- Tags: Giorgio-Nugnes, Napoli, rifiuti
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Si è suicidato l’ex assessore del Pd alla Protezione Civile e ai Cimiteri del comune di Napoli, Giorgio Nugnes, 48 anni. Impiccandosi in un sottoscala nella casa di Pianura, dove abitava con moglie e due figli adolescenti e molti altri parenti, infilandosi la corda al collo e legandola ad una inferriata. C’è stato un tentativo di rianimarlo, purtroppo inutile.
Coinvolto nell’inchiesta della procura partenopea sugli scontri avvenuti nel quartiere di Pianura, nel gennaio scorso, durante le manifestazioni anti discarica (GUARDA le foto), Nugnes - un passato nella Folgore e una passione per gli sport estremi - era stato sottoposto agli arresti domiciliari il 6 ottobre scorso, misura in seguito sostituita dal divieto di dimora nel quartiere Pianura. Il 20 ottobre si era dimesso dal suo incarico, contestualmente all’espulsione dal partito.
Era accusato di aver contribuito all’organizzazione delle proteste, poi degenerate in vari episodi di violenza, che nel gennaio scorso divamparono nel quartiere Pianura contro la riapertura della locale discarica.
Secondo i magistrati, avvalendosi delle informazioni sugli spostamenti delle forze dell’ordine - informazioni che otteneva grazie al suo ruolo istituzionale - Nugnes avrebbe dato un contributo rilevante alla realizzazione dei blocchi stradali da parte degli ultrà contrari alla discarica. Le indagini si basavano su telefonate intercettate tra lo stesso Nugnes e il consigliere di An Marco Nonno, anche lui arrestato nella stessa inchiesta. L’assessore lo avrebbe avvertito dell’arrivo della polizia nel quartiere, dove i dimostranti avevano ostruito l’accesso alla ex discarica. In successive interviste, Nugnes aveva spiegato di averlo fatto pensando così di poter dare una mano alla gente di Pianura, la sua gente.

Il sindaco di Napoli, Rosa Iervolino, ha appreso piangendo la notizia del suicidio dell’ex assessore Nugnes mentre era impegnata nell’inaugurazione di due edifici scolastici. Profondamente commossa, il sindaco si è recata con il suo vice, Sabatino Santangelo, nell’abitazione di via Grottole.
Dove la tensione è rimasta alta per tutta la mattinata. Un gruppo di persone - cittadini e amici di Nugnes - ha inveito contro cronisti e fotografi (”siete peggio delle iene”) spintonando con violenza quelli più vicini all’ingresso dello stabile. Urla sono state rivolte anche contro le istituzioni. Per riportare la calma sono intervenuti i carabinieri, che presidiano la zona.
L’attività socio-politica di Girgio Nugnes cominciò negli anni ‘80. Diplomato all’Isef, aveva lavorato dal 1986 al 1992 al Commissariato di Governo per la ricostruzione post-terremoto, occupandosi di Quarto e Pozzuoli. Nel 1994 era stato eletto per la Dc al consiglio comunale. Dal 1997 al 2000 era stato capogruppo del Ppi. Rieletto, dal 2001 al 2003 era stato presidente della Commissione bilancio, e poi, dal 2003 al 2006 capogruppo della Margherita. Nel maggio 2006 alle elezioni comunale raccolse cinquemila preferenze e fu nominato assessore alla protezione civile, ai cimiteri, ed, inizialmente, alla manutenzione stradale, dal sindaco Rosa Russo Iervolino. Il 9 ottobre scorso, tre giorni dopo il suo arresto, nel quartiere di Pianura, dove era fortemente radicato, centinaia di persone manifestarono con blocchi stradali in segno di solidarietà. Vicinanza che oggi si è trasformata in rabbia e incredulità.
- Sabato 29 Novembre 2008
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Commenti
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Il 29 Novembre 2008 alle 15:25 Napolibit » Napoli, si suicida un ex assessore del Comune » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Si è suicidato l’ex assessore del Comune di Napoli Giorgio Nugnes, coinvolto nell’inchiesta della procura partenopea sugli scontri avvenuti nel quartiere di Pianura, nel gennaio scorso, durante le manifestazioni antidiscarica: era stato … Leggi la notizia alla fonte » [...]
Il 29 Novembre 2008 alle 15:53 vincenzoaliascontadino ha scritto:
VALGONO ANCHE PER QUESTA VITTIMA DELLA GISTIZIA LE ACCUSE COME AFFERMA SCHIAVETTONES E LEOLUCA SCRITTO NEL SUO ” LIBRO”? ECCO LA VERA CASTA.
IL TRIS ARTICOLO 21 DI GIULIETTI IDV, PD, RNP
Commento ironico di Giulietti l’ex Sindacalista che ha fatto carriera alla RAI. Tv, dopo aver lasciato il cavallo, passato ai Comunisti disarcionati da PPL. Er Crozza e Giulietti credono che Berlusconi non abbia il coraggio di andare alla La7 di Maurizio Crosta. “ Si è sparsa la voce che il premier Berlusconi avrebbe consigliato ai suoi ministri di non andare come ospiti alla trasmissione di Maurizio Crozza su La7 perché fa domande sgradite. Non c’è bisogno di attendere la solita smentita, perché non vi è dubbio alcuno che questa frase sarà stata pronunciata da un suo un cattivo imitatore “ ha detto Giulietti. “ Siamo certi - ha aggiunto - che lunedì prossimo sarà lo stesso Berlusconi a recarsi negli studi di La7 per rispondere alle domande di Crozza. Sarebbe, infatti, davvero grave - ha concluso - se il premier invece di occuparsi della crisi e della recessione occupasse il suo tempo per prendersela di volta in volta con i conduttori televisivi “. In poche parole davvero che Berlusconi il n° di produttore, regista, di tutto di più, nel campo televisivo a livello europeo e non solo, abbia paura di questi figuranti? Il problema vero e che, oramai la Politica in Italia la decidono i Presentatori, Comici e Magistrati dal tempo di Mani Pulite e delle Mele Marce della CGIL, divenuti terroristi ed alcuni assunti nelle loro fila della “ Sinistra ” passando dalla porta di Caino, quella di Abele è chiusa per restauri per ordine ANM, CSM e Sindacati Comunisti strafottondosi dei lavoratori ex tute blu e pensionati: facendo scioperi proprio quando il mondo economico e non solo va a p**! Ergo, visto come vistose queste fette di salciccia e Mortadella davanti al naso e sugl’occhi, arrostite male al festival de L’Unità, oramai rancide? vincenzoaliasilcontadino@gmail.com Matera
Il 6 Dicembre 2008 alle 15:01 Il Pd, la questione morale e il silenzio di Veltroni su Bassolino » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] L’uscita di Veltroni segue di 24 ore l’avviso del sindaco di Napoli al segretario: “Comincio a essere stufa. Anche il più integro dei meccanismi alla fine si rompe”. La situazione del Pd in Campania sembrava essersi logorata dopo il suicidio dell’assessore Nugnes e le dimissioni di Cardillo. Sulla giunta pende l’inchiesta della procura di Napoli, inchiesta che travolgerebbe di fatto un’ampia parte del ceto politico napoletano. Anche se al momento, nessuno della commissione voluta dal sindaco per scrivere il nuovo regolamento dell’ente sugli appalti sarebbe stato chiamato dalla magistratura a riferire al riguardo. Nervi tesi anche a Firenze, dove, mentre proseguono gli incontri in procura, continuano anche i tormenti interni al Pd. Sono gli effetti giudiziari-politici dell’inchiesta sulla trasformazione urbanistica di Castello, 168 ettari di proprietà di Fondiaria-Sai, destinati ad alloggi, al centro direzionale della Regione, a uffici della Provincia, a un parco di 80 ettari. Domenici ha spiegato di aver fatto “il suo mestiere di sindaco”. Il partito, però, sta subendo il contraccolpo. [...]
Il 18 Dicembre 2008 alle 11:17 Il caso Nugnes: ecco perché tutti lo volevano intercettare » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Il pm napoletano Antonello Ardituro, nell’udienza preliminare per gli scontri scaturiti dalla protesta contro la discarica di Pianura, non ha risparmiato la sua memoria. Ma si sa, Giorgio Nugnes, ex assessore alla protezione civile di Napoli, morto suicida il 29 novembre a 48 anni, era considerato in procura il simbolo di quella “città senza capo né coda” che aveva rappresentato, con la fascia tricolore, il crocevia di molti affari illeciti, il bersaglio di inchieste più o meno coerenti. Nell’ultimo anno di vita era un uomo braccato, non dai clan camorristici, ma dalla giustizia. Tutti indagavano su di lui: sei magistrati della Direzione distrettuale antimafia, Digos, Nucleo provinciale dei carabinieri, Dia, persino gli 007 dell’Aisi (l’ex Sisde). Il suo nome era in quattro inchieste: due riguardavano Pianura, altre due la presunta e, in questi giorni, annunciatissima Tangentopoli napoletana. In un paio di queste era intercettato. Alla fine, sentitosi sotto assedio, non ha retto. Ma aveva provato a difendersi. Per esempio aveva studiato con attenzione l’elenco delle chiamate che lo accusavano di aver organizzato la resistenza di Pianura nella notte tra il 2 e il 3 gennaio scorsi. Per i pm telefonate inequivocabili. Ma lui era convinto che ne mancasse una, la 1378, diretta a una giornalista del Mattino. “Noto con tristezza che i magistrati attaccano Nugnes anche adesso che non può più ribattere” sottolinea il suo avvocato Nello Palumbo. “Ma quella chiamata a una cronista dimostra che il suo non era un ruolo occulto e che quella notte era uscito a comprare il giornale, non a organizzare barricate”. Il compito di selezionare le conversazioni da inviare in procura era stato affidato al capocentro della Direzione investigativa antimafia Adolfo Grauso. Che, però, oggi non può rispondere ai giornalisti: è stato trasferito all’ufficio napoletano dell’Aisi. Nelle ultime ore di vita Nugnes aveva detto di sentirsi perseguitato pure dai nostri 007. Grauso aveva portato con sé il fascicolo che riguardava Nugnes o l’ex assessore, sotto pressione, immaginava complotti dove non c’erano? Su questo sta indagando la procura di Napoli, che ha aperto un fascicolo per induzione al suicidio. Ma le accuse di associazione per delinquere, devastazione e interruzione di pubblico servizio per i fatti di Pianura sono solo la punta dell’iceberg. Infatti Nugnes era intercettato in altri due procedimenti. I primi che chiedono di mettere sotto controllo le sue utenze sono i pubblici ministeri Raffaello Falcone, Pierpaolo Filippelli e Vincenzo D’Onofrio che indagano, con l’inchiesta “Magnanapoli”, su appalti e politica. Siamo alla fine del 2007 e i reati ipotizzati in quel momento sono la turbativa d’asta e l’associazione per delinquere (aggravati dall’agevolazione della camorra). Il procedimento è iscritto a carico di Mario Mautone, provveditore ai lavori pubblici di Campania e Molise (all’epoca il suo “superiore” è Antonio Di Pietro, ministro delle Infrastrutture), ma visto che nel mirino c’è “la prossima definizione dell’appalto di manutenzione ordinaria del Comune di Napoli”, sotto inchiesta finisce pure Nugnes, assessore con deleghe alla difesa del suolo, alla protezione civile, alle fogne e alle strade. Il 30 marzo 2006 il sindaco Rosa Russo Iervolino aveva provato ad accelerare la pratica (con l’aperto sostegno di Nugnes, all’epoca capogruppo della Margherita), ma non era riuscita a indire la gara prima delle elezioni, anche a causa dell’opposizione del capogruppo di An Pietro Diodato che aveva paventato, in una riunione parzialmente segretata del consiglio, un concorso pilotato a favore dell’imprenditore Alfredo Romeo, il nuovo “re di Napoli”. Il 7 luglio 2006 Diodato viene ascoltato dal pm Giancarlo Novelli: è la prima inchiesta che, indirettamente, riguarda Nugnes. Il quale nel frattempo diventa assessore e firma la delibera sulla gara che il consiglio comunale approva il 3 aprile 2007. I magistrati chiedono di intercettarlo il 17 dicembre 2007 “con il sistema Mito”. Il 2 e il 3 gennaio 2008 la sua voce finisce nelle cuffie degli uomini della Dia mentre dà indicazione degli spostamenti dei blindati delle forze dell’ordine al consigliere comunale di An Marco Nonno, impegnato nella resistenza di Pianura; nei giorni successivi la trascrizione delle sue chiamate viene inviata al pm Milita che sta indagando sugli incidenti, ma non solo. Inizia a questo punto forse la parte più sorprendente e meno esplorata della vicenda. Infatti la sera del 5 gennaio proprio Milita (prima di ricevere le carte dai colleghi) richiede di intercettare i telefoni di sette persone, sotto indagine per un presunto “traffico illecito di rifiuti aggravato dalla metodologia mafiosa e associazione per delinquere di stampo mafioso”. Al centro dell’inchiesta c’è ancora una volta la discarica di Pianura e in particolare l’area, di proprietà della Elektrika srl, individuata dal commissario di governo per una discarica provvisoria. Secondo il magistrato, coadiuvato nelle indagini dai carabinieri, dietro agli incidenti c’è un affare saltato. Scrive Milita: L’ideatore di tali disordini sarebbe un “socio occulto” di Elektrica. Già sottoposto a sorveglianza speciale e libertà vigilata, avrebbe precedenti per “associazione per delinquere, estorsione, tentato omicidio, porto abusivo d’arma e danneggiamento”; secondo gli inquirenti sarebbe stato anche “affiliato alla Nuova camorra organizzata del noto Raffaele Cutolo”. L’uomo “agirebbe con il sostegno (…) del consigliere regionale di An Pietro Diodato”. Sorpresa: mentre la Dia intercetta Nugnes, Milita mette sul banco degli imputati proprio il suo accusatore. Ecco la motivazione: “Dapprima si esprimeva favorevolmente per la riapertura del sito, mutando successivamente opinione allorquando si conclamava che il provvedimento antimafia interdittivo, emesso nei confronti della società Elektrica avrebbe probabilmente potuto determinare la mancata erogazione di alcun indennizzo o compenso per l’uso dell’invaso”. Nelle ore successive, a Milita arrivano le trascrizioni delle intercettazioni della Dia e il magistrato si concentra su Nugnes, definendolo “uno degli organizzatori degli atti violenti”; il 7 gennaio chiede al gip l’autorizzazione a intercettarlo. E Diodato? “Io dell’inchiesta su di me non so nulla” dice l’interessato a Panorama, “ma, come si evince da quelle telefonate, io sono la vittima, Nugnes e il mio collega di partito Nonno mi volevano vedere ‘politicamente’ morto”. Diodato non si ferma (sta indagando sull’acquisto dei palazzi che ospitano il consiglio comunale e la giunta regionale, di proprietà della Pirelli, costati circa 80 milioni di euro) e in una recente nota ha scritto: “Nugnes era convinto di meritare un assessorato (e lo meritava) per l’esperienza acquisita e il consenso elettorale espresso, ma gli sono state date deleghe pesanti, alcune delle quali (strade, fogne), nonostante il predecessore fosse stato confermato in giunta. Non è da escludere che sia stato usato. Lui si fidava del sindaco, con cui aveva un rapporto filiale”. Quella “cara Rosetta” (Russo Iervolino) a cui un Nugnes distrutto invia la lettera di dimissioni da assessore il 17 ottobre 2008. L’ultimo atto politico prima di morire. Travolto dall’assalto di magistrati che si sentono in missione in una città dove regna “lo spregio del principio del bene comune”. [...]
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