Archivio di Novembre, 2008

Nord Italia sotto la neve, la Protezione civile: non mettetevi in viaggio

Uno spalaneve in funzione

L’allerta - oltre che un invito alla prudenza - l’ha dato la Protezione Civile, al termine di una riunione delle strutture nazionali del Dipartimento dedicata a organizzare gli interventi. E infatti: dalla mattina c’è una coperta di neve su tutto il nord Italia.
I bollettini fotografano un settentrione che si è svegliato sotto una coltre bianca. Spargisale e spazzaneve non sono riusciti a limitare i disagi. Si registrano due incidenti stradali dovuti a maltempo e precipitazioni. Un camionista è morto nel cremonese e una ragazza ha perso la vita, sempre in un incidente automobilistico, nell’entroterra ligure. Grandi disagi anche su tutta la rete autostradale, 500 chilometri di carreggiata sono coperti da diversi centimetri di neve. Sono due invece i morti e due i feriti gravi questa mattina sulla bretella che congiunge Caltanissetta con l’autostrada Palermo-Catania: probabilmente a causa di una raffica di vento, un furgone cassonato con quattro persone a bordo, tutte di Favara, nell’agrigentino, è uscito fuori strada cadendo dal viadotto Imera.

Anche per questo da Autostrade per l’Italia arriva l’invito agli automobilisti e gli autotrasportatori a mantenersi costantemente informati sulle condizioni meteo e di viabilità, prima di intraprendere il viaggio e a considerare tempi di percorrenza maggiori per la ridotta capacità della infrastruttura a causa dell’operatività dei mezzi spazzaneve. È importante, per la sicurezza propria ed altrui, controllare le condizioni di manutenzione del veicolo che deve essere dotato di pneumatici invernali o portare a bordo catene da neve.
Per informazioni in tempo reale è possibile chiamare il Centro Multimediale di Autostrade per l’Italia al numero 840.04.21.21, oppure consultare il sito di Autostrade o chiamare il numero verde CCISS 1518.
Il Centro nazionale per la viabilità è riunito al Servizio Polizia Stradale del ministero dell’Interno e tiene sotto controllo la situazione. Nevica in maniera più consistente sulla A26 Genova Voltri Gravellona Toce, sulla A7 Serravalle Genova e sulla A6 Torino Savona. Si consiglia di mettersi in viaggio su queste tratte solo se strettamente necessario con catene a bordo o pneumatici da neve. Il traffico pesante dall’autostrada A/26 è stato dirottato sull’A/7 Milano-Genova all’altezza di Genova e a Predosa-Bettole. Sull’A/15 Parma La Spezia è interdetto il transito ai mezzi pesanti superiori a 7,5 t tra Parma Ovest ed Aulla. Sono in atto le operazioni di filtraggio da parte della Polizia Stradale in autostrada e dall’Arma dei Carabinieri sulla viabilità ordinaria.

Pioggia e venti forti stanno provocando problemi in gran parte delle Sicilia. A causa di un forte vento di scirocco che imperversa sulle isole Eolie, sono saltati i collegamenti via mare a causa del moto ondoso che ha raggiunto forza 7. A causa del forte vento sono rimasti fermi la notte scorsa a Porto Empedocle e Trapani i traghetti per Lampedusa e Pantelleria. Fermi anche i collegamenti con le Egadi. Sulla terraferma, il vento di scirocco ha fatto cadere cornicioni di abitazioni pericolanti a Palermo, ma anche cartelloni pubblicitari e ha alimentato incendi.
Sono stati sospesi tutti i collegamenti veloci con le isole di Ischia e Procida per Napoli, per il forte vento di scirocco che imperversa al momento sulle isole del Golfo. L’unico aliscafo partito in mattinata è stato quello della Caremar delle 8,50. Sospesi i collegamenti traghetto delle società “Gestur” e “Procidaline 2000″ che collegano Procida con Pozzuoli e viceversa. Regolari i collegamenti della compagnia pubblica Caremar. Viaggiano, ma con ritardo, le navi traghetto che collegano Ischia con Napoli e Pozzuoli. Dalla Guardia Costiera di Ischia si apprende che le condizioni meteo nella giornata di oggi sono date in progressivo peggioramento con previsioni di burrasca.

È emergenza nel sud Sardegna, in particolare in Marmilla, e in Ogliastra per le abbondanti piogge e la bufera di vento abbattutesi nella notte sull’isola. Nelle prime ore della mattina il servizio regionale della Protezione civile ha dichiarato lo stato d’emergenza a Turri, Villamar, Furtei, Sanluri, San Gavino, Siliqua, Vallermosa, Serrenti, Las Plassas, Barumini, Orosei, Galtelli’, Onifai, Tortoli’, Lanusei e Urzulei. Ma situazioni pesanti si registrano anche a Segariu, uno dei centri piu’ colpiti dall’alluvione del 4 novembre scorso.
Inoltre, i vigili del fuoco sono alle prese con decine di chiamate di soccorso per allagamenti, caduta di alberi e cornicioni pericolanti in tutta la provincia, in particolare nel Sulcis-Iglesiente. Mareggiate hanno provocato danni anche a Flumini di Quartu e a Frutti d’oro, centro residenziale vicino a Capoterra gia’ pesantemente provato dall’alluvione del 22 ottobre scorso. Non trovano conferma per ora voci sull’esistenza di dispersi.

Immigrati senza lavoro: bonus di 2 mila euro per lasciare il Comune

Un immigrato

Sei immigrato e disoccupato? Ti pago se te ne vai.
L’idea è venuta all’assessore al sociale di Spresiano, in provincia di Treviso: un bonus di 2.000 euro agli stranieri rimasti senza lavoro, disposti a lasciare il paese anziché “pesare” sulle casse comunali. Una “proposta-provocazione”, dice Manola Spolverato, membro della giunta leghista del paese trevigiano, per far fronte al bilancio sempre più risicato del Comune e alla crisi economica.
“Siamo disposti a dare 2.000 euro a famiglia purché vadano ad abitare altrove: ci costa meno che garantire i contributi alle famiglie in difficoltà” spiega l’assessore sulla stampa locale. “Non è possibile che il Comune si trovi costretto a mantenere a proprie spese gli immigrati che, pur avendo perso il posto di lavoro, continuano ad avere il permesso di soggiorno valido”.
Secondo l’assessore leghista, infatti, ridurre i flussi in entrata può far diminuire la fetta di disoccupati, ma é necessario aumentare anche i flussi in uscita per famiglie senza reddito costrette a vivere di stenti. La proposta arriva dopo l’altra iniziativa dell’amministrazione di Spresiano, che qualche settimana fa aveva annunciato l’erogazione di contributi comunali riservati alle famiglie in cui entrambi i coniugi parlano italiano.
Plaude all’idea Gianantonio Da Re, consigliere regionale e segretario provinciale trevigiano del Carroccio. Che rilancia: “Chiederò di estendere l’iniziativa dell’amministrazione di Spresiano a tutti i comuni trevigiani amministrati dal Carroccio”. “Chi rimane senza una occupazione rappresenta solamente un costo per la nostra società” afferma l’esponente della Lega. “Il problema della disoccupazione toccherà un numero sempre maggiore di cittadini con l’avanzare della crisi nei prossimi tempi”. Per Da Re, quindi: “È doveroso che le amministrazioni comunali aiutino dapprima la propria gente, quella che da anni vive sul territorio”.
Daccordo con l’iniziativa di Spresiano si dice anche un altro leghista: il vice presidente della giunta regionale, Franco Manzato (Lega) secondo il quale “il Veneto è al collasso, non ce la fa più a sopportare il peso sociale di centinaia di migliaia di immigrati disoccupati”. D’altronde, precisa Manzato, che ciò che il Conmune di Spresiano vorrebbe fare “è pienamente nei poteri del sindaco”, alla luce della norma comunitaria - cui ha fatto riferimento per esempio il sindaco di Cittadella (PD) - che prevede “la libera circolazione nel territorio solo per chi ha un reddito di almeno 5000 euro e non grava sulla spesa sociale”.
Per parlare invece del collasso citato da Manzato, sono due anni consecutivi che il Nord Est vive in stagnazione: alla “locomoiva” d’Italia non era mai successo. Secondo l’osservatorio Veneto lavoro, nella regione una crisi economica così grave si era registrata solo nel 1975 e nel 2002, anni a cui però seguirono immediate riscosse, mentre ora si prevede, dopo un 2008 nero, un altro anno difficile. Gli occupati in Veneto nel 2007 erano 2,1 milioni, di cui 182 mila stranieri in regola, con un tasso di disoccupazione ufficiale pari al 3,3 per cento. Nei primi otto mesi del 2008 le assunzioni sono scese di più del 10 per cento (-22 mila, di cui 14 mila solo nel comparto manifatturiero, in particolare nel tessile, meccanico ed edile); le ore di cassa integrazione sono aumentate del 45 per cento (in Emilia-Romagna del 33, in Lombardia del 17 per cento; in Piemonte sono diminuite dell’8 per cento).
Allo scenario conviene aggiungere un altro dato: in Veneto da gennaio a ottobre di quest’anno sono entrate in mobilità con sussidio 3.507 persone (573 stranieri) e 8.850 senza sussidio (1.939 stranieri).
La situazione è buia pure per i lavoratori interinali che da aprile ad agosto, rispetto allo stesso periodo del 2007, sono diminuiti di 6.700 unità. Ma i meno protetti dagli ammortizzatori sociali sono i 134 mila lavoratori parasubordinati, gli ex co.co.co.: tra loro 50 mila non hanno altre fonti di reddito.

Violenta una donna per otto mesi. “L’ho comprata per 1.000 euro”

Comprata nel suo paese d’origine, segregata in casa a Milano, violentata ripetutamente per otto mesi e costretta a prostituirsi. È successo ad una donna di 28 anni del Mozambico. L’aguzzino, un pensionato milanese di 57 anni, è stato fermato dagli uomini della squadra mobile del capoluogo lombardo con le accuse di violenza sessuale aggravata, sequestro di persona e induzione alla prostituzione. L’uomo, senza precedenti penali, aveva conosciuto la vittima lo scorso anno su una spiaggia in Mozambico. Si era fatto conoscere dagli zii della donna, aiutandoli per alcuni lavori in casa, e prima del rientro in Italia gli aveva comunicato che l’avrebbe portata con sè e che l’avrebbe sposata. Per un anno ha inviato 100 euro al mese alla famiglia, che intanto faceva pressioni sulla giovane affinchè accettasse la proposta di matrimonio.
Dopo un mese di convivenza, il pensionato ha iniziato a violentarla, sottoponendola anche a pratiche sadomaso. Di fronte ai suoi rifiuti la picchiava con violenza. In seguito, ha iniziato a portarla in giro per le strada a vedere donne nigeriane che si prostituivano, dicendole che presto avrebbe fatto la stessa fine.
Due vicine di casa, a cui si era rivolta, l’hanno convinta a scappare, mentre l’uomo addirittura denunciava la sua scomparsa ai carabinieri. Il 9 ottobre si è rivolta alle forze dell’ordine ed è stata collocata in una comunità protetta. Il pm Ester Nocera ha disposto il fermo dell’uomo, che è stato convalidato dal gip, Mariolina Panasiti.
Nel provvedimento di fermo si legge che “la ragazza ha riferito modalità raccapriccianti, l’uomo la considerava cosa sua, siamo di fronte a una sostanziale riduzione in schiavitu”‘.
Dato che la giovane africana, ospite ora di una comunità protetta, potrebbe anche decidere di tornare in Mozambico, il pm Ester Nocera sta preparando la richiesta di incidente probatorio per ascoltare la donna e cristallizzare la prova in vista del processo.
L’uomo, che ora si trova in carcere, si sarebbe difeso, durante l’interrogatorio di convalida sostenendo che la donna era consenziente, di esserne innamorato e disposto a riprenderla.

Intercettazioni: le spese pazze delle procure

intercettazioni

Alla procura di Campobasso mettere un telefono sotto controllo costa 3,85 euro al giorno; a Lodi la stessa operazione costa 27 euro, cioè oltre sette volte tanto. E poco meno costa alle procure di Urbino, Cuneo, Messina e Barcellona Pozzo di Gotto: 23 euro al giorno. La differenza è ancor più vistosa sulle microspie: alla procura di Roma l’affitto di una “cimice” digitale costa 19,5 euro, a Catania 195 euro, ad Ancona 169 e a Foggia 150. E ancora, far collocare un localizzatore sotto l’auto di un sospetto costa a Gela 12 euro al giorno, a verona 170 e a Caltanissetta 180.

I dati, pubblicati in un servizio di Panorama sul numero in edicola da venerdì 28 novembre, sono ufficiali e aggiornati allo scorso mese di ottobre. Fanno parte di un primo monitoraggio del ministero della Giustizia che riguarda 146 procure di tutta Italia (su 165) per avere un quadro preciso delle spese per intercettazioni e consulenze.
Le intercettazioni, 1,279 miliardi di euro spesi negli ultimi cinque anni, sono certo utili alle indagini ma costituiscono anche un autentico business che richiama aziende di ogni tipo e che sfugge a ogni controllo. “Il valore del prezzo medio giornaliero per ogni linea intercettata, ovvero 11,5 euro” si legge nel documento del ministero della Giustizia “risulta essere molto diverso secondo gli uffici, ma la caratterizzazione territoriale non sembra essere discriminante”.
Una situazione che pare destinata a durare ancora poco. “Posso capire che le aziende cerchino di fare profitto, ma hanno lucrato troppo e si è ecceduto. Adesso basta, la festa è finita” spiega il ministro della Giustizia Angelo Alfano a Panorama.
“Verrà introdotto un tariffario nazionale e l’avvio del sistema unico delle intercettazioni sarà propizio per ridurre sia le spese sia il numero di soggetti che gestiscono queste delicatissime informazioni”.

Università: Gelmini taglia gli stipendi ai professori fannulloni

lezione organizzata sotto i portici di piazza Mercanti a Milano

Più qualità, cominciando con premiare l’impegno e i risultati ma, al tempo stesso, dando un segnale forte disincentivando chi preferisce starsene con le mani in mano. Ecco, in estrema sintesi, il nucleo centrale del decreto legge sull’università messo a punto dal ministro Mariastella Gelmini. La commissione Istruzione ha dato il via libera al dl, ora il provvedimento approda nell’aula di Palazzo Madama.
Le modifiche più importanti sono state apportate dal relatore, Giuseppe Valditara: si tratta di una vera e propria stretta sui “baroni” che prevede, tra l’altro, l’obbligo di ricerca (certificata in un’anagrafe ad hoc) per gli avanzamenti di carriera e l’accesso ai finanziamenti. D’ora in poi, se il decreto diventerà legge, sarà possibile per le università procedere alla copertura di posti di professore ordinario e associato o di ricercatore tramite la “chiamata diretta” di studiosi impegnati all’estero: una sorta di argine alla fuga dei cervelli italiani.
Il primo emendamento stabilisce che ogni anno il rettore deve presentare una relazione sull’attività, sulla ricerca, sulla formazione e sull’innovazione prodotta dal suo ateneo, in assenza di questa relazione è previsto un taglio sui trasferimenti statali. Il secondo emendamento stabilisce la craezione di un’anagrafe nazionale dei docenti e dei ricercatori, che deve essere aggiornata annualmente con le ricerche e le pubblicazioni realizzate da ogni membro dell’università. Il terzo e ultimo emendamento prevede che a partire dal 2011, gli scatti biennali di stipendio previsti per tutti i docenti, siano subordinati alle pubblicazioni scientifiche effettuate. Chi non ne ha realizzate, vedrà l’aumento dimezzato e non potrà far parte delle commissioni per i concorsi.
Lo dice convinta il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini: “Il decreto (qui il testo integrale, ndr) approvato dal governo e gli emendamenti approvati dalla Commissione cultura del Senato sono una vera e propria svolta nel sistema accademico”. Il ministro sottolinea come da vent’anni si stesse parlando di come legare il merito alla carriera dei professori e di come vincolare i finanziamenti all’università in base a parametri che ne valutassero la qualità. “Per la prima volta le carriere dei docenti non saranno legate a scatti automatici ma, come previsto dagli emendamenti approvati in commissione, al merito ed alla ricerca effettivamente svolta”. “In base agli emendamenti approvati dalla Commissione, se i docenti non procederanno nell’attività di ricerca saranno esclusi dagli scatti biennali, dalle ripartizioni dei fondi Prin per la ricerca, dalle commissioni per il reclutamento delle strutture accademiche”.
“Il decreto” prosegue la Gelmini “impongono poi tolleranza zero verso le università con i conti in rosso e prevedono l’obbligo per i rettori, in sede di approvazione del bilancio, di pubblicare i risultati dell’attività di ricerca, della formazione e del trasferimento tecnologico dell’università. I fondi” conclude il ministro “saranno destinati agli atenei in base ai meriti ed alla qualità della ricerca e della didattica”.
La reazione dei rettori? Non scontata. Vincenzo Milanesi, rettore dell’università di Padova, si dice “D’accordo sull’introduzione di criteri rigorosi di valutazione e sulla meritocrazia” commenta. “Aggiungerei addirittura un elemento in più: non basta aver fatto delle pubblicazioni, occorre averne fatte di qualità”. D’accordo solo in parte il rettore dell’Università Tor Vergata, Renato Lauro: “Condivido la valutazione come criterio per la ripartizione dei fondi, ma sarei molto più cauto sui singoli docenti e ricercatori, i cui comportamenti professionali non dipendono solo dalla loro iniziativa”.

Manovre al centro: Pionati lascia Casini per Berlusconi e sogna Avellino

Francesco Pionati

Dagli schermi Rai a sindaco (berlusconiano) di Avellino, passando per l’Udc di Pier Ferdinando Casini. È lo spericolato piano di Francesco Pionati, 50 anni, ex notista e vicedirettore del Tg1, fresco protagonista di una sanguinosa rottura con l’Udc che lo ha fatto eleggere deputato nella circoscrizione Campania 2. Da sempre simpatizzante berlusconiano, Pionati ha rotto gli indugi e, con l’occhio alle amministrative di primavera 2009, ha fondato, insieme ad altri amici dello Scudocrociato un nuovo movimento politico, Alleanza di Centro.
Il movimento, che sarà presentato giovedì prossimo nel corso di una conferenza stampa, si propone, si legge in una nota, “Come casa e riferimento dei moderati che, non condividendo l’attuale posizionamento dell’Udc, intendono collocarsi senza ambiguità all’interno del centrodestra, a sostegno di Berlusconi e del suo governo, e che guardano al Pdl come interlocutore naturale, alla ricerca delle forme di collaborazione più utili e opportune in vista delle elezioni amministrative della primavera 2009″.
I perché del divorzio da Casini e Cesa sono spiegati dallo stesso Pionati, che fa sapere di rispettare molto i due leader centristi, ma, aggiunge: “non ritengo che l’Udc possa avere un futuro al di fuori del Centrodestra. E credo che stia avendo una posizione ondivaga, con uno scivolamento verso il Partito Democratico”. Quindi, prosegue la nota del deputato: “Bisogna stabilire con il Popolo della Libertà un percorso parallelo di avvicinamento e di sostegno esplicito a Berlusconi e all’esecutivo”.
Il Pdl ne farà con ogni probabilità il proprio candidato sindaco per opporlo all’uscente Giuseppe Galasso, del Pd, considerato vicino a Nicola Mancino.
La candidatura di Pionati avrebbe anche l’effetto di spaccare il potente gruppo dei demitiani, oggi collocati nell’Udc. Per loro sarebbe impossibile appoggiare Pionati (che è in cattivi rapporti con Ciriaco De Mita), ma anche Galasso, visto che proprio per opera dei demitiani è caduta l’amministrazione provinciale targata Pd.

Pd al palo, Red a vele spiegate: così D’Alema soffia sul collo a Veltroni

Massimo D'Alema

Sicilia-Campania-Emilia Romagna. Lungo questa strana trianolgazione corre la maggiore insidia per il gruppo dirigente del Pd di area veltroniana. A sferrare l’attacco decisivo, in vista di un sempre più imminente congresso anticipato, potrebbero essere, manco a dirlo, gli eterni rivali di sempre: i dalemiani.
Giorno dopo giorno, la loro associazione (guai a chiamarla “corrente”) si sta infatti radicando nel territorio in modo così capillare da essere - sostengono lontano dai microfoni alcuni democratici - persino più competitiva e più in salute del partito stesso.

ReD, acronimo per “Riformisti e democratici”, ha persino lanciato il tesseramento, che pare vada a gonfie vele. Tra le regioni in pole, c’è l’Emilia Romagna, dove mercoledì sono stati tra l’altro presentati i 60 promotori dell’associazione. E, nell’elenco, c’è un pò di tutto: da Luciano Sita (presidente di Lega Coop alimentari) all’ex presidente della Ducati Federico Minoli. Spazio anche a tutte le altre libere professioni: il ginecologo Corrado Melega, il criminologo Massimo Pavarini, il costruttore Domenico Ciliberto, il commercialista Paolo Salizzoni, il dirigente di Confcooperative Stefano Cinotti.

Ma l’Emilia Romagna non è la sola regione dove Red sta sempre più conquistando terreno: oltre la Campania (dove già la fondazione Italianieuropei di D’Alema vanta un ottimo insediamento nel territorio), è l’apparato siciliano a figurare in questo momento tra i più attivi.
Lì, le cose per la nuova associazione non devono essere affatto messe male, se l’altro giorno uno dei fondatori, Nicodemo Oliviero, si è spinto ad affermare che nell’isola “Red è più strutturato del partito stesso”. Dominus incotrastato nell’organizzazione regionale è il senatore Valdimiro Crisafulli, un politico di lungo corso (ovviamente ex diessino) ora molto vicino a Massimo D’Alema. Ma non è il solo: a lavorare per Red ci sono almeno quattro deputati regionali (Davide Faraone, Miguel Donegani, Vincenzo Marinello, Concetta Raia), la Lega Coop (con Elio Sanfilippo), la Confesercenti (con Giovanni Felice) e una buona parte dei dirigenti della Cgil del sud-est dell’isola.

Adesioni che, nelle prossime settimane, potrebbero crescere (e non solo in queste tre regioni) e che stanno facendo storcere il naso a più di un democratico veltroniano. “Non è una corrente, non è un partito nel partito” continuano a ripetere i “reds”, ad ogni piè sospinto. Certo è che in vista di un congresso anticipato e, a maggior ragione, in un partito liquido e senza tessere, la componente di area dalemiana si ritroverà a giocare un ruolo decisivo negli equilibri del partito.

Minirivoluzione nei servizi segreti: gli 007 voluti da Letta

Gianni Letta
È in arrivo una minirivoluzione all’interno dei servizi segreti. Stanno per essere formalizzati, infatti, i nuovi vice del Dis (ex Cesis), dell’Aisi (ex Sisde) e dell’Aise (ex Sismi): nomine che portano il segno di Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega agli 007, e del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, ma che certo non dispiacciono a Gianni De Gennaro, oggi a capo del Dis ed ex capo della polizia.
Al Dis (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza che coordina i servizi) De Gennaro sarà affiancato dal prefetto Pasquale Piscitelli (attuale vice capo di gabinetto al Viminale) e dal generale della Guardia di Finanza Cosimo Sasso, che è stato direttore della Dia (Direzione Investigativa Antimafia) dal 1° agosto 2005 al 31 ottobre 2008.

All’Aisi, guidata dal generale dei carabinieri Giorgio Piccirillo, arrivano due nomi di punta: il prefetto Nicola Cavaliere, oggi vice capo della polizia e direttore della Criminalpol, e il generale delle Fiamme gialle Paolo Poletti, capo di Stato maggiore della Finanza, incarico che ora assumerà il generale Michele Adinfolfi, attuale comandante regionale del Lazio.
Infine, un’importante nomina riguarda l’Aise dove il generale dei carabinieri Michele Franzè affiancherà il generale Bruno Cornacchione come vice dell’ammiraglio Bruno Branciforte. Questi ha inutilmente sponsorizzato il suo attuale capo di gabinetto, ammiraglio Michele De Pinto.

Con la supervisione di Letta, dunque, Tremonti ha indicato i due finanzieri Sasso e Poletti (quest’ultimo ha buoni rapporti anche con Massimo D’Alema) mentre De Gennaro ha piazzato un uomo di fiducia come Cavaliere all’Aisi. Nel complesso, sono tutti nomi di indiscussa professionalità, con l’unica pecca di non avere finora avuto esperienze di intelligence.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
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