatura a scrutinio palese di una norma transitoria (che specificava le procedure di applicazione del Piano paesaggistico regionale per le zone interne dell’isola) inserita nella proposta di legge urbanistica che doveva essere approvata in serata. Il provvedimento avrebbe dovuto sostituire la vecchia normativa del 1989 per completare il programma di governo del territorio voluto da Soru, iniziato con la legge “salvacoste” del 2004 e proseguito con il Piano paesaggistico. Tra gli aspetti caratterizzanti della legge urbanistica, ora congelata, ci sono: la conferma del divieto di inedificabilità assoluta nella fascia dei 300 metri dal mare; il principio della compensazione con aree o crediti volumetrici per i proprietari di beni immobili da vincolare per rilevante interesse pubblico; gli incentivi per l’utilizzo di materiali non inquinanti e che favoriscano il risparmio energetico; il sistema del silenzio-assenso nelle concessioni edilizie.

E mentre dal Pdl si brinda (con le dimissioni del presidente della Regione è stato “certificato il fallimento politico di Renato Soru e della sua maggioranza di centrosinistra”, ha sottolineato il capogruppo di Fi, Giorgio La Spisa), il Pd tenta di correre ai ripari. Tra i primi a chiamare Soru, il segretario del Pd Walter Veltroni, per espremergli la “propria vicinanza e solidarietà, e quella del gruppo dirigente del Pd nazionale, assicurando l’impegno pieno e comune del Pd perché l’esperienza di governo della Sardegna che in questi anni ha prodotto risultati importanti non si interrompa”.

Poche righe da parte del leader democratico. Tutto preso, in questi giorni, da una marea di problemi. Dal “Caso Villari” in Vigilanza Rai alle tensioni sempre più forti all’interno dell’esecutivo del partito: per ora il segretario è riuscito a tener lontano lo spettro di un congresso straordinario che lo avrebbe visto messo in discussione. L’assise si terrà, rispettando l’agenda, dicono al Pd: cioè nell’autunno del 2009. Quando anche il “pasticcio in salsa sarda” dovrebbe, in un modo o nell’altro, essere stato risolto.

Commenti

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Il 26 Novembre 2008 alle 11:07 prat_pratico ha scritto:

Cortese dr Soru ,

noi siamo convinti delle Sue capacità imprenditoriali,finanziarie e politiche ed i riconoscimenti che Ella merita anche in profonda differenza da tanti altri personaggi della “sinistra al timone “.Altri amministratori riscuotono gli stessi riconoscimenti risultando questi ultimi assolutamente infondati. Consideriamo i tanti casi di pochezza e marginalità che si propongono,con mitica faccia di bronzo,alla ribalta della politica nazionale e locale.

Ella ha saputo navigare i bacini incerti dove la sinistra sposa la finanza salottiera delle banche d’affari e commerciali ed è merito suo se questo sodalizio è alla base dei natali e della prima infanzia della Sua Tiscali : un vero capolavoro di sintesi tra politica e finanza.

Mi consenta di chiederle

:- Si è mai accorto che le tante promesse ricevute erano promesse di marinai?
:-Si è mai accorto che le infinite lusinghe che Ella ha ricevuto erano canti di sirene ,per fare sbattere la Sua flotta contro gli scogli di nuove ed emergenti alleanze?
:-E’ vero che Le avevano promesso l’acquisizione di Tiscali da parte di Vodafone ,dopo la nomina ad Amministratore Delegato della Vodafone holding inglese di un manager italiano ,ben visto negli ambienti dell’ exUlivo e poi del PD,Vittorio Colao ?
Cortese dr Soru,

è vero che sulla scorta di questa promessa Ella ha rilevato quel carozzone improduttivo che si chiama Unità,epurando il direttore Padellaro e mettendo al suo posto la soave Concita , benvista a Walter Veltroni ?

Anche questo ultimo “assurdo” investimento ( bidone rifilato ) non Le ha assicurato la protezione dallo smacco politico che Ella subisce alla Regione Sardegna .Ella si dimette, non per l’opposizione di centrodestra ,ma decide di lasciare per le congiure continue dei suoi stessi ex sodali che negli ultimi mesi Le hanno riempito il cammino di mine anti -uomo.

Dr Soru ,crede ancora nelle promesse da marinaio ?Crede ancora nel canto delle sirene ?

Prat Pratico per Pratico il blog di politica

http://pratico.splinder.com

Il 26 Novembre 2008 alle 22:18 fercas ha scritto:

Veltrusconi fà male a chiedere al Dr. Soru di ritirare le dimissioni date! Perchè non sfrutta la situazione facendo posto a Vladimiro Luxsuria! Visto l’entusiastico consenso che tutta la Sinistra ha a lui tributato dopo la vittoriosa prova dell’Isola??? Cordialità.

Il 27 Novembre 2008 alle 19:41 Pd al palo, Red a vele spiegate: così D’Alema soffia sul collo a Veltroni » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Sicilia-Campania-Emilia Romagna. Lungo questa strana trianolgazione corre la maggiore insidia per il gruppo dirigente del Pd di area veltroniana. A sferrare l’attacco decisivo, in vista di un sempre più imminente congresso anticipato, potrebbero essere, manco a dirlo, gli eterni rivali di sempre: i dalemiani. Giorno dopo giorno, la loro associazione (guai a chiamarla “corrente”) si sta infatti radicando nel territorio in modo così capillare da essere - sostengono lontano dai microfoni alcuni democratici - persino più competitiva e più in salute del partito stesso. [...]

Il 29 Novembre 2008 alle 12:25 Caos Sardegna, parla Cabras: “Le dimissioni di Soru? Un errore, ma ha colto la palla al balzo” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Non c’è più la fiducia della maggioranza e Soru lascia. Ma Cabras non crede che il problema sia dovuto solo al voto contrario: “La discussione che ha portato alle dimissioni non era su un emendamento che consentiva di edificare chilometri di costa. L’oggetto della discussione era su quale ruolo doveva svolgere il Consiglio e quale la Giunta nella gestione del piano paesistico. Ovviamente il presidente tendeva a trasferire più poteri in capo alla Giunta e il Consiglio voleva uguale competenza. Come se affermassimo che la prima difende il territorio e il secondo invece lo distrugge. C’è stato un appesantimento su una questione di normale amministrazione ed è stata fuorviata la vera questione”. Qual è? Il presidente ha colto la palla al balzo e si è dimesso perché voleva certificare una difficoltà nei rapporti politici con la maggioranza. Che in realtà dura almeno da un anno. Questi rapporti si sono complicati con la discussione che si è aperta all’interno del Pd regionale per le primarie di un anno fa. Quando Soru si mise in corsa per diventare segretario regionale del Pd, trasformando il presidente della Regione, che di solito è una figura sostenuta da tutti, di sintesi, in una figura che si metteva come parte in competizione con altri. E questo non è piaciuto a molti. Neanche a lei, visto che in quelle primarie del 14 ottobre 2007 si era candidato alla segreteria in competizione con Soru. Vinsi con oltre tre mila punti in più. Mi trovai dentro una competizione per via della sua determinazione a voler fare il segretario. All’interno del Pd vollero candidarmi per contendere a lui la funzione. Non era ammissibile che il presidente della Regione fosse anche il leader del partito. Quella mancata elezione ha causato una spaccatura nel Pd? Soru diventò un presidente che aveva perso le primarie dentro il suo partito, quindi questo ha introdotto nella vita interna del partito delle frizioni. Che io ho provato a superare, da ottobre a luglio, poi alla fine ho preso atto delle difficoltà e mi sono dimesso dal ruolo di segretario. E la situazione si è ulteriormente complicata. L’attuale segretaria Francesca Barracciu fu eletta a fine luglio solo da una minoranza dei delegati con una elezione contestata. Fu poi la commissione di garanzia nazionale a interpretare la norma statutaria dicendo che anche se non aveva preso la maggioranza dei voti poteva essere considerata eletta. Un partito che per eleggere un segretario chiama a raccolta oltre 110 mila elettori, poi non può risolvere così. Oggi c’è una segretaria che non rappresenta la maggioranza del partito. E alla Regione una maggioranza che non ha fiducia nel suo presidente? È tutta colpa dei dalemiani? Non c’entrano niente. Queste dimissioni sono frutto di una sua autonoma valutazione rispetto alla difficoltà politica. Anche l’investitura a fare il nuovo leader della coalizione del centrosinistra comporta forti discussioni. Questa crisi quanto inciderà sulle prospettive economiche? Il Consiglio regionale avrebbe dovuto iniziare la discussione della legge finanziaria e del bilancio 2009. Se il presidente non ritirerà le dimissioni, noi avremo uno dei periodi più lunghi di esercizio provvisorio nella storia dell’autonomia regionale. Anche se in Sardegna è più una norma l’esercizio provvisorio che l’approvazione del bilancio nei termini. Ma con le elezioni anticipate a febbraio i tempi sarebbero ancora più lunghi e considerata la crisi finanziaria e la recessione economica, ciò aggrava la situazione. Per questo il presidente dovrebbe valutare con più attenzione le sue dimissioni. Fa malissimo a interrompere la legislatura in questo momento, per quanto possa avere delle giustificazioni, dovrebbe arrivare a fare la finanziaria e aspettare le elezioni a maggio. Altrimenti la Regione sarebbe vincolata alla programmazione dell’anno precedente. Se prima delle elezioni regionali il Pd facesse le primarie per decidere il leader, si candiderebbe ancora una volta in competizione con Soru? Non è all’ordine del giorno, anche se in politica non si sa mai cosa può succedere. Con le primarie non si rischia di creare una ulteriore frattura all’interno del Pd regionale? Un partito che ha nel suo statuto come elemento fondamentale le primarie e si sgretola nel momento in cui le fa, allora forse dovrebbe cambiare la sua ragione di vita. Se siamo in questa situazione difficile è proprio perché Soru è sempre stato contrario all’ipotesi delle primarie, pensava che siccome c’era un presidente uscente che si voleva ricandidare non c’era bisogno di farle. Allora come scrive Il Sole 24 Ore Soru è davvero “one man show”, e il suo modo di parlare ha il suono e la forma della “prima persona imprenditoriale”? Non so se dobbiamo scomodare le categorie dell’imprenditorialità, ma di fatto è così. Alle origini delle difficoltà che il Pd sta attraversando ci sono due motivi fondamentali intorno ai quali ruota non solo la crisi partito ma dell’intera maggioranza: che Soru abbia deciso prima di candidarsi come segretario del partito essendo ancora presidente della Regione, e poi di mostrare la sua indisponibilità a fare le primarie per decidere democraticamente il leader. Si arriverà al tanto temuto commissariamento del partito? Un intervento romano come soluzione per risolvere le frizioni interne? Il commissariamento è purtroppo una medicina che viene somministrata quando il partito non trova una sua composizione per funzionare e ora l’elezione del segretario attuale fatta in quel modo non ha risolto i problemi e lascia il partito per aria. Se è possibile che ci saranno le elezioni a febbraio, è altrettanto possibile che a livello nazionale il partito decida di assumere un provvedimento straordinario per garantire un governo del partito riconosciuto da tutti. Perché andare alle elezioni così vorrebbe dire perdere la battaglia contro il centrodestra. [...]

Il 24 Dicembre 2008 alle 13:48 Soru si dimette: “Inutile perdere tempo”. A febbraio la Sardegna al voto » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] L’aveva detto e l’ha fatto. Non essendo cambiate le condizioni, Renato Soru lascia la guida della Regione Sardegna e, per la prima volta nella storia dell’Autonomia, i sardi andranno ad elezioni anticipate. Si voterà a febbraio, molto probabilmente il 15, in anticipo di sei mesi rispetto alla naturale scadenza della XIII legislatura apertasi nel 2004. Per lo scioglimento dell’Assemblea legislativa sarda si dovrà comunque attendere la scadenza dei 30 giorni e poi sarà il vicepresidente Carlo Mannoni (attuale assessore dei Lavori Pubblici) a traghettare l’esecutivo alle elezioni di febbraio. “Ho sperato fino all’ultimo” ha detto il Governatore nel lungo e anomalo dibattito in Consiglio regionale (una cinquantina di interventi, in verità la maggior parte di consiglieri dell’opposizione) incentrato sulla crisi aperta lo scorso 25 novembre“, che ci fosse un segnale positivo da parte di tutti sulla possibilità di “andare avanti, utilizzando proficuamente, nell’interesse dei sardi, anche questi pochi mesi che mancano per la scadenza normale”. Soru è il primo presidente in 60 anni di Autonomia della Sardegna che chiude la legislatura anticipatamente. Ad evitare le urne non è servito il periodo di “raffreddamento” previsto dalla legge statutaria per ricomporre le divisioni interne al Partito Democratico nell’isola e a rinsaldare una maggioranza nata nel 2004 con la coalizione “Sardegna Insieme”. Non sono servite neppure le ultime “verifiche” cercate prima dell’inizio del dibattito in aula con il tentativo di ricompattare il centrosinistra attraverso la completa adesione alle richieste del presidente dimissionario: adozione dei vincoli paesaggistici nelle zone interne, approvazione delle linee per la manovra finanziaria 2009, completamento della riforma su istruzione e formazione professionale, riduzione a 80 del numero dei consiglieri, moralizzazione della politica con riduzione di sprechi e indennità aggiuntive dei consiglieri regionali. All’intesa sul piano di rilancio, Soru aveva lavorato fino all’ultimo momento, la linea messa a punto nel corso di un summit che lunedì sera è andato avanti fino a notte inoltrata con i suoi più stretti collaboratori, ma la presa d’atto arriva già a fine mattinata e trova conferma nel corso degli interventi in Aula dei consiglieri. È dalla stessa maggioranza che arrivano i distinguo, le prese di distanza. L’epilogo non può essere che uno, tira le somme e a fine serata scrive la parola fine. Voleva garanzie vere dalla coalizione, che andassero oltre il voto in aula sull’ordine del giorno “blindato” con le condizioni per andare avanti fino a conclusione naturale della legislatura. E infatti, commenta rammaricato il governatore: “Si poteva concludere un passo importantissimo nell’azione di tutela del territorio che abbiamo portato avanti in questi anni” ha aggiunto Soru, con riferimento alla richiesta di approvare subito la nuova legge urbanistica. “Così non è stato ma questa notte dormirò sereno e domani consegno le chiavi della Regione. Una Regione senza scheletri nell’armadio, senza una tv in ogni stanza ma con più computer. Insomma una regione più moderna, con regole certe e un bilancio risanato”. L’ultimo appello di Soru in Aula è stato all’insegna della responsabilità e rivolto non solo al centrosinistra, ma anche all’opposizione. La risposta dai banchi della minoranza, però, é stata netta: “Non c’è nulla di interessante che può dirci. Questo è il momento della chiarezza, non delle trattative o delle camarille”, ha spiegato il capogruppo di Fi, Giorgio La Spisa, annunciando che il centrodestra non avrebbe nemmeno partecipato alla conferenza dei capigruppo per l’esame della proposta di Soru. A quel punto si è aperto il dibattito, con i consiglieri delle opposizioni che hanno chiesto più volte la conferma delle dimissioni, mentre il centrosinistra ha tentato di convincere il Governatore a recedere dal suo intento. Complessivamente gli iscritti a parlare erano una sessantina e, calcolando 15′ a testa (tempo ridotto rispetto ai 20 previsti dal regolamento) il dibattito sarebbe potuto durare 15 ore. Poco prima delle 22,30, però, Soru ha rotto gli indugi e ha chiesto al presidente del Consiglo regionale Giacomo Spissu di intervenire, annunciando il sostanziale “tutti a casa”. [...]

Il 12 Gennaio 2009 alle 16:33 Cossiga: né Soru né Berlusconi, “alla mia Sardegna non servono due one man show” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Sarà una campagna elettorale breve e intensa. In vista delle   elezioni regionali anticipate del 15 e 16 febbraio, la Sardegna vedrà salire e scendere dai palchi elettorali e dalle tribune politiche e mediatiche Renato Soru, presidente uscente in quota Pd e Ugo Cappellacci, coordinatore regionale di Forza Italia e assessore comunale a Cagliari alle Finanze. Ma sul “palco” è già salito  anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che per sostenere il candidato del Pdl, parteciperà personalmente a otto (uno per ogni provincia dell’Isola) incontri con i sardi. La presenza di Berlusconi ha così fatto pensare a uno scontro Soru-Berlusconi per interposta persona. Una    preview su un possibile scenario che vedrebbe i due imprenditori, in un futuro prossimo, duellare per la premiership nazionale. Due   one man show a confronto? Per il presidente emerito Francesco Cossiga, “Soru e Berlusconi sono espressione dello stesso mondo e della stessa casta”. [...]

Il 19 Gennaio 2009 alle 12:32 Cappellacci: non chiamatemi anti Soru, sono di più » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] La corsa al governo della Sardegna è entrata nel vivo. Basta passare un giorno nel quartier generale del comitato elettorale di Cappellacci, a Palazzo Doglio, nel centro di Cagliari, per rendersene conto. Si comincia alle 8 di mattina con la lettura dei giornali. Una non-stop fino alle 2 di notte: incontri con associazioni di categoria, autorità portuali, bagni di folla, definizione di programmi e liste, pranzi alla Caritas e cene elettorali. E nonostante le tavolate, il candidato del Pdl, dicono i suoi collaboratori, ha già perso 3 chili. Manca un mese all’apertura delle urne per le elezioni regionali (15 e 16 febbraio), dopo che il centrosinistra ha impallinato il suo governatore, l’editore dell’Unità Renato Soru, costretto alle dimissioni in aula dal voto contrario dei suoi. Ora “Mr Tiscali” (”Un pessimista, uno che non guarda mai negli occhi” dice Berlusconi) ci riprova. Il Pdl si dice certo della vittoria di Cappellacci, sostenuto, oltre che dai partiti del Popolo della libertà in Sardegna (FI, An, Dc per le autonomie e Fortza Paris), da Udc, Riformatori sardi, Uds, Mpa e Partito sardo d’azione. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha deciso di trascorrere tutti i finesettimana al fianco del candidato. Con lui ascolterà le richieste dei sardi. Terrà comizi e incontri. In 377 comuni sono stati aperti 250 gazebo, dove i cittadini possono scrivere i propri suggerimenti per il futuro governo della regione. [...]

Il 25 Gennaio 2010 alle 14:11 Scacco pugliese al Pd: Bersani “Bocciato” da Vendola e impallinato da D’Alema - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] e Dario Franceschini, Bersani è giunto alla segreteria del Pd dopo una sconfitta elettorale: Veltroni alle Politiche e alle regionali sarde; Franceschini alle amministrative del giugno 2009. Sconfitte pesanti sì, ma gestibili. E come [...]

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