
Sei ore di camera di consiglio. Poi, alla fine, il presidente Bianchi, la giudice a latere Lo Gatto e i sei giudici popolari (cinque donne e un uomo) hanno deciso di accogliere in pieno le richieste del pm Massimo Astori e di condannare all’ergastolo con isolamento diurno per i primi tre anni Olindo Romano e Rosa Bazzi. I giudici della Corte di assise di Como li hanno dichiarati colpevoli per tutti i reati: dei quattro omicidi e del tentato omicidio. Dovranno anche risarcire tutte le parti civili. Applausi in aula alla lettura della sentenza. Mentre uno dei difensori ha sbottato: “Tutto secondo copione, tutto previsto e calcolato”. Questo il primo commento dell’avvocato Enzo Pacia, capo del pool difensivo dei coniugi Romano.
La sentenza di primo grado al proceso per la strage di Erba è stata accolta con alcuni secondi di silenzio e poi con qualche applauso. I parenti delle vittime hanno ascoltato la lettura a testa china. I figli di Valeria Cherubini, la vicina di casa massacrata nell’eccidio, hanno ascoltato tenendosi abbracciati.
L’ultima udienza si era aperta con un colpo di scena. Il pubblico ministero, Massimo Astori, ha riferito di un fax proveniente dalla Casa circondariale di Vigevano, dove è detenuto Azouz Marzouk, marito, padre e genero di tre delle quattro vittime. Il documento rende noto un colloquio della parte lesa con la Polizia penitenziaria nel quale Marzouk avrebbe espresso la volontà di manifestare i propri “dubbi” sulla ricostruzione dei fatti. La circostanza è frutto, secondo il fax, della visita di uno sconosciuto ai familiari di Marzouk in Tunisia durante la quale questa persona avrebbe detto che i responsabili non sono gli attuali imputati.
Chiamato in aula, Marzouk ha precisato di non avere dubbi sulla colpevolezza di Olindo Romano e Rosa Bazzi, ma ha confermato la visita dello sconosciuto alla sua famiglia. “Sono solo preoccupato per i miei genitori” ha detto il tunisino. “Ho chiesto al mio avvocato di andare da loro per tranquillizzarli. Mia mamma mi ha detto al telefono di avere paura”. Mazouz sarebbe venuto a conoscenza dell’incontro in una telefonata alla famiglia il 18 novembre, dunque prima dell’udienza di mercoledì scorso in cui ha chiesto per i due coniugi “l’ergastolo senza Dio”.
Il sospetto del pm, però, è che Azouz voglia “ritardare l’espulsione”". È stato proprio Astori ad arrestare Azouz per spaccio di droga. Un’accusa che gli costa 13 mesi di carcere e l’espulsione, prevista il primo gennaio prossimo. Le dichiarazioni del tunisino non cambiano le carte in tavola, secondo l’accusa. La persona che avrebbe parlato con i suoi genitori “non è identificato né identificabile - ha spiegato Astori - Le sue parole non portano nessun contributo probatorio, insinua i dubbi ma non fornisce una versione alternativa”. E in effetti sono state tutte respinte le richieste della difesa di Olindo Romano e Rosa Bazzi, che intendeva sentire alcuni testimoni in ordine a i dubbi di Azouz. La Corte ha giudicato “evanescenti e prive di spunti investigativi” le dichiarazioni del tunisino e ritenendo “non assolutamente necessarie” le prove chieste dalla difesa le ha rigettate.
Poi, in aula, ha parlato Olindo Romano. “Ribadisco la nostra innocenza, e vorrei esprimere con Rosa il nostro sincero dispiacere per le persone che sono morte e per i loro familiari” ha dichiarato. A quel punto, Carlo Castagna, padre, marito e nonno di tre delle vittime, ha urlato: “Vergogna, assassini”. I suoi due figli hanno aggiunto: “Basta!”. Quest’ultima frase ha fatto indignare Castagna e le altre parti lese. “Quando esco (dalla camera di consiglio, ndr) - ha detto Bianchi - non voglio sentire volare mosca in aula, altrimenti sarò costretto a farla sgomberare”.
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Commenti
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Il 26 Novembre 2008 alle 22:11 fercas ha scritto:
Giustizia è stata fatta! In questo processo, dove le prove erano schiaccianti, la difesa ha nuovamente estratto dal cilindro l’estraneo, non trovato, colpevole. Come nel Caso Cogne dove l’Avv. Taormina ripeteva che entro pochi giorni avrebbe fatto il nome del vero colpevole nome che, a distanza di anni, non ha ancora fatto!!! Questa volta i difensori hanno teorizzato la presenza sul posto di altre persone mentre Olindo e Rosa erano al ristorante a farsi una pizza!!! E’ vero che la difesa è sacrosanto diritto del cittadino ma a tutto c’è un limite!!! Perry Meson portava le prove che scagionavano i propri clienti, non si limitava a dire: Non sono stati loro, cercate altrove!!! Io penso che questi illustri avvocati, in questo specifico caso, avrebbero fatto una figura migliore se si fossero rimessi alla clemenza della Corte anzichè avanzare teorie che hanno fatto piangere dal ridere!!!. Cordialità .
Il 1 Dicembre 2008 alle 23:48 HTTP500 2.0 » Il delitto di Erba ha scritto:
[...] Rosa e Olindo rifiutano il cibo. [...]
Il 30 Dicembre 2008 alle 14:27 Azouz sconta la pena ed esce dal carcere: “Voglio ritornare a vivere” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] “Cercherò di ricominciare a vivere”. Queste le prime parole di Azouz Marzouk, padre e marito di due delle vittime della strage di Erba all’uscita dal carcere di Vigevano dove ha finito di scontare una pena a 13 mesi patteggiata per spaccio di droga. Azouz, che aveva accanto a sé i suoi legali, Roberto Tropenscovino e Renato Panzeri, ha detto che è sua intenzione rimanere in Italia “per avere giustizia per mia moglie, mio figlio, mia suocera, per Valeria Cherubini e per Mario Frigerio”. Quest’ultimo è l’unico sopravvissuto alla strage. “Sono soddisfatto per l’ergastolo”, ha aggiunto in riferimento alla sentenza con la quale i suoi ex vicini di casa, Olindo Romano e Rosa Bazzi sono stati condannati all’ergastolo con tre anni di isolamento diurno per l’eccidio dell’11 dicembre del 2006. “Sono soddisfatto ancor di più per la loro separazione”, ha detto il tunisino. “Meno per quanto è successo dopo”. Il riferimento alla possibilità di incontrarsi per i coniugi seppur in due carceri diverse. Uno dei suoi legali, Roberto Tropenscovino, ha spiegato che Azouz rimarrà in una località segreta, “lontano dalle telecamere” in attesa dell’udienza in Cassazione, che si terrà presumibilmente in primavera, a proposito della espulsione posta come condizione perché Azouz patteggiasse la pena. “In quella sede si deciderà la legittimità di questa sentenza di patteggiamento”. Azouz, giubbotto scuro, berretto di lana nero, aveva con sé il borsone con i suoi effetti personali. Si è poi allontanato a bordo dell’auto del suo avvocato. [...]
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