
Fassino dentro, Veltroni fuori. L’ultimo segretario dei Ds dice sì, il primo segretario del Pd, da ospite, dice no. E mentre a Madrid i democratici si dividono sull’adesione al manifesto del partito socialista europeo (qui il documento in .pdf), Francesco Rutelli, da Barcellona, dove è intervenuto alla presentazione del libro dell’ex sindaco Pasqual Maragall, (socialista ma critico con Zapatero), parla di un “partito democratico europeo”.
Va in onda in terra spagnola il dibattito interno al maggior partito della sinistra italiana. Il segretario partecipa all’assise del Partito socialista europeo “solo in qualità di ospite” e non sottoscrive il manifesto politico comune in vista delle prossime elezioni europee in quanto il Pd non aderisce. Firmano invece l’ex ministro Piero Fassino in qualità di rappresentante dei Ds e la governatrice del Piemonte Mercedes Bresso in qualità di presidente del comitato degli amministratori regionali socialisti in Europa. Massimo D’Alema rimane più defilato, ma la sua posizione la esprime chiaramente in televisione: “Penso che in Europa dobbiamo andare insieme ai socialisti, allo scopo di fare insieme ai socialisti un raggruppamento riformista al Parlamento europeo”.
La collocazione europea del Pd, insomma, rimane una questione irrisolta, frutto di malumori e tensioni che covano sotto traccia. E potrebbero esplodere quando e se si arrivasse a un vero congresso. I socialisti europei, dal canto loro, sono interessati a non perdere il “pacchetto” di parlamentari italiani in Europa. Nell’attuale parlamento europeo il Ppe da 288 deputati su 785, contro 213 al Pse. Gli eurosocialisti sono inoltre al potere in 8 paesi Ue su 27. Per questo a Madrid si lavora a una formula che possa mettere insieme tutti, nello spirito “ma anchista” del Veltroni versione Crozza. “Noi” si legge nel documento People First. Una nuova direzione per l’Europa discusso e votato oggi, “partiti socialisti, socialdemocratici e democratici progressisti condividiamo valori comuni e una comune visione e lavoreremo insieme per un’Europa piú giusta, piú sicura e piú verde e siamo insieme la forza per il cambiamento”.
Aperture che non sono bastate a Veltroni per firmare il documento: “Io sono il segretario” ha detto durante il suo intervento “di un partito che unisce piú culture e sono qui non solo perché la mia storia personale mi fa essere fratello di molti di voi ma perché questa famiglia politica é di grande importanza e ha dentro di se le idee di libertá, promozione sociale e lotta alle disuguaglianze”.
Al Pd (e al suo dibattito interno) apre il presidente del Pse Martin Schultz: “Veltroni è venuto qui per dare un segnale, per spiegare le caratteristiche del Pd e per dire che hanno bisogno di tempo. Noi abbiamo del tempo e siamo pronti a garantire che coloro che nel Pd non vengono dal socialismo tradizionale possono trovare un posto nel nostro gruppo”. Secondo Fassino, che invece ha firmato il documento in qualitá di leader dei Ds, la soluzione può essere quella di “creare un gruppo di socialisti e dei democratici per unire tutte le forze progressiste in Europa” e questa, precisa, “non è un’omologazione del Pd al Pse ma un lavorare insieme con chi in Europa sostiene posizioni riformiste”.
Cautele necessarie per rassicurare l’altra metà dell’anima Pd: gli ex della Margherita. Anche Francesco Rutelli ieri era in Spagna, però a Barcellona, dove è intervenuto alla presentazione del libro dell’amico ed ex sindaco della capitale catalana Pasqual Maragall, con il quale condivideva il progetto di un “partito democratico europeo”. Nello stesso atto pubblico, tra i messaggi d’affetto per il politico catalano ormai ritirato e malato di Alzheimer (ha intitolato la sua autobiografia Oda inacabada, Un’ode incompleta), è stato proiettato un video messaggio del “padre” del Pd, Romano Prodi.
- Lunedì 1 Dicembre 2008
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Il 10 Dicembre 2008 alle 13:48 Veltroni e D’Alema firmano la tregua. Ma i “nodi” morali ed europei restano » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Non meno complessa, e più legata ai vertici del partito che alla periferia, è la soluzione del braccio di ferro, che dura dalla nascita del Pd, sulla collocazione europea del partito. Argomento affrontato da Veltroni e D’Alema nella telefonata di ieri e nel colloquio di stamattina. I due si sarebbero trovati d’accordo sulla mediazione da proporre ai big del partito: nessun ingresso nel Pse, ma una soluzione che riconosca la specificità dei democratici italiani in un’alleanza con i socialisti europei. Soluzione della quale nei giorni scorsi Veltroni avrebbe parlato anche con Franco Marini, per il quale bisognerebbe lavorare a un gruppo europeo autonomo e poi fare un patto politico con il Pse. [...]
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