Archivio di Dicembre, 2008

Un anno di sport: Buffon, Rossi e la Vezzali i più amati dagli italiani

Valentina Vezzali (sinistra) e Margherita Granbassi
(Credits: Ansa)

Si chiude il 2008 ed è tempo di bilanci anche per il mondo sportivo: chi è il personaggio dell’anno in questa categoria? Secondo la classifica contenuta in “Top Star 2008″ di Ipsos e StageUp Sport & Leisure Business, Gianluigi Buffon è il miglior atleta italiano come potenzialità di comunicazione. L’estremo difensore azzurro rappresenta il testimonial ideale dell’anno grazie soprattutto alla sua simpatia: l’89,1 per cento degli italiani lo ritiene molto simpatico. Dietro di lui si piazza il compagno di squadra Alessandro Del Piero, secondo assoluto in particolare per la sua elevata notorietà (lo conosce il 96 per cento degli italiani, secondo soltanto a Francesco Totti) e la sua simpatia. Sul gradino più basso del podio Valentino Rossi: il centauro di Tavullia è dotato di un’ottima notorietà (95,3 per cento) e di una elevata bravura (considerata tale dal 90,3 per cento degli italiani). Il leader in notorietà, Francesco Totti, deve “accontentarsi” della quarta piazza assoluta nella speciale classifica a causa di una minor considerazione fra gli atleti più simpatici e più bravi.

Tra le donne, invece, va a Francesca Pellegrini la prima posizione assoluta. La nuotatrice veneta, conosciuta dal 67,2 per cento degli italiani e particolarmente apprezzata per la sua bravura, è fra le poche in grado di ricavare in un anno, grazie alla propria immagine, quanto un giocatore di calcio di buon livello in serie A. Alle sue spalle si piazza Carolina Kostner, nota al 58,2 per cento degli italiani. Al terzo posto, Valentina Vezzali: la campionessa olimpica di fioretto è conosciuta dal 56 per cento di connazionali ed è ritenuta brava dall’89,1 per cento. Tra le atlete più simpatiche troviamo Josefa Idem, Giulia Quintavalle e Denise Karbon, ancora note prevalentemente presso un pubblico di nicchia.

Al di là delle classifiche, lo sport italiano presenta due cartoline da tramandare al 2009: Valentino Rossi e Valentina Vezzali. Dopo un paio di annatacce condite dai guai con il fisco italiano, il centauro pesarese è tornato a divertirsi e a divertire. L’ottavo titolo mondiale, il sesto nella classe regina, è giunto al termine di una stagione dominata in lungo e in largo: 373 punti conquistati, con nove vittorie, cinque secondi posti e due terzi. Insomma, non ce n’è stato davvero per nessuno. Restiamo nelle Marche per celebrare la fiorettista italiana. A Pechino ha conquistato il terzo oro consecutivo nel fioretto individuale, battendo 12-3 Margherita Granbassi in semifinale e 6-5 la sud coreana Hyunhee Nam in finale. Vincere alle Olimpiadi è speciale, confermarsi è straordinario, calare il tris è qualcosa di leggendario. E Londra 2012 per l’atleta di Jesi non è poi così lontana. Una citazione particolare va ad Alessandro Ballan, campione mondiale di ciclismo su strada a Varese, atleta pulito che si è distinto in un altro anno difficile per i ciclisti italiani (anno che segnerà quasi sicuramente il ritiro dalle corse di Paolo Bettini, il corridore italiano più decorato e apprezzato negli ultimi dieci anni). E come non ricordare Flavia Pennetta, brava e bella tennista di Brindisi, che ha vinto tre tornei nel circuito Wta e ha chiuso la stagione al tredicesimo posto nella classifica mondiale, in attesa di un 2009 ancora più ricco di soddisfazioni che porti, mgari, la scalata alle prime cinque posizioni al mondo.

Dall’Italia al mondo, un poker d’assi. Usain Bolt, Michael Phelps, Lewis Hamilton e Cristiano Ronaldo. I primi due hanno riscritto la storia. Il giamaicano ha dato all’uomo una nuova dimensione della velocità, inventando record che sembravano riservati a generazioni ancora remote: 9″69 sui 100, 19″30 sui 200, 37″10 nella staffetta 4 per 100. Mai uno sprinter era apparso tanto superiore alla concorrenza in una grande manifestazione. In stagione ha corso dieci volte i 100 metri in meno di 10 secondi e sei volte i 200 m sotto i 20. E sembra avere ancora margini di miglioramento. Il nuotatore australiano ha vinto la sua personalissima scommessa contro la memoria di Mark Spitz che, nel 1972 a Monaco, aveva collezionato sette medaglie d’oro. Ai Giochi di Pechino si è messo al collo otto medaglie d’oro (100 e 200 farfalla, 200 stile libero, 200 e 400 misti, 4×100 e 4×200 stile e 4×100 mista) con sette primati mondiali e un record olimpico. Sommando i sei successi di Atene 2004, Phelps ha portato a quattordici le medaglie d’oro conquistate alle Olimpiadi, altro record. Le sue imprese sono state un evento nell’evento.

Lewis Hamilton ha fatto meno punti della stagione 2007, quella del suo debutto in formula Uno, ma si è portato a casa il titolo mondiale ed è diventato il più giovane iridato della storia. Nell’ultimo Gran Premio, in Brasile, ha saputo gestire la situazione quando le cose sembravano mettersi male, concedendosi il colpo di coda del sorpasso a Timo Glock che ha fatto passare l’iride dalle mani di Felipe Massa alle sue. Anno d’oro per Cristiano Ronaldo: l’attaccante ventiduenne del Manchester United ha vinto il campionato inglese, la Champions league e il mondiale per club. I successi con la squadra gli sono valsi il pallone d’oro e il riconoscimento di miglior giocatore europeo dal quotidiano uruguaiano “El Pais”, precedendo Messi del Barcellona.

Infine due citazioni particolari: la Spagna e i Boston Celtics. Se il 2007 era stato eccellente, il 2008 per la nazionale iberica è stato grandioso. Nel ciclismo si sono presi tutto: Giro d’Italia e Vuelta con Alberto Contador, il Tour de France con Carlos Sastre, l’oro olimpico nella prova in linea con Samuel Sanchez. La nazionale di basket ha onorevolmente ceduto alla corazzata statunitense nella finale olimpica, quella di calcio ha trionfato agli Europei, Rafael Nadal si è issato al vertice del tennis mondiale scalzando Roger Federer e battendolo pure nella finale di Wimbledon. E non importa che Rafa non abbia giocato la finale di Coppa Davis, perché i suoi compagni si sono andati a prendere l’insalatiera in casa dell’Argentina. A ventidue anni di distanza dal trionfo della squadra in cui brillava Larry Bird, il titolo della Nba di basket è tornato a Boston. I nuovi eroi si chiamano Paul Pierce, Ray Allen, Kevin Garnett, tutti guidati magistralmente da Doc Rivers. I Celtics hanno chiuso al primo posto la stagione regolare con 66 vittorie e 16 sconfitte e nei playoff hanno battuto nell’ordine Atlanta Hawks (4-3), Cleveland Cavaliers (4-3), Detroit Pistons (4-2, finale della Eastern conference) e Los Angeles Lakers (4-2, finale).

Sbarchi continui: gli immigrati in un anno aumentati del 75%

Emergenza immigrazione a Lampedusa

Un charter con a bordo 44 clandestini egiziani è decollato ieri sera da Lampedusa, destinazione finale Il Cairo. Si tratta del primo volo di rimpatrio “diretto” dopo l’annuncio di ieri del ministro dell’Interno, Roberto Maroni. “Chi sbarca a Lampedusa sarà rimpatriato entro pochi giorni direttamente da Lampedusa, senza essere trasferito in altri centri italiani”, aveva detto ieri Maroni.
E ieri sera è decollato dall’isola un charter con a bordo un gruppo di extracomunitari, tra cui 44 egiziani: dopo uno scalo a Catania, dove sono stati fatti scendere altri immigrati destinati al centro di permanenza di Pian del Lago (Caltanissetta), l’aereo è ripartito per Il Cairo. “Quello dato oggi dal Governo” ha detto il sindaco di Lampedusa, Bernardino De Rubeis “è un forte segnale per le organizzazioni malavitose che sfruttano il fenomeno dell’immigrazione clandestina. Deve essere chiaro che, d’ora in poi, dopo l’identificazione da parte della polizia, i migranti irregolari verranno rimpatriati. Finalmente Lampedusa potrà forse così tornare ad essere nota come meta turistica”.
L’operazione di rimpatrio è stata possibile grazie a un accordo bilaterale tra Italia e Egitto, che ha già consentito di rimpatriare diverse centinaia di clandestini, ma il 2008 si conferma un anno di massiccio incremento degli sbarchi: secondo gli ultimi dati del Viminale, gli extracomunitari giunti quest’anno sulle coste italiane sono stati 36.900, circa il 75% in più rispetto al 2007, quando erano stati 20.500. Anche quest’anno la stragrande maggioranza dei clandestini è approdata a Lampedusa (circa 31.000 sul totale), il cui centro di accoglienza è arrivato praticamente al collasso dopo gli ultimi sbarchi. Proprio per questo proseguono i trasferimenti di immigrati dall’isola ad altri centri: oggi è stata la volta di oltre 200 immigrati smistati altrove. A Lampedusa ne restano un migliaio.

Numeri che, per il responsabile del Viminale, dovranno abbassarsi radicalmente. Anzi, azzerarsi: “Nel 2009 gli sbarchi dalla Libia verso Lampedusa cesseranno. Non è una promessa, è un impegno”, dice il ministro aroni, intervistato da Libero.
E non demorde Maroni: la soluzione sta nell’accordo siglato un anno fa con la Libia “che prevedeva il pattugliamento delle coste libiche con sei motovedette italiane condotte da personale libico”; “ecco perché” aggiunge “dobbiamo attuare l’accordo alla svelta e mettere a disposizione dei militari libici le sei motovedette. Direi che stavolta ci siamo: entro la fine di gennaio il pattugliamento partirà e noi avremo risolto il problema. E anche la comunità di Lampedusa avrà finito di soffrire”.
Ai cittadini dell’isola lo spiegherà lo stesso Maroni, che sarà a Lampedusa il 5 gennaio, mentre il 13 incontrerà i suoi colleghi di Malta, Cipro e Grecia, “per stilare un documento comune da discutere in Europa, alternativo al programma Frontex“. Passando dal traffico di esseri umani a quello di droga, Maroni sottolinea che “una delle principali porte d’accesso” della cocaina in Italia dal Sudamerica è “il porto di Gioia Tauro, un colabrodo che metteremo presto in sicurezza con un massiccio intervento di sorveglianza”.

Il Vaticano: basta alle leggi italiane. “Troppe, instabili e in contrasto con principi Chiesa”

La piazza di San Pietro

Troppe, mutevoli e spesso contraddittorie tra loro. Così sono le leggi italiane, per il Vaticano.
Per non parlare di quelle norme che di fatto contrastano con la morale cristiana. E allora, in base a questo duro giudizio la Santa Sede è pronta, dal 1 gennaio 2009, modificare il meccanismo che quasi automaticamente recepiva nel piccolo Stato le leggi italiane. Lo scrive l’Osservatore Romano commentando l’entrata in vigore il prossimo primo gennaio della nuova legge sulle fonti del diritto approvata lo scorso primo ottobre da Papa Benedetto XVI, in sostituzione della precedente normativa risalente al 7 giugno 1929 e a Pio XI.
Il Vaticano si riserva inoltre di passare al vaglio morale anche i trattati internazionali, e di sancire la “esplicita ammissione di conformità della Santa Sede”. Ciò in realtà è sempre avvenuto implicitamente, come si è visto nei recenti attriti con le Nazioni Unite sulla proposta francese di depenalizzazione dell’omosessualità e sulla convenzione per i diritti dei disabili, non firmata dal Vaticano perché carente in una condanna esplicita dell’aborto. La novità assoluta - come spiega sul giornale vaticano José Maria Serrano Ruiz, presidente della Commissione per la revisione della Legge sulle fonti del diritto Vaticano - riguarda i rapporti tra legislazione italiana e legislazione dello Stato pontificio, che non saranno più regolati dagli automatismi del passato.

Severo il giudizio del responsabile della Santa Sede verso l’attuale legislazione italiana, presa finora a modello di ispirazione per l’ordinamento civile e penale della Città Leonina, come attesta anche la recente normativa vaticana in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro.
Tra i cambiamenti, precisa il quotidiano della Santa Sede, cambia il meccanismo che portava a recepire nel piccolo Stato le leggi italiane, come conseguenza del fatto che “in non poche occasioni i Romani Pontefici hanno riconosciuto la maggioranza o quasi totalità dei sudditi vaticani come cittadini italiani”. “Mentre nella legge precedente” spiega la nota “operava una sorta di recezione automatica che si presumeva come regola, solo eccezionalmente rifiutata per motivi di radicale incompatibilità con leggi fondamentali dell’Ordinamento canonico o dei trattati bilaterali, nella nuova disciplina si introduce la necessità di un previo recepimento da parte della competente autorità vaticana. Tale norma è vigente anche nei casi nei quali potrebbe presumersi una recezione ope legis“.

Per l’Osservatore, “più di un motivo sembra giustificare quest’ulteriore cautela nella recezione della legislazione italiana, rispettata nella sua propria sovranità, ma chiamata nello stesso tempo a rispettare e a confrontarsi con quella vaticana. Ne indichiamo” spiega la nota “solo tre: in primo luogo il numero davvero esorbitante di norme nell’Ordinamento italiano, non tutte certamente da applicare in ambito vaticano; anche l’instabilità della legislazione civile per lo più molto mutevole e come tale poco compatibile con l’auspicabile ideale tomista di una lex rationis ordinatio, che, come tutte le operazioni dell’intelletto, cerca di per sé l’immutabilità dei concetti e dei valori; e infine un contrasto, con troppa frequenza evidente, di tali leggi con principi non rinunziabili da parte della Chiesa”.

Iervolino scarica i suoi: “Romeo e quattro assessori sfrantummati”

Rosa Iervolino Russo
“Romeo aveva rapporti con quattro soli assessori ’sfrantummati’ e non aveva nessun ruolo da consulente globale del Comune”. “Romeo non era il solo imprenditore a finanziare la Margherita”.
Sono alcune delle dichiarazioni rese dal sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino il 23 dicembre e dall’ex leader della Margherita (ora confluita nel Pd) Francesco Rutelli il 17 dicembre scorso ai magistrati che indagano sugli appalti a Napoli.

Ai pm che indagano sugli appalti al Comune di Napoli, il sindaco della città, Rosa Russo Iervolino, parla dell’ex assessore Giorgio Nugnes. “Il suicidio di Nugnes lo leggo come un sussulto di dignità che probabilmente sarebbe mancato ad altri” dice Iervolino, come si legge nel verbale di dichiarazioni rese in qualità di persona informata dei fatti. Poi il sindaco bolla come “sfrantummati” (incapaci) gli assessori coinvolti nell’inchiesta.
Nel corso della deposizione, la Iervolino si sofferma sulla vicenda di Nugnes, l’ex assessore che si tolse la vita a fine novembre e che sarebbe risultato coinvolto nell’inchiesta sulle presunte irregolarità negli appalti.”Il giorno delle dimissioni di Cardillo (Enrico Cardillo, ex assessore alle Risorse strategiche dimessosi il giorno prima del suicidio e poi arrestato il17 dicembre, ndr) so per certo che Nugnes venne in Comune perché lo hanno visto molte persone, ma non è affatto vero che io mi sia rifiutata finanche di incrociare il suo sguardo. Ribadisco, come ho già detto anche pubblicamente, che io in quella occasione non l’ho visto e confermo che se l’avessi incrociato non avrei esitato a rimproverarlo bonariamente, e anzi a mollargli pur con materno affetto anche due sganassoni, per ciò che emergeva dalle indagini sui fatti di Pianura”. Parole che fanno riferimento all’arresto di Nugnes, indicato dagli inquirenti come uno dei sostenitori della rivolta di gennaio scorso contro la riapertura della discarica.

La Iervolino poi parla della scelta di operare il rimpasto, già nel maggio scorso, “per innalzare il livello morale e professionale della giunta”, in un contesto “nebbioso, poco trasparente”.
Il sindaco di Napoli, parla della vicenda Romeo, l’imprenditore in carcere che ha ammesso, tra l’altro, di aver finanziato la Margherita, e del ruolo dei suoi assessori. Oltre a Nugnes cita gli altri coinvolti nella vicenda delle presunte tangenti per gli appalti. Romeo aveva rapporti solo con quattro uomini di giunta, che la Iervolino - salvando il solo Felice Laudadio - non esita a definire “sfrantummati”, ossia incapaci, smidollati.

Di Romeo, e delle sue affermazioni su finanziamenti alla Margherita, ha parlato ai magistrati anche l’ex leader del partito, Francesco Rutelli, (attualmente presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica), nelle dichiarazioni spontanee rese ai magistrati il 17 dicembre. “Non so se Romeo sia iscritto al partito. Non escludo, anzi ritengo che possa essere verosimile, che Romeo possa aver finanziato il partito. Ma voglio chiarire che non è l’unico imprenditore o comune cittadino che abbia contribuito finanziariamente alle campagne elettorali”.
Il parlamentare ha spiegato di aver “personalmente incontrato” Romeo. “L’ho conosciuto come uno dei più grandi imprenditori a livello nazionale nel settore immobiliare” ha detto. “Ero sindaco all’epoca in cui la sua impresa si aggiudicò l’appalto per la gestione del patrimonio immobiliare del Comune di Roma. Con lui non ho peraltro una particolare confidenza. Non ho mai avuto con lui colloqui connessi ai suoi interessi”.

Berlusconi spiega l’anno che verrà: ecco l’agenda del governo per il 2009

Silvio Berlusconi

Che ci sia Di Pietro dietro le inchieste sul Pd, Silvio Berlusconi la ritiene una “sciocchezza assoluta”.
Questo, categorico, è uno dei passaggi dell’intervista che il premier ha rilasciato a Il Giornale: “Non sono un esperto di complotto” dice il premier “so però che in Italia ci sono duemila pm fuori da ogni controllo”. Per questo “affermare che ora sono pilotati da Di Pietro mi sembra una sciocchezza assoluta”.
Il Cavaliere ribadisce la sua posizione “garantista con tutti, specialmente nei confronti dei nostri avversari politici”. Quindi non entra nel merito “di accuse che attendono tre gradi di giudizio”. Però “è certo: la sinistra pensava di essere ‘diversa’, di avere una sorta di monopolio dell’etica. Non è mai stato vero nel passato, non è vero adesso”.
La riforma della giustizia, ha detto inoltre il Cavaliere: “arriverà nella prima seduta del Cdm del nuovo anno”. Con la crisi “è il momento giusto per fare riforme che non incidono drammaticamente sui costi pubblici, come quella della giustizia, del processo civile e di quello penale, oltre che delle intercettazioni telefoniche”. Nella riforma ci sarà la separazione delle carriere, con i “magistrati accusatori, che chiameremo ‘avvocati dell’accusa’: dovranno avere gli stessi doveri e diritti degli avvocati della difesa”. Quanto alle indagini, “restituiremo alla polizia giudiziaria il ruolo che aveva sin dal 1989 mentre ora l’iniziativa è nelle mani dei pm, di fatto sottratti a ogni controllo con conseguenze devastanti”.
Riforma da fare, anche con i soli numeri della maggioranza. Perché il “Veltroni dialogante del Lingotto non si è mai visto” e l’abbraccio con Di Pietro si sta rivelando “mortale per il Pd”, ripete Berlusconi, ribadendo che non siederà “mai al tavolo” con chi “insulta l’interlocutore ogni giorno”.
Berlusconi affronta poi alcuni dei principali temi politici ed economici. Sulla parificazione dell’età pensionabile delle donne dice: “Si potrà fare in modo graduale e volontario. Non è praticabile l’ipotesi di lasciare senza esecuzione la sentenza della Corte di giustizia europea”. Berlusconi esclude poi interventi più generali sulle pensioni. “Già in campagna elettorale avevamo escluso di intervenire di nuovo sulle pensioni - dice il premier - anche se c’era un buon motivo per farlo. Il Governo Prodi, per tenersi buoni i sindacati, aveva infatti manomesso la nostra riforma per eliminare il cosiddetto ’scalone’, con un costo di 10 miliardi di euro per il bilancio pubblico. Si tratta di un onere ingente, del tutto ingiustificato se si pensa che serve per mandare in pensione chi ha appena 58 anni ed ha davanti a sé una aspettativa di vita di almeno altri 20 anni”.
Sulla pressione fiscale: “Sono certo” spiega il premier “che entro la fine della legislatura la rivoluzionaria innovazione della finanziaria per tre anni, inattaccabile dalle lobbies parlamentari, darà i suoi frutti e ci consentirà di far scendere la pressione fiscale”. Per farlo, però, oltre a “ridurre drasticamente il costo della macchina statale” bisogna intervenire anche sull’evasione fiscale, uno dei problemi “più seri” da risolvere. Cui darà un forte contributo l’approvazione del federalismo. “Entro la fine della legislatura la rivoluzionaria innovazione della Finanziaria per tre anni, inattaccabile dalle lobby parlamentari, darà i suoi frutti e consentirà di far scendere la pressione fiscale”. Il federalismo “darà grande aiuto per sconfiggere il malcostume dell’evasione, perché i Comuni saranno coinvolti nell’accertamento dei redditi dichiarati”.
“Il fenomeno è diffuso al di là di ogni immaginazione”, spiega il premier, raccontando che anche a lui hanno tentato di vendere senza fattura una pianta rara per il suo parco botanico in Sardegna. “Se si arriva a questo punto di sfrontatezza, quando c’è di mezzo il presidente del Consiglio, significa che questa prassi è ritenuta addirittura normale”.
E a proposito di federalismo, ecco cosa pensa il premier del ministro delle Riforme: Bossi è un amico, dice Berlusconi. Confermando la “solida amicizia con il leader del Carroccio”: con la Lega “nessun contrasto”, dice, smentendo le frizioni sulla priorità tra federalismo e presidenzialismo.
Da affrontare anche la crisi economica: “La profondità e l’estensione della crisi sono nelle mani dei consumatori”, afferma il premier sottolineando che una riduzione degli acquisti porterebbe a una riduzione della produzione “dando vita a un circolo vizioso molto rischioso”. A conti fatti, “nel 2009 ci sarà un risparmio medio di oltre mille euro per ogni italiano, grazie al minor costo della benzina e delle bollette di luce e gas”. In totale, “ogni famiglia potrebbe trovarsi con un bonus di oltre mille euro per componente”. Somma che andrà ad aggiungersi “al pacchetto di misure decise dal governo per tutelare le fasce più disagiate”.
Berlusconi illustra infine la sua visione dei rapporti con i sindacati, in particolare con la Cgil, divisi in questi mesi sulla strategia da adottare nella firma degli accordi su Alitalia o pubblico impiego: “Il governo prima illustra le sue proposte alle parti, poi ascolta le loro richieste e alla fine decide. Il ricatto permanente non deve più funzionare”. Sul caso Alitalia la Cgil “prima ha agito in simbiosi con la sinistra per ostacolare l’accordo. Poi, resasi conto dell’impopolarità del suo comportamento si è seduta al tavolo con gli altri sindacati e ha contribuito al successo dell’intesa”.

Operazione Capitone: sequestrate 160 tonnellate di pesce destinate al Cenone

Pesce

Nell’operazione sono stati impiegati 2.004 uomini, sono stati effettuati 6.677 controlli e scoperti 588 reati e illeciti amministrativi. Di questi, 61 riguardano frodi in commercio, 25 i casi di sottomisura del pescato, 70 quelli legati al cattivo stato o alla cattiva conservazione del pesce. Le sanzioni amministrative comminate ammontano a 696.879,79 euro.

Cagliari, trova un tesoretto di 160mila euro: li porta ai carabinieri

Tiziana Concu

Natale è passato da poco, ma il suo spirito è rimasto ancora nell’aria. E ha fatto gridare al “miracolo”.
Almeno a Cagliari, dove Tiziana Concu, 43 anni impiegata presso un supermercato, sabato 27 dicembre ha trovato 160mila euro tra assegni e contanti e li ha consegnati ai carabinieri che li hanno restituiti al legittimo proprietario.
Il tesoretto era contenuto in una cassetta per versamenti, ed era stato dimenticato dal responsabile amministrativo di una società cagliaritana, nella cassa continua della filiale dei Monti dei Paschi di Siena di via Tuveri; il caso ha voluto che davanti a quella cassa capitasse la signora Concu, la quale senza esitazione ha preso in consegna il gruzzolo e lo ha consegnato ai carabinieri della stazione di Cagliari Villanova che in poco tempo sono risaliti al proprietario.
L’uomo ha poi raccontato di aver provveduto personalmente al deposito della cassetta nella cassa continua ma di non essersi reso conto del malfunzionamento dell’apparecchio dello sportello. Ripresi in consegna denaro e assegni, il ragioniere ha poi voluto ringraziare l’impiegata per il suo gesto.
Un po’ sorpresa di tanta sorpresa per il suo bel gesto, la signora Concu, sposata e madre di due figli, alle telecamere dei telegiornali ha spiegato: “Non erano soldi miei, qualcun altro li ha guadagnati e uno che perde tutti quei soldi può rischiare il posto di lavoro”. Ma cosa ci si può fare con 160mila euro? “Tanto, per esempio garantire gli studi alle figlie”. Già, e i suoi bambini che le hanno detto? “Mia figlia è orgogliosa di me”, aggiunge. “La mia è una bella famiglia, mi basta e mi avanza. Non spero in una ricompensa, magari in un minimo di gratitudine”.

Rimpatri immediati dei clandestini: la linea dura di Maroni non convince La Russa

Uno sbarco di clandestini in Sicilia

Da oggi partiranno i primi rimpatri di migranti direttamente da Lampedusa e a gennaio i pattugliamenti congiunti nelle acque libiche. Ad annunciarlo è stato ieri il ministro dell’Interno, Roberto Maroni. All’emergenza clandestini si risponde con misure d’emergenza ha spiegato ieri il titolare del Viminale ma l’atteggiamento da tenere con la Libia diventa la scintilla dell’ennesima polemica con il ministro della Difesa, Ignazio La Russa che in un’intervista al Corriere della Sera dichiara: fare i duri con i libici non serve a niente. Secca la replica del titolare del Viminale. “Lui” dice Maroni “è più fortunato di me. Io non sono in qualche spiaggia nei mari tropicali, ma sono in Padania. Ho voluto rimanere qui proprio per affrontare le eventuali emergenze e quella di Lampedusa è una emergenza”. Non si fa attendere la controreplica del ministro della Difesa. “Alzare la voce senza prima avere ratificato in Parlamento l’accordo firmato con Gheddafi può servire a livello interno, ma se si vuole veramente affrontare il problema degli sbarchi non serve a nulla”.
Eppure il ministro dell’interno promette: “Chi sbarca a Lampedusa sarà rimpatriato entro pochi giorni direttamente da Lampedusa, senza essere trasferito in altri centri italiani. Ho dato disposizioni per attivare un centro idoneo al riconoscimento e all’espulsione. Domani o al massimo dopodomani ci saranno i primi voli di rimpatrio”.
In questi giorni l’isola è meta di un flusso ininterrotto di carrette del mare che scaricano migranti ed il centro di accoglienza dell’isola scoppia. Oggi 280 clandestini sono stati trasferiti in altre strutture. A Lampedusa ne restano circa 1.300 (la capienza è di 800). Ma la vera soluzione finale per l’emergenza sbarchi il ministro dell’Interno la individua nei pattugliamenti congiunti delle coste libiche, che dovrebbero partire a gennaio con sei motovedette messe a disposizione dall’Italia, ad oltre un anno dall’accordo in merito siglato siglato dall’allora ministro dell’Interno, Giuliano Amato, con il suo collega libico. Con l’avvio dei pattugliamenti, secondo Maroni, “potremo dire addio una volta per tutte al problema degli sbarchi a Lampedusa”.

La linea dura annunciata dal ministro non piace al Pd ed alle associazioni. “Falliti gli accordi con la Libia per mancata ratifica da parte del Parlamento” attacca Jean-Leonard Touadi, deputato del Pd “ora Maroni annuncia i rimpatri di massa da Lampedusa. Anche questo è un annuncio che resterà senza effetto perchè i rimpatri sono contrari alle norme internazionali e alla dignità delle persone, oltre che incredibilmente onerosi per le casse dello Stato”.
Analoga la posizione di Filippo Miraglia, dell’Arci, che ricorda come “l’Italia sia stata già condannata dalla Corte europea di Strasburgo per un’analoga iniziativa varata dell’ottobre 2005 dell’allora ministro Pisanu”. Mentre la portavoce in Italia dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), Laura Boldrini, mette in guardia dal rischio di “espulsioni generalizzate” e ricorda che “devono essere tutelati i diritti dei richiedenti asilo”.
Intanto è trascorsa la prima notte senza sbarchi di immigrati clandestini sull’isola di Lampedusa dopo l’arrivo dei circa duemila extracomunitari durante le feste di Natale. Alla sala operativa della Capitaneria di porto di Palermo, che coordina le operazioni di soccorso, non sono arrivate notizie di imbarcazioni nel Canale di Sicilia. Sull’isola sono stati istituiti dei ponti aerei per portare i migranti nei Centri di permanenza temporanea della Puglia e della Calabria e alleggerire il Centro d’accoglienza di Lampedusa ormai al collasso.

Tolta la moschea dal presepe a Genova. Ma restano le polemiche

Don Prospero e il suo presepe

E don Prospero Bonzani alla fine ha ceduto. Di fronte alla ragion politica, per evitare strumentalizzazioni e rischi per l’ordine pubblico, il parroco di Nostra Signora della Provvidenza di Genova, ha rimosso la moschea delle polemiche.
Moschea che dalla notte del 24 dicembre stava accanto alla capanna del presepe. Non è bastato nemmeno il sostegno del Patriarca di Venezia, cardinale Angelo Scola: “Dobbiamo fare i conti con quello che io chiamo il processo di meticciato”.
Niente da fare, ha vinto il “consiglio prudenziale” della Curia, retta dal Cardinale Angelo Bagnasco. Nonostante, inizialmente, lo stesso numero uno della Cei non avesse adombrato problemi di fronte ala scelta di don Prospero.
Tolto a malincuore il minareto, il parroco ha messo il Vangelo delle Beatitudini, con in evidenza il duro monito che non chiude la vicenda e non spegne le polemiche: “Ero straniero e non mi avete riconosciuto: via da me nel fuoco eterno”. E resta al suo posto il muro di Gerusalemme che, ha commentato il parroco, “in questi giorni è di drammatica attualità”, ha detto il parroco.
“Per me potevano venire anche con le bombe”, ha proseguito don Prospero “non avrebbe fatto alcuna differenza, ma avevo il dovere di avvertire la Curia su quello che Forza Nuova stava preparando“. I simpatizzanti di destra avevano infatti annunciato una “visita” in parrocchia il 31 dicembre con “simpatici doni”, precisando che non si trattava di una minaccia. “Come ho spiegato anche ai parrocchiani contrari alla mia decisione” ha continuato il parroco: “io sono come un lavoratore, devo vedere il mio principale che dice. La Curia mi ha consigliato di togliere la moschea e io ho obbedito”.
Alle critiche giunte nelle scorse settimane, si erano contrapposte manifestazioni di vicinanza a don Prospero: a cominciare dal sindaco Marta Vincenzi, al prete di strada don Andrea Gallo della Comunità San Benedetto al Porto e all’imam di Genova Salah Hussein. E anche alcuni parrocchiani di Nostra Signora della Provvidenza hanno in programma delle gesti di solidarietà per don Prospero. “Tra il 10 e il 15″ spiega Angelo Chiapparo, abitante del quartiere “prepareremo un momento di riflessione in piazza e inviteremo a partecipare le forze politiche, la consulta delle religioni e le comunità ebraica e musulmana”.
Di tutt’altro tono il commento della Lega Nord: “Questa è stata una vittoria non solo della Lega ma di tutti quei fedeli che nei giorni scorsi hanno manifestato il loro disappunto”. Il segretario provinciale Edoardo Rixi commenta così la decisione di togliere la moschea dal presepe di Don Prospero. “È un segnale importante” prosegue Rixi “anche per il Sindaco e la giunta comunale che da tempo cercano di edificare una maximoschea in città. I genovesi non lasceranno cancellare la loro storia e le loro tradizioni. La moschea a Genova sarebbe un affronto alla storia della Superba così come nel presepe era un affronto alla cristianità”.

Azouz sconta la pena ed esce dal carcere: “Voglio ritornare a vivere”

Azouz Marzouk

“Cercherò di ricominciare a vivere”. Queste le prime parole di Azouz Marzouk, padre e marito di due delle vittime della strage di Erba all’uscita dal carcere di Vigevano dove ha finito di scontare una pena a 13 mesi patteggiata per spaccio di droga. Azouz, che aveva accanto a sé i suoi legali, Roberto Tropenscovino e Renato Panzeri, ha detto che è sua intenzione rimanere in Italia “per avere giustizia per mia moglie, mio figlio, mia suocera, per Valeria Cherubini e per Mario Frigerio”. Quest’ultimo è l’unico sopravvissuto alla strage.
“Sono soddisfatto per l’ergastolo”, ha aggiunto in riferimento alla sentenza con la quale i suoi ex vicini di casa, Olindo Romano e Rosa Bazzi sono stati condannati all’ergastolo con tre anni di isolamento diurno per l’eccidio dell’11 dicembre del 2006. “Sono soddisfatto ancor di più per la loro separazione”, ha detto il tunisino. “Meno per quanto è successo dopo”.
Il riferimento alla possibilità di incontrarsi per i coniugi seppur in due carceri diverse. Uno dei suoi legali, Roberto Tropenscovino, ha spiegato che Azouz rimarrà in una località segreta, “lontano dalle telecamere” in attesa dell’udienza in Cassazione, che si terrà presumibilmente in primavera, a proposito della espulsione posta come condizione perché Azouz patteggiasse la pena. “In quella sede si deciderà la legittimità di questa sentenza di patteggiamento”. Azouz, giubbotto scuro, berretto di lana nero, aveva con sé il borsone con i suoi effetti personali. Si è poi allontanato a bordo dell’auto del suo avvocato.

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