
di Gianluca Amadori
Finti parcheggiatori e personale di accoglienza abusivo, i cosiddetti intromettitori, appostati tutto il giorno per catturare i turisti, dirottandoli con l’inganno su costosi motoscafi privati per arrivare a San Marco. Minacce e violenze per imporre il controllo del territorio e tenere lontani i tassisti regolari. Danneggiamenti per poter utilizzare pontili e approdi in concessione ad altre società.
Benvenuti al Tronchetto, una delle principali porte d’accesso a Venezia, da anni considerato una specie di Far West dove i vigili urbani si vedono di rado e ogni tentativo di aprire una postazione fissa delle forze dell’ordine si è sempre rivelato vano.
A delineare l’esistenza di un racket per la gestione dei flussi turistici in arrivo nella Serenissima è stata un’inchiesta del Ros dei carabinieri: mesi di appostamenti, intercettazioni telefoniche e ambientali, pedinamenti, controlli fotografici e videoriprese, tra il 2005 e il 2006. Alla fine 20 imbarcazioni sono finite sotto sequestro e ad altrettanti motoscafisti e intromettitori è stato imposto il divieto di dimora nelle aree in cui operavano per accaparrarsi la clientela. Il sostituto procuratore Stefano Ancilotto li accusa di concorrenza illecita con metodi mafiosi, il processo si è aperto da poco di fronte al tribunale presieduto da Barbara Lancieri.
La difesa è agguerrita e respinge ogni addebito, negando che gli imputati abbiano mai commesso illeciti o utilizzato metodi violenti. Anzi, sostiene che l’amministrazione comunale ha sempre saputo, chiudendo un occhio per motivi di quieto vivere e di consensi elettorali.
Nel corso delle prime udienze pubbliche, ospitate nell’aula bunker di Mestre, è uscito un quadro che ha dell’incredibile per una delle città considerate tra le più tranquille al mondo. Alcuni turisti hanno denunciato la presenza di energumeni all’interno dei garage e riferito di offese e ingiurie per essersi rifiutati di salire sui motoscafi degli abusivi. Un autista di pullman di linea ha raccontato in aula delle minacce ricevute solo per aver consigliato ai viaggiatori in arrivo di utilizzare i vaporetti dell’Actv, il servizio pubblico. Tassisti regolari, che nel corso delle indagini avevano riferito ai carabinieri episodi di intimidazioni e violenze (negli anni vi sono stati anche motoscafi bruciati nella notte), davanti ai giudici hanno ritrattato, sostenendo che al Tronchetto non si spingevano perché c’era poca clientela e dunque non era conveniente. Alcuni di loro sono stati denunciati per reticenza. Ma non basta: durante il processo due imputati si sono spinti fino al punto di minacciare un maresciallo del Ros che stava deponendo in merito ai risultati delle indagini e sono stati allontanati a forza. Dalle intercettazioni telefoniche emergono anche contatti continui fra gli abusivi ed esponenti politici locali, tra richieste e promesse di regolarizzazione della loro posizione.
Il Comune di Venezia si è costituito parte civile contro i 20 imputati per chiedere il risarcimento dei danni all’immagine patiti dalla città, assieme alla Interparking, la società di gestione del garage assediato dai finti parcheggiatori, e all’Actv, il cui ex presidente, Valter Vanni, fu il primo a denunciare l’anomala situazione. In aula ha raccontato ai giudici che dei 4 milioni di turisti che ogni anno entrano in città dal Tronchetto soltanto il 6 per cento si serve dei mezzi pubblici, benché i motoscafi dei privati siano più costosi.
Dopo l’inchiesta la situazione al Tronchetto sembra essersi fatta più tranquilla, ma alcuni testimoni hanno riferito che pian piano il racket sta tentando di riprendere il controllo dell’isola.
- Martedì 2 Dicembre 2008
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