Caso De Magistris, guerra tra procure. Napolitano chiede gli atti

Giorgio Napolitano
Nella guerra tra procure prende la parola anche il capo dello Stato, che è anche presidente del Csm. Con una richiesta al procuratore generale di Salerno, il presidente Napolitano chiede gli atti dell’indagine condotta dalla procura di Salerno sulle presunte illegalità commesse dagli uffici giudiziari di Catanzaro nel sottrarre all’ex pm De Magistris le indagini Why not e Poseidone.
Nella richiesta di Napolitano si evidenzia il “carattere di eccezionalità” della vicenda con “rilevanti, gravi implicazioni di carattere istituzionale”. E l’intervento appare come una scelta dirompente in un clima già molto teso.
A due giorni dalle perquisizioni negli uffici giudiziari di Catanzaro, dopo le dichiarazioni del procuratore generale che giudicava l’indagine sui suoi uffici un vilipendio e dopo gli accertamenti ordinati dal ministro della Giustizia Angelino Alfano, è ormai guerra tra Procure: mentre Salerno indaga i colleghi di Catanzaro, il Pg calabrese risponde annunciando che sette magistrati di Salerno, tra cui il capo della Procura, sono inquisiti in merito alle perquisizioni e al sequestro ordinate ieri l’altro negli uffici calabresi.
Al momento non si sono apprese le ipotesi di accusa nei confronti dei magistrati campani. Oltre al sequestro degli atti delle due inchieste, i pm della Procura di Salerno hanno eseguito anche numerose perquisizioni nei confronti di magistrati della Procura generale e della Procura di Catanzaro. L’inchiesta della Procura di Salerno è scaturita dalle denunce fatte dall’ex pm di Catanzaro, Luigi De Magistris, circa l’avocazione dell’inchiesta Why Not da parte della Procura generale.
Secondo il capo dello Stato si tratta di una vicenda senza precedenti che ha gravi implicazioni istituzionali.
Questo il comunicato del Quirinale: “Il Segretario Generale della Presidenza della Repubblica Donato Marra, su incarico del Presidente Giorgio Napolitano, ha oggi inviato al Procuratore Generale presso la Corte di appello di Salerno, dott. Lucio Di Pietro, la seguente lettera: ‘La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Salerno ha effettuato ieri perquisizioni e sequestri nei confronti di magistrati e uffici della Procura Generale presso la Corte di appello di Catanzaro e della Procura della Repubblica presso il Tribunale di quella città. Tali atti di indagine, anche per le forme e modalità di esecuzione, hanno avuto vasta eco sugli organi di informazione, suscitando inquietanti interrogativi. Inoltre, in una lettera diretta al Capo dello Stato, il Procuratore generale di Catanzaro ha sollevato vive preoccupazioni per l’intervenuto sequestro degli atti del procedimento cosiddetto ‘Why Not’ pendente dinanzi a quell’ufficio, che ne ha provocato la interruzione. Tenendo conto di tutto ciò, il Presidente Napolitano mi ha dato incarico di richiederLe la urgente trasmissione di ogni notizia e - ove possibile - di ogni atto utile a meglio conoscere una vicenda senza precedenti, che - prescindendo da qualsiasi profilo di merito - presenta aspetti di eccezionalità, con rilevanti, gravi implicazioni di carattere istituzionale, primo tra tutti quello di determinare la paralisi della funzione processuale cui consegue - come ha più volte ricordato la Corte costituzionale (tra le altre, con le sentenze e le ordinanze n. 10 del 1997, 393 del 1996, 46 del 1995) - la ‘compromissione del bene costituzionale dell’efficienza del processo, che è aspetto del principio di indefettibilità della giurisdizione’”.
Immediate le reazioni del mondo giudiziario e politico. “Non vorrei che su di me ci fosse l’ombra del sospetto”. Se un’eventualità del genere dovesse accadere “non esiterei ad andarmene”, ha detto il vice presidente del Csm Nicola Mancino, riferendosi a un’indiscrezione secondo la quale sarebbe coinvolto nell’inchiesta sul caso De Magistris.
“Sta accadendo quello che non poteva che accadere, e cioè che una volta entrata la politica nella magistratura questa finisce per intaccare e tagliare le radici della stessa magistratura”, ha commentato Gaetano Pecorella intervistato da Radio radicale parlando di “Una guerra per bande interna alla magistratura”.
“Con questo sistema per cui le informazioni di garanzia, le notizie sui giornali, le telefonate più o meno interessanti vengono pubblicate, si finisce per lasciare in mano a questo o quel magistrato delle forme di epurazione. In questo modo si colpisce l’intero Csm perché Mancino lo rappresenta”, ha aggiunto il deputato del Pdl. “Se dovesse dimettersi lui ci sarebbe da rivedere l’intero attuale Csm”, ha aggiunto. “Credo che sia un danno gravissimo per il Paese che comporta una perdita di fiducia” ha concluso Pecorella “il Paese non sa se a Catanzaro c’è una specie di associazione a delinquere fatta di magistrati con ramificazioni che arriverebbero addirittura al Csm oppure se c’è un gruppo di magistrati che ha sentito la necessità di scrivere 1700 pagine per fare una perquisizione con lo scopo evidentemente di diffondere dati e notizie, perché credo che sia la prima volta che per un decreto di perquisizione si occupano 1700 pagine”.

Commenti

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Il 4 Dicembre 2008 alle 17:59 ppx ha scritto:

qualche cosa deve esserci, probabilmente anche grave è da troppo tempo che “sospetti” apparivano, De Magistris probabilmente è stato ” messo a tacere”.

Il 5 Dicembre 2008 alle 12:03 nhico ha scritto:

C’era una volta la Carta Costituzionale, poi, un nugolo di topi con la toga di magistrati cominciarono a rosicchiarla fino a renderla illeggibile. Da quel momento, chi si alza prima la mattina detta l’agenda della giornata e pretende che tutti gli altri si adeguino. Il più mattiniero di tutti ieri è stato il Presidente Napolitano. Certo, se si fosse svegliato per tempo dal suo sonno innaturale e avesse fatto sentire la sua voce istituzionale al CSM e all’ ANM, forse, un buon numero di deragliamenti si sarebbero potuti evitare. Ed ora non si troverebbe a percorrere un sentiero scivoloso e probabilmente anche un pochino fuori dell’ alveo costituzionale.

Il 6 Dicembre 2008 alle 19:12 Procure contro, Mancino: “Emerse cose sconcertanti” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Gli strascichi del caso De Magistris e lo scontro aperto tra la procura di Salerno e quella di Catanzaro, dopo l’intervento del Capo dello Stato, sono arrivati di fronte al Csm. L’organo supremo della magistratura ha voluto vederci chiaro sul caso: oggi sono stati convocati dalla prima commissione del Csm per un’audizione il procuratore generale di Catanzaro Enzo Jannelli e quello di Salerno Luigi Apicella, insieme al pg di Salerno Lucio Di Pietro, i presidenti della due Corti d’appello, Pietro Sirena e Matteo Casale, e il procuratore della Repubblica, Antonio Lombardo. Nicola Mancino, vicepresidente del Csm, ha parlato di “Cose sconcertanti” a proposito di quanto è emerso dalle audizioni dei vertici delle procure. Uno scontro combattuto a colpi di sequestri e controsequestri del fascicolo ‘’Why not’’, aperto a suo tempo dal Pm Luigi De Magistris, scambi di avvisi di garanzia e perquisizioni. ‘’La tensione è notevole ed è palpabile anche la sofferenza in conseguenza degli episodi vissuti nella vicenda di Catanzaro che hanno prevaricato l’aspetto processuale’’ ha detto il presidente della prima commissione di Palazzo dei marescialli Ugo Bergamo. I magistrati calabresi avrebbero denunciato di aver subito perquisizioni particolarmente dure nelle loro abitazioni e sarebbero stati denudati in almeno un caso. “Ho la coscienza a posto” ha detto il procuratore campano Apicella, che ha raccontat che la decisione di effettuare il sequestro dei documenti delle inchieste Poseidon e Why Not con il blitz alla procura di Catanzaro ‘’è stata fatta dopo tante inutili richieste di acquisizione di documenti’’. L’audizione al Csm è andata avanti fino al pomeriggio, a porte chiuse e con gli atti secretati. Il presidente della Prima commissione Bergamo, ha detto che una decisione verrà presa “nel più breve tempo possibile, entro oggi”. [...]

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