- Tags: Idv, iva, maggioranza, norma, opposizione, Pd, pdl, satellite, Silvio Berlusconi, sky, tv
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Prima un doppio attacco. “Se la sinistra vuole veramente dialogare con noi” dice il presidente del consiglio Silvio Berlusconi in collegamento telefonico con il convegno della Democrazia Cristiana autonomista di Gianfranco Rotondi, organizzato a Sesto San Giovanni, “una cosa potrebbe veramente farla: porre fine all’alleanza con il signor Antonio Di Pietro, calunniatore e violento. Farebbe un servizio al Paese”. Berlusconi ha quindi accusato la sinistra di lanciare attacchi infondati nei confronti del governo: “Attraverso i loro giornali e le trasmissioni televisive raccontano che noi non abbiamo fatto niente per l’economia reale. Sono perennemente in campagna elettorale”.
Poi il Cavaliere si è messo “in difesa” per spiegare la norma che alza l’Iva dal 10 al 20% per le pay tv inserita nel pacchetto “anti-crisi”, subito ribattezzata “tassa Sky”. Ma le polemiche suscitate dall’intervento sulla tv satellitare e la reazione del gruppo di Rupert Murdoch (spot, interventi dei volti noti dela tv satellitare) innescano, comunque, una riflessione sulla misura nella maggioranza.
Tanto che da più parti nel centrodestra vengono ipotizzate limature o modifiche in sede di dibattito parlamentare che, secondo quello che è al momento l’orientamento del governo, dovrebbe partire a Palazzo Madama. D’altra parte il ‘caso-Sky’ rappresenta anche un macigno sulla strada, piuttosto stretta, del dialogo auspicato dal Cavaliere. Tutta l’opposizione si scaglia contro la norma considerata dal centrosinistra frutto del conflitto di interessi del premier e penalizzante per milioni di famiglie con l’Italia dei Valori che la bolla come “scandalosa” e da “Repubblica delle banane”. Nulla di tutto ciò per il presidente del Consiglio che, in collegamento telefonico all’assemblea della Dc, per le Autonomie di Gianfranco Rotondi difende il testo.
“È stata penalizzata anche Mediaset” dice “che sta facendo partire una tv a pagamento. Questo significa che la sinistra si è inventata ancora una volta il conflitto di interessi”. In ogni caso dalla maggioranza si fa sapere che sulla questione verranno fatte verifiche tecniche. E, anche se, come spiega il sottosegretario allo Sviluppo Economico con delega alle Comunicazioni, Paolo Romani “al momento la decisione politica è questa”, c’é chi non esclude la possibilità che in Parlamento si intervenga con emendamenti. Sulla norma su Sky “deciderà il Parlamento”, dice il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. “Valuteremo nel merito la questione - sottolinea anche il presidente dei senatori Maurizio Gasparri - e se si trovano soluzioni sul campo c’é la massima disponibilità , vedremo”. Gasparri sottolinea comunque che “l’importante è che non ci sia la volontà di colpire un gruppo importante”.
Si spinge ancora più in là il vice presidente dei deputati del Pdl Italo Bocchino che sottolinea la necessità di “approfondire questa norma, serenamente in Parlamento e, se necessario, modificarla lasciando le cose come state fino a oggi”. Il governo mantiene l’obiettivo di approvare il testo, almeno in un ramo del Parlamento, entro Natale, ma, se ci fossero modifiche e, dato che c’è tempo fino al 29 gennaio, il primo ok potrebbe slittare alla prima settimana dopo il rientro dalle ferie. Un tempo più ampio che potrebbe favorire un dialogo che, anche a seguito delle polemiche sulle tv satellitari, è sembrato allontanarsi.
“Nonostante le dichiarazioni odierne - sottolinea il parlamentare dell’Udc Roberto Rao - siamo sicuri che il dialogo chiesto da Berlusconi non verrà meno e uno degli effetti sarà quello di far tornare le pay-tv alla normativa precedente”. Certo è che Pd e Idv vanno all’attacco contro quello che giudicano un ennesimo ‘blitz’ figlio del conflitto di interessi. L’ex presidente dei Ds, Massimo D’Alema, parla di una “anomalia” che “non è normale in un Paese democratico”.
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Il 1 Dicembre 2008 alle 16:55 Scontro sull’Iva delle pay tv. E Sky lancio lo spot contro il governo » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Continua lo scontro sull’Iva per le televisioni a pagamento. Sky, l’emittente di Murdoch, non si ferma e torna all’attacco contro Palazzo Chigi: “Il provvedimento colpirà 4.7 milioni di famiglie che hanno liberamente scelto di abbonarsi ai nostri prodotti”. Ma il presidente del Consiglio spiega: “Il raddoppio dell’Iva penalizza tutte le televisioni a pagamento, anche Mediaset“. In un comunicato, Sky ribadisce che “Si tratta di un aumento delle imposte per gli abbonati e dunque, come qualsiasi aumento dell’Iva, è integralmente a carico del consumatore. Ciò significa che qualora questo provvedimento fosse confermato dal Parlamento, a partire dal primo gennaio ogni cliente di Sky avrà un aumento delle imposte sul suo abbonamento pari al 10%”. La protesta della televisione satellitare non si limità però ai comunicati. L’offensiva passa anche da un video-spot anti Iva. La campagna televisiva è il punto di partenza della protesta di Sky contro le misure anti-crisi decise dal governo che vanno a ricadere sul canone degli abbonamenti alle pay tv. Il filmato è composto da immagini di una conferenza stampa della Presidenza del Consiglio con Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti a cui ne susseguono altre, tratte da programmi Sky, con il testo che recita: “In una fase di crisi economica i governi lavorano per trovare una soluzione che aumenti la capacità di spesa dei cittadini e sostenga la crescita delle imprese. Il governo italiano ha annunciato invece una misura che va nella direzione opposta: il raddoppio delle tasse sul vosto abbonamento a Sky che va dal 10 al 20%”. Non è finita. Il testo dello spot prosegue: “Un aumento delle tasse per 4 milioni e 600 mila famiglie. Questo, anche se durante la scorsa campagna elettorale il governo aveva promesso di non aumentare le tasse alle famiglie italiane. Dal 2003 Sky ha costantemente investito in Italia trainando la crescita dell’intero settore televisivo, senza utilizzare sussidi da parte del governo creando migliaia di nuovi posti di lavoro ma soprattutto offrendo a tutti gli italiani la possibilità di scegliere i programmi televisivi che preferiscono in piena libertà ”. “Se il Parlamento non lo bloccherà ” conclude lo spot “questo aumento delle tasse sul vostro abbonamento Sky entrerà in vigore il prossimo 1 gennaio. Se credete che questa decisione sia sbagliata scrivete una mail a: segreteria.presidente at governo.it. Per dire al governo la vostra opinione”. [...]
Il 2 Dicembre 2008 alle 16:46 Tassa Sky, la sfida di Berlusconi: “Se la sinistra insiste, Iva al 10%” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] “Se la sinistra insiste perchè l’Iva sulla tv sia dimezzata del 50% e si cambi questa norma, io non ho niente in contrario a che questo sia fatto, così vedremo se la sinistra sarà coerente o perderà la faccia”. Conferenza stampa a Tirana: il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, risponde così a chi gli chiede se il governo sia disposto a modificare la norma inserita del dl anti-crisi che innalza al 20 per cento l’Iva per le tv a pagamento. Arriva durante la visita ufficiale in Albania, la prima apertura del premier Silvio Berlusconi sulla norma che prevede di riportare al 20% l’iva sulla pay tv: “Lo spot di Sky non l’ho visto” premette il premier “ma, se la sinistra insiste perchè si cambi questa norma, purchè si rispettino le normative europee, io non ho nessuna difficoltà ad accettare questa richiesta”. “Io prendo in parola il Pd” ha aggiunto Berlusconi “e sono assolutamente d’accordo, purché si rispettino le normative europee. Ma dico: vediamo se la sinistra, per una volta tanto e finalmente sarà coerente con se stessa o se anche in questa occasione perderà completamente la faccia di fronte agli italiani. La sinistra insiste su questa richiesta che noi non abbiamo nessuna difficoltà ad accettare. A una giornalista che gli chiedeva se questo significa che il governo non metterà la fiducia sul provvedimento, il premier replica: “Su questa cosa non ho ancora parlato con Tremonti, ma se la sinistra insiste cosi’ tanto e se qualcuno della maggioranza insiste che si ritorni al 50% dell’Iva, sempre seguendo le norme europee, io personalmente non ho nulla da obiettare”. [...]
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