Sicilia-Campania-Emilia Romagna. Lungo questa strana trianolgazione corre la maggiore insidia per il gruppo dirigente del Pd di area veltroniana. A sferrare l’attacco decisivo, in vista di un sempre più imminente congresso anticipato, potrebbero essere, manco a dirlo, gli eterni rivali di sempre: i dalemiani.
Giorno dopo giorno, la loro associazione (guai a chiamarla “corrente”) si sta infatti radicando nel territorio in modo così capillare da essere - sostengono lontano dai microfoni alcuni democratici - persino più competitiva e più in salute del partito stesso.
ReD, acronimo per “Riformisti e democratici”, ha persino lanciato il tesseramento, che pare vada a gonfie vele. Tra le regioni in pole, c’è l’Emilia Romagna, dove mercoledì sono stati tra l’altro presentati i 60 promotori dell’associazione. E, nell’elenco, c’è un pò di tutto: da Luciano Sita (presidente di Lega Coop alimentari) all’ex presidente della Ducati Federico Minoli. Spazio anche a tutte le altre libere professioni: il ginecologo Corrado Melega, il criminologo Massimo Pavarini, il costruttore Domenico Ciliberto, il commercialista Paolo Salizzoni, il dirigente di Confcooperative Stefano Cinotti.
Ma l’Emilia Romagna non è la sola regione dove Red sta sempre più conquistando terreno: oltre la Campania (dove già la fondazione Italianieuropei di D’Alema vanta un ottimo insediamento nel territorio), è l’apparato siciliano a figurare in questo momento tra i più attivi.
Lì, le cose per la nuova associazione non devono essere affatto messe male, se l’altro giorno uno dei fondatori, Nicodemo Oliviero, si è spinto ad affermare che nell’isola “Red è più strutturato del partito stesso”. Dominus incotrastato nell’organizzazione regionale è il senatore Valdimiro Crisafulli, un politico di lungo corso (ovviamente ex diessino) ora molto vicino a Massimo D’Alema. Ma non è il solo: a lavorare per Red ci sono almeno quattro deputati regionali (Davide Faraone, Miguel Donegani, Vincenzo Marinello, Concetta Raia), la Lega Coop (con Elio Sanfilippo), la Confesercenti (con Giovanni Felice) e una buona parte dei dirigenti della Cgil del sud-est dell’isola.
Adesioni che, nelle prossime settimane, potrebbero crescere (e non solo in queste tre regioni) e che stanno facendo storcere il naso a più di un democratico veltroniano. “Non è una corrente, non è un partito nel partito” continuano a ripetere i “reds”, ad ogni piè sospinto. Certo è che in vista di un congresso anticipato e, a maggior ragione, in un partito liquido e senza tessere, la componente di area dalemiana si ritroverà a giocare un ruolo decisivo negli equilibri del partito.
- Giovedì 27 Novembre 2008
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Il 4 Dicembre 2008 alle 20:51 Veltroni e la sfida sulla leadership. D’Alema: “Se non lo volessi glielo direi” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Se non è un’accusa alla gestione del partito negli ultimi mesi, poco ci manca. Tanto più che D’Alema, con la sua associazione Red - stando a sentire gli stessi suoi uomini -, di spirito organizzativo ne sta dimostrando a sufficienza. Adesso, si aspetta la contromossa di Veltroni. Stretto dalle richieste di Sergio Chiamparino (che preme per un Pd federato), pressato dai mal di pancia di numerosi democratici di area cattolica (che non accetterebbero mai l’iscrizione al gruppo socialista europeo) e incalzato dalle dichiarazioni di Di Pietro e di alcuni intellettuali d’area (che invocano la questione morale contro la corruzione di ” cacicchi e dirigenti locali”), per il momento, Walter chiede solo “trasparenza e coerenza”. [...]
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